21) KHȔRCH BOLOKHGȔI
Khűrch Bolokhgűi, l'Intoccabile.
Per quegli spietati uomini dal cuore di pietra, ora lui era l'Intoccabile, colui che camminando con Bortecino diveniva più di un uomo, più di un animale Totem, più della Steppa infinita, andava oltre a tutti loro; secondo soltanto a Ten-gri e alla Lupa Azzurra medesima, egli era un semidio.
Era una cosa a cui non aveva pensato.
Spostandosi alla maniera Yaonai e comparendo e scomparendo davanti a quegli uomini delle Steppe come aveva già fatto più volte, aveva assunto ai loro occhi una forma sovrumana, tale da renderlo simile a Bortecino stessa e superiore a qualunque altro uomo che camminasse nelle pianure.
Possedere quella capacità, per essi incomprensibile, di spostarsi senza aver bisogno di un cavallo, lo rendeva simile a una divinità.
Un essere capace di cose strabilianti, potente quanto tutti gli Sciamani delle praterie messi assieme, unico nel suo genere.
L'Intoccabile, colui che conosce il visibile e l'invisibile come il palmo della sua mano e può distribuirli a piacimento.
In più la Lupa Azzurra era sempre con lui.
Afferrandola per la coda scompariva e quando appariva davanti a qualcuno, ne era sempre preceduto.
Dove vi era uno, vi era anche l'altro, come lo Sherdan per il Khan dell'Urdu.
(Sherdan, lo stendardo del Khan, uno scudo tondo con dipinto un Lupo Azzurro su fondo giallo: dove vi era lo Sherdan, lì si trovava il Khan).
Ormai lui e Frassinella erano visti come uno Sherdan vivente, la benevolenza di Ten-gri scesa in terra a beneficio degli uomini.
Per quegli uomini duri, spietati con chiunque ma incapaci di comprendere cosa fosse una Yaonai, Saaràn e Bortecino a questo punto erano divenuti una cosa sola.
Chi avesse osato toccare anche solo uno dei due, sarebbe stato punito con la morte.
Khűrch Bolokhgűi, io!
Nel comprenderlo, Saaràn sorrise.
Per ironia della sorte, per lui non cambiava nulla.
Da sempre era un Intoccabile.
Come Naaxia aveva passato la vita intera a essere considerato un reietto.
Era abituato a essere differente da tutti gli altri, nei pensieri e nei modi. Nella maniera di vivere, di agire aveva sempre fatto a modo suo, tuttavia egli ora comprendeva che tutto era diverso da prima, la situazione si era ribaltata: chi era in basso era salito in alto e chi era in alto... Muu-Gol!
Saaràn sogghignò nel ricordarsi quello che avevano fatto Muu-Gol e i suoi uomini a Bortecino e decise di usarlo a suo beneficio.
"Alzati, Ȕnench" disse all'uomo ancora inginocchiato "Alzati e rispondi sincero. Sei fedele al Khan dell'Urdu?".
Sebbene riluttante, costui accennò un gesto d'assenso.
Era un soldato, uno Scengun dell'esercito del Khan, non poteva fare altrimenti vista la sua condizione.
Un Un era libero di scegliersi il Capo da seguire, un soldato del Khan, no. Era vincolato alla fedeltà da un giuramento difficile da rompere, prestato davanti al Khan medesimo nel momento in cui si era arruolato.
Appartenendo alla Tribù Kaidu, Ȕnench non aveva mai amato troppo gli Hanbakai e tanto meno Muu-Gol, il loro Capo, però ora era lui il Khan e a meno che non si fosse dimostrato indegno, gli doveva fedeltà.
Saaràn se lo aspettava.
"Se ti dico che il Khan attuale ha osato far colpire la Lupa Azzurra dalle frecce dei suoi uomini, mentre Kutula le è devoto servitore, a quale Khan saresti fedele?".
Sul volto del militare si dipinse un sorriso soddisfatto.
"Se Kutula fosse morto, non avrei molta scelta. Tuttavia egli vive ancora e Muu-Gol non mi è mai piaciuto. Ero presente quando ti trasportavano dal mio Khan legato al Syedan e molti dubitavano che dietro alle percosse che ricevevi ci fosse la mano del Coppiere. Inoltre, se l'Hanbakai ha permesso di colpire la Lupa Azzurra, i suoi uomini meritano di morire".
Le parole semplici e franche dell'Un fecero nuovamente sorridere Saaràn: "Non sarà necessario" si schernì "A questo ha già provveduto Bortecino, però ti chiedo di abbandonare il carro che scortate e di tornare indietro. Tu e i tuoi uomini dovrete seguire il torrente nella valle e una volta arrivati in fondo a questa, troverete il mio carro. Dentro alla Yurta riposa Kutula. Raggiungetelo il prima possibile, proteggetelo e curatelo. Ora è al sicuro, ma Muu-Gol lo ha intossicato per mesi dandogli del Khumish avvelenato che egli stesso preparava. Tuttavia, forse il tuo Khan si salverà. Bortecino gli ha procurato un antidoto che contrasterà l'effetto del veleno, però ora ha bisogno di avere accanto uomini fedeli. Sei disposto a farlo?".
"Sì, mio Signore" fu la risposta leale dell'altro.
"Bene, allora andate. Correte senza fermarvi. Quando Kutula si sarà ripreso, dategli da bere e da mangiare. Restategli accanto e difendetelo, ma, soprattutto, ascoltate bene tutti, per nessun motivo dovrete avere contatti con gente dell'Urdu. Ne va della vostra vita. I Gin sono tornati e hanno portato con sé una febbre mortale. Presto tra i carri dell'Urdu inizieranno a morire come mosche e soltanto se resterete lontano, potrete essere al sicuro. Vi raggiungerò presto, tuttavia fino al mio ritorno restate nascosti in fondo a quella valle e non muovetevi da lì per nessuna ragione. Intesi?".
"Mio signore" fece Ȕnench allarmato "Parlo a nome anche dei miei uomini, ma... le nostre famiglie... sono laggiù. Inoltre, l'uomo a cui ho detto di raggiungere l'Urdu il prima possibile, ormai sarà lontano e non potremo più fermarlo".
"A lui penserò io, non temere, ma per le vostre famiglie, se si trovano ancora al campo, mi dispiace, posso fare molto poco per loro. Con il suo comportamento scellerato, Muu-Gol ha deciso per tutti quelli che sono con lui. Voi andate, ora. Il vostro Khan ha bisogno di voi".
Quando lo Scengun accennò con il capo di essere pronto a fare come gli era stato ordinato, Saaràn bisbigliò alla Lupa: "Andiamo".
Le afferrò la coda e in un batter d'occhio si ritrovarono lontani dalla colonna dei militari.
Spuntarono in mezzo alla Steppa, lungo il greto del torrente.
Si erano spostati di molto, ma del soldato che correva a perdifiato verso l'Urdu non videro traccia, né a monte e tanto meno a valle di dove si erano materializzati.
Al successivo balzo incontrarono un Tarpan senza cavaliere che tornava indietro senza fretta, ancora sellato, sudato e ansimante per la fatica della corsa.
Afferrandolo per le briglie che gli pendevano sul collo, Saaràn capì subito che era uno di quelli che il soldato si era portato per il cambio.
Doveva essere vicino, ma non potevano perdere altro tempo se volevano fermarlo prima che si avvicinasse troppo all'Urdu.
Conosceva bene quella tattica Un per percorrere lunghe distanze nella prateria nel minor tempo possibile.
Un messaggero portava con sé tanti cavalli già sellati di ricambio quanti gliene servivano e quando la cavalcatura su cui si trovava era talmente stanca da rischiare di stramazzare a terra, balzava su di un altro proseguendo senza fermarsi.
Il cavallo che avevano appena incontrato non aveva ancora ripreso a respirare con regolarità, quindi il Baltai doveva essere vicino e con altri Tarpan al traino, pronti per essere cavalcati non appena ne avesse avuto bisogno.
Sarebbe saltato dal dorso di uno all'altro senza mai smettere di galoppare, disposto a rischiare la vita nel farlo, piuttosto che tardare a portare la notizia della comparsa di Bortecino al suo Khan.
Lasciato libero il Tarpan di tornare verso il contingente, l'uomo e la Lupa fecero altri due balzi prima di vedere in lontananza l'Un correre ventre a terra in direzione dell'Urdu e al terzo gli comparvero davanti, facendolo frenare bruscamente.
Colto di sorpresa, il Tarpan su cui si trovava il militare s'impennò e s'imbizzarrirono anche i Tarpan al seguito, strattonandolo e scuotendolo violentemente.
Il cavaliere rischiò di cadere a terra, ma quando riuscì a riprendere il controllo della cavalcatura, il ragazzo smontò di corsa e s'inginocchiò davanti a Bortecino.
Costui era un Baltai giovane, un Kaidu del Clan dell'Orso Bruno e come tutti quelli della sua Tribù portava un'unghia d'orso attaccata al cappello.
Forse era appena più grande di Omnod, straripante di entusiasmo e di fede incrollabile verso il Khan e l'Urdu.
Aveva già un paio di scarificazioni a deturpargli la guancia destra e sprigionava tanto ardore, da farne sentire invidioso Saaràn.
Il volto sfatto dalla fatica del soldato si rinfrancò alla vista della Lupa Azzurra.
Dapprima colmo di timore e rispetto, poi grato di trovarsi ancora una volta davanti al suo cospetto, con il capo rasentò il terreno e rimase in attesa di ordini.
Saaràn non ebbe difficoltà a convincerlo a tornare indietro.
Con poche parole gli disse ciò che si aspettava da lui e quello risalì subito in sella.
Mentre lo vedeva cavalcare per fare ritorno al contingente di Ȕnench con i cavalli del cambio al traino, il Naaxia sbuffò di sollievo.
Almeno questo era stato semplice, però adesso veniva la parte difficile.
Lui e la lupa erano ancora lontani dall'Urdu e trovare i Clan impegnati nella Grande Caccia di Primavera non sarebbe stato ugualmente facile che raggiungere quel Baltai, comunque Saaràn non voleva perdere tempo prima di rimettersi in movimento.
Sentiva la mancanza dei figli e della moglie e voleva tornare indietro il prima possibile.
"Andiamo ad avvisare anche gli altri, poi voglio tornare dalla mia famiglia" disse sospirando a Bortecino "Ormai è troppo tempo che non vedo i miei figli e mi mancano".
Lo disse in modo sincero, anche se in cuor suo solo lui sapeva che questo era soltanto la metà di quello che provava.
Era soprattutto preoccupato per lo stato di salute della moglie e voleva tornare da lei. Voleva starle accanto.
Aveva il triste presentimento che la Yaonai non gli avesse detto tutto e ora che Helun era ammalata, voleva esserle vicino.
Guardò la Lupa e quella scodinzolò leggermente.
Anche Bortecino era lieta all'idea di fare ritorno a Togriluudyn.
Al pari dell'uomo anche lei era preoccupata per la sorte dei suoi Togril e voleva tornare da loro.
Sapeva di non poter fare molto una volta giunta lassù, ma almeno voleva confortare la gente della valle con la sua presenza e assisterli come meglio poteva.
La giornata era stata lunga e piena di avvenimenti, il sole finalmente iniziava a declinare, ma da Sud arrivavano delle nuvole scure che non le piacevano.
Ten-gri minacciava di far piovere nella notte.
Prima di sera il tempo sarebbe cambiato e Bortecino non amava i fulmini che cadevano nella Steppa.
La spaventavano e le facevano rizzare tutti i peli della pelliccia.
La infastidiva la spiacevole sensazione di batuffolo arruffato che le lasciavano addosso le saette, ogni volta che le cadevano troppo vicine.
Quasi a confermare le sue supposizioni, il vento prese a soffiare più forte.
Avanti che facesse notte Frassinella sperava di poter far ritorno a Togriluudyn, da Kha-Cik e dalla sua gente.
Le dense nuvole scure che si andavano addensando sulle loro teste, non piacquero nemmeno a Saaràn.
Gli parve un fosco presagio per quello che avrebbe dovuto essere il loro futuro.
Sapeva che era soltanto frutto della sua immaginazione, però, nel guardarle spostarsi verso i Monti d'Oro, provò ancora più forte il desiderio di tornare al più presto dalla sua famiglia.
"Andiamo" disse mesto alla Lupa e questa, porgendogli la robusta coda pelosa, appena lui le fece cenno, si lanciò verso un'orchidea selvatica che ondeggiava disperatamente, schiaffeggiata dalle raffiche d'aria.
Facendo balzi abbastanza lunghi senza perdere l'orientamento, in breve passarono nei pressi dell'accampamento Un.
Quando vi arrivarono videro una cosa alla quale nessuno dei due era preparato.
Una lunga colonna di cavalieri e carri era in movimento.
Uscendo da esso e costeggiando il torrente, si dirigevano verso i Monti d'Oro.
All'inizio il Naaxia si stupì e non capì quello che stava accadendo.
Erano passate solo alcune ore da quando aveva parlato agli Un, eppure pareva che molti di coloro che l'avevano ascoltato, ora lo stessero abbandonando.
Da quanto Saaràn vedeva, tra di essi vi erano molte donne, bambini, Nonun, servi e uomini.
Vi era pure qualche nobile non più in servizio nell'esercito con pochi soldati appresso, perlopiù parenti o figli del nobile stesso.
Era un esodo vero e proprio.
Con stupore crescente, vedeva anche gli stendardi presenti nella colonna.
Li contava e crescevano ad ogni momento.
Vedeva molti Aul ondeggiare nel vento, a identificare i vari Clan che si erano messi in movimento, con i cavalieri che correvano a raggrupparsi sotto il proprio animale Totem per non perdersi nella folla che si spostava.
Sapeva quello che voleva dire uno spostamento di quella portata: quella gente aveva abbandonato Muu-Gol per seguire un altro capo.
Seguivano lui.
Quella gente l'aveva ascoltato e aveva scelto di prendere una strada differente da quella del nuovo Khan, ma nel comprenderlo gli venne un groppo alla gola e si domandò se sarebbe stato all'altezza di quel compito.
Vi erano anche molti armenti in movimento, cavalli carichi di tende, cibo, masserizie e mandrie di bovini al seguito delle famiglie dei Clan che si spostavano per andare in un altro accampamento, eppure tutta quella gente avrebbe dovuta essere sistemata in qualche modo.
Nell'Urdu le sementi per il miglio non mancavano e avrebbero potuto essere seminate nella valle dei Togril.
Forse avrebbero potuto dare due o tre raccolti prima del prossimo inverno, tuttavia si domandò cosa ne avrebbe fatto di quella moltitudine.
Che lui sapesse, era la prima volta che capitava una cosa del genere.
Perlomeno da più di duecento anni.
Da quando la Tribù Hanbakai si aggregò per ultima all'Orda Azzurra, nessun Clan aveva lasciato il campo per andarsene altrove, perché non avrebbe saputo dove andare.
S'immaginò come fosse furente Muu-Gol in quel momento.
Vederseli partire sotto il naso, senza poterli obbligare a restare.
Sopratutto, Saaràn si augurò che non fosse troppo tardi per quella gente e che il contagio non avesse ancora potuto espandersi da quel folle fino a loro, anche se non ci sperava molto.
Nonostante tutto, provò una soddisfazione enorme a immaginare il volto furibondo del suo nemico nel vedersi portare via il potere in quel modo, ma quando si ricordò della disgrazia che a breve sarebbe caduta addosso a coloro che avevano avuto contatti con lui, l'allegria gli scomparve all'istante.
I carri che abbandonavano il campo Un erano quelli più piccoli e sgangherati che si trovavano nei ranghi più esterni all'Urdu.
Erano quelli dei Fugai, i Raccoglitori di Sterco.
Gli altri non avrebbero potuto muoversi, serrati gli uni agli altri come erano.
Inoltre erano troppo pesanti e massicci per essere spostati dalla formazione compatta dei carri Un quando l'Urdu si fermava per la sosta.
L'ordine di partenza era prestabilita e nemmeno volendo avrebbero potuto essere mossi da dove si trovavano.
Per quelli non avrebbe potuto fare nulla.
Calcolò che con l'andatura che tenevano i Clan, quegli Un avrebbero impiegato più di tre giorni a raggiungere la valle dei Togril e per allora avrebbe pensato a cosa farne di loro, ma ora voleva andare oltre.
Voleva raggiungere gli uomini di Kutula, quasi tutti raggruppati lontani da lì, intenti a portare a termine la Grande Caccia di Primavera, il Kavryn-an.
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