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CAPITOLO 4: VERSO IL CENTRO COMMERCIALE

Giada guardava il ragazzo con gli occhi sgranati. L'idea di andare a fare shopping in quelle circostanze non le piaceva per niente.

Quando andavano a fare shopping, infatti, Giada era trattata come una bambina un po' più grande, ma pur sempre da bambina. Normalmente ciò attirava qualche sguardo indiscreto, ma poco più. Con Francesca, però, temeva che le cose sarebbero state molto più imbarazzanti.

Fabio le sorrise, rispondendo "Beh, che c'è che non va, topolina? Andare per i negozi insieme è un buon modo per legare come famiglia."

"Oh, sì, è una splendida idea." fece Francesca, tutta contenta "Non vedo l'ora di fare acquisti tutti insieme come una vera famiglia. Sarà bellissimo."

Giada sospirò, ma poi sorrise a sua volta. Certo, temeva sarebbe stato imbarazzante, ma l'idea in fondo in fondo non le dispiaceva veramente.

"Ok." disse "Però prima mi cambi, papà?"

"In effetti, quel vestito è molto bello ma un po' troppo appariscente." concordò Fabio. Avrebbe dovuto indossare qualcosa di più sobrio.

"Se vuoi ti cambio io, amore." le disse dolcemente Francesca, cullandola tra le braccia.

"No, no! Papà!"

"E va bene, viziatona. Per stavolta lo lasciamo fare a papà." ridacchiò la corvina, per poi passare delicatamente Giada dalle proprie braccia a quelle di Fabio.

Subito la ragazza si avvinghiò al collo del ragazzo come un koala, emettendo dei rumorini di gioia dalla bocca.

Fabio ridacchiò e coccolandosela la portò nella sua stanza. Perché Giada si era ormai trasferita a vivere lì, e Fabio aveva reso quella che doveva essere una stanza per gli ospiti in una vera e propria stanza da bambina su misura per lei: la stanza presentava infatti dei muri tinta pastello, una poltroncina colorata, un paio di grossi armadi pieni di vestiti, un enorme cavallo a dondolo e una culla grande abbastanza per la ragazza, con all'interno il peluche di un orsacchiotto grande quanto lei.

Poco dopo che aveva cominciato a farle da papà, l'aveva sorpresa portandola in quella stanza appena allestita. Era stato il gesto più dolce che qualcuno avesse mai fatto nei suoi confronti, e quello che le aveva fatto decidere che non avrebbe lasciato Fabio per nulla al mondo. Per quello non poteva accettare di perderlo solo per colpa di Francesca.

Il ragazzo la adagiò sulla poltroncina colorata, dicendole dolcemente "Ora papà ti prende un bel vestito per uscire, ok?"

Giada annuì, sorridendogli. Erano di nuovo soli, e non le importava null'altro.

Fabio le diede le spalle e si diresse con rapido passo ad uno degli armadi. Lo aprì, rivelando la grande mole di vestiti da bambina a dimensione adulta al suo interno.

Il ragazzo li squadrò per un po', grattandosi il mento. Poi, allungo la mano e prese un vestito, che mostrò alla ragazza.

"Che ne dici, tesoro? Ti piace questo?" le chiese.

Era un vestito monopezzo con canottiera e gonna tubolare. Era molto carino, completamente azzurro ma con inserti rosa attorno al collo e alle spalle. La gonna era di media lunghezza, arrivava esattamente alle ginocchia. Sarebbe stato un vestito normalissimo, in effetti, se non per la fantasia: su quell'abito azzurro pastello erano infatti stampati unicorni rosa, nuvole bianche e arcobaleni colorati per tutta la sua superficie.

"Bello!" esclamò Giada, battendo felice le mani. Non era la cosa più imbarazzante che aveva messo per uscire, quindi le andava più che bene. Soprattutto perché lo riteneva genuinamente davvero carino.

Sorridendo, Fabio le si avvicinò e dopo averla fatta alzare le rimosse la gonna e le sbottonò la maglietta, per poi rimuoverla a sua volta, lasciando così Giada con il solo pannolino.

Non rimase così a lungo, però. Fabio infatti le mise il vestitino che aveva scelto per lei.

"Ecco, amore. Sei bellissima." le disse.

Giada arrossì al complimento, ma poi annuì, sorridendo a propria volta.

"Grazie, papà."

Fabio le sorrise ancora e la prese per mano, dicendo "Vieni, facciamo vedere alla mamma che bella bimba che ha."

Il sorriso di Giada svanì di colpo, come un alberello divelto da una tempesta.

"Non mi interessa cosa pensa quella." bofonchiò.

Fabio le scompigliò delicatamente i capelli, replicando "Dai, amore. So che è stato improvviso, ma dalla almeno una possibilità. Vedrai che alla fine ti piacerà."

"Papà, ti rendi conto che praticamente la prima interazione che ha avuto con me una volta sole è stata sculacciarmi? A sedere nudo, tra l'altro!" sbottò lei.

Fabio si strinse nelle spalle "Non è certo colpa sua se le hai risposto male, topolina."

"E poi ha detto che userebbe degli strumenti! Tu non hai mai usato degli strumenti!"

La ragazza tremò impercettibilmente, tanto di paura quanto di eccitazione all'idea di prenderle con qualcosa di diverso dalla mano. Non essendo mai successo prima sentiva una forte curiosità dentro di sé, ma dall'altra parte temeva quanto male le avrebbe fatto e quanto sarebbe stato umiliante prenderle di nuovo dalla corvina.

"Vero, io mi sono sempre limitato alla mano. Ma un paio di volte ti ho minacciata con la ciabatta, ricordi?"

La ragazza arrossì "Sì, lo ricordo."

Fabio ridacchiò e la condusse in soggiorno, dove Francesca si era già posizionata pronta ad uscire.

L'aggraziata gigantessa (almeno dal punto di vista di Giada) sorrise dolcemente nel vedere la coppia apparire nella stanza e guardando la ragazza disse "Sei bellissima con quel vestitino, tesoro."

"Grazie." bofonchiò Giada in risposta, abbassando lo sguardo un po' imbarazzata.

La ragazza si avvicinò alla sua "bimba" e senza aspettare un istante se la issò in braccio, sorridendo.

"Ehy!"

"Su, topolina, andiamo."

Ridacchiando, Francesca si diresse verso l'uscita con Giada in braccia, seguita a ruota da Fabio.

La luce del giorno pervase le pupille dei tre ragazzi, finalmente fuori dalla villetta. Fabio ispirò l'aria fresca a pieni polmoni.

"Ah, che bello!" disse "Non vedo l'ora di fare un po' di shopping con le mie ragazze."

Giada arrossì ancora di più: "le mie ragazze" era il termine con cui suo padre (quello vero) era solito riferirsi a sua madre e a lei, e Fabio ne era perfettamente a conoscenza.

Un paio di passanti lanciarono qualche occhiata a Giada, che vestita in quel modo ed in braccio a Francesca risaltava abbastanza, ma fu una cosa rapida e i ragazzi non vi diedero troppo peso.

Dall'uscita dell'abitazione percorsero la breve strada che conduceva al garage: Fabio aprì la saracinesca, svanì in esso e uscì a bordo della sua auto, una Peugeout 2008 dalla carrozzeria blu elettrico.

"Forza, donzelle, salite a bordo!" esclamò, affiancandosi alle ragazze dopo aver tirato giù il finestrino.

Francesca annuì e aprì la portiera posteriore, dando un'occhiata ai sedili.

"Caro, ma non c'è il seggiolino." fece notare, facendo di nuovo arrossire Giada.

"Lo so, amore." replicò il ragazzo "Purtroppo con tutti gli acquisti che ho fatto risultava fuori budget, quindi ho rimandato l'acquisto al mese prossimo."

"Capito."

Con quelle parole, Francesca depose Giada sul sedile posteriore e con suo grande imbarazzo le allacciò la cintura. Una volta fatto, avvicinò il proprio volto al suo e disse severamente "La cintura deve rimanere attaccata, è importante per la sicurezza. Sono stata chiara?"

Giada la guardò storta, e per quanto fosse tentata di staccarsela solo per darle fastidio, era abbastanza intelligente da capire che il gioco non valeva la candela: la sicurezza veniva prima di qualsiasi altra cosa, anche della rivalità con la sua nuova "mamma".

"Sì, sì." si limitò a bofonchiare.

"Si risponde con un solo sì." la redarguì l'altra.

Giada sbuffò ancora e scrollò le spalle. Francesca la guardò severamente, poi sospirò e le scompigliò delicatamente i capelli.

"Fai la brava, ok?" le disse, per poi alzarsi e senza attendere una risposta chiudere la portiera, recandosi alla propria e salendo in macchina al fianco del guidatore.

"Stai tranquilla, amore. Giada è una brava bimba." sorrise Fabio, per poi voltarsi verso la "bimba" e dire "Non è così, topolina?"

Giada annuì, sorridendogli contenta, e con tono allegro ed infantile replicò "Sì, papà! Sarò bravissima!"

La sua reazione provocò una risatina negli altri due, a cui la stessa Giada si accodò. Al diavolo Francesca, doveva godersi lo shopping.

Il viaggio continuò in piena tranquillità per qualche minuto, poi Giada decise che era tempo di movimentare un po' le cose. Era curiosa soprattutto di vedere come Francesca avrebbe reagito.

Sogghignando furbescamente, Giada si mise ad agitare la braccia, esclamando a ripetizione "Siamo arrivati?! Siamo arrivati?! Siamo arrivati?!"

Francesca ridacchiò, e voltandosi verso di lei disse dolcemente "Non ancora, passerotto, abbi un po' di pazienza."

"Uffa, ma mi annoio." sbuffò lei in risposta, ma senza perdere il sorrisetto divertito.

"Prova a distrarti facendo un gioco." replicò Francesca "Conta le auto rosse che passano."

"Ma è un gioco noiosissimo!"

"Sempre meglio che contare le gocce di pipì che riempiranno il pannolino, no?" ridacchiò l'altra ragazza.

Quell'ultima frase scherzosa non piacque però a Giada, che mise subito il broncio e gridando "Nooo! Piantala!" si mise a dare dei calci al sedile della mora.

Francesca non apprezzò la cosa, proprio per niente, Voltandosi di nuovo verso di lei, le disse severamente "Basta, amore, queste cose non si fanno."

Giada scrollò le spalle e continuò, per il puro gusto di darle fastidio.

L'altra ragazza la guardò male e spostò lo sguardo su Fabio, dicendo "Tesoro, accosta. Giada ha bisogno di una lezione."

La castana sgranò gli occhi ed arrossì, fermandosi di colpo.

"Stai scherzando?!" esclamò "Non puoi darmele in pubblico!"

"In effetti non credo sia una buona idea..." aggiunse anche Fabio.

"Tu non preoccuparti, caro. Accosta e basta."

"Papà, non ascoltarla!" esclamò Giada, imbarazzata a livelli cosmici e preoccupata di cosa l'altra avesse in mente.

Fabio però si limitò a sospirare, e appena possibile accostò, con grande sgomento della castana.

Francesca non attese: una volta che Fabio ebbe spento la macchina aprì la portiera e scese, per poi aprire la portiera posteriore e slacciare la cintura di Giada.

"Ti prego, no..." la implorò la ragazza, facendole gli occhi da cucciolo.

"Mi dispiace, tesoro, ma ti avevo detto di smetterla e hai disubbidito." asserì severamente l'altra, prendendola in braccio.

Se la issò in spalla e dopo aver detto a Fabio di aspettarle lì si recò a rapido passo verso la piazza vicina. Sotto gli occhi increduli di Giada, che non capiva cosa avesse in mente esattamente, e sotto gli sguardi di qualche passante che si era voltato a guardare l'inusuale scena, Francesca raggiunse la piazzetta e si guardò intorno, trovando ben presto ciò che cercava. Nella piazzetta, infatti, vi era una piccola struttura con due porte: i bagni pubblici.

Quando vide che si avviava verso di essi, Giada realizzò cosa stesse per accadere e si strinse convulsamente a lei. Avrebbe voluto gridare e fare i capricci, ma non aveva alcuna intenzione di attirare ulteriormente l'attenzione, quindi si limitò a sussurrarle all'orecchio "No, no. Ti prego, farò la brava."

"Troppo tardi, amore." rispose severamente la mora, raggiungendo il bagno delle donne.

Constatato che fosse libero, la ragazza aprì la porta, entrò e poi se la richiuse alle spalle, girando la maniglia che bloccò la porta e fece apparire all'esterno la scritta occupato. A quel punto mise giù Giada e si sedette sul wc, lasciandolo chiuso.

"Bene, cara. È tempo tu impari un po' di educazione." disse con voce severa, cominciando ad armeggiare con il bottone della gonna per togliergliela.

"Mammina bella, ti ho detto che ti voglio tanto bene?" fece Giada, sorridendo forzatamente.

"Fare la ruffiana non ti servirà."

Dette quelle quella parole, Francesca rimosse la gonna di Giada, abbassandogliela fino alle ginocchia e lasciandola così con il pannolino in mostra, poi la afferrò per un polso e con uno strattone se la tirò in grembo.

"Mamma, no! Ti prego!"

Ma Francesca non si lasciò intenerire e una volta bloccata in posizione spingendole il suo stesso polso contro la schiena cominciò subito con la procedura punitiva, lasciando cadere quattro pesanti sculaccioni sull'indumento assorbente della "bimba".

Giada si lasciò sfuggire un paio di gemiti, dovuti alla forza assurda dell'Hulk in gonnella. Riteneva incredibile che degli sculaccioni a mano nuda sul pannolino potessero farle male, anche se limitatamente.

Francesca diede diversi altri sculaccioni, poi si fermò di colpo e appoggiò deliacamente la mano sul pannolino di Giada. Esattamente come la volta precedente, disse "Il riscaldamento è finito. Allora, amore? Quanti sculaccioni pensi di meritare per la tua disubbidienza?"

Giada aveva capito come funzionava il sistema di Francesca. Teoricamente parlando avrebbe dovuto dire un numero abbastanza alto ma non troppo, così da evitarsi gli extra. Tuttavia, Giada era una gran testarda.

"Cinque sono più che sufficienti." sbuffò infatti.

"Direi proprio di no, cara. Cinque extra. Dì un numero sensato."

"Dieci?"
"Amore, non sono io che ci rimetto. Altri cinque in più."

"Undici?"

"Cinque in più. Sai che posso andare avanti tutto il giorno, vero?"

"Dodici?" continuò a sfidarla.

"Cinque extra. Contenta tu, amore."

Giada si trattenne dal mandarla a quel paese, e decise di farla finita dicendo "Trenta?"

La mora annuì "Sì, è il numero che avevo pensato, non è più alto. Trenta, più i venti aggiuntivi, per un totale di cinquanta tondi tondi."

Realizzando che Francesca faceva sul serio, Giada sgranò gli occhi, implorando "No, ti prego! Mammina, non vorrai darmene cinquanta sul serio, vero?"

L'altra gazza scosse la testa, replicando "No, amore. Te ne darò solo venticinque."

Giada sospirò, rilassandosi un attimo. Era stata molto generosa a dimezzarli.

"Grazie, mamma."

"Fossi in te aspetterei a ringraziarmi, dato che c'è un motivo per cui li ho dimezzati." spiegò l'altra, slacciandole le fasce laterali del pannolino e rimuovendo la parte posteriore dello stesso, lasciando al suo posto quella frontale.

"Cosa vuoi dire?" il tono di Giada si era di colpo fatto preoccupato, e d'istinto strinse le natiche quando le sentì scoprirsi.

"Lo stai per scoprire."

Dette quella parole, Francesca non alzò la mano per colpire come Giada si sarebbe aspettata, bensì si mise a rovistare nella propria borsetta, estraendone qualcosa fuori dal campo visivo della castana.

Giada non fece nemmeno in tempo a chiedersi di cosa si trattasse, quando una pesante pacca si abbatté sul suo sedere strappandole un grido. Aveva fatto malissimo.

"Che cavolo...?"

Si voltò di scatto, per capire cosa le fosse appena piovuto sulle natiche e con orrore si accorse che l'altra ragazza impugnava una spazzola per capelli in legno di forma ovale, piuttosto larga.

"Mamma! No!"

"C'è una prima volta per tutto, amore. Dopo venticinque sculaccioni con questa farai la brava bimba per il resto della giornata, ne sono certa." disse con tranquillità la mora, come se stesse spiegando come andavano innaffiati i gerani.

Giada si pentì istantaneamente di averle preso a calci il sedile quando il secondo sculaccione piovve sul suo sedere, strappandole un altro grido.

Francesca sculacciava con forza, ma in modo tranquillo. Ogni colpo era ben cadenzato, senza fretta, e si abbatteva ogni volta su una natica diversa. Quando la dodicesima pacca cadde sulle chiappe della ragazza, quest'ultima era ormai in lacrime e stava singhiozzando mentre implorava l'altra di fermarsi.

I rumori di schiocchi e il pianto di Giada erano ben udibili, e se non fosse stata completamente concentrata sulle natiche ardenti con tutta probabilità la ragazza si sarebbe chiesta quanto fosse udibile la sua ordalia dall'esterno e avrebbe pregato non ci fossero persone in attesa fuori dalla porta che udendo quei suoni fossero perfettamente consce di quanto stesse accadendo. Ma appunto, la "bimba" non aveva tempo per pensare a cose del genere, ma soltanto al suo povero popò che scottava come non mai.

Quando Francesca si fermò, Giada si lasciò andare ad un sospiro di sollievo. Non aveva contato i colpi, e sperò quindi avessero finito. Ma sfortunatamente per lei erano solo a metà, e le cose stavano rapidamente per peggiorare, giacché Francesca riprese dopo pochissimi secondi con la tempesta spazzolante... ma mirando alla seduta.

Bastò il primo di quella nuova sequenza di colpi per strappare un grido acuto dalla bocca di Giada, e ad ogni nuovo contatto tra la spazzola e il suo culetto un altro strillo acuto usciva dalle corde vocali della fanciulla. Faceva veramente un male cane, e la ragazza si pentì amaramente della curiosità provata verso il prenderle con un oggetto.

Quando finalmente il ventiquattresimo sculaccione cadde, Giada era un oceano di lacrime e il suo corpo aveva esaurito la sua energia, finendo completamente abbandonato sulle ginocchia della mora.

Francesca alzò in alto la spazzola, pronta a concludere la sequenza: sferrò l'ultimo sculaccione a piena forza, esattamente al centro del sedere, e Giada gridò come non aveva mai fatto in vita sua.

La mora mise quindi via la spazzola, mise a posto il pannolino di Giada e se la fece sedere in grembo, stringendola a sé e coccolandola tra le braccia.

"Su, su, amore. È finita." le sussurrò dolcemente, dandole un bacino sulla fronte.

D'istinto, Giada si strinse forte a lei, continuando a piangere e cercando coccole e consolazione. Si sentiva il sedere come se fosse stato passato sui carboni ardenti.

Francesca la coccolò un po' e quando finalmente si fu calmata la fece alzare e le rimise a posto la gonna.

"Prometti che farai la brava ora, amorina?" le chiese, prendendo un fazzoletto di carta e usandolo per asciugarle gli occhi e pulirle il naso.

Giada si lasciò pulire e annuì decisa, replicando "Sì, mammima, lo prometto."

Aveva una voglia matta di sputarle in un occhio, ma usò tutta la sua forza di volontà per trattenersi: non voleva certo prenderle di nuovo.

Francesca le sorrise e dopo averle scompigliato delicatamente i capelli la prese per mano e insieme uscirono dal bagno.

Appena la porta si fu aperta, le due videro una ragazza più o meno della loro età, piuttosto anonima. Appena furono fuori alzò lo sguardo a guardarle e dopo aver chiaramente analizzato i loro vestiti fece un sorrisetto a Francesca.

"La bimba è stata monella?" chiese, facendo diventare Giada bordeaux.

La mora annuì, replicando alla sconosciuta "Sì, abbastanza. Ma nulla che una buona sculacciata non possa risolvere."

La sconosciuta rise di gusto e si fiondò in bagno mettendo mano al cellulare. Con tutta probabilità per messaggiare le sue amiche di quanto appena visto, pensò Giada, la quale era nel frattempo arrossita a livelli inimmaginabili.

Una volta sole, Francesca le sorrise e dopo averle dato un bacino la tenne per mano e la guidò fino alla macchina di Fabio.

Decisamente si prospettava una lunga giornata.


SPAZIO AUTORE

E sì, finalmente un nuovo capitolo di "Non voglio la mamma!".  Vi ringrazio per la pazienza, ma con questa storia ho avuto un po' di blocco. Ora sembrerebbe passato, quindi non temete: riprenderà ad essere aggiornata. Come promesso, ho la ferma intenzione di portarla alla sua conclusione. Non vi libererete di me tanto presto ;)

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