12.
Camminavo avanti e indietro per la stanza da più di un'ora, tenendo lo sguardo costantemente fisso sull'orologio, nell'attesa del ritorno dei miei amici dalla spiaggia.
Il sole fuori era ancora alto, e dalla finestra della mia camera potevo vedere una vasta numerosità di gente parlare e ridere allegramente, anche se a differenza degli altri giorni, essendo oggi domenica, le persone erano molte meno.
Sospirai pesantemente e mi lanciai a peso morto sul letto, iniziando a mordicchiarmi le unghie.
Non avevo niente da fare, e non avevo voglia di ripassare gli appunti.
Girovagai con lo sguardo per tutta la stanza, in cerca di qualche distrazione, quando il mio occhio cadde sul telecomando della televisione.
Scrollai le spalle istintivamente e mi alzai dal letto, con l'intenzione di guardare qualcosa pur di passare il tempo.
Un secondo prima che premessi il tasto rosso, lo scricchiolio della porta richiamò la mia attenzione.
Corrugai le sopracciglia nel vedere il pomello girare animatamente, mentre la porta stessa rimaneva chiusa.
Mi avvicinai cautamente alla porta prima di aprirla al posto della persona dall'altra parte, ovvero la mia migliore amica, da sempre incapace ad usare le chiavi.
«Summer! Meno male c'eri tu.» esclamò felice, entrando nella stanza con i piedi tutti sporchi di sabbia e sdraiandosi esausta sul suo letto.
«Già, sennò restavamo fuori fino a Natale.» esclamò Calum entrando come fosse casa sua, seguito da Michael e Luke, che continuavano a ridere e scherzare per conto loro.
«Ciao bambolina» mi salutò Luke scompigliandomi i capelli.
«Ciao idiota.» ricambiai il saluto brontolando ed aggiustandomi il disastro costante sulla mia testa.
«Ti sei persa una giornata fantastica!» gridò euforicamente Calum spalmandosi sul divanetto.
«Immagino.» scrollai le spalle. «Che avete fatto?»
«Di tutto, giornata piena!» esclamò Luke mettendomi un braccio attorno spalla.
«Dovevi esserci.» disse Calum.
«Si, così avresti visto tre bambini giocare a palla tutto il tempo.» li sfottè Denise, facendo la linguaccia al moro.
«Intanto, quei tre bambini avevano attorno molte bambine che sbavavano per loro.» Calum le fece l'occhiolino, facendo alzare gli occhi alla mia migliore amica.
«Suona da pedofili.» scherzai, mantenendo una faccia disgustata.
«Sei noiosa.» disse Michael schioccando la lingua contro il palato e mimandomi un pollice in giù.
Ricambiai corrucciando le labbra in una smorfia antipatica, facendogli scuotere la testa.
«Povera la mia bambolina, è noiosa.» Luke mi strinse maggiormente a se, circondandomi il collo con anche l'altro braccio mettendomelo intorno al collo, dondolandosi da una parte all'altra.
Un bambino molto affettuoso.
«Antipatici.» ridacchiai.
«Tu che hai fatto?» mi chiese Denise curiosa, mentre si passava un asciugamano sui piedi.
«Ho restituito il libro in biblioteca, ho mangiato...» restai sul vago, ripensando alla giornata.
«Ah sì!» esclamai di improvviso facendo spaventare Luke che si allontanò da me bruscamente.
«Che ti urli?!» mi chiese sconcertato, mentre andava a sedersi sul mio letto.
«Non hai idea di chi ho visto in biblioteca.» mi morsi il labbro ripensando a Wesley, non più sicura di dirlo a Denise oppure no.
«No effettivamente no.» scherzò lei scrollando le spalle.
«Chi hai visto?» chiese Michael, parlando per la prima volta seriamente da quando aveva messo piede in questa stanza.
I ragazzi sapevano già tutto di Wesley, erano con me quando successe tutto quel casino, e fu proprio Luke a consolarmi ed a starmi vicino piantando in asso la sua accompagnatrice.
Loro di conseguenza detestavano Wesley, non solo per il modo in cui mi aveva usata e presa in giro, ma anche per il modo in cui aveva trattato successivamente Denise che lo aveva rifiutato.
Un insolente ed egocentrico.
«Allora?» chiese impaziente Denise.
«Wesley.» dissi secca, senza ripensamenti.
«Cosa?! Quel Wesley?» urlarono tutti e tre insieme frastornati, tutti eccetto il povero Calum che in questo momento aveva un'espressione confusa sul volto.
«Chi è Wesley?» chiese.
«Un ragazzo.» rispose sbrigativa la mia migliore amica, «Summer, davvero hai visto quello stronzo in questo campus?» chiese alzandosi e camminando verso di me.
«Si.» serrai le labbra.
«Non ti ha parlato, vero?» ringhiò Luke facendomi paura, quando me lo ritrovai ad un palmo dal mio viso.
Odiavo quando reagiva così.
«Beh ecco in realtà...»
«Tu ci hai anche parlato?!» si intromise Michael sbraitando ed avvicinandosi anche lui a me.
Avevo tre sguardi minacciosi puntati su di me, e la cosa non mi piaceva.
«Qualcuno mi dice chi diavolo è Wesley?» sbuffò Calum.
«Il mio accompagnatore del ballo di fine anno.» risposi allontanandomi dagli altri tre furtivamente, ancora furiosi.
«E...?»
«E non è finita bene.» tagliò corto Denise, facendomi un grande favore.
«Che cosa vi siete detti?» Luke tornò vicino a me, guardandomi con sguardo cupo.
«Nulla di che, avevo trovato un taccuino per terra ed è venuto fuori fosse il suo.» scrollai le spalle, sottolineando la superficialità dell'argomento.
«Tutto qui? Nient'altro?» chiese Michael non convinto.
Sbuffai sonoramente alzando gli occhi al cielo, ma quando li ripuntai sul mio amico tinto e notai la sua espressione per niente allegra mi ricomposi.
«No Mikey, mi ha parlato come se fossimo stati grandi amici in passato... era molto... disinvolto.» dissi con sguardo perso, ripensando alla chiacchierata con Wesley.
Era stata strana, insolita.
«Se lo vedo in giro lo faccio tornare in Oklahoma a calci.» sputò Luke arrabbiato, mentre tornava a sedersi sul mio letto.
«Deve starvi lontano.» concordò Michael, indicando me e Denise.
«Non parlarmi così, io non sono una bambina.» si infastidì quest'ultima, incrociando le braccia al petto.
La guardai con un sopracciglio alzato, non capendo la sua affermazione.
«Io lo sarei?» domandai accigliata.
«In ogni caso,» si intromise Michael nuovamente, «Lui non deve avvicinarsi a voi due.»
«So cavarmela.» esordì Denise, andando a sedersi vicino a Calum, che le sorrise leggermente confuso.
«Lo so bene, io parlavo specialmente di Summer.» Michael mi puntò il dito contro.
Mi sentii leggermente ferita.
«Anch'io so cavarmela.» borbottai a bassa voce, non gradendo affatto tutta quella insistenza di Michael nel difendermi e nel dirmi cosa fare.
«Si insomma... più o meno.» serrò le labbra guardandomi innocentemente. Gli rifilai uno sguardo che se avesse potuto uccidere, lui sarebbe già stato negli inferi. «In ogni caso, se fa un passo falso ci penserò io a rimetterlo al suo posto.» chiarì chiudendo la conversazione e salvandosi le palle, guadagnandosi pure l'approvazione di Luke.
«Come vuoi.» alzai gli occhi al cielo, sedendomi in disparte sul mio letto.
Facevano sempre così, ogni volta.
Sapevo che loro lo facevano per me, loro erano a conoscenza di tutto quello che era accaduto in passato, ma non per questo avevano l'autorizzazione di comportarsi come se fossero i miei genitori.
Avevano sempre avuto un senso di protezione più nei miei confronti che in quelli di Denise, specialmente perché Denise era una ragazza forte che non si lasciava mettere i piedi in testa da nessuno, ma ciò faceva sentire me una ragazza debole.
E forse così ero.
«Te la sei presa?» Luke si sdraiò di pancia sul mio letto, allungandosi verso di me e cercando il mio sguardo, mentre con i gomiti appoggiati al letto teneva su il resto del busto.
Rimasi in silenzio, con la schiena appoggiata sulla testiera del letto e con lo sguardo fisso sulle mie mani.
«Eh dai...» Luke cercò di attirare la mia attenzione, mentre gli altri parlavano per i fatti loro, probabilmente spiegando a Calum chi fosse Wesley.
Non gli restituii lo sguardo, girai il capo verso la porta marrone improvvisamente molto interessante.
Luke si mise seduto meglio vicino a me, si appoggiò con la schiena su uno dei miei cuscini e distese le gambe sul letto, accanto alle mie incrociate.
Mi diede due colpetti sulla spalla con il braccio, cercando di smuovermi, ma in questo momento non avevo alcuna intenzione di girarmi.
Apprezzavo davvero tantissimo il loro preoccuparsi per me, dimostrava quanto ci tenessero, però arrivare a farmi sentire ancora una bambina non mi piaceva per nulla, certe volte si imponevano troppo su di me, e anche se glielo facevo notare non cambiava nulla.
«Summer...» provò a chiamarmi ancora una volta, con un tono di voce basso.
«Che?» sputai amaramente, senza guardarlo ma sollevando gli occhi al cielo.
«Non fare così.» appoggiò una mano sul mio ginocchio e lo strinse, cercando disperatamente di ricevere la mia attenzione.
Voltai il capo nella sua direzione, snervata, puntando il mio sguardo nei suoi occhi accesi e sempre pimpanti, mentre mi guardava con un piccolo sorrisetto dispiaciuto.
«Mi trattate sempre come se fossi una bambina.» dissi piatta, allargando le braccia con fare disperato.
«Non è vero, ci preoccupiamo solo per te.»
Alzai per l'ennesima volta gli occhi al cielo, incrociando le braccia e scuotendo la testa, mentre guardavo Michael e Calum discutere di qualcosa a me sconosciuto e mentre Denise metteva in ordine il suo armadio.
Luke sbuffò pesantemente, capendo la mia intenzione di non rivolgergli la parola.
Mi aspettavo che si alzasse e che tornasse dagli altri, come avrei probabilmente io in una situazione del genere, invece, sorprendendomi, si tolse il cappellino nero che stava indossando e me lo mise, sistemandomelo con cura e spostandomi i capelli dalla faccia portandomeli dietro le orecchie.
Quel cappello lo aveva da tantissimo tempo, lo metteva spesso quando uscivamo e in ogni caso se lo portava sempre dietro.
A quel gesto così tenero mi si sciolse il cuore, Luke sapeva come abbindolarmi e questa cosa non andava bene, anche se non riuscivo a resistere a questo suo lato dolce che usava sempre per farsi perdonare.
«Anche se così fosse? Tu sei come una sorellina per me e per Michael, sai che faremmo di tutto per te. Tua mamma ci ha anche raccomandato di tenerti d'occhio.» mi sorrise dolcemente, facendo scivolare il braccio dietro la mia schiena, facendomi dondolare leggermente da una parte all'altra cercando di sbollirmi.
Mi morsi il labbro per evitare di sorridere e dargliela vinta, ma era troppo tenero per resistere. Inoltre mi stava guardando con un broncio irresistibile, ed il suo ciuffo biondo ormai spettinato mi ricordava un bambino appena sveglio.
«Così non è giusto.» cedetti, sorridendo ampiamente e voltandomi nella sua direzione.
«Sono troppo bravo in queste cose.» sorrise a sua volta, guardandomi con quei suoi occhi azzurri ed atteggiandosi altezzosamente.
Lo guardai ridacchiando, nel suo modo stupido di fare.
«Ti voglio bene.» mi uscì spontaneo, mentre guardavo contenta il ragazzo biondo che per me c'era sempre stato.
Lui sorrise più ampiamente contagiando anche me, mi tirò a se e mi baciò dolcemente la testa, ovvero il suo cappello.
«Anch'io.»
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