•Atto III•
[Sangue vermiglio ]
Il più arrogante perse il sorriso di schermo che gli si era stampato in viso e si lanciò violentemente contro il moro, era chiaro come volesse ardentemente dimostrare di essere il maschio Alfa della situazione senza sapere che ciò stata solo la dimostrazione di quanto terribile poteva essere l'altro.
Ignifero lasciando il suo volto privo di mutamento ma solo ricolmo di quel sentimento che quei ragazzi non avevano mai provato non erano neppure capaci di riconoscere schivò l'attacco del suo assalitore e con pochi movimenti gli spezzò entrambe le braccia.
Ora il ragazzo, sotto la pioggia scrosciante, stava agonizzando con il corpo aderito al terreno zuppo, come un verme che striscia a terra ma c'era una differenza e questa era lui urlava dolorante incapace di risistemarsi sulle proprie gambe a causa del lancinante dolore.
Appoggiò un piede sulla sua schiena del ragazzo spingendo di più il ragazzo nel terreno obbligandolo a inspirare il terreno increspando le sue labbra in un sorriso, uno di quelli spaventosi e freddi che riuscirono a gelare gli spettatori di quella scena.
«Allora, chi è? » chiese di nuovo avvicinando le sue labbra alla faccia piena di fango, quasi soffocato dalla pressione che lo aveva costretto con la faccia nel terreno «Vuoi riprovare? » chiese con falsa cortesia allargando quel sorriso che stava impedendo qualsiasi reazione negli altri cinque spettatori.
«N-non te lo dico » riuscì a dire il ragazzo tenuto per i capelli da Ignifero che però non era paziente, non come lo era stato in anni e anni di sopportazione «Oh, beh, io te l'ho data un'opportunità... » disse lasciando la presa facendo scontrare bruscamente il volto del ragazzo con il terreno pregno di pioggia.
Con un gesto netto e forzuto della gamba gli spezzò a metà la spina dorsale con tanto impeto che le ossa lacerarono i muscoli, i nervi e la pelle per poi sbucare fuori da uno squarcio sanguinolento che gli si era aperto sul busto provocandogli un dolore allucinante.
Urlò, urlò con tutto il fiato che aveva nei polmoni ma anche così la sua voce non raggiunse l'esterno del perimetro del lago grazie a tutta quella pioggia che, quasi fosse complice del moro, tratteneva e rendeva i suoni ovattatti.
«Sicuro di non voler cambiare idea? » chiese quasi ridendo sapendo che a causa del dolore e del colpo la lingua del ragazzo, rimasta intrappolata fra i suoi denti, si era staccata e uscita dalla sua bocca; fu per puro sadismo che girò il ragazzo provocandogli dolore e mostrando agli altri la bocca priva di lingua e ricolma di sangue.
Poi però il sorriso sparì dal suo volto e l'attenzione si spostò nuovamente sulle sue gemme brillanti di un cupo verde smeraldo spaventoso più dall'oscurità della morta «Ops, tempo scaduto » sussurrò per poi distruggergli il cranio solo con la pressione applicata del proprio piede.
Tutti impallidirono, per riuscire a distruggere delle ossa così resistenti con tanta facilità quella persona disponeva di una forza che neppure tutti assieme avrebbero potuto affrontare, non sarebbero durati nemmeno un secondo.
«Sarò più fortunato con il prossimo? » chiese avendo già perso quel brutale entusiasmo che aveva allegramente, per così dire, dimostrato nel provocare un inimmaginabile dolore al primo della lista e quando lasciò le acque imporporate di sangue, sporco di un rosso vermiglio aveva ottenuto poco e nulla.
La persona che stava cercando era una ragazza che nessuno di loro aveva incontrato direttamente, o meglio lo avevano fatto ma non erano riusciti a sfiorarla o ad osservarle il volto e questa aveva detto con voce delicata eppure cupa che avrebbero dovuto ucciderlo o spingerlo al suicidio.
Ovviamente Ignifero non era sciocco e si era assicurato di non lasciare tracce di quello che aveva fatto ne dei suoi abiti insanguinati, ringraziò la sua previdenza che lo aveva spinto a portarsi un cambio d'abiti appena uscito di casa.
La pioggia intanto aveva nuovamente ricoperto il suo corpo con le sue fredde ma piacevoli gocce riuscendo a rendere quello ragazzo dalla magica bellezza ancora più incantevole e molto sensuale, tanto che molte delle ragazze che lo avvistarono per strada provarono a parlargli e a ottenere il suo recapito telefonico, chiaramente in vano.
Indossava una maglia bianca quasi come la sua pelle che, a causa della pioggia, era divenuta quasi completamente trasparente aderendo come una seconda pelle al suo corpo tonico e muscoloso rivelandone gli addominali perfettamente scolpiti, i capelli tirati all'indietro lo rendevano ancora più bello e quelle piccole ciocche più corte invece incorniciavano il suo sguardo che urlava pericolo.
Camminava a passo lento ma sicuro con le anni infilate nelle tasche degli jeans neri strappati, le cuffiette nelle orecchie e la lingua che a volte percorreva le carnose labbra bagnate d'acqua piovana.
Insomma, quel ragazzo con il solo desiderare di essere se stesso e di liberarsi dal sul tormento come della finzione che si era imposto per vivere ciò che gli restava come un noioso e insignificante essere umano qualunque aveva risvegliato quella sua parte selvaggia e quel suo fascino che facevano accaldare le ragazze adoranti per la strada.
Non gli ci volle molto, date le gradi falcate che compiva ad ogni passo, prima che ritornasse davanti alla porta scura della sua abitazione, inserì la chiave nella toppa facendo un paio di giri poi entrò silenziosa sgrullandosi di dosso un po' della tanta pioggia che aveva addosso.
Subito gli si presentò davanti Mefisto che gli girò attorno un paio di volte solo per mascherare la sua espressione stupita quanto rapita dell'evidente ed eccitante cambiamento nel ragazzo, si chiese cosa gli fosse successo.
«Hai ottenuto qualche informazione utile ? » chiese con tono basso e seduttore, tono che di solito utilizzava per entrare nella mente delle persone con le quali stava parlando e sottometterle, ma quella volta lo fece senza riflettere quando se ne accorse si sorprese, quella dopotutto era la prima volta che capitava.
«Si, chi ha tentato di uccidermi per la seconda volta era chi mi ha ucciso, sembra che però fossero dei burattini dell'imperatore, si tratta di una donna che neppure hanno mai visto in faccia ma è ovvio che vuole la mia morte per qualche ragione » disse liberandosi dei vestiti bagnati come se fosse solo.
Mostro i suoi muscoli perfettamente distinguibili fra loro, notò i deltoidi, il trapezio, i romboidi, i gran dorsali del ragazzo ben delineati e definito nella costruzione della sua larga schiena perfetta e mascolina ma si riprese più in fretta che poté, era bello ma non gli interessava se non riusciva a farlo peccare per poi divorargli l'anima.
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