7.
Non era strana la compagnia, se non quanto la situazione che viveva tesa fra di noi. Ashton era entrato in bagno, dal momento esatto in cui io avevo messo piede nella loro stanza. Dovevamo ancora aspettare Calum e Luke che finissero di prepararsi, ma da quanto avevo visto per dieci rapidi secondi, lui mi era parso già perfettamente pronto.
«Calum no, metti questa!» gridò Denise esasperata. Stava cercando di convincere Calum in tutti i modi a cambiarsi la maglietta, visto che a parer suo, l'aveva messa già troppe volte per uscire.
«Uh, sai perfettamente che maglie metto eh, mi osservi sempre vero?» esclamò Calum strizzandole la guancia con fare bambinesco, come aveva fatto anche oggi pomeriggio.
«No! Ho solo un alto tasso di attenzione.» borbottò Denise imbarazzata, scostando la mano di Calum dalla sua faccia e facendo ridacchiare me e Michael che guardavamo la scena in silenzio.
Luke era seduto sul divano, con il cellulare in mano, e in base ai rumorini fastidiosi che stavo sentendo, stava probabilmente giocando a qualche stupido giochino per cellulare.
«Dai su, io sono pronto, andiamo?» chiese Calum, mettendo un braccio attorno alle spalle di Denise, visibilmente offesa per aver perso la discussione e per non aver convinto il moro a cambiarsi.
«Si, io ci sono.» esordì Luke alzandosi.
«Anch'io.» disse Michael andando verso la porta del bagno.
Bussò tre volte, e dopo una veloce conversazione quasi inaudibile con Ashton, quest'ultimo uscì fuori.
Per quanto cercai di non guardarlo, di nascosto feci scivolare il mio sguardo su tutto il suo corpo.
Indossava una maglietta bianca, lunga, che gli cadeva alla perfezione sulle spalle. Come tutti gli altri, sotto indossava un paio di semplici jeans, che gli fasciavano le gambe perfettamente.
Mi stupivo ogni volta di me stessa, per i troppi sguardi che gli riservavo di nascosto.
«Andiamo, forza.» disse Michael aprendo la porta della loro stanza, risvegliandomi dai miei pensieri totalmente sbagliati ed inopportuni.
Scossi la testa animatamente, non potevo davvero permettermi di fare certi pensieri, non su di lui.
«Denise, non sono troppo corti quei pantaloncini?» chiese Luke mentre ci avviavamo tutti insieme lungo l'immenso corridoio del dormitorio.
«Cosa? No! Oh dio, sono troppo corti? Summer?!» mi chiese impanicata piombandosi davanti a me, facendomi risvegliare ancora una volta dai miei pensieri.
«Ahm c-credo che...» boccheggiai un secondo in cerca di una risposta, non avendo per nulla sentito ciò che lei aveva chiesto. «Cosa mi hai chiesto scusa?» chiesi imbarazzata, sapendo di aver appena fatto la figura della stupida.
«Ti ho chiesto se secondo te questi pantaloncini sono troppo corti!» strepitò sconsolata.
«Girati.» le dissi sospirando, non capivo il bisogno di agitarsi così tanto.
Lei fece per girarsi, ma la voce di Calum la interruppe prima.
«Ma no dai, vanno bene, e stai tranquilla che metterò le mani addosso a chi solo oserà guardare.» ammiccò scherzosamente verso Denise, che alzò gli occhi al cielo esasperata.
«Sai, non vorrei essere pignolo, ma per dire che i pantaloncini vanno bene così, significa che tu stesso hai allungato l'occhio.» lo schernì Michael ridendo e facendo scoppiare una risata di gruppo, tranne quella di Calum che alzò gli occhi al cielo.
-
Erano passati dieci minuti da quando avevo messo piede sul tetto, entrando così definitivamente nel caos più totale della festa e perdendo di vista tutti i miei amici.
Ashton e Calum erano stati i primi ad allontanarsi, mentre Denise era stata trascinata da Luke verso un paio di ragazze biondine con la speranza che la mia amica lo aiutasse a rimorchiare, Michael dopo avermi fatto duemila raccomandazioni come neanche mia madre avrebbe fatto, mi aveva abbandonata da sola in centro al tetto per andare a salutare i suoi compagni del corso.
Alcuni li conoscevo anch'io, ma non ero in vena di conversazioni in questo momento.
Mi diressi un po' più lontano da quel caos cercando di evitare lo sguardo di chiunque, pur sapendo che qui tutti conoscevano il mio nome, mentre io non sapevo quello di nessuno.
Stavo per raggiungere il bordo del tetto, l'unico luogo in cui avrei potuto riprendere un po' di respiro, ma Dio volle che andai a scontrarmi contro qualcosa, o meglio qualcuno.
Colpa mia, stavo camminando a testa bassa.
«Cazzo! Fai attenzione.» il tono di voce mi fece tornare completamente coi piedi per terra.
«S-scusa.» alzai lentamente lo sguardo, rendendomi conto di aver riconosciuto perfettamente di chi si trattasse. «Scusa Ashton.» mormorai afferrandomi il braccio imbarazzata e puntando lo sguardo altrove.
Ero sicuramente tutta rossa in viso.
«Non puoi proprio farne a meno eh?» sputò acido per poi superarmi bruscamente, dandomi una spallata ed allontanandosi a passo svelto.
Mi trattenni dal girarmi e guardarlo mentre si allontanava, costringendomi a continuare la mia strada prima dell'imprevisto.
Era palese che con la sua ultima frase si riferisse al fatto che già oggi avevo urtato un'altra persona, per niente estranea a lui.
Raggiunsi finalmente il bordo del tetto, e dopo aver afferrato saldamente la sbarra che mi divideva dal vuoto, mi sporsi con la testa verso il niente, chiudendo gli occhi e respirando profondamente.
Per mia fortuna, non soffrivo di vertigini, o a quest'ora con quest'altezza sarei già morta.
Rimasi appoggiata al muretto quasi mezz'ora, e mentre tutti i ragazzi si stavano probabilmente divertendo ed ubriacando, io stavo guardando le luci della città illuminata, forse troppo bella per essere vera.
«Bene bene bene, guarda un po' chi c'è.» una vocina stridula ormai familiare, giunse inevitabilmente alle mie orecchie.
Mi girai lentamente, imprecando in silenzio, e quando i miei occhi azzurri incontrarono quelli di Jenna, del mio stesso colore, mi stupii di vedere dietro di lei anche Ashton, mentre teneva una mano attorno ai suoi fianchi.
Lui sapeva che ero qui, mi aveva vista prima, ecco come mi avevano trovata.
Davvero aveva portato Jenna da me?! Che verme.
«Ciao Jenna.» mormorai, curvando a malapena il collo come se la stessi studiando.
«Sai Summer, ho dovuto fare una doccia davvero molto lunga dopo scuola.» sussurrò con malignità squadrandomi tutta.
Ignorai il suo sguardo insistente, e mi concentrai invece su di lei. Come da manuale, indossava un vestitino davvero corto e perfettamente aderente, faceva risaltare tutte le sue forme e le sue curve. Al contrario io, l'unica cosa che facevo risaltare erano probabilmente le caviglie.
Fermai lo sguardo sulla mano di Ashton, stretta saldamente sul fianco di Jenna, e mi chiesi se non avessero paura di essere visti da qualcun altro in questo modo.
Anche se, effettivamente, avevo scelto uno dei posti più isolati del tetto, le uniche persone intorno a noi erano più interessate a pomiciare che a guardarci.
Jenna, notando probabilmente il mio sguardo su di lei, appoggiò la sua mano su quella di Ashton, aumentando così la sua stretta ed avvicinandosi di più a lui.
«Non l'ho fatto apposta.» dissi spostando il mio sguardo, puntandolo sul muretto.
«No, ovviamente.» rise sarcastica, arricciandosi una ciocca di capelli con le dita.
Continuai a tenere lo sguardo altrove, sperando che se ne andasse.
«Ma... sei qui tutta sola. Perché non vieni con me a berti qualcosa?» disse improvvisamente cambiando radicalmente tono di voce.
La guardai stranita, non capendo le sue intenzioni ma sapendo perfettamente che ci fossero, e che non erano amichevoli.
«No... grazie. Sto bene qui.» parlai con voce tremante, insicura di tutta quella situazione.
«Oh eddai, dovrai divertiti un po' anche tu no?» mi guardò con un sorrisetto per niente tranquillizzante.
«Dai Ashton, diglielo anche te.» richiamò Ashton mettendogli una mano sul viso ed accarezzandolo come se fosse un peluche.
Era così imbarazzante.
Ashton di risposta spostò lentamente la mano di Jenna dal suo viso, facendo cenno di no con la testa.
Jenna sembrò andare su tutte le furie e parve esplodere, mentre io non capivo niente di quella situazione.
Incominciarono a parlare fra di loro a bassa voce, e nonostante fossero a pochi metri di distanza da me, non riuscivo a sentire o capire nulla.
Per un attimo, parvero allontanarsi e scomparire in mezzo alla folla, così li persi di vista del tutto.
Con la fronte corrugata e le labbra corrucciate mi girai di nuovo verso la città, assaporando il dolce soffio del vento che batteva sul mio viso, sperando di averla scampata così.
Era stato un incontro strano, quella ragazza mi ispirava di bipolarità oltre che di malignità.
«Summer.» mi richiamò una voce, questa volta diversa.
«Andreja.» dissi semplicemente, senza nemmeno voltarmi.
Forse di lei avevo meno paura, infondo era sempre stata molto più tranquilla della sorella.
«Sai... Jenna non è arrabbiata, le ho detto io stessa che è stato un incidente, infondo è così... non è vero?» mi chiese andando subito al dunque, come se non vedesse l'ora di essere altrove, lasciandomi ancora più perplessa.
«Perché l'avresti fatto?» mi girai verso di lei, guardandola negli occhi.
«Beh, è inutile continuare a farsi la guerra... no?» chiese con un sorrisetto per niente rassicurante e che mi fece accapponare la pelle.
«S-si?» risposi incerta.
«Sì. Bene, ora vado. Ci si vede.» rise istericamente alla fine, allontanandosi definitivamente da me.
Qui erano tutti pazzi.
Chiusi gli occhi e cercai di fare mente locale, ricapitolando l'atteggiamento che le gemelle avevano avuto con me questa sera. Era stato davvero strano.
Tornai nel centro della festa, dove a differenza di prima c'era ancora più gente, probabilmente doveva essere quasi mezzanotte e la gente non se ne sarebbe andata almeno fino alle 2.
Cercai con lo sguardo qualcuno dei miei amici, ma non ne trovai nessuno. Dove si erano cacciati tutti?
«Summer!» la voce stridula di Jenna tornò alle mie orecchie, facendomi paralizzare sul posto.
Cercai disperatamente la porta d'uscita o anche solo le scale di emergenza, ma la folla era troppo compatta che non riuscii a vedere oltre le spalle del ragazzo davanti a me.
«Ti cercavo sai?» chiese retoricamente.
Mi girai verso di lei, che continuava ad apparire sempre alle mie spalle, e non mi sorpresi per niente di vedere Ashton vicino a lei, sta volta senza la sua mano sul suo corpo.
«Perché?» chiesi.
«Beh, devi berti un goccio con me!» gridò falsamente entusiasta.
La guardai con un sopracciglio alzato, notando che in mano stava tenendo due bicchieri pieni.
«Tieni su.» me ne passò uno, che afferrai con riluttanza.
«No grazie.» feci per ridarglielo, ma lei rise.
«Su dai, non fare la santarellina.» rise maggiormente cercando di coinvolgere anche Ashton, che invece sembrava avere completamente la testa altrove.
«Bevi.» disse sorridendo, ma non un sorriso normale, era un sorriso agghiacciante.
«Perché ci tieni così tanto?» chiesi sconsolata, incapace di reggere questo confronto e di fronteggiare Jenna con autorità.
«Quante paranoie ti fai!» alzò gli occhi al cielo. «Bevi e basta, ora bevo anch'io.» disse prendendo un sorso dal suo bicchiere e facendomi spallucce, sorridendomi orribilmente.
Guardai Ashton, provando disperatamente ad incrociare il suo sguardo in cerca di aiuto, e quando anche lui si girò verso di me sembrò quasi guardarmi mortificato.
Si mordeva il labbro nervosamente ed era palesemente agitato.
«Bevi!» ripeté Jenna lanciandomi un'occhiataccia, forse intuendo come stessi cercando aiuto presso il suo "fidanzato".
«Va bene.» mi arresi, notando come sulle sue labbra un sorriso ancora più diabolico si espanse.
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