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22) A MALI ESTREMI

Il Taiciuto fu di parola.

Omnod era appena tornato dalla caccia con quattro conigli selvatici, che Uleg chiese a Saaràn di portargli il vecchio pezzato per l'ultima volta. Quando il Tarpan gli fu accanto, il servo sollevò con una certa fatica la pesante sella a cui stava lavorando da ore e di slancio gliela pose sulla groppa.

Monglik sentendone il peso e la dimensione inconsueta vibrò la pelle e sbuffò, ma non si mosse.

Il vecchio passò le cinghie sotto il petto dell'animale e vi assicurò la sella. Con mano esperta strinse il sottopancia e aggiustò la lunghezza delle staffe, poi indicò al Naaxia il risultato:

"Provala!" gli disse soddisfatto.

Saaràn si accostò al fianco sinistro del cavallo.

Un poco a disagio infilò il piede nella staffa e dandosi lo slancio, con un certo sforzo si sollevò sul piccolo Tarpan, ma ancora non si sedette.

Tastò l'alto schienale in legno: non avrebbe potuto salire passando la gamba da dietro come faceva sempre, ma avrebbe dovuto farla passare dal davanti, come aveva visto fare a Uleg, scavallando il collo.

Avendolo capito ridiscese, si posizionò diversamente da come era abituato a farlo, poi si diede nuovamente lo slancio.

Non fu molto difficile montare in groppa a Monglik, facendo in quel modo.

Strano, inusuale e poco onorevole per un Un, però comodo una volta capito come mettere i piedi.

Tra la bassa statura al garrese del Tarpan e le staffe piuttosto lunghe, i piedi non distavano che poche decine di centimetri da terra.

Quando mise in tensione la schiena, ella gli ricordò immediatamente gli sforzi del giorno precedente, ma appena fu seduto sulla sella i muscoli si rilassarono.

Le anche doloranti si adagiarono alla perfezione al sedile rivestito in cuoio e dall'alto sostegno posteriore in legno, ottenne un immediato giovamento al dorso.

Una volta vedendolo salito, Uleg gli ritoccò ancora la lunghezza delle staffe e poi si allontanò per ammirare la sua opera.

Omnod si avvicinò a vedere.

Come Un rise di quella manifestazione di debolezza, però non poté che ammettere che la sella Taiciuta era proprio bella.

Il servo gli lanciò uno sguardo d'intesa e sollevò il mento, fiero del proprio lavoro.

"Allora?" affermò Uleg alla volta del Naaxia, sicuro della risposta che avrebbe ottenuto "Non è forse comoda, la tua nuova sella?".

Omnod, sentendolo rivolgersi a Saaràn in quel modo così confidenziale, lo fissò in modo strano e il Taiciuto se ne accorse, ma non gli badò.

Per la prima volta dopo dieci anni di silenzi forzati, iniziava a respirare un'aria nuova che non voleva nuovamente farsi rubare.

Anche Saaràn si accorse dello sguardo sbalordito del giovane Un, ma a sua volta fece finta di nulla del suo stupore.

Non gli importava nulla dello Scengun, anzi, sotto sotto gli faceva piacere vederlo umiliato dal Taiciuto.

Con l'arroganza che aveva dimostrato il giorno prima se lo meritava e un po' di umiltà non gli avrebbe fatto male.

Diede di talloni e fece girare il Tarpan attorno al carro, al focolare, alle vacche stese nell'erba, poi provò a fare un breve tratto al trotto.

Anche Helun e Gerel, attratte dal baccano che facevano i tre uomini nel campo, uscirono dalla Yurta e lo osservarono cavalcare Monglik in quel modo bizzarro e diverso dal solito.

Entrambe sorrisero divertite nel vederlo sobbalzare tutto scoordinato e scomposto, ma quei sorrisi, quando se ne accorse, anziché offenderlo aprirono il cuore a Saaràn.

Erano i primi da due giorni a quella parte.

Quando tornò verso il carro smontò soddisfatto e legò Monglik a uno degli anelli del pianale.

"Ottimo lavoro" fece al Taiciuto, poi verso l'Un: "Omnod" gli disse "hai fatto una buona caccia, vedo. Ora bada al pranzo" e indirizzò al ragazzo un gesto per fargli capire di non perdere tempo.

Senza discutere l'Un si allontanò e si mise a ripulire la cacciagione vicino a un paiolo colmo di acqua bollente. Accanto aveva qualche erba selvatica e alcuni tuberi selvatici raccolti dalle donne.

Su richiesta di Saaràn, Helun li aveva già preparati per lui, in attesa che arrivasse.

Il Naaxia lo osservò soddisfatto allontanarsi.

Non lo voleva attorno adesso, voleva parlare da solo con il Taiciuto.

Prese Uleg per una spalla e lo portò verso la stanga del carro.

Voleva fargli vedere una cosa, l'idea che gli era venuta nella notte.

Anche lui non era rimasto con le mani in mano, quella mattina.

Con l'aiuto di Helun e di Gerel aveva apportato delle modifiche agli agganci della stanga a cui attaccava le vacche e ora voleva sentire un suo parere.

Arrivati sul davanti del carro, Saaràn gli mostrò il suo operato e il Taiciuto osservò attentamente.

Per tutto il tempo che aveva passato a costruire la sella aveva visto Saaràn andare e venire verso il davanti del carro con finimenti e lunghe strisce di cuoio, ma non aveva capito quali fossero le sue reali intenzioni.

Aggrottò la fronte davanti al lavoro fatto dall'Un e glielo disse:

"Cosa dovrei vedere? Hai aggiunto altri tre attacchi, ma sono troppo stretti per delle vacche. Inoltre..." aggiunse guardandosi attorno "... non hai altre vacche da attaccare al carro, mi pare".

Il Naaxia sorrise soddisfatto.

"Non vacche, cavalli" disse indicando al Taiciuto i tre pezzati al pascolo.

"Ho bisogno di velocità e resistenza e quello che ho lo uso. Ho bisogno della tua esperienza per vedere se quegli attacchi possono andare bene".

Il Taiciuto grugnì.

Non aveva mai sentito una cosa del genere e gli parve inutile quanto stravagante.

Nell'Urdu nessuno aveva mai attaccato un Tarpan a un carro Un, in quanto erano animali troppo piccoli e deboli per riuscire anche soltanto a spostarli di qualche passo.

Tuttavia il carro del Naaxia era molto più leggero di quelli che si trovavano nell'Orda e, nonostante le apparenze, era solido e stabile.

Forse poteva funzionare. Lentamente annuì.

Socchiudendo gli occhi, arricciò le labbra:

"Portane uno qua e vediamo cosa possiamo fare" fece ancora poco convinto a Saaràn, il quale a sua volta fece un cenno a Gerel.

"Porta Filli!" le disse.

La ragazzina, non aspettando altro, agile come un furetto si allontanò dalla madre, scese dal carro e corse a prendere la sua Tarpan.

Vedendo la figlia scendere in quel modo, anche Helun si sporse alla scala e zoppicando la seguì.

Dopo poco la bambina tornò con la cavalla presso il padre e Uleg.

Ne andava fiera, era il suo tesoro e la sua compagna di giochi.

Questa era una puledra di tre anni, bizzosa e nervosa all'approccio, ma docile e affettuosa una volta avvicinata.

Il suo nome era Filli, Graziosa, nome scelto da Gerel non appena seppe che era sua.

Aveva il manto pezzato in due colori, marrone e bianco, una coda troppo corta e una criniera troppo lunga per la sua testa, comunque era aggraziata, dal passo veloce e irrequieto.

Era resistente, robusta, di fianchi forti e petto muscoloso.

La cavalla sbuffò inquieta quando vide la bambina correrle incontro, poi si lasciò accarezzare.

Prendendola per la criniera, Gerel la portò verso il carro senza che l'animale opponesse resistenza, benché muovesse un poco inquieta avanti e indietro le orecchie.

Uleg e Saaràn sollevarono la lunga stanga e le fecero indossare le cinghie preparate dal Naaxia.

Helun tenne alta la stanga e Gerel non si allontanò dalla Tarpan un solo momento.

Appena vide addosso alla cavallina le corregge in cuoio, il Taiciuto fece una smorfia sconsolata e scosse la testa.

"Troppo deboli... poco larghe... scomode... per di più toccano dappertutto" fece lamentandosi osservando tutto con occhio esperto "E poi... passando tra le zampe le impedirebbero il movimento. Inoltre sono lunghe, intralcerebbero anche il cammino delle vacche. No... non vanno".

Scosse ripetutamente la testa, ogni volta che trovò qualcosa di inadatto allo scopo.

Saaràn comprese allora di non aver fatto un buon lavoro.

"Puoi sistemarle?" gli disse deluso e il Taiciuto assentì.

"Posso, certo, ma ci vuole tempo. È una cosa mai fatta, prima che funzioni bisognerà provarla, modificarla forse... non so... quante volte servirà provarle, prima che siano a posto".

Saaràn fece una smorfia. Non era quello che sperava.

Sbuffò, un poco deluso.

"Quanto tempo ti serve per farlo?".

Uleg sollevò le spalle e scosse la testa.

"Ore, giorni forse. Non lo so. Potrebbero anche non funzionare, per quello che ne so".

Il Naaxia meditò per qualche momento.

Dalla smorfia che fece non parve soddisfatto della risposta ottenuta.

"Posso darti fino a questa notte. Domani voglio partire presto".

"Marceremo tutto il giorno?"

Saaràn assentì.

"Il più possibile, sì, fino a sera. Al lavoro, dunque. Helun e Gerel ti aiuteranno se avrai bisogno di una mano".

La bambina fu contenta nel sentirglielo dire.

Quell'uomo dal lungo cappello che pendeva sul petto e si muoveva ad ogni movimento del capo, non le faceva paura, inoltre le faceva piacere rendersi utile per la sua cavalla.

Anche Helun acconsentì senza dire una parola.

Benché fosse dubbiosa dell'idea del marito e non facesse nulla per nascondere il suo scetticismo sulla riuscita dell'esperimento, era lei che conduceva il carro e la sua esperienza sarebbe stata preziosa per il Taiciuto.

Nel frattempo, Saaràn li lasciò soli e andò verso il giovane Un che stava tagliando a tocchetti i conigli, prima di gettarli a lessare nel paiolo fumante assieme alle verdure e ai tuberi.

Un delizioso profumo di erbe aromatiche e carne bollita iniziava già a spandersi attorno al focolare.

Saaràn si accosciò al suo fianco tenendo il pugnale bene in vista nella mano.

Si mise a giocherellare con la punta affilata dell'arma nelle braci, come se fosse capitato lì per caso.

"Hai incontrato qualcuno, quando eri fuori?" gli chiese dopo un poco.

Omnod sollevò lo sguardo dai conigli e scosse la testa.

Piantò il coltello che usava per scuoiare gli animali in terra, accanto a sé. Meditò un attimo e poi si voltò a guardare le due donne e il Taiciuto. Pareva indeciso se parlare o meno.

"Incontrato no, visto sì" ammise dopo un po'.

"Un pattuglia del Khan, lungo il letto del fiume, accampati a due ore da qui" disse lo Scengun.

Saaràn aggrottò la fronte. Non se lo aspettava. Com'era possibile che fossero arrivati già così vicini?

Forse Kutula gli aveva nuovamente mentito e aveva fatto partire il carro prima del tempo?

Ma anche così fosse stato, come avevano fatto a fare tutta quella strada in così poco tempo?

Erano stati più veloci di quanto si aspettasse, allora.

Non ne fu contento di sentirglielo dire.

Sperava di avere più tempo, di essersi allontanato abbastanza dall'Urdu, invece pochi Zai soltanto separavano la sua famiglia dagli Un.

"Molti?" domandò ancora cercando di restare impassibile, benché la notizia l'avesse profondamente scosso.

"Due manipoli al completo al comando di un Un-han" aggiunse Omnod abbassando la voce in modo che gli altri non potessero sentirlo.

Un Un-han, al comando di due soli manipoli? Pensò stupito Saaràn.

Gli Un-han non escono dall'accampamento senza un ordine preciso del Khan e mai con meno di mille uomini alla volta.

"Niente carri?" fece sorpreso.

Il giovane scosse la testa.

Quindi non erano gli uomini che avrebbero dovuto partire dall'Urdu con il carro per trasportare i tronchi per le ruote del Khan.

Erano altri, ma la coincidenza era troppa per non essere pericolosa: li seguivano.

Un pensiero si fece largo come un lampo nella sua mente.

Forse erano i medesimi che avevano rapito Saryn!

Pessima cosa, molto pericolosa per i suoi piani.

Kutula non si fidava proprio di lui, allora.

Forse non si fidava più di nessuno.

Che misera vita doveva essere, quella di un uomo come Kutula, pensò. Scosse la testa: se non avesse temuto per la vita di suo figlio Saryn, avrebbe forse provato compassione per il suo vecchio amico, ma ora non poteva permetterselo.

"Ti hanno visto?" domandò con una sorta di agitazione nella voce che non sfuggì al giovane, che comprendendo la sua ansia fece cenno di no.

"Mi sono fermato in tempo prima che potessero farlo e sono subito tornato indietro. Avevo già abbastanza cacciagione, per restare ancora fuori".

"Perché non me lo hai detto subito?" fece Saaràn dubbioso.

Giocava nervosamente con la punta del coltello nella brace e non sapeva se fidarsi delle parole del ragazzo.

Poteva essere una trappola.

Omnod si voltò ancora verso il carro e fece un gesto con la testa verso le due donne.

"Non volevo che sentissero. Non dopo la visita dell'altro giorno".

"Tu che ne sai?" fece Saaràn sospettoso.

Non aveva fatto parola a nessuno di quello che gli aveva confidato Helun.

Temeva che l'Un sapesse tutto. Di Muu Gol, della violenza, tutto!

Chi glielo aveva detto!

Smise di giocare con la punta del pugnale e lo impugnò saldamente. Omnod lo vide e deglutì.

"Niente!" si affrettò ad aggiungere allarmato il soldato, facendo ben attenzione a non avvicinare la mano al suo pugnale, piantato in terra accanto al ginocchio.

"Solo vedo che tuo figlio non è al campo, ma il suo cavallo è al pascolo con gli altri" affermò rapido e Saaràn si bloccò.

Era vero, non ci aveva pensato. Doveva calmarsi, pensare, calmarsi e pensare.

L'agitazione per quello che era successo in sua assenza, la violenza, la vergogna, il tradimento subìto, tutto questo l'aveva sconvolto così in profondità da portarlo a non ragionare più lucidamente e questo non poteva permetterselo.

Il ragazzo aveva ragione, lui aveva visto Saryn ed era inutile negare l'evidenza.

Nella Steppa nessuno si allontanava per più di una Tesa dal proprio cavallo, se non era per tendere un agguato.

Figurarsi un Un!

Nemmeno il più sprovveduto degli sciocchi legati all'Urdu l'avrebbe fatto.

Forse Omnod non sapeva quello che era successo a Helun e Gerel, però su Saryn aveva avuto ragione.

Eppure Saaràn non era ancora del tutto convinto.

"Perché non hai cercato di contattare i manipoli?" fece ancora Saaràn abbassando la voce, cercando di calmarsi e di non tremare dalla rabbia.

Il vento tirava verso il carro e in queste condizioni le voci arrivavano lontano.

Non voleva che il Taiciuto e le due donne si mettessero in allarme, tanto più che Uleg si era già voltato un paio di volte a osservarli.

Li teneva d'occhio, pensò Saaràn.

Sicuramente già sospettava qualcosa, era svelto quel Taiciuto, doveva rammentarselo.

Doveva calmarsi e pensare.

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