26. Scusami...
Harry era seduto sulla sedia del pronto soccorso da almeno due ore e nessuno gli aveva ancora detto nulla.
Del resto lui non era un parente di Louis e aveva il timore che i medici non sarebbero venuti comunque a parlargli.
Sollevò verso la porta del pronto soccorso gli occhi gonfi di pianto e poi abbassò di nuovo lo sguardo posandolo sulle mattonelle bianche del pavimento.
Era tutta colpa sua, Louis si era sentito male per colpa sua e lui non riusciva a togliersi questo pensiero dalla testa.
Si passò una mano fra i capelli e pregò chiunque ci fosse in cielo di dargli la possibilità di parlare ancora una volta con Louis e di chiedergli scusa.
Ad un certo punto cominciò anche a perdere il conto del tempo che passava e i volti degli infermieri e delle persone presenti nel pronto soccorso iniziarono a sovrapporsi gli uni sugli altri.
Guardò l'ora sul cellulare e strabuzzò gli occhi....erano le undici di sera ed erano esattamente sei ore che Louis si trovava dietro le porte di acciaio del pronto soccorso.
Si alzò allora per andare a chiedere informazioni ad un infermiere, ma vide del movimento accanto all'ingresso ai reparti e si fermò.
Attese con il fiato in gola e poi iniziò a tremare vistosamente nel momento in cui si accorse che Louis stava dirigendosi verso di lui sulle sue gambe.
Il professore capì subito che Harry stava crollando, allora gli si avvicinò e disse:
" Va tutto bene, mi hanno fatto tutti i controlli ed è stato solo una specie di attacco di panico, causato dall'ansia, nulla che c'entrasse con il cuore "
" È stata colpa mia, solo colpa mia " iniziò a balbettare Harry, torcendosi le mani fra loro.
Louis gli avvolse un braccio intorno alla vita, lo strinse e lo guidò fuori dall'ospedale.
In qualche modo raggiunsero la macchina e il riccio ritornò abbastanza padrone di se stesso, tanto che riuscì a guidare e a riportarli a casa.
Una volta all'interno dell'abitazione, Louis prese fra le braccia Harry e lo strinse con forza.
" Scusami, piccolo mio, perdonami tesoro, perdonami...."
Harry si aggrappò con tutte le sue forze al collo del suo professore e si lasciò andare ad un pianto disperato.
Louis lo trascinò con sè nella propria camera e si infilò con lui nel letto senza nemmeno spogliarsi.
Harry gradatamente smise di piangere e alla fine, vinto dalla stanchezza e dalla tensione accumulata, si addormentò.
Louis lo seguì nel mondo dei sogni dopo un po' di tempo, quando fece definitivamente pace con la sua coscienza.
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