onda calma
Eravamo piccoli, ma ci sentivamo grandi
Sopra il tetto del mondo
Mano nella mano, come i piccoli e come fanno i grandi
Guardavamo sotto per non guardarci dentro
Fissavamo il mondo per non incollarci le labbra
Per non legarci le anime
Ma eravamo punti fissi, uniti da un flebile filo rosso
2/3/18
Questa volta facemmo tutto con più calma ed una volta in struttura conoscemmo tre ragazzi: Steff, un'affascinante ragazzo dagli immensi occhi blu ed il pessimo inglese, un inglese dal viso furbesco dolcemente incorniciato da chiare lentiggini ed un impertinente ragazzino che ci scambiò per dei ragazzetti, più piccoli di Lui. Oltre ai 3 ragazzi conoscemmo anche chi lavorava in ufficio occupandosi dell'amministrazione e della burocrazia, una ragazza spagnola poco più grande di me ed una donna bionda dall'aspetto benevolo.
Questa volta il nostro giro ci portò all'ospedale. Marc, colui che ci seguì nell'arco di tutto il nostro stage prese due bombole d'ossigeno ed a noi ne affidò una, che faticammo a portare in due. Non so di preciso che cosa fece Paride, ma le ore nella croce rossa passarono velocemente. Marc ci portò a fare un giro nel capanno delle attrezzature. Non avevo mai visto le attrezzature della croce rossa italiana, ma potei giurare che quelle maltesi fossero mille volte meglio. Ci si poteva perdere tra scatoloni e mezzi di trasporto di qualsiasi tipo, la croce rossa maltese era piuttosto ben fornita e questo mi stupì. Ci stavamo dirigendo verso l'uscita, Marc ci stava guidando, io e Paride ci guardammo e ci abbracciammo, in quel momento Marc si giró e ci divise "no, no!" Esclamó "io sono geloso come tuo padre!" "Ma mio padre non é geloso!" Contestai "io qui sono tuo padre." Glenda e Paride ridevano, io ero rimasta sorpresa. "Vedi, ha già capito tutto." ci scherzó sú Glenda.
Salimmo in macchina e dissi a Marc che a me ed a Paride avrebbe dovuto lasciarci stare e dopo una breve e pacifica discussione su questo argomento, cominciammo una lunga e turbolenta discussione sulla differenza tra una puttana ed una prostituta. Per me la prima era una donna facile, che andava con chiunque, la seconda era lo stesso tipo di donna, ma con la piccola differenza che si faceva pagare. Lui non trovava alcuna differenza, per Lui un uomo (indipendentemente dal genere) poteva fare sesso quanto gli pareva e con gli pareva, mi chiese anche quale fosse la differenza tra chi fa quotidianamente sesso con la stessa persona e chi lo fa giornalmente con persone diverse. Inutile dire che contestai ogni suo respiro e che Glenda ascoltava tutto senza commentare, tant'é che Marc le chiese piú e piú volte se fosse sempre cosí silenziosa. Ero io a riempire tutti i silenzi e Marc mi apprezzava per questa mia spigliatezza, ma se glielo facevo notare, cercava di non sminuire Glenda. Ognuno é unico e bello esattamente per quello che é, ma io gli piacevo un po' di piú.
Al pomeriggio andammo a Sliema, non facemmo nulla di speciale. Girammo solo per i negozi.
In un negozio trovammo un sacco di cose carine ed io dedicai attenzioni ad ognuna di loro. Paride si avvicinò a me mentre stavo testando la morbidezza di un'enorme sciarpa rossa, così gliela misi al collo, gliela sistemai e chiesi a Saladanna di farci una foto. Paride non si oppose e questo mi piacque, non poco.
Quel giorno provammo la pastizza, io al formaggio.
Girando e rigirando per il paese vedemmo tre statue, che raffiguravano tre personaggi mentre prendevano il thè, la ''Lill artisti Maltin''. Paride si sedette nella sedia vuota, finse un espressione da pensatore e noi gli facemmo una foto con Saladanna accanto.
Glenda C. mi chiese di farle una foto con Jassira, le due si stavano abbracciando e non si vedeva il volto di nessuna delle due, l'unica cosa che spiccava in quella foto, oltre la ovvia tenerezza, erano le longilinee gambe di Glenda.
I due ragazzi entrarono in un negozio, noi non eravamo assolutamente interessate, così rimanemmo fuori ad aspettarli. Passarono cinque minuti e Glenda C. scherzosamente propose di andarcene senza dirgli nulla, ce ne andammo senza dirci nulla, iniziammo la discesa che dava sul mare e li sentimmo affannare nel raggiungerci ''non potevate aspettarci?'' chiesero, io mi voltai e guardai Paride con aria innocente.
La sera, stanchi di mangiare il cibo del ''ristorante'' andammo a mangiare al Kfc, grazie alla tessera Am language avevamo un piccolo sconto, ne approfittammo.
Io ordinai una piadina e delle patatine, inutile dirlo, le mangiai a gran velocità. Di fronte a me si trovava Paride, mangiò a gran velocità il suo cibo e poi mi chiese un po' del mio, l'ingordo. Mi ricordai di quando ci eravamo conosciuti: in aereoporto, mentre aspettavamo che l'aereo atterrasse, tutti erano andati alla ricerca di qualcosa da mangiare, tutti tranne noi. Noi ci eravamo portati il cibo da casa, mio padre mi aveva comperato una pizzetta ed un panzerotto, Paride non aveva minimamente pensato a portarsi alcun che, così gli offrì la mia pizza, che rifiutò varie volte per gentilezza, ma alla fine si fece convincere dal mio ''dai mangia, non mi fa schifo.'' In realtà sono una persona estremamente schizzinosa, ma è difficile essere schizzinosa ed altruista allo stesso tempo. L'altruismo prevale.
Ultimamente Paride stava molto al telefono e ci calcolava meno, così iniziai a fare lo stesso per fargli capire che cosa si provasse, mi prese il telefono dalle mani, ma era bloccato da un codice, che non era nemmeno numerico, difficile quindi da azzeccare. Molti, me compresa, quando si trovano in situazioni del genere, cercano i segni in ''controluce'', ma essendo telefoni touch, il codice si perde tra i mille viaggi delle nostre dita. Lui non fu così intelligente, provò varie volte, finché non ebbi paura che il telefono si bloccasse (cosa già successa, ma dopo 42 tentativi) e glielo sbloccai, pulendo lo schermo con la maglia. Osservó lo sfondo, ricoperto di varie applicazioni "125 messaggi? Chi sei tu?" Mi chiese, sorrisi.
Aprí whatsapp, ma si ritrovó un altro codice "e che palle!" commentó. Gli presi il telefono dalle mani, lo bloccai e lo misi al centro del nostro tavolino, come a dire "okay, ora hai la mia piú totale attenzione."
Ci sentivamo pesanti, cosí andammo a farci un giro, costeggiammo il mare, finché ci sedemmo su un muretto.
Io e Paride ci sedemmo vicini, mentre gli altri parlavano tra loro. M'immersi nei tuoi occhi come avrei voluto immergemermi in quell'immensa onda calma. I nostri volti cosí vicini, ad un passo dal toccarsi, le nostre bocche ad un sospiro dall'amarsi un po' di piú. L'unico limite era il cielo, buio. Tetro e scintillante. L'unico limite mi osservava, intento sul da farsi. L'unico limite roteava sul mio viso, fissava le mie azioni segrete. Celate in un flebile brivido.
I brividi mi percorsero da capo a testa mentre io e Paride ci unimmo in un abbraccio sotto il chiaro di luna. Iniziai a tremare come una foglia e Lui mi strinse a sé "oddio, ma tu non hai freddo... stai proprio tremando!"
Non mi sentí mai cosí ibernata ed accaldata allo stesso tempo. Come se l'estate e l'inverno stessero lottando per avere la meglio su di me. Come se la primavera e l'autunno stessero vincendo.
Come se la primavera stesse facendo rifiorire il mio cuore.
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