Perdere il controllo
Tu per me eri come l'ombra in spiaggia quando il sole spadroneggia
La sabbia tace
Io alla continua ricerca di te
Corro
Saltello
Inveisco
Cerco te
Infinitamente te
6 marzo
Il 28 febbraio avevo scritto ad un amico, che chiamerò ''Ramarro'' per via della sua ''R moscia'', credevo di averlo visto in stazione e dalla mia svista non avevamo fatto altro che parlare. Inoltre mi intrattenevo piacevolmente anche con Andrea, un ragazzo con cui mi frequentavo tempo a dietro, ma con cui ero rimasta molto amica, lo stesso povero ragazzo aveva cercato di aiutarmi in matematica, ma con scarsi risultati. Nemmeno Einstein farebbe mezzo miracolo con me.
La giornata procedeva un po' come quella precedente, ma questa volta non ero stata in grado di mantere il controllo: mi ero messa a litigare con Paride di fronte a Marco, il supervisore. Marco mi aveva presa da parte ed io ero scoppiata in lacrime, piccola e fragile che potevo scivolargli tra le mani. Brina sulle dita. Lui un po' mi aveva rincuorata ed un po' mi aveva portata a riflettere: ''stai perdendo il controllo.'' mi aveva detto ''no ti guarda? allora è gay!'' ''no, tu non capisci.'' volevo far entrare tutti nella mia testa per far capire come mi sentivo. E come mi sentivo? Come mi sento tutt'ora mentre scrivo, a distanza di tempo: amareggiata, delusa e stupida. ''Tu sei bellissima e non puoi non piacere, Lui è gay. Anche Matthias, quel bel ragazzo alto, te lo ricordi? mi ha detto che sei bellissima, mi hai detto che hai degli occhi stupendi.'' Matthias non era affatto bello, ma era molto simpatico e affabile, mi guardava e mi faceva smorfie e linguacce, mi intratteneva e mi distraeva come meglio poteva. Nei giorni precedenti aveva ottenuto il mio numero con l'inganno e mi aveva fatto capire che gli piacevo, ma io non volevo capire. Non mi interessava nulla di Lui, l'unico che poteva farmi dimenticare Paride era Steff. Steff ed il suo fascino misterioso.
Steff mi tenne molta compagnia quel giorno poichè io aiutai Marco a spostare( spostando una piccola barca mi ruppi perfino i jeans!) ed a pulire nel magazzino e poi lavai insieme a Lui il camper. Lui mi osservava, avevo tra le mani quella canna gigantesca e ne avevo il pieno controllo. Lui aveva uno strano sguardo, mi guardava come se, senza proferire parola alcuna, Lui potesse capirmi con le mie stranezze, i miei sbalzi d'umore ed il mio cuore spezzato. Lui che di italiano sapeva solo ''buongiorno'' e ''come stai?''. Lui che ogni volta che mi accoglieva con il suo ''buongiorno.'' mi strappava un candido sorriso. Nel frattempo Paride e Glenda avevano già trascritto tutti i dati degli scontrini a computer e si trovavano nell'altro magazzino a pulire. Glenda tornò e mi fece vedere una foto dove puliva un camper ''guarda, questa bella foto me l'ha fatta Paride, era pieno di sangue! Sangue incrostato! ci credi?'' la foto la ritraeva da dietro, la foto ritraeva praticamente solo il culo. Per me era un chiaro modo per far notare il suo culo. Solo perchè Paride non mi guardava più, perchè in quanto a forme non c'era e non ci sarà mai competizione tra noi. Come in quanto a personalità.
Glenda si lamentò con me di quanto Paride avesse bestemmiato durante tutto il loro lavoro. Glenda, cara, è un tuo amico, mi stai forse dicendo che non lo conosci in tutte le sue sfaccettature? Gli amici ti supportano e sopportano, perchè ti stai lamentando? Gli amici si accettano per quello che sono, se così non fosse, non si tratterebbe di amicizia. ''Vado a lavarmi le mani.'' annunciò Paride, come se fosse di primaria importanza dircelo, Lui si voltò ed io lo fissai mentre se ne andava ''ti prego non dirlo.'' ''che cosa?'' chiesi con tutta l'ingenuità di questo mondo '' ''che cosa ce ne frega? so che volevi dirlo, so che lo stavi pensando.'' ''No, in realtà pensavo che è inutile lavarsi le mani perchè sono zozze, quando dentro sei putrido dallo schifo.'' rise finemente sotto i baffi ''ancora peggio.''
In autobus alla mia sinistra c'era Glenda e di fronte a me Paride, poco più in là un bellissimo stangone dalla carnagione chiara, i capelli corvini, gli occhi blu e le maestose braccia muscole. Era bello, bello da morire, ma io non riuscivo a fare altro che guardare e pensare a Paride, che nonostante tutto era bello da vivere, da amare. Ma enfatizzai quando notai che Glenda lo stava guardando ''che manzo, eh?'' ammiccai, Lei distolse lo sguardo, ma io l'avevo già capita. ''Dovrei proprio fare una foto, Martina deve vederlo.'' continuai ''faccio finta di farti una foto? non vorrei essere antisgamo, ma un ragazzo del genere va visto, va ammirato.'' ''Dai, smettila.'' mi rimproverò, ma era divertita e Paride taceva. Come ci si sente a non essere più al centro del cosmo? Del mio cosmo? Scommetto che prima lo davi per scontato ed ora ti stai perdendo. Ma ero al centro di due fuochi. Al centro di due tempi: il passato ed il futuro. Steff poteva essere il futuro e potevamo cavarcela con il nostro inglese masticato, noi vivevamo di sguardi e di parole chiave. E Paride, che cosa non aveva funzionato? Potevamo sistemare. Potevamo essere versi contorti, poesia per pochi. Ma ciò che non aveva funzionato, poteva continuare a non funzionare, d'altronde Paride aveva riferito a Glenda (prima di tutto il casino) che le cose con me andavano bene, ma non sapeva cosa fare e se avessimo iniziato a litigare Lui non sarebbe voluto andare avanti. E noi avevamo iniziato a litigare e litigare ed avremmo continuato fino a prenderci, fino a perderci.
Bavi, l'indiano mi aveva risposto era tanto simpatico per messaggio, quanto di persona. Pensavo volesse salutare anche Glenda, ma avevo capito che non le importava molto di Lei, io l'avevo colpito.
Glenda ed io scendemmo qualche fermata prima, ci aggirammo per i negozi finchè non entrammo in un interessante e raffinato negozio. Prendemmo vari vestiti da provare ed io mi presi male, non mi piaceva come mi stavano, mi piaceva come uno di loro mi evidenziava il lato b, ma al tempo stesso mi evidenziava la pancia facendomi sembrare incinta e costava sessanta euro. Glenda la pensava come me sul mio lato b e mi incitava a comprarlo, ma io non volevo e non lo feci, Lei, al contrario chiamò sua madre e le disse che avrebbe fatto quel giorno la pazzia di comprare spendendo tutti i soldi che le erano rimasti. Passammo tutto il tragitto verso casa a parlare delle mie paranoie: odiavo le mie cosce, non mi sono mai piaciute e mai mi piaceranno, non sono mai abbastanza magre. Lei insisteva con il dire che una soluzione c'era: la palestra. Io ci andavo e ci vado in palestra, ma cosa ne poteva capire Lei... nata magra di costituzione, senza alcuna forma di troppo, solo di meno. Non che la invidiassi, ma per lo meno Lei non aveva la capacità di ingrassare.
Il giorno prima non eravamo potute uscire, io e Glenda G. avevamo discusso. Era stato tutto molto bello ed intenso: in poche parole dei tedeschi, i soliti stupidi tedeschi che si ha il piacere di incontrare in giro per il mondo, ci aveveano insultate dandoci delle puttane. Così, per hobby. Io gli avevo urlato ''ma li mortacci vostra.'' certe cose erano in grado di capirle, tipo questa. Poco dopo, a scoppio ritardato Glenda G. aveva detto ''e la prossima volta glielo dico ai tedeschi che io sono suora, altro che puttana.'' Scherzando, poi, l'avevo chiamata come Lei si era chiamata ''suora'' e Lei se l'era presa da morire senza dirmi niente. Si era messa a piangere di fronte alla porta a piagnucolare, era entrata, si era chiusa in bagno e, letteralmente per due ore, era rimasta a parlare al telefono con sua madre. Noi eravamo sul letto ad ascoltare musica nell'attesa, non ci aspettavamo tutto questo gran sfogo. Ogni tanto abbassavamo la musica e tentavamo di ascoltare, la sentivamo piangere e blaterare cose stupide, ci lanciavamo occhiate e ridacchiavamo. Quando uscì, Glenda con la sua faccia tosta l'abbracciò dopo averle riso dietro, nel frattempo faceva certe facce... quanta falsità, quanta incoerenza in una sola persona. Me ne andai senza ricevere il suo saluto. Ebbene, nemmeno il giorno dopo riuscì ad uscire, giocando in classe caddi inciampando nel piede di Paride e sbattei forte la testa. Così forte da non sentirmi bene per tutta la sera, eppure volevo uscire, ma le ragazze me lo impedirono. Non ricordavo come mi fossi fatta così tanto male e mi arrabbiai con Paride, perchè mi aveva chiesto scusa? era forse a causa sua? Mi aveva fatto male? Paride non ti bastava aver ferito il mio cuore? Dovevi proprio nuocermi anche alla testa?
Al ristorate chiesi del ghiaccio, trovai un cameriere gentilissimo che mi diede fino troppo ghiaccio, litigai con mia madre. Io non ricordavo bene che cosa fosse successo e Lei continuava ad insistere, questo mi fece imbestialire, Paride e Saladanna assistettero mentre andavano via, uno di loro si voltò anche, ma non si soffermò.
Quella sera non mi doleva solo il cuore, anche la testa e nel bel mezzo della notte fui svegliata da varie ragazze che entrarono nella mia camera per guardarla ed ammirarla: era la più grande delle camere. ''Grazie al cazzo.'' pensai ''siamo in quattro.''
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