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6.

«Vai a dire ai ragazzi di non entrare in bagno? Ora vorrei farmi la doccia.» mi chiese gentilmente Denise mentre scorreva la vastità di vestiti nel suo armadio.

«Si, così la faccio anch'io.» sospirai alzandomi dal letto e dirigendomi verso il bagno.
Lo attraversai passando davanti alle docce ed ai lavandini fino ad arrivare alla porta del bagno dei ragazzi.

Feci un respiro profondo, pienamente consapevole che avrei potuto trovare pure Ashton lì dentro.
Bussai leggermente senza metterci forza, e quando udii un "avanti", aprii lentamente la porta.

La prima cosa che saltò all'occhio fu Luke, che era seduto a testa in giù sul divano con i piedi puntati verso l'alto, vicino a lui c'era Michael con un pacchetto di patatine in mano ed un telecomando, mentre Calum ed Ashton stavano usando il computer comodamente sdraiati sul letto di quest'ultimo.

Lo sguardo di tutti fu immediatamente puntato su di me, ma la cosa non mi mise a disagio, fino a quando il mio sguardo finì in quello profondo di Ashton. Una rabbia indescrivibile si espanse in tutto il mio corpo improvvisamente.

Strizzai velocemente gli occhi sapendo di avere adesso sguardi confusi puntati su di me, ma cercai in ogni modo di ignorarli e di reprimere quanto più possibile la rabbia.

«Facciamo la doccia. Non entrate.» dissi secca chiudendo poi la porta alle mie spalle, impedendo così a chiunque di replicare.

«Aspetta! Devo fare pipì!» sentii la voce di Luke forte e chiara dalla stanza opposta.

Alzai gli occhi al cielo e feci per rispondergli, ma corrugai la fronte quando sentii un fracasso terribile provenire dall'altra stanza accompagnato dalla sonora risata di Calum.

«Luke sei un coglione! Mi hai fatto cadere tutte le patatine!» urlò disperato Michael con un tono di voce troppo alto per i miei gusti.

«Stai calmo, non l'ho fatto mica apposta a cadere! E mi sono anche fatto male, grazie per l'interesse.» borbottò lui offeso, facendomi ridacchiare, e nonostante non potessi vedere la scena, mi immaginai subito un Michael arrabbiato con un povero Luke impaurito.

«Sei il solito.» la voce calma di Ashton mi fece venire i brividi, brividi ai quali non ero preparata.

«Luke piscia che poi dobbiamo farci la doccia.» gridai con poca delicatezza.

Feci per tornare in stanza, quando la porta dietro di me si spalancò rivelando un Luke imbronciato.
Gli lanciai una rapida occhiata e lui mi sorrise, poi si avvicinò ad un orinatoio, facendomi intendere di dover uscire.

Chinai il capo e tornai in stanza cercando Denise con lo sguardo.

«Denise! Perché hai lanciato tutti i tuoi vestiti sul mio letto?!» sbraitai quando vidi tutto l'armadio della mia amica svuotato nel posto in cui di solito dovrei dormire.

«Stai calma, poi rimetto tutto in ordine.» disse pensierosa mentre scrutava attentamente ogni vestito.

Sbuffai mettendomi accanto a lei, guardando tutti i suoi vestiti. Aveva un buon gusto, questo non si poteva negare, e lo aveva sempre avuto.

«Tu cosa ti metti?» chiese guardandomi.

«Non so... Jeans e felpa.» feci spallucce.

«Assolutamente no!» sbottò improvvisamente facendomi sobbalzare.

«Invece sì.» replicai.

«Non andrai alla festa con una felpa, non finché sarò viva.» mi puntò il dito contro.

Alzai gli occhi al cielo, afferrando il suo dito e portandolo verso il basso, lontano dal mio stomaco.

«Ho detto di-»

«Bagno liberooo!» urlò Luke da dietro la porta.

«Scusa, ora vado a farmi la doccia, se ti va ne riparliamo dopo la festa.» le feci l'occhiolino per poi correre in bagno, chiudendo la porta a chiave e sperando che quella dei maschi non si sarebbe aperta.

Non era mai capitato per mia fortuna, su questa cosa facevano i seri, a differenza di tutto il resto.
Mi spogliai completamente posando i miei vestiti sul lavandino e presi un asciugamano, entrando nella doccia.

Rilassanti goccioline scivolavano lungo il mio corpo, e non fui mai più felice di questo momento nel lavarmi i capelli. Insaponai il mio corpo con il bagnoschiuma e mi lasciai andare al tepore della doccia, godendomi fino in fondo questa sensazione.

-

«Ho finito.» esclamai vittoriosa rientrando in camera solamente in intimo.

«Summer! Mi hai spaventata!» disse Denise portandosi una mano al petto e guardandomi sconvolta.

«Addirittura.» scossi le mani in modo teatrale, guadagnandomi un'occhiataccia.

«Senti tesoro, ho messo sul tuo letto dei vestiti che dovrai metterti stasera e sappi che non accetto un rifiuto, ho cercato di trovare qualcosa a cui non potessi dire di no, quindi apprezza e zitta.» disse tutto d'un fiato portandosi poi un dito alle labbra, facendomi segno di fare silenzio.
Ancora prima che potessi rispondere lei sparì dietro la porta del bagno.

Sbuffai sonoramente maledicendo la mia amica, ma quando mi girai verso il mio letto, un sorrisetto spontaneo comparì sulle mie labbra.

Aveva scelto un outfit carino per me, una cosa elegante ma non sfiziosa, e inoltre rientrava molto nel mio stile.
Un paio di jeans lunghi bianchi spiccava sulle lenzuola rosse del mio letto, accompagnando quella che sembrava essere una maglia di cotone grigia e lunga, con due spacchi laterali esattamente sui fianchi.
Accarezzai delicatamente il tessuto, era davvero bellissima, adoravo la scelta di Denise.

Dei brividi corsero lungo la mia spina dorsale, stavo iniziando ad avere freddo.
Presi con cura la felpa e la indossai, godendomi a pieno il contatore con il morbido tessuto.
Indossai poi delicatamente il paio di jeans bianchi cercando di non rovinarli, erano strappati e molte volte mi era capitato di infilare per sbaglio il piede nello strappo e distruggere così paia su paia di pantaloni.
Finii con un paio di scarpe anch'esse bianche e mi diressi verso lo specchio, guardando il completo nell'insieme.


«Stai benissimo.» mi sorprese Denise, appena uscita dal bagno.

«Dici?» le chiesi, facendo un giro su me stessa.

«Oh sì, ti fanno un culo da urlo!» gridò emozionata, ammiccando verso di me in modo inquietante.

«Ma smettila.» arrossii.

«Ooh suvvia! Sai anche tu di avere il culo più bello in tutto il college.» mi fece l'occhiolino, mentre infilava un paio di shorts grigi a vita alta.

«Seh va be, come no.» alzai gli occhi al cielo, usando le mani per stirare un po' meglio la maglia.

«Dico sul serio! E poi questi pantaloni risaltano ancora di più.» mi disse avvicinandosi e provando a tirarmeli un po' su da dietro.

«Basta, ahi mi fai male!» mi dimenai dalla sua presa cercando di scappare dalla sua improvvisa voglia materna di volermi sistemare per bene.

«Okay, ora va meglio.» disse voltandosi e prendendo una canottiera aderente ed indossandola.
Stava benissimo vestita così.
Io magari avevo un bel fondoschiena, ma lei era perfetta in tutto, inoltre era anche piccolina, quindi dava l'impressione di essere tenera. Ovviamente, conoscendola, l'idea sarebbe presto cambiata.

Si sentirono dei colpi contro la porta, seguiti dalla voce dolce e bassa di Michael.
«Posso entrare?» chiese.

«Si, entra pure.» rispose Denise al posto mio.

Michael fece la sua apparizione nella nostra stanza, vestito semplicemente con degli skinny neri e una maglia nera lunga, eppure stava davvero benissimo.

«Uoh uoh, che bellezza!» disse Michael complimentandosi.

«Grazie Mikey. Vado di là dagli altri, devo chiedere a Calum se ha preso lui il mio braccialetto nero.» disse sbuffando e sparendo dietro la porta del bagno.

«Stai davvero benissimo.» disse Michael a bassa voce, mettendosi vicino a me e guardandosi allo specchio, facendo compagnia alla mia immagine già riflessa in esso.

«Grazie, anche tu.» gli sorrisi per poi scompigliarli dolcemente i capelli.

Lui sorrise al gesto e soffiò via un ciuffo cadutogli sulla fronte, posando poi delicatamente le mani sulle mie guance e stampandomi un leggero bacio sulla fronte.

«A cosa devo questa dolcezza?» chiesi e sorridendo allo stesso tempo.

«Ti giuro, mi dispiace di non aver detto niente oggi.» disse mortificato. «Avrei preso Ashton a calci.» serrò la mascella nel dire l'ultima frase.

Sorrisi debolmente e scossi la testa, appoggiandola delicatamente contro il suo petto mentre con le sue braccia andava a circondare tutto il mio busto.

«Si, anch'io. Ma pazienza, non preoccuparti, ormai è passato.» gli dissi allontanandomi leggermente dal suo petto.

Mi sorrise teneramente, spostando una ciocca ribelle dal mio viso. Annuì a se stesso, forse per convincersi che ciò che avevo appena detto fosse sufficiente a passarci sopra.

«Andiamo dagli altri?» chiese grattandosi il collo titubante.

«Certo.» sorrisi.

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