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12. Una piacevole domenica


Nel pomeriggio Louis corresse le verifiche di alcune classi, mentre Harry studiò matematica, non deconcentrandosi nemmeno un minuto.

Louis, ogni tanto, lo guardò e provò un piacevole stupore nel constatare quanto fosse caparbio in ciò che faceva e con quanto impegno si esercitasse nelle varie prove di matematica.

Verso le quattro gli portò una fetta di crostata e un bicchiere di aranciata e chiuse i libri su cui stava studiando.

" Fai merenda e poi basta studiare, sono convinto che tu sappia tutto "

Harry interpretò il gesto di Louis come un invito a togliere il disturbo, perciò si affrettò a dire:

" Non avevo visto come si è fatto tardi, adesso me ne vado subito, non ti preoccupare "

" Ehi " lo bloccò Louis sfiorandogli un braccio " mi piace la tua compagnia e sarei felice se tu ti fermassi anche a cena. Dopo aver mangiato, possiamo giocare un po' a carte, ti va?"

" Tu mi vizi troppo " sussurrò Harry " come farò poi a tornare alla mia vecchia e solitaria vita?"

" Senti " disse Louis serio, sedendosi su una sedia davanti a lui " io ci sarò sempre per te, quando vorrai. Certo, non chiedermi di uscire con te in posti vicini alla scuola o di cambiare atteggiamento nei tuoi confronti in classe, ma, al di fuori del contesto scolastico, possiamo essere amici, nonostante io abbia praticamente il doppio dei tuoi anni!"

" Ma tu non sei vecchio..." intervenne Harry accalorandosi subito.

" Frena, frena campione...a dicembre compirò 36 anni, non sono più un ragazzino come te "

" Quando sei nato?"

" Il 24 dicembre, una bella fregatura direi...ho sempre ricevuto un regalo unico per Natale e compleanno "

" Io te ne farò due, lo prometto!" disse Harry senza nemmeno pensarci e Louis sorrise, invidiandogli l'entusiasmo che aveva e rimpiangendo il suo che ormai non c'era più.

Harry, alla fine, si fermò a cena, mangiò tanto quanto aveva mangiato a mezzogiorno, insistette per caricare lui la lavastoviglie e poi si mise a giocare a carte con Louis.

Si fecero le undici e il professore non ebbe cuore di farlo andare a casa a dormire.

Gli preparò il letto nella camera degli ospiti e fece finta di non notare le sue guance, che divennero rosse per l'imbarazzo, quando tirò fuori dalla borsa il pigiama che si era già portato da casa.

I due si augurarono poi la buona notte e dormirono bene, consapevoli di non essere, forse, più così soli.

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