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3- Siamo sulla stessa barca

<<Ci sto parando il culo>> dice <<Ecco cosa faccio!>>

In che cavolo di casino sono finita? Sono qui da neanche due ore e già mi ritrovo a dover andare dal Preside... E tutto questo per colpa sua, di un ragazzo che neanche conosco, che da quando ho messo piede nell'ufficio del Preside, non ha fatto altro che stuzzicarmi.
Chi è? Cosa vuole da me? Perché sembra avercela con me? Tutto questo solo perché ho involontariamente assistito alla sua scazzata con il Preside? Può essere solo questo il motivo di tutto ?
Sono più che certa che una risposta sincera non arriverà, dopotutto chi sono per sapere i cavoli suoi? Ma allo stesso tempo, chi è lui per invischiarmici?

Impunto i piedi come fossi una statua <<E in che modo pensi di farlo? Facendoci buttare fuori da questa scuola?>>

Si passa una mano tra i capelli scuri come il carbone e, ancora una volta, vedo la piccola e sottile cicatrice che ha al centro della fronte.
Appena si accorge che i miei occhi puntano in quella direzione, la copre di nuovo con i capelli <<Hai sentito prima il Preside, un altro richiamo e sono fuori>> mi dice <<Non penserai che sono così stupido da presentarmi spontaneamente da lui...>>

<<Potevi pensarci prima...>> Incrocio le braccia sul petto e giro la testa fissando il muro. Se pensa che sarò complice in questa sua fuga, si sbaglia! Non so niente di lui e non vedo perché dovrei rischiare solo per aiutarlo, a maggior ragione che è anche indisponente è insopportabile.

<<E tu potevi non provocarmi>> dice cogliendomi di sorpresa... Lo guardo e alzo un sopracciglio <<Io?>> dico indicandomi <<Ma sei serio?>>

<<Mai stato più serio>> Punta gli occhi nei miei  <<E tu lo sai bene...>> aggiunge lasciandomi a bocca aperta.

<<Sono qui da neanche due ore e non hai fatto altro che infastidirmi! Tu sei pazzo>> Si, è pazzo! Sono più che certa che abbia qualche rotella fuori posto. Nulla è stato normale nel suo atteggiamento e tra le altre cose, sento che insieme alla rabbia sta montando in me una certa inquietudine: uno così, potrebbe essere capace di fare qualsiasi cosa...
Mi giro per andarmene

Mi afferra il braccio<<Infastidirti?>> Scoppia ridere <<Ho solo cercato di essere gentile...>>

Gentile????? Ho capito bene? Ha detto gentile?
Credo che il suo concetto di gentilezza abbia qualche falla, così come il suo cervello che mi sembra abbondantemente bacato <<Ah bene... Pensa allora se volevi essere scortese!>> sono allibita e ancora non riesco a capire perché cavolo sono qui e perché continuo ad ascoltare le scemenze di un idiota!

<<Sospetto che ti piacerebbe...>> dice ancora stupendomi e mentre si avvicina io indietreggio. Non posso negare che il suo modo di fare mi spaventa tanto quanto mi incuriosisce: è talmente tutto assurdo e surreale, che il fatto non ci stia capendo nulla, in realtà mi porta a cercare di comprendere <<Sai io ti ho capita subito>> aggiunge e la mia curiosità non resiste...

<<Dai fammi ridere>> dico spavalda ma il modo intenso in cui mi sta guardando, mi crea soggezione e sento ancora il fiato morirmi nel petto

<<Sei la classica trattenuta, tutta regole e etichette>> si avvicina di più ma questa volta non indietreggio, la mia mente e le gambe sembrano essere scollegate in questo momento... Sento che voglio andarmene ma le converse, premono sul pavimento!!! Mi guarda e inclina la testa <<Buongiorno, mi scusi... Posso... Permesso...>> dice provando ad imitare la mia voce. Quello che ne esce però, è un orribile tentativo, simile alla voce di una bimba piagnucolosa a cui è appena caduto il gelato. Mi viene da sorridere ma torno lucida all'istante <<Si chiama educazione e poi sempre meglio vivere come me, che senza regole come te>> dico.

<<Ti ho già detto che non mi conosci...>> Si morde il labbro inferiore e nella mia mente la parola sexy rimbomba in ogni direzione colpendo come fosse un flipper, ogni fottuto neurone
<<Pensi che sono così stupido?>> mi chiede <<Che rischierei se non sapessi benissimo cosa fare per evitare la punizione?>>

È chiaro che questo suo modo di fare e il sexy che ancora echeggia nella mia mente, mi stanno confondendo... Taglio corto, senza giri di parole e soprattutto senza che possa sorprendermi a cambiare idea <<Senti tu fai come vuoi ma io ora vado dal Preside>>

<<Forse non ti è chiaro>> mi guarda e trovo irresistibile quel piccolissimo neo sopra al suo labbro. Con un dito mi tira su il mento costringendolo a guardarlo negli occhi << Se vai, fotti anche me>> la mano dal mio mento la sposta sul braccio e il suo sguardo si ammorbidisce <<Se invece mi dai retta, usciamo entrambi indenni da questa situazione>>

Non sono stupida, so che andando comprometterei la sua già precaria situazione ma perché non dovrei farlo? <<Parla>> gli dico incitandolo con la mano a spiegarmi stupendomi da sola. Perché lo sto facendo? Voglio capirlo... O semplicemente aiutarlo?

Sorride, pensa di avermi in pugno e la cosa mi scoccia parecchio. Prende un grande respiro <<Allora, il Prof Finnes>>

<<Stop>> Alzo la mano e mi guarda incuriosito <<Chi è il Prof Finnes?>> Se devo sbagliare, almeno voglio essere cosciente di tutta la situazione.

<<Quello che ci ha buttato fuori>> scuote la testa divertito. Mi prende anche in giro... Non lo sopporto ma allo stesso tempo, sento che voglio ascoltarlo.

<<Scusa se sono arrivata da due ore e per colpa tua mi trovo in questa situazione...>> Si, lo ammetto ora la mia voce è simile alla bimba piagnucolosa ma vederlo così sicuro, mi infastidisce.

<<Dai che sotto sotto ti stai divertendo...>> mi dice ridendo. È incredibile come non capisca un tubo.

<<Affatto>> incrocio le braccia sul petto, sono arrabbiata nera ma non solo con lui... Anche con me stessa. <<Dai continua >> lo incito ancora con la mano e ride

<<Sei carina arrabbiata...>> Alzo un sopracciglio e cerco di non arrossire. Come fa ad essere così altalenante ? E perché sono ancora qui?
<<Ok ok>> mi dice alzando le mani in segno di resa. <<Allora il Prof fa sempre così, mi butta fuori e dà per scontato che vado dal Preside ma non ha mai segnato nulla sul registro. Per cui, da quando l'ho capito, mi faccio buttare fuori apposta, così salto la lezione e nessuno mi dice niente...>> sorride compiaciuto di se stesso e la sicurezza che ostenta, mi porta a pensare che sia realmente così come dice. Ma non voglio dargliela vinta, non voglio ammettere che credo nel suo stratagemma...

<<Che piano!!>> batto le mani <<Signore e Signori abbiamo Arsenio Lupin qui con noi>> mi guarda divertito <<È un piano di merda>> dico pur non pensandolo affatto.

<<Ti fidi?>> mi guarda come fosse un piccolo cerbiatto indifeso e ancora una volta, mi mostra una sorta di gentilezza che fa a pugni con tutto il resto. So che vorrei dirgli "Si, mi fido" ma allo stesso tempo sono più che certa, che ammetterlo, mi si ritorcerà contro.

<<Io di te...??? Non puoi avermelo chiesto veramente>> perché se intendiamo sulla riuscita del piano non ho dubbi.... Ma per tutto il resto, sono più che consapevole di non avere davanti il piccolo cerbiatto indifeso ma bensì il cacciatore...

<<Senti Olivia>> mi prende la mano e non so perché ma lo lascio fare. Il tocco è soffice ma la stretta possente... Una contraddizione, così come appare lui ai miei occhi: dolce ma allo stesso tempo arrogante <<Anche se entrambi non lo vogliamo, siamo sulla stessa barca>> mi dice e non so se con il "non lo vogliamo" intende al fastidio di condividere una barca insieme o alla punizione che, nostro malgrado, ci vede coinvolti insieme. In entrambi i casi... annuisco, anche se la prima ipotesi, mi sembra la più plausibile <<Solo che io navigo per questi mari da quattro anni...>> aggiunge guardandomi e indicando tutto intorno a noi per poi puntare il dito verso di me <<Tu da due ore...>>
Anche su questo so che ha ragione, non oso neanche immaginare in quanti e quali casini si sia infilato in questi anni e se è ancora qui, significa che in un modo o in un altro, è sempre riuscito a cavarsela...
Ma la situazione mi ha stancata, lui mi ha stancata, questa conversazione mi ha stancata.
<<E poi tu cosa hai da perdere se ci scoprono ?>> mi chiede mentre mi sto voltando <<Sei appena arrivata... una ramanzina dal Preside e finisce tutto! Io invece rischio il culo>> inclina la testa mentre cerca di convincermi << Se sapessi di più su di me... Capiresti!>>

Ma io voglio sapere di più su di lui? Voglio capirlo? Perché ho come la sensazione che se andrò avanti, tutto si complicherà....

Gli suona il cellulare e lo tira fuori dalla tasca per poi rinfilarlo.
Ho di nuovo le braccia incrociate sul petto.
Alzo appena il mento <<Chi è?>> chiedo pentendomi subito.

Mi guarda sorridendo <<Non lo vuoi sapere veramente...>> e capisco immediatamente che si tratta della supertettona, la sua ragazza.

Sbuffo.
Giuro che non lo sopporto!!
<<Senti, non so che idea ti sei fatto ma schiaffati in quella testa bacata che non mi piaci neanche un po'>> Non può piacermi uno così... Vero Olivia?

<<Ah no?>> si avvicina alle mie labbra e ora il mio respiro è accelerato <<Perché non mi sembri sincera?>>

Già, perché non sembro sincera neanche a me stessa? Si avvicina ancora e la mia mente comincia ad inviarmi segnali a intermittenza come fosse una specie di radar e la parola pericolo d'un tratto mi sveglia!
Realizzo che mi vuole solo fregare, come prima con lo "scusami" o ancora con le carezze per poi tirarmi i capelli... Con i palmi delle mani premo sul suo petto e lo spingo via, inutilmente via, perché non lo sposto neanche di un millimetro ma in compenso, lo faccio ridere!
Stringo i pugni sui fianchi dal nervoso...
Corri Olivia, corri e basta!

Arrivo davanti all'ufficio del Preside e senza pensarci due volte busso.
Mi volto verso di lui che è rimasto al centro del corridoio e mi guarda. Ha le mani in tasca e scuote impercettibilmente la testa.

<<Signorina Blake>> dice il Preside aprendo la porta <<Posso esserti utile?>>

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Ciao a tutti,
innanzitutto grazie per essere arrivati al terzo capitolo.
Spero la storia vi stia piacendo.

Domanda: Secondo voi Olivia dirà la verità al Preside?

Un saluto a tutti
Olly

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