CAPITOLO 5: SHOPPING
Finalmente la macchina raggiunse il centro commerciale. Giada era stata tranquilla per il resto del viaggio, anche se si era lamentata un po' quando Francesca l'aveva fatta sedere in auto, questo naturalmente a causa del culetto dolorante. Quella ragazza ci sapeva indubbiamente fare con le sculacciate, e Giada non poté fare a meno di chiedersi dove avesse imparato. Certamente non aveva figli, ma magari sorelle o fratelli minori? Avrebbe dovuto chiederglielo, prima o poi.
Fabio parcheggiò nel parcheggio sotterraneo del centro, e una volta fatto rivolse a Giada un sorriso, dicendole "Ecco, piccolina, siamo arrivati. Contenta?"
Giada annuì, sorridendogli di rimando.
"Siiiii!" esclamò, battendo le mani.
Ciò fece sorridere anche Francesca, che scese dall'auto e aprì lo sportello posteriore, slacciando quindi la cintura di Giada.
"Ok, amore, ora ti tiro giù." le disse "Ma prima devi promettermi che farai la brava durante lo shopping, va bene? Non voglio vedere atteggiamenti maleducati né capricci, e anche se credo sia superfluo specificarlo, niente danni agli oggetti dei negozi. Sono stata chiara?"
Giada la guardò storta, ma poi fece spallucce e replicò "Non temere, sono brava, io."
La mora ridacchiò, trovandola carina, e la aiutò a scendere dall'auto. Anche Fabio scese e quando tutte le portiere furono chiuse bloccò la macchina.
"Eccoci qua, ragazze." annunciò "Ci aspetta un bel pomeriggio di shopping."
Giada gli sorrise e gli si avvicinò, protendendo una mano verso di lui. Il ragazzo sorrise a sua volta e gliela strinse, facendo ridacchiare la castana.
La ragazza però si immobilizzò di colpo quando sentì anche l'altra mano venir afferrata. Si girò di scatto e vide Francesca stringerle la mano sinistra, tutta sorridente.
"Le bimbe dovrebbero tenere la mano sia di mamma che di papà, amore. Così siamo sicuri di non perderti." spiegò la mora.
Giada la guardò di nuovo male, replicando "Non è necessario, basta papà."
"Tesoro, ricordi cosa ti ho appena detto sui capricci?"
A quella frase Giada sbuffò ma non disse nulla, limitandosi a stringere più forte la mano di Fabio e ad abbassare lo sguardo.
Il ragazzo le scompigliò dolcemente i capelli con la mano libera, dicendole dolcemente "Vedrai che ci divertiremo, piccola."
Giada annuì, e tutti insieme si recarono all'ascensore. Attesero che fosse libero ed entrarono, ritrovandosi poi finalmente nel centro commerciale vero e proprio. Era pieno di gente, e praticamente nessuno badò a quel gruppetto che si stava tenendo per mano.
"Da dove cominciamo?" chiese Francesca.
"Giocattoli!" esclamò subito in risposta Giada "Negozio di giocattoli!"
"Credo tu abbia abbastanza giocattoli per ora, topolina." le rispose dolcemente Fabio "Se però fai la brava ci facciamo un salto, ok amore?"
Giada annuì convinta, rimarcando "Io sono bravissima."
Fabio e Francesca ridacchiarono all'affermazione, e tutti insieme si misero a camminare per la galleria centrale.
"Che ne dite se cominciamo da un negozio di vestiti?" chiese Fabio, lanciando uno sguardo alle ragazze.
"Va benissimo!" esclamò contenta la castana "Mi compri qualcosa di carino, vero papà?"
"Certo, piccola. La cosa più carina che troviamo."
"Siiii!"
Francesca sorrise alla scena. Era più forte di lei, trovava Giada veramente troppo dolce e carina, voleva spupazzarsela tutta. Peccato fosse anche così indisciplinata, perlomeno dal suo punto di vista, ma tanto era certa di sapere come raddrizzarla a dovere.
"Anch'io darò volentieri un'occhiata ai vestiti." concordò "Ma poi dobbiamo andare ad un negozio per utensili da cucina."
"Utensili? Come mai?" le chiese Fabio, continuando a camminare.
"Oh, ho i miei motivi." rispose laconicamente Francesca. Fabio scrollò le spalle, non insistendo oltre, ma Giada ebbe una brutta sensazione a riguardo.
Il trio camminò fino ad un negozio di vestiti che aveva sia assortimento maschile che femminile un po' per tutte le età e una volta di fronte ad esso i tre si fermarono a guardarne le vetrine, dove erano esposti capi d'abbigliamento indossati da manichini piuttosto realistici.
"Entriamo?" domandò Giada.
Fabio annuì e tutti insieme entrarono nel negozio.
Qui furono accolti da una commessa, una donna piuttosto giovane, sulla trentina, dai lunghi capelli castani molto scuri, occhi nocciola e un ampio sorriso. Era piuttosto alta, circa quanto Francesca, con unghie smaltate di rosa. Indossava un paio di jeans, scarpe col tacco, una maglietta verde e una camicetta bianca aperta.
"Ciao ragazzi." li accolse "Posso aiutarvi in qualche modo?"
Nel momento stesso in cui si resero conto della sua presenza, Giada arrossì e abbassò lo sguardo, mentre Fabio le lasciò andare la mano.
Francesca, al contrario, tenne la mano della ragazza ben salda, sorrise alla donna e le rispose "Buongiorno, vorremmo dei bei vestiti per la nostra bimba. Può darci una mano?"
La commessa la guardò perplessa per un attimo, poi si focalizzò su Giada, analizzando il suo vestito con unicorni, nuvole e arcobaleni. L'attire della ragazza, il modo in cui l'altra aveva parlato e il fatto che fossero entrati tenendosi per mano... unì i puntini piuttosto facilmente. La donna fece un ampio sorriso in direzione di Giada, e disse "Ma certo, nessun problema."
Giada cercò di farsi il più piccola possibile e sparire. Fabio di solito rispondeva ai commessi con un laconico "Grazie, ma diamo solo un'occhiata." per toglierseli di torno. Perché Francesca doveva rendere il tutto così difficile?
"Se vuoi dare un'occhiata agli abiti maschili, caro, qui ci penso io." disse a quel punto la corvina, guardando il ragazzo. A quella frase Giada strabuzzò gli occhi e guardò il ragazzo a propria volta.
Fabio fece correre rapidamente lo sguardo tra gli esponenti del gentil sesso lì presenti: Francesca, che lo stava fissando intensamente; Giada, che lo guardava con occhi supplichevoli e la commessa, che aveva più che altro un'aria perplessa.
Sospirando, il ragazzo si strinse nelle spalle e decise di togliersi dall'impiccio.
"Certo, cara. A dopo." disse.
Diede una carezza a Giada, scompigliandole amorevolmente i capelli, e si allontanò nel negozio, verso la sezione maschile.
La castana lo guardò allontanarsi, con ancora in volto l'espressione da cucciolo bastonato. Ammise che un po' si sentiva tradita, ma in fondo lo capiva: non poteva mettersi eccessivamente contro Francesca, non per i suoi capricci. Giada sospirò, e alzò lo sguardo verso la commessa, in attesa.
"Dunque, che genere di vestiti vorreste?" domandò la donna.
"Giadina vorrebbe qualcosa di carino." rispose Francesca, facendola arrossire con quell'epiteto.
"Ma certo. Che cosa consideri carino, Giadina?" chiese la donna, sorridendo alla ragazza.
Giada non rispose, abbassando di nuovo lo sguardo con le gote cremisi. Si sentiva veramente in imbarazzo.
"Non essere maleducata, cara. La signora ti ha fatto una domanda."
La voce di Francesca si era fatta più severa, così come il suo sguardo.
"Non mi interessa! Mi stai mettendo in imbarazzo!" esclamò la castana, di getto, battendo un piede per terra. Era arrabbiata, le dava troppo fastidio che quella ragazza la stesse mettendo in ridicolo in pubblico.
La sua reazione le costò un rapido sculaccione, che la fece sussultare.
"Non fare i capricci!" la sgridò Francesca, per poi tornare a guardare la commessa e dire "Ci scusi, è parecchio indisciplinata."
La donna si fece scappare un sorrisetto, e rispose "Nessun problema, anzi. Non sa quante volte vorrei dare qualche scappellotto a certi figli dei clienti che trattano il negozio come se fosse il loro parco giochi personale."
"Davvero deplorevole."
"Sì, infatti. L'altra mattina un bambino si è messo a buttare in terra i vestiti, e la madre anziché sgridarlo ridacchiava, dicendo che in fondo i bambini si comportano così."
"Ci vorrebbe una legge apposita." replicò Francesca, serissima "I commessi sono autorizzati a sculacciare chi si comporta male nei negozi. Sarebbe fantastico."
"Oh, lo sarebbe eccome." replicò l'altra con un occhiolino "Io sono Luna, comunque, piacere."
"Il piacere è nostro." rispose Francesca, con un cenno del capo "Dì ciao, Giada."
"Ciao, Giada." sbuffò l'altra, guardando malissimo la corvina con la coda dell'occhio.
Quella risposta impertinente non piacque a Francesca, che subito le mollò un'altra pacca sul sedere parecchio forte che le strappò un piccolo gemito.
"Ma ti sembra il modo?!" la sgridò "Un'altra uscita del genere e ti porto nel camerino per dartele."
"Scusa, scusa." mormorò subito Giada in risposta, per poi guardare di nuovo la commessa e dirle "Buongiorno, signora Luna."
Luna annuì, soddisfatta, e poi tornò a rivolgersi a Francesca.
"Dunque, i vestiti del reparto bambini temo le siano piccoli per lei. Però c'è il reparto preadolescenti, credo che le taglie maggiori le vadano bene."
"Va benissimo. Può portarci lì?"
Luna annuì "Assolutamente. Seguitemi."
La commessa si voltò e fece strada alle due nel negozio. Francesca, tenendo la castana per mano, la seguì. Giada, dal canto suo, si lasciò condurre dalla corvina, non volendo rischiare di prenderle.
Ben presto giunsero nella zona dedicata ai preadolescenti. Lì Giada vide che c'erano diversi abiti molto casual, qualcuno formale e anche qualcuno parecchio imbarazzante, come un'uniforme da marinaretta chiaramente da bambina ma di taglia maggiore, e non era l'unico. I vestiti da bimba di Giada venivano da siti specializzati nell'ABDL, ma vedere quei vestiti imbarazzanti in un negozio normale la fece arrossire.
Anche Francesca parve soffermarsi su di essi, e chiese alla commessa "Questi vendono molto?"
La signora Luna annuì, rispondendo "Certamente. Di solito i preadolescenti li odiano, ma ci sono un sacco di genitori che a quell'età continuano a vedere i figli come bimbi piccoli e finiscono per comprare questo genere di vestiti."
"Proprio quello che ci vuole per la mia piccola Giada." ridacchiò la ragazza "Gli abiti troppo maturi non fanno per lei."
Luna annuì e prese un paio di capi d'abbigliamento che mostrò a Francesca. Il primo capo era una maglietta a maniche corte color arcobaleno, il secondo una salopette beige con un paio di bretelle rosa, ognuna con dei bottoncini a forma di gattino. Era un pezzo unico che arrivava fino a poco sopra le ginocchia.
"Questi due insieme sono carinissimi. Che ne dite?"
"Veramente belli. Ti piacciono, Giada?" chiese Francesca, sorridendo alla "bimba".
Giada arrossì ancora, ma debolmente annuì. Cercando di alienarsi dall'imbarazzante situazione, dovette ammettere che li trovava davvero vestiti molto carini. Solo il pensiero che delle ragazze quasi adolescenti fossero costrette ad andare in giro vestite così però le faceva provare dispiacere per loro.
"Sì, molto." rispose, a mezza voce.
"Ok, allora andiamo a provarli." rispose la corvina, continuando a sorriderle.
Voltò quindi lo sguardo verso Luna, e aggiunse "Può darmi una mano?"
La commessa annuì, replicando "Naturalmente, nessun problema."
Le tre si recarono tutte insieme al camerino libero più vicino, Giada si sentiva molto in imbarazzo, sì, ma ammise che era ansiosa di provare quell'abito e vedere quanto fosse carina con quei vestiti addosso.
Raggiunto il camerino, Luna ne aprì la porta mostrando che fosse parecchio spazioso e con un grande specchio sulla parete opposta all'entrata che la ricopriva interamente. Oltre a ciò, nel camerino c'erano due attaccapanni e un cubo di legno su cui sedersi.
Francesca entrò per prima, trascinando gentilmente anche Giada. Fu solo quando anche Luna entrò, chiudendosi la porta alle spalle, che la "bimba" si ricordò di un dettaglio, un dettaglio parecchio importante: non doveva essere vista da Luna senza vestiti addosso, dato ciò che indossava sotto.
"No, no!" esclamò di colpo, diventando bordeaux.
Batté un piede a terra e indicando Luna proclamò "Lei no! Francesca, ti prego!"
Si ammutolì subito non appena fu trafitta dallo sguardo severo di Francesca, che ebbe il potere di farla tremare leggermente.
La corvina alzò la mano e le sferrò un poderoso sculaccione sul sedere, facendola sussultare.
"Le bimbe non chiamano la loro mamma per nome, te lo avevo già detto." le disse, scuotendole un indice davanti al naso "E i commessi di un negozio si trattano con rispetto. Dove hai imparato ad indicare così?"
Il modo migliore per uscirne a quel punto sarebbe stato abbassare la testa e scusarsi, ma l'orgoglio di Giada le montò nel petto come una tempesta. La castana guardò malissimo entrambe le altre due e si erse in tutta la sua -bassa- statura, dicendo un secco "Io faccio quel che mi pare."
Si voltò verso Luna, e aggiunse in modo parecchio sgarbato "E lei è pregata di uscire e andarsene a quel paese."
Francesca fu fulminea: la afferrò per un orecchio con la mano sinistra, esclamando "Sei proprio una monella, adesso le prendi!"
Come ebbe parlato le diede due sculaccioni parecchio forti che le strapparono dei gridolini, poi si voltò verso Luna, dicendola "Signora, se vuole può punirla lei."
La commessa la guardò, e chiese "Mi sta davvero autorizzando a farlo?"
"Assolutamente."
Luna annuì e si sedette sul cubo di legno, battendosi una mano sulle ginocchia.
"Vieni, Giadina, risolviamola in fretta." disse. Il suo tono era severo, ma non riuscì a nascondere un lieve sorrisetto.
Giada sgranò completamente gli occhi, e se non fosse stato per la forte presa di Francesca sul suo orecchio avrebbe certamente cercato di darsela a gambe.
"No, no!" esclamò "Mamma, non puoi dire sul serio!"
Per tutta risposta, Francesca la trascinò accanto alla commessa e con pochi rapidi (e parecchio abili) gesti le rimosse il vestito, lasciandola solo con la biancheria intima.
La ragazza avvampò e cadde in un silenzio di totale vergogna, mentre sotto agli occhi di Luna compariva il motivo della sua ritrosia: il pannolino della Pimpa.
La commessa alzò un sopracciglio, stupita. Certo, aveva capito che Giada era trattata come la bimba della situazione dall'altra ragazza e dal ragazzo con cui erano entrate, ma di certo non si aspettava una cosa del genere.
"Sembra che qualcuna abbia ancora problemi a rimanere asciutta..." commentò, facendo sprofondare Giada ancora di più nella vergogna.
"Oh, sì, è una piccola fontana." rispose Francesca, mettendo Giada sulle ginocchia della donna "Sono quasi stupita al momento non sia bagnata."
La castana era incapace di reagire in alcun modo. La situazione era talmente assurda che la stava vivendo come in terza persona.
Luna appoggiò la propria mano sinistra sulla schiena di Giada, per tenerla in posizione, e adagiò la destra sul sedere coperto pannolino.
"Lo tolgo o lo lascio?" domandò, guardando Francesca.
"Oh, lo tolga pure. Una bella sculacciata dovrebbe essere data sul culetto nudo."
La commessa non se lo fece ripetere: prese il pannolino e dopo aver rimosso le alette laterali ne abbassò la parte posteriore, ritrovandosi così sotto gli occhi il culetto rosa intenso di Giada, non ancora del tutto ripresosi dalla precedente sessione con la spazzola.
"Ehy!" esclamò quest'ultima, tornando in sé allorché sentì il sedere venir denudato "Non si azzardi!"
"Mi spiace, cara, ma la tua mamma è dell'idea che tu abbia bisogno di una lezione, e io sono assolutamente d'accordo con lei."
Con quelle parole, Luna alzò in alto la mano e la fece cadere sulla parte alta della natica destra di Giada con uno schiocco sordo che la fece sobbalzare.
"Ahia!"
"Siamo solo all'inizio."
Luna alzò di nuovo la mano e diede un secondo sculaccione, seguito da un terzo e poi da un quarto, tutti sulla natica destra, facendo emettere a Giada dei gridolini ogniqualvolta il palmo impattava sulla sua pelle. Ogni colpo era più doloroso del precedente, giacché la commessa stava mirando sempre allo stesso punto, mettendoci una forza non indifferente.
Quando il decimo colpo fu caduto, Luna ripeté la sequenza sull'altra natica, dieci colpi secchi sempre nello stesso punto, nella parte superiore.
Al cadere del decimo colpo di quella seconda sequenza, Giada stava cominciando a singhiozzare, implorando la donna di fermarsi. Il culetto le bruciava e il fatto di essere sulle ginocchia di una completa estranea era veramente imbarazzante.
"La prego, basta!"
"Non ancora, cara."
Dopo aver così risposto, Luna diede quattro rapidi sculaccioni alla seduta, prima due alla natica destra e poi due alla sinistra. Quei colpi, che caddero in punti maggiormente sensibili, la fecero definitivamente scoppiare in lacrime.
Luna alzò ancora la mano, pronta a sferrare l'ultimo colpo, ma Francesca la fermò.
"Aspetti, l'ultimo lo dia con questa." le disse, estraendo la spazzola dalla borsa e porgendogliela.
La commessa l'afferrò, soppesandola leggermente, poi annuì e brandendola saldamente la alzò, sferrando con essa un ultimo pesante colpo al centro del sedere.
Giada cacciò un forte grido, per poi abbandonarsi completamente sulle ginocchia della donna, piangendo sommessamente.
Luna a quel punto le rimise a posto il pannolino e la fece alzare, facendola sedere sul proprio grembo, e la strinse a sé. D'istinto, Giada la abbracciò stretta, nascondendo la testa nel suo petto e continuando a singhiozzare.
"Shh, shh, tranquilla." le mormorò all'orecchio "È finita. Scusami, credo di aver esagerato, riversando su di te la frustrazione per tutte le volte che non ho potuto farlo."
Giada si lasciò coccolare, e quando si fu calmata abbastanza rispose "Va tutto bene, non si preoccupi. Fa un lavoro stressante, sarei dovuto venirle incontro invece di essere così maleducata."
Alzò la testa, e si lasciò andare ad un sorriso.
"Anzi, sa cosa le dico?" disse "La ringrazio per avermi sculacciata."
Luna la guardò stupita, e non poté fare a meno di chiedersi come mai avesse detto una cosa simile. E la risposta, che Giada si guardò bene dal rivelare, era che in quel modo non era stata nuovamente Francesca a sculacciarla: la signora Luna era meno forte e meno esperta della corvina, che certamente l'avrebbe ridotta alle lacrime con i primi colpi. Senza contare che sicuramente avrebbe fatto quell'assurda pantomima del farle indovinare il numero di sculaccioni.
Francesca sorrise alla scena, e scompigliò delicatamente i capelli di Giada.
"Va meglio, piccolina? Basta capricci per oggi?" le domandò.
Giada la guardò male, ma poi annuì, replicando docilmente "Sì, certo, mi è bastata."
Luna e Francesca le sorrisero e l'aiutarono ad alzarsi. A quel punto la commessa prese i vestiti e la aiutò a metterli, prima la maglietta, poi la salopette.
Una volta vestita, Giada si guardò allo specchio e non poté fare a meno di ridacchiare. Si sentiva veramente carina con quegli abiti addosso.
"Ti piacciono, amore?" chiese Francesca.
"Sì, tanto." rispose lei, tutta contenta "Sono bellissimi."
Luna sorrise dolcemente alla scena. Era una situazione decisamente inusuale, ma per nulla spiacevole.
"Vi servono anche delle scarpette abbinate?" chiese a Francesca.
La ragazza annuì, replicando "Sì, la ringrazio. Dì alla signora che taglia porti, amore."
Giada glielo disse, e Luna uscì dal camerino.
Mentre aspettava il ritorno della donna, la castana si contemplò diverse volte allo specchio. Quell'outfit le piaceva davvero molto. Ma mentre si crogiolava sentì una fitta alla pancia. Arrossendo vistosamente, realizzò di dover fare la pipì.
"Mamma..."
"Sì, cara?"
"Emh... dovei usare il bagno."
Francesca scosse la testa "Non possiamo allontanarci dal camerino, la signora Luna tornerà a breve."
"Ma..."
"Usa pure il pannolino, dopotutto è lì per quello."
Giada sospirò. Non le dispiaceva usare l'indumento assorbente per il suo scopo preposto, anzi, lo trovava piacevole, ma si vergognava tantissimo a farlo in pubblico.
Capendo che insistere le avrebbe solo fatto guadagnare altri sculaccioni, la ragazza rilassò la vescica, lasciando che la sua urina fluisse nel pannolino venendo da esso assorbita. Quando ebbe finito si lasciò andare ad un sospiro di sollievo che fece sorridere Francesca.
Luna tornò poco dopo, mostrando alle due un paio di scarpe da ginnastica della misura giusta: erano scarpe da ginnastica con lo strap, rosa e decorate con i disegni dei personaggi di Frozen.
"Ecco qua." proclamò la commessa "Siediti che te le metto."
Giada ubbidì, sedendosi e sfilandosi con i piedi le scarpe che indossava (delle scarpe da ginnastica piuttosto neutre, bianche), per poi aspettare che Luna le infilasse delicatamente le scarpe di Frozen.
"Ecco qua." disse, una volta fatto.
Giada si alzò e si guardò allo specchio, super soddisfatta. Una preadolescente probabilmente sarebbe morta di vergogna, ma lei invece era contenta, soprattutto essendo ormai passato l'imbarazzo della presenza di Luna. Imbarazzo che tornò poco dopo, allorché la donna disse che era ora di cambiarsi.
Giada annuì, sommessamente, e lasciò che la commessa le rimuovesse i vestiti. Chiuse gli occhi dalla vergogna quando ella notò il disegno della Pimpa sul pannolino tutto scolorito e circondato un alone giallastro.
"Sembra che qualcuno abbia fatto la pipì." commentò, facendo arrossire ancora di più la ragazza.
"Così sembra." intervenne Francesca "Sarò meglio che la cambi. Avete un bagno?"
"Naturalmente, è in fondo al negozio." rispose Luna, rimettendo a Giada i suoi vestiti "Abbiamo anche un bellissimo fasciatoio."
"Grazie mille. Vado subito a cambiarla."
"Di nulla. Vi porto gli acquisti in cassa, intanto."
"Molte grazie."
Luna sorrise alle due e le lasciò da sole, portando la maglietta arcobaleno, la salopette e le scarpette di Frozen in cassa.
Una volta sole, Francesca prese Giada per mano e la condusse fuori dal camerino, dicendole "Ok, amore, vieni. Ci andiamo a togliere quel pannolino bagnato."
La castana avvampò, esclamando "Ma... ma di solito la fa papà!"
"Papà sta guardando altri vestiti, cara. Non disturbiamolo."
Giada bofonchiò qualcosa in risposta, ma non si oppose. L'idea di essere toccata laggiù da Francesca non le piaceva, ma in fondo la cosa più importante era uscire da quel pannolino bagnato.
Percorsero tutto il negozio, e alla fine arrivarono ai bagni. Sorridendo, Francesca aprì la porta del bagno femminile ed entrò, annunciando "Su, togliamo quell'affare prima che ti venga la dermatite da pannolino."
Giada la guardò male, e si guardò attorno sperando ardentemente che il bagno fosse vuoto.
Non lo era.
Una bella ragazza dell'età di Giada, dai lunghi capelli rossi come sangue, parecchio alta e con un fisico da modella, guardò la coppia appena entrata e un sorriso le si dipinse sul volto.
"Guarda, guarda. Ciao Giada." disse, avvicinandosi leggermente e fissando sulla castana i suoi occhi verdi come olive.
Giada boccheggiò e istintivamente fece un passo indietro, bloccata però dalla presa di Francesca. Il cuore cominciò a batterle forte nel petto, mentre mentalmente ringraziava di essere già bagnata.
Francesca guardò le due, alternativamente, poi si rivolse a Giada e le disse "Amore, questa ragazza ti ha salutato. Rispondi, su."
Giada deglutì pesantemente, e con tutta la propria forza di volontà replico un sommesso "Ciao, Cloe."
Cloe sogghignò, perfettamente conscia di essere l'ultima persona al mondo che Giada avrebbe voluto vedere.
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