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viaggio di sola andata per innamorarmi di te

Non ci ho mai provato a resisterti
Mi sono tuffata a capofitto nel tuo petto
Sin dal primo abbraccio
Ti ho baciato sin dal primo sguardo
Mi sono persa sin dal tuo primo sorriso

Non era amore
É stato un rapimento
Io, ostaggio del tuo cuore
Tu, ostaggio del mio amore

Ci siamo persi
Sguardi sconnessi

28/02/2018

Mi alzai alle sei e mezza per prepararmi con tutta calma, per truccarmi per bene. Almeno il primo giorno volevo presentarmi in tiro.
Alle sette e cinquanta ero in stazione Como S. Giovanni. La prima cosa che avevo notato, la prima persona che avevo notato era Paride. Sapevo esattamente chi fosse. Conoscerlo mi spaventava un po'. Glenda C. ne parlava come una persona timidissima. L'altra Glenda (G.) lo aveva visto nella sede della nostra scuola, seduto da solo al bar e gli aveva scritto su Instagram per assicurarsi che noi non eravamo come le sue compagne, piuttosto ragazze cordiali ed accoglienti. Lei credeva che venisse bullizzato, emarginato. La mia insegnante d'inglese, colei che aveva organizzato l'intera alternanza a Malta, aveva parlato con i suoi genitori, pensava che Lui fosse timidissimo e la madre opprimente. Dopo averne sentito da parlare un po' da tutti, lo avevo cercato su instagram, un viso tanto bello quanto fanciullesco. Non dimostrava certo i suoi 18 anni. Dissi a Glenda G. che cosa ne pensavo di Lui e Lei mi rispose che sicuramente sarebbe successo qualcosa tra noi ed io inorridì fintamente, loro avrebbero avuto un anno di differenza, noi due. In qualche modo però, io sentivo che Glenda aveva ragione.

La scorsa settimana la nostra classe era andata in sede ed io, avendolo visto in foto, lo riconobbi. Lui stava uscendo dall'aula magna vestito interamente di nero. L'unico colore che spiccava in Lui, era quello dei suoi occhi: un accesissimo azzurro acqua marina.

Io stavo uscendo, ma dall'altra parte, l'osservai e nel farlo, potei giurare che i nostri sguardi si incrociarono. Forse questo Lui non lo ricorderà mai. Uno sguardo fra i tanti. Uno sguardo fra i tanti sfuggenti.

''Lucre, noi stiamo arrivando, tu cerca Paride che è lì.'' mi spostai dall'altra parte della stanza, Lui non avrebbe potuto vedermi, nè sentirmi, nemmeno volendo. Feci un audio a Glenda spiegandole perchè avrei aspettato loro per andare da Lui: essendo così timido come lo descrivevano, sarebbe stato imbarazzante. Saremmo rimasti quasi sicuramente in silenzio. Quasi.

Jassira e Glenda arrivarono e videro subito Paride, svelta le raggiunsi. Iniziai a parlare di come quella notte non fossi riuscita a dormire, ignorando completamente il ragazzo. Non mi presentai io, come ero solita fare, fu Lui a presentarsi. Continuammo a parlare e quando il treno arrivò, ci separammo: io e Paride da una parte, Glenda e Jassira da un'altra. Paride mi mise la valigia nel portabagagli sopra di noi e poi mise la sua. Ebbi subito l'impressione che tutta la sua forza fosse nelle sue braccia e nei suoi occhi.

Parlammo per tutto il viaggio, poche furono le pause di silenzio, poche furono le volte in cui guardammo i nostri cellulari. Parlammo di tutto e di niente. Quel riflesso vivo, rosso sul finestrone alla nostra sinistra. Mi disse che gli piaceva sciare ed io gli chiesi se fosse come pattinare sul ghiaccio, non rise. Rise con gli occhi. Ad entrambi piaceva Eminem, o meglio: lo idolatravamo. Intanto la mia valigia traballava ed io aveva paura che cadesse addosso a qualcuno, ma Paride non faceva che sorridere. Sorridere con tutto il viso. Sorridere con i suoi immensi occhi. Ridere con gli occhi. Paride con gli occhi poteva tanto, poteva tutto. Poteva troppo.

Uscimmo di corsa dalla stazione centrale di Milano, per salire sullo shuttle. Anche lì, l'uno affianco all'altra a parlare, ogni tanto io mi giravo per parlare con le ragazze e di conseguenza Lui si girava per parlare con loro e si univa alle conversazioni. Accennammo anche ad amori passati. Amori finiti.

In aereoporto conobbi le mie compagne di stanza, timorosa di quale sarebbero potute essere le prime impressioni, le condivisi con Paride. Emma mi fece una gran bella impressione, essendo la meno timida di tutte. Bassa quanto me, mora di occhi e di capelli, dalla carnagione mediterranea, la tipica ragazza del sud. Gli occhiali le donavano un non so che di simpatico. Mi chiesi se anche Lei odiasse portare gli occhiali quanto me. Il ragazzo, Saladanna, sembrava piuttosto strambo. Le altre persone le conoscevo già e mi erano piuttosto indifferenti.

In aereo ci separammo : Jassira e Glenda, però, erano piuttosto vicine. Era la mia prima volta in aereo. Il mio primo viaggio ad alta quota. Non avevo affatto pensato al fatto che avrei potuto avere sonno, così mi ero messa le lenti e non dormì, non senza continuare ad aprire continuamente gli occhi. L'uomo di fianco a me era gentile, mi aveva aiutata ad allacciarmi la cintura, ma puzzava e nel bel mezzo del viaggio si era addormentato con la testa appoggiata sul tavolino chiuso del posto di fronte. A fine viaggio scendemmo dall'aereo e ricordo ancora quanto fossi frastornata. Mi chiesero come fosse andato il mio viaggio ed andammo a recuperare le valigie, nell'aspettare le valigie, io e Paride rimanemmo vicini a parlare. Iniziammo lì il nostro gioco di mani, senza ancora toccarci però. Iniziammo lì il nostro gioco di parole.
Mi sentivo già attratta da te, ma qualcosa mi tratteneva, qualcosa mi diceva di non avvicinarmi troppo a te. Naufragavo già nell'arido immenso mare dei tuoi occhi. In balia della tua tempesta. In balia di te.

Ci lasciarono di fronte all'hotel e goffamente raggiungemmo la sede per fare il check in, stremati ci sparpagliammo nella piccola stanza. Le mie coinquiline si sedettero vicine. Emma firmó per sé, poi passó il foglio ad Irene perché le faceva male il braccio, Irene firmó per sé e per Sara, avrei voluto mi chiedesse se poteva firmarlo anche per me, ma non lo fece. Con una smorfia di disgusto presi il foglio e firmai. Si spartirono tutto l'occorrente (chiavi comprese) e si diressero verso l'ascensore. Entrarono tutte e 3, io non ci stavo perció Emma mi disse di salire ed io le risposi in modo veramente sgarbato, per farle notare come mi avessero escluso. Non so con quale pazienza, Lei mantenne la calma, caricó la mia valigia in ascensore. Provai a pensare a cosa avrebbero potuto dire, ma non m'importava. É stato chiaro sin da subito: non sarei mai entrata a far parte della combriccola. Tre migliori amiche, come quelle di un paio di Jeans.

Il nostro appartamento, seppur essenziale, era davvero comodo e spazioso.
Irene e Sara si appropriarono del letto matrimoniale, Emma si prese il letto singolo piú rialzato ed a me non rimase altro che il letto piú schifoso, appiccicato al suo.
Andai in bagno, preparai già la mia postazione make up. Aprí la saponetta allo zolfo e la misi nel portasapone, poi uscí. Salutando o non salutando, poco mi importava. Volevo solo andarmene.

La stanza delle mie compagne era davvero piccola ed il bagno angusto.
Glenda mi sorrise "tu e Paride andate d'accordo, eheh!" "É 2000... Glenda!" "Che discriminazione, anch'io sono 2000, eppure ti trovi bene con me." "É un ragazzo, é diverso." "Tu provaci, tu buttati e vedrai." Chiuse cosí il discorso e quando Glenda terminava un discorso, non ci ritornava piú. Mai piú.
E cosí feci. Paride... io, senza pensarci troppo, mi sono buttata a capofitto nei tuoi occhi, mi sono immersa nei tuoi abbracci, ti ho amato in ogni carezza. Mi sono affidata al tuo tocco inesperto.

Chiesi a Jassira se volesse venire con me a prendere l'acqua, stavo davvero morendo disidratata. A Como nevicava, ma a Gzira era scoppiata l'estate e con l'estate, presto o tardi, sarebbe scoppiato anche il mio cuore.
Una volta nella hall incontrai Paride ed istintivamente, senza rifletterci, gli chiesi se volesse venire con noi. Tu tentennasti, ma non troppo. Come me, nell'avvicinarmi a te.
Fu imbarazzantissimo, sembravamo una coppia e Jassira la terza incomoda, io cercavo anche di includerla, ma non serví a nulla.

Arrivata quasi l'ora di cena rientrai in camera e trovai Sara che piangeva, mi lasciai sopraffare, dimenticando l'accaduto, ma Sara e le altre non lo avevano affatto dimenticato.
Sara era spaventata dalla novità: Malta era un nuovo vento e Lei non era pronta a farsi travolgere. A nulla valse il mio abbraccio e le mie parole disinteressate

00:00
Tra le risa delle mie coinquiline mi addormentai. Quella notte continuai a rigirarmi nel letto.

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