CAPITOLO 2: A TU PER TU CON LA MAMMA
Giada si strinse a Fabio per tutto il breve tragitto, e ben presto i due si ritrovarono in salotto, dove Francesca stava aspettando seduta sul divano con una rivista di moda in mano.
"Ecco qua." annunciò Fabio, entrando nella stanza "La bimba è asciutta."
Francesca si voltò verso di loro, e vedendo Giada sfoggiò un grande sorriso.
"Ma sei bellissima, principessa." tubò, appoggiando la rivista al tavolo.
Fabio le sorrise di rimando, ma Giada la guardò invece imbronciata. Il ragazzo la mise sul divano accanto all'altra ragazza, e continuando a sorridere asserì "Vado a preparare il pranzo. Approfittatene per conoscervi un po' meglio, magari."
"Ma certo, amore." disse Francesca tutta contenta, mentre dal canto suo Giada si limitava ad annuire debolmente.
Il ragazzo si allontanò, sparendo nella cucina, e le due ragazze si ritrovarono da sole.
"Allora, cara, vuoi parlarmi un po' di te?" disse Francesca, continuando a sfoggiare un radioso sorrido "La tua mamma ti ascolta volentieri."
Giada la guardò storta. Prese il ciuccio e se lo rimosse, per poi asserire in modo deciso "Ascolta, Francesca..."
"Ah, ah, ah!" la interruppe, scuotendo un dito "Le bimbe non chiamano la mamma con il suo nome."
Giada sbuffò e riprese il discorso "...lo dirò chiaro e tondo: io non voglio una mamma. Voglio solo il mio papà."
Francesca la guardò perplessa, poi le sorrise ancora "Ma certo, cara, lo so che devi abituarti all'idea di una figura materna."
"Non è questo il punto. Io non ho bisogno di una figura materna e non la voglio. Ma non voglio neanche perdere il mio papà."
Francesca continuava a sfoggiare un sorriso radioso che Giada cominciava a trovare irritante, e rispose "L'erba voglio non cresce neanche nel giardino del re. Vedrai, sono certa che nei prossimi giorni cambierai idea, amorina."
"Ma non voglio..."
"Amore, smettila di dire voglio, dai. Le bambine dicono vorrei e chiedono per favore."
A quel punto Giada non ce la fece più, e le sbottò in faccia "Ma chi ti credi di essere?! Non sei mia madre!"
Francesca la guardò con sguardo severo, e con voce altrettanto ferma asserì "Piccolina, non usare quel tono con me."
"Altrimenti cosa fai, mi sculacci?!" la provocò Giada.
La risposta che ricevette fu decisa e stentorea, lapidaria "Sì, esattamente."
La ragazza sentì un duello iniziare nel proprio petto. Da un lato voleva sfidarla, metterla alla prova, vedere se davvero l'avrebbe fatto... dall'altro non voleva rischiare di finire sulle ginocchia di quella che era per lei di fatto un'estranea.
Alla fine, però, fu una terza parte a prevalere: l'idea che quella ragazza non facesse parte della sua vita e non avesse l'autorità per darle ordini.
In quegli istanti di silenzio, che Giada aveva usato per pensare, Francesca aveva continuato a guardarla severa, e fu lei la prima a parlare "Adesso chiedimi scusa per aver usato quel tono, ok?"
"Ma vai a quel paese." sbuffò Giada, scrollando le spalle.
Tutto accadde nella frazione di un secondo. Giada sentì il proprio polso venire afferrato e si ritrovò strattonata con forza, finendo di traverso sulle ginocchia di Francesca prima ancora che potesse obbiettare.
"Ehy!" esclamò la ragazza, mentre il suo naso sfiorava il pavimento "Non osare!"
Cercò istintivamente di fare forza per liberarsi, ma Francesca la teneva ferma in posizione, tenendole il suo stesso polso premuto contro la schiena.
"Oh, ti assicuro cara che oso eccome." rispose l'altra, severamente, alzando la gonna di Giada con un movimento rapido. Nello stesso istante, slacciò i bottoni della maglia sotto al cavallo e scoprì così il pannolino della fanciulla.
"No, no!" gridò Giada, arrossendo "Non farlo!"
"Direi che è troppo tardi per pentirsene."
Un colpo secco si abbatté sul suo sedere, fortunatamente attutito dal pannolino. L'indumento assorbente era abbastanza spesso, e dunque Giada sentì il colpo a malapena. Però non poté fare a meno di notare che, per quanto attutito, lo avesse comunque sentito: aveva sentito uno sculaccione a mani nude sul pannolino. Quanto accidenti era forte Francesca?
Mentre stava ancora realizzando ciò, però, Francesca non stette in attesa: fece piovere una raffica di forti sculaccioni sul sedere impannolinato di Giada, che lasciò sfuggire qualche gemito.
Sentendo quei rumori, Fabio d'istinto si affacciò dalla porta della cucina, e sotto i suoi occhi apparve l'azione disciplinare in corso. Sorrise e, pensando che sicuramente Giada avesse fatto qualcosa per meritarselo, tornò ai fornelli, non visto.
Francesca sferrò qualche altro sculaccione all'allibita Giada, per poi fermarsi di colpo.
Appoggiò una mano sul pannolino della ragazza, e disse "Ok, basta con il riscaldamento. Dimmi, amore... quanti sculaccioni pensi di meritare per avermi mancato di rispetto?"
"Quanti sculaccioni?!" esclamò Giada "Ma sei suonata?! Me li stai già dando!"
"Risposta sbagliata. Cinque in più." asserì severamente la mora "Ti conviene rispondermi e dirmi un numero sensato, che non sia troppo basso, o continuerò ad aggiungerne."
Giada sbuffò, e seccata rispose "Ma che ne so? Trenta?"
"Pensavo venti, ma trenta va bene. Più i cinque extra."
"Ehy! Non è giusto!"
"Sono le regole delle mie sculacciate, cara, meglio che ti ci abitui. Io penso un numero, e se ne dici uno più basso ti becchi gli extra, se lo dici più alto allora usiamo quello, invece."
Giada digrignò i denti, replicando "Quando mi sculaccia papà..."
"Non importa. Sei sulle ginocchia di mamma, ora, non di papà."
Finita la spiegazione, Francesca mosse la mano alle fasce adesive del pannolino, slacciandolo con abile mossa, per poi rimuovere la parte posteriore dello stesso, lasciando quella frontale in posizione.
"No, no!" esclamò Giada, sentendo fresco al sedere "Non guardare!"
"Beh, devo guardare per vedere dove colpisco. Non posso mica rischiare di dartele sulla spina dorsale, giusto?" ribatté Francesca, alzando la mano e lasciando cadere una poderosa pacca sulla natica destra della ragazza, strappandole un grido.
Francesca cominciò quindi ad amministrare la sculacciata con mano esperta, alternando tra le due natiche e mirando alla parte alta del sedere. Diciassette colpi in totale vennero dati in quel modo. Quando il diciassettesimo cadde, Giada stava singhiozzando e gli occhi si stavano riempiendo di lacrime che tuttavia non avevano ancora iniziato a rigarle il viso.
Francesca si fermò, e massaggiando delicatamente il sedere della bimba chiese "Dunque, cara, pronta per la parte finale?"
Giada scosse la testa "Non è abbastanza? Ti prego..."
"Abbiamo detto trentacinque, e saranno trentacinque." fu la risposta, che fece definitivamente morire le speranza di Giada che fosse finita.
Dopo qualche altro massaggino, Francesca alzò nuovamente la mano e ricominciò a far cadere dei poderosi ceffoni sul culetto di Giada che aveva cominciato ad arrossarsi. Ma non mirò alla parte alta, bensì alla seduta.
Quel colpo fece lanciare a Giada un grido.
"Ahia!" esclamò, cercando inutilmente di fare forza per alzarsi "Mi hai fatto malissimo!"
"E ringrazia che non uso la mia fedele cucchiarella, amore. Quella sì che fa male."
Quella risposa fece arrossire Giada. I suoi genitori non credevano nelle sculacciate, per cui la ragazza non le aveva mai prese prima di incontrare Fabio, e lui l'aveva sempre sculacciata (rare volte, tra l'altro) con la mano, mai con uno strumento. Una piccola parte di lei era incuriosita, ma il resto era terrorizzato.
Prima che potesse fare domande sulla questione, un altro sculaccione si abbatté sulla sua seduta, sull'altra natica, poi di nuovo sulla precedente e così via. Francesca diede in totale altri diciassette colpi, sempre alternando tra le natiche e sempre sulla seduta.
Dopo le pacche sul pannolino, diciassette colpi sulle natiche nude e diciassette colpi sulla seduta, Giada era un fiume di lacrime e singhiozzava senza controllo. Ai primi colpi sulla seduta aveva anche agitato le gambe, ma poi la sua resistenza fu vinta dal dolore e gli sculaccioni restanti lì subì abbandonata sulle ginocchia dell'altra.
Quando il diciassettesimo colpo di quella seconda serie cadde, portando il conto a trentaquattro, Francesca si fermò per un istante.
"Questa fa più male a te che a me." disse, alzando la mano in alto per quanto concessole dal suo braccio, e sferrò l'ultimo sculaccione a piena forza esattamente al centro del sedere di Giada, facendole lanciare un poderoso urlo che risuonò per tutta la casa.
Per fortuna Fabio viveva in una villetta. Se si fosse trattato di un condominio, sarebbe stato decisamente imbarazzante.
Giada piangeva a dirotto, e voleva con tutte le proprie forze massaggiarsi il culetto dolorante. Ma Francesca non era della sua stessa opinione.
La mora infatti le riallacciò subito il pannolino e abbottonò la maglietta, schiacciando quindi l'indumento assorbente contro il sedere della castana. Questo intrappolò il calore delle sue natiche, negandole ogni possibile sollievo.
Abbassandole anche la gonna, Francesca mollò il polso di Giada e la fece alzare. Subito Giada portò una mano al suo culetto, per massaggiarlo, ma l'altra ragazza le tirò uno schiaffetto sulla mano.
"No." disse severamente "Quando il popò scotta lo si lascia scottare, non lo si massaggia. Ecco, distraiti con questo."
Le infilò il ciuccio in bocca, e aggiunse "Adesso fili nell'angolino con le mani sulla testa. Se ti vedo muoverti o ti sento parlare, ne prendi altre trentacinque. Sono stata chiara?"
Giada, continuando a piangere, annuì sommessamente. Si voltò e si diresse con passo malfermo verso l'angolino. Ci mise il naso e si portò le mani sulla testa, singhiozzando.
Quando Fabio tornò dalla cucina, trovò Francesca seduta sul divano con le braccia incrociate che guardava verso Giada, intenta a piangere nell'angolino con le mani sulla testa.
Sospirando, il ragazzo si sedette accanto alla mora, dicendo "Non sei stata un po' troppo severa?"
"Mi ha mancato di rispetto, amore. Era giusto venisse punita."
Giada sentiva il cuore batterle nel petto. Stavano di nuovo parlando come se lei non fosse stata lì.
"Beh, certo, ma il numero di colpi che ho sentito..."
"Ma figurati, caro, era una sculacciatina. Per cose più gravi avrei usato uno strumento."
Fabio la guardò, e fece un sorrisetto interessato "Uno strumento? Cosa useresti?"
Francesca sorrise a propria volta, e rispose "Oh, tutto il repertorio di mia madre. Il classico dei classici è la cucchiarella, ma ci sono anche le spazzole, le ciabatte, le cinture, le verghe... oh, e l'assoluto re della disciplina domestica: il battipanni."
Era una fortuna che Giada se la fosse appena fatta addosso, perché sennò l'avrebbe fatto in quel momento sentendo l'elenco di strumenti da sculacciata di Francesca, e starsene nell'angolino con il pannolino bagnato è una sensazione parecchio sgradevole, lo sapeva per esperienza.
Dopo qualche minuto (cinque, per la precisione) Francesca sorrise in direzione di Giada e aprì le braccia verso di lei, dicendo allegramente "Vieni, amore, fatti spupazzare un po'."
Giada non se lo fece ripetere: si voltò di scatto e corse verso il divano. Ignorò però completamente Francesca e si gettò con le braccia al collo di Fabio, abbracciandolo forte.
Il ragazzo, sorridendo, ricambiò l'abbraccio.
"Su, su, papà è qui." disse, teneramente.
Francesca era rimasta con le braccia protese verso il nulla. Con un sospiro, lentamente le abbassò e si voltò verso Giada. Sorridendole, le scompigliò dolcemente i capelli, non intromettendosi però ulteriormente: non cercò di separare i due, né disse nulla, e lasciò che Fabio confortasse la monella.
Giada, dal canto suo, non le fu affatto grata e fu infastidita dal suo solo tocco. Sarebbe stata una lunga convivenza...
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