il bacio d'addio
Una rosa abbandonata sul ciglio di una strada
I passanti noncuranti ne calpestano i petali
Ne frantumano le spine
Fascino al vento
Petali al vento
La bellezza é terra cotta
Noi troppo occupati a fissare l'incenso
A respirare il fumo
Fumare la vita
Bruciarci l'occasione
Una rosa abbandonata sul ciglio di una strada
La bellezza del mondo trascurata
Come il lago di Como a portata di sguardo
Un lago in rovina
Intriso di sbagli umani
Una rosa abbandonata sul ciglio di una strada
Il perfetto esempio dell'errare e perseverare diabolico umano
Io, una rosa abbandonata sul ciglio di una strada
Incolore
Inodore
Informe
Un camaleonte di periferia
L'imperfetta fusione tra splendore e brutalità
12/03/2018
Sono le 8 e mezza di sera ed io mi ritrovo su un treno di Milano diretto alla stazione di Como S. Giovanni con una sconosciuta che mi fissa per il mio broncio. Stringo le valige e continuo a riposizionarmele tra le gambe, non vorrei occupare più spazio, vorrei che qualcuno mi si sedesse affianco e vorrei che la sconosciuta smettesse di fissarmi, perchè mi sento sul ciglio del pianto. Sono sul ciglio della disperazione, sola. Dopo aver perso un treno, dopo averlo sfiorato. Dopo aver sfiorato il cielo e la felicità, perchè sì... Malta per me è stata una dose letale di felicità. Perchè tu, Paride, sei stato per me l'antidoto per la monotonia ed il veleno per la pace assoluta.
Perchè tu, Glenda, ti sei avvicinata a me a tal punto da farmi male. Non ci si deve mai avvicinare ad una persona, se non si ha intenzione di starle accanto almeno la metà di quanto Lei potrà mai starti accanto. Non ci si deve mai avvicinare ad una persona come me se si ha paura del fuoco, dell'avvilente passione. Si finisce sempre per ferirsi. Si finisce sempre per scottarsi. Le cicatrici da fuoco, si sà, sono indelebili. Perchè tu, Jassira, non so in tutto questo che ruolo abbia avuto, marginale? Probabile, ne ho poca memoria per quel che vale.
Mi volto verso il grosso finestrone alla mia sinistra, cerco la miseria nel mondo per non ricordare la mia, ma tutto mi ricorda Lui. Il riflesso sul grosso finestrone mi ricorda di quando c'eravamo conosciuti, ritrovati a commentare il riflesso cinematografico sul finestrino. Come può un riflesso sembrare rosso? Per quanto parga inverosimile, può eccome. Allora il pianto non teme il giudizio. Sgorga copioso. Silenzioso sul mio volto. Lo sguardo della sconosciuta non mi molla, nemmeno per un secondo, si fa più insistente. Allora decido di parlarle, mi rivolge uno sguardo benevolo, pieno di pena. ''Solitamente non sono così presa male, così tendente al pianto... solo che ho perso il treno..'' non ce la faccio. Non ce la faccio nemmeno a completare una semplice frase, ho la voce incrinata. Sento il cuore debole ed odio mostrarmi debole. ''Guarda che io piangevo sempre quando perdevo il treno.'' il suo tono è dolce, pieno di comprensione ''No.'' tiro sù con il naso ''non è solo questo, è che sono reduce di una pessima giornata. E' tutto lo stress, tutte le delusioni.'' ''Da dove arrivi?'' mi chiese indicando le mie valige con lo sguardo ''Da Malta.'' ''Gita?'' mi chiede curiosa ''no, stage all'estero.'' la sconosciuta mi lascia parlare liberamente di tutto. Di Malta. Di me. Mi racconta di Lei: un'avvocatessa di giorno ed una presentatrice di vini di sera, una superdonna in carriera a 29 anni che mi intrattiene per tutto il mio viaggio intriso di immancabile solitudine.
E pensare che volevo solamente che smettesse di guardarmi. Quella sconosciuta mi salvò da un contorto viaggio.
Prima di salutarci, però, mi lasciò il suo numero e, solo in quel momento, ci presentammo. Ridemmo di questa sciocchezza e mi consigliò, visti i miei gusti in fatto di libri, ''la città delle dame.'' Mi prese una valigia e scendemmo dal treno.
Alla stazione trovai i miei genitori. ''Come mai non c'erano le tue compagne? Chi era quella?'' mi chiese mia madre mentre mi mettevo la cintura ''avevano preso il treno prima.'' ''e tu?'' ''ed io l'ho perso!'' ''come mai?'' ''perchè quelle stronze hanno sentito la chiamata ed io no, poi con due cazzo di valige come facevo a correre?'' urlai brutalmente poco prima di litigare nuovamente con i miei.
TORNANDO INDIETRO DI QUALCHE ORA..
9:00 pm
Quando mi alzai Emma era già in bagno, aveva da poco fatto una doccia. Il vapore era sparso per il bagno. Sarebbe stata l'ultima volta che avremmo condiviso una mattinata insieme. Un momento così intimo insieme e per quella vacanza-studio avevo avuto più momenti intimi con Emma, che con Paride.
Mi lavai la faccia con il sapone allo zolfo chiedendomi che cosa sarebbe successo da quel giorno in poi... Che cosa sarebbe cambiato? La mia vita era già stata sconvolta. Il mio cuore era tornato allo splendore di un tempo. Temevo l'ordinaria vita che conducevo in Italia, ma sapevo che nel bene e nel male la monotonia è una sicurezza. Nel bene o nel male? L'avrei presto scoperto. Presto.
Mi misi una crema sul viso, le lenti a contatto da vista e mi truccai. Poco dopo le altre ragazze, le coinquiline, si alzarono.
Loro non vedevano l'ora di tornare a casa, a loro mancava la loro famiglia, i loro amici, la comodità di casa ed il cibo italiano.
A me mancava solo la persona che ero prima di conoscere te, Paride. Prima. La persona che ero, non quella che avevo scoperto a Malta.
Irene, con la stessa eleganza di un orango-tango, iniziò a stiracchiarsi e sbadigliare. Sara si alzò molto elegantemente e senza farsi notare. Dopo aver finito di preparsi, finimmo di preparare le valige e nel mettere a posto trovammo delle scarpe sotto il letto di Emma. Non appartenevano a nessuna di noi, tutte ci guardammo ''Paride.'' concordammo. Corsi di fretta a dargliele.
Un paio di scarpe nere sporche di sabbia. Nella foga della sera prima doveva averle dimenticate da noi.
Mi aprì e nel vedere quello che penzolava dalle mie mani rise di sè ad occhi chiusi ''ma puoi?'' gli chiesi ''eh, dai, può capitare.'' ''Puó capitare.'' ripetei a me stessa, ma non poteva capitare. Non così, c'era solo una spiegazione plausibile.
9:30 pm
Lasciammo la stanza dopo aver lasciato un biglietto scusandoci del casino e gli immancabili video-diario per poter ricordare quella stanza che era stata nostra per 10 giorni. Lasciammo la spazzatura di una vita sulla cucina, non per maleducazione, avevamo accumulato spazzatura semplicemente. Andammo nella Hall dell'hotel, dove dovevamo farci trovare per poter partire. Poco dopo arrivò Saladanna, spaesato come sempre, chiedendosi se il suo amico Paride sapesse che il ritrovo sarebbe stato lì e non dove avevamo effettuato il check in. Si sedette con noi. Bello come non mai arrivò il suo amico. Ancora non ci credevo. Poteva essere una delle ultime possibilità che avevo di trascorrere del tempo insieme, ma non colsi l'occasione al volo, dopo tutto io ci speravo. Dio, se ci speravo fino all'ultimo in noi. In te. Senza pretese, ero pur sempre preparata al peggio. Si susseguirono vari discorsi, per lo più vertevano sulla gelosia, sulla fiducia e sulle relazioni amorose.
9:50 pm
Io ed Emma andammo a farci un giro, a scattare le ultime foto. Il mio cuore tremava, ma il mare era calmo come non mai. Per la prima volta il mare non mi rispecchiava. Il mare non mi riscattava.
Ritornammo nella hall, dove, parlando e straparlando, scoprí che Paride non avrebbe preso né l'autobus, né il treno con noi. A quel punto non risposi, la mia faccia parló per me. "Non posso sempre pararti il culo." Come se lo avesse mai fatto. Tentai in vano di convincerlo a darmi un passaggio per la stazione di Como o di Milano, ma Lui usó la scusa del biglietto che avevo già pagato. Che scusa stupida. Di che cosa aveva paura? Di presentarmi a suo padre? Chiaro che lo avrei fatto, chiamasi educazione.
Probabilmente voleva solo allontanarsi da Malta il piú velocemente possibile e Malta, con me ad un battito dal suo, era ancora troppo vicina.
Quanta foga nel voler prendere le distanze.
12:00 pm
Il pullman che avrebbe dovuto portarci all'aereoporto arrivò.
Emma ed io ci sedemmo vicine, Sara ed Irene l'una affianco all'altra. Rimanemmo in quell'autobus una buona mezz'ora. Lasciammo Gzira. Dissimo addio a Malta. O arrivederci. Io la salutai speranzosa, cosciente di aver lasciato custodito, non un frammento di cuore, ma un bel brandello del mio cuore.
Arrivammo all'aereoporto, ci alzammo tutti. Paride mi raggiunse e mi abbracciò. Non mi godetti mai abbastanza i suoi abbracci. Avrei dovuto stringerlo di più. La verità? Non avrei dovuto, avrei voluto. ''Se te ne vai senza salutarmi, ti ammazzo.'' gli dissi a voce molto poco bassa.
Fui io ad andarmene senza salutarlo dopo aver teneramente salutato la mia vicina di letto, Emma. Fu Lui a corrermi dietro. Ci abbracciamo e poi ci unimmo nuovamente in un abbraccio, a quel punto gli chiesi di salutarmi bene ed in tutta risposta ricevetti un poverissimo bacio sulla guancia. Un ingrato bacio sulla guancia che non digerì mai. "Che cazzo é 'sto coso?'' 'Stai zitta.'' mi rispose. Era il nostro modo di scherzare, ma al momento non centrava nulla.
Salutai le mie, ormai, ex coinquiline, l'amico di Paride e me ne andai senza salutare, nè ricevere alcun saluto da parte delle mie compagne di classe. Uscì fuori dall'aereoporto. Avrei voluto vomitare il mio cuore. Mi stava scoppiando nel petto. Tanta angoscia per un ragazzino che se ne stava andando senza voltarsi. Non lo fermai, lo osservai andarsene, senza mai voltarsi. Salì sullo shuttle che mi avrebbe portata a Milano. Glenda e Jassira si erano già accomodate, ridevano e scherzavano. Avevo le cuffiette e non potevo sentirle, ma potei giurare che è quello che fecero per tutto il viaggio, mentre io trattenni il pianto.
Una volta alla stazione di Milano camminai con tutta calma, cos'avevo più da perdere? I treni si recuperano. Certo, anche un cuore ferito, ma il tempo perduto... quello non me lo ridarrà indietro nessuno. Nessuno.
Le due ragazze iniziarono a correre sulle scale mobili, io avevo davanti delle persone e mi portavo appresso due pesanti valige, non provai nemmeno a correre, ma poi corsi, corsi eccome. Fino a ritrovarmi i pantaloni sotto le anche. A nulla valse la corsa. Persi il treno. Mi disperai. Marc, il responsabile del mio stage a Malta si preoccupò per me. Sapeva del mio cuore ferito e delle mie paure.
Mi mancava il bacio sulla fronte di Emma prima di voltarmi per tentar di dormire, le lunghe chiaccherate notturne. Mi mancava quella stanza mai silenziosa con quelle coinquiline cosí inaspettate.
Ma il tempo... il tempo é potere. Il tempo ha potere. Il tempo vince ció che la logica perde. Il tempo allevia qualsiasi potere che il resto detiene su di noi.
Così tra una lacrima ed un sorriso, tra quello che sarebbe potuto essere e quello che fu, mi addormentai con te in testa. Nel cuore. Negli occhi.
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