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Capitolo 1

Sei anni dopo ...

<<Bryan svegliati, cucciolo. La tua colazione è pronta!>> disse Grace aprendo le tende.

La luce seppur debole inondò la cameretta del piccolo Bryan, illuminando i giochi riposti con ordine in un angolino della stanza che sembravano aver preso vita. Più tardi, Bryan ci avrebbe giocato sicuramente, dopo essere stato a scuola e dopo aver finito i compiti. I suoi giochi preferiti erano quelli di un normale bambino di sei anni: macchine telecomandate, robottini, soldatini e peluche parlanti e Grace aveva fatto innumerevoli sacrifici per comprare ciò che suo figlio desiderava. A volte però i suoi cari nonni o qualcuno di loro conoscenza portava un piccolo dono, in occasioni speciali, come Natale o compleanno riempiendo di felicità il piccolino.

<<Mmmh...è nella tazza dei supereroi?>> mugugnò il bambino appena sveglio. Ci volle qualche minuto prima che aprisse completamente gli occhi, a volte la pigrizia aveva la meglio sul comportamento di Bryan. Fortunatamente quel giorno si era alzato con il piede giusto e Grace non dovette rimproverarlo per capricci di poco conto.

<<Sì tesoro. Proprio nella tua tazza preferita. I cereali sono lì che nuotano nel latte caldo, pronti per essere smangiucchiati da un supereroe di nome Bryan.>> disse Grace con un po' di fantasia e abbracciando suo figlio.

<<Ma anche il mio papà era un supereroe?>> Lo sguardo del bambino si fece brillante dalla curiosità, dato che suo padre non l'aveva mai conosciuto. Era bello che il bambino chiedesse com'era suo padre prima di morire, se gli assomigliava o se gli voleva bene...

<<Certo che sì. Tuo padre era un supereroe. Aveva il potere della forza, dell'amore e tutti gli volevano bene.>>

Nonostante fossero passati sei anni da quella maledetta sera, il dolore nel petto di Grace non era scomparso. Lei aveva definito il suo cuore "anestetizzato", lui era lì, batteva ma era vuoto, se non ricolmo d'amore per suo figlio. Non si sarebbe mai ripresa da questa tragica perdita ma aveva imparato a essere forte davanti a suo figlio, soprattutto sapeva contenersi quando credeva di crollare.

Bryan soddisfatto della risposta si mise a correre verso la cucina, Grace lo seguì con calma. Non era semplice mantenere un figlio, educarlo da sola, lavorare e sistemare casa. Era molto dura arrivare a sera con qualche grammo di energia in più ma era orgogliosa dei risultati. Non si sarebbe mai aspettata una forza interiore del genere ma l'aveva promessa a sé stessa e a Jared. Con suo marito a fianco sarebbe stato diverso ma per fortuna Bryan era un bambino tranquillo. Era raro trovare bambini che nonostante il dolore avessero un comportamento adeguato. Aveva educato Bryan ad aver rispetto di tutto ciò che lo circonda e lui aveva capito fin da subito, ovviamente sbagliando all'inizio.

<<Guarda mamma! Ho finito la colazione, ora da bravo supereroe vado a lavarmi i dentini.>>

<<Bravo. Io allora ti aspetto qui. Ti voglio vedere pulito e vestito come mamma ti ha insegnato.>>

<<D'accordo.>>

Grace lavò le stoviglie della colazione e dopo cinque minuti Bryan tornò in cucina, pulito e vestito come concordato, a parte le scarpe al contrario. Lo indicò ma il bambino parve non accorgersene, aveva ancora tanto da imparare ma era soddisfatta di suo figlio.

<<Hai le scarpe al contrario. Vieni qui che te le sistemo per il verso giusto...>> ridacchiò Grace.

Il bambino scoppiò a ridere, non appena si accorse dello sbaglio.

<<Ora mettiamo il giaccone, la sciarpa e i guanti. Fuori fa molto freddo e non voglio che ti ammali.>>

Bryan annuì assorto nei suoi pensieri.

<<Mamma, quindi domani è sabato? Andremo al lago con zia Allison?>>

<<Sì tesoro, così giocherai con Sam mentre io chiacchererò un po' con Allison.>>

Ogni tanto era giusto staccare la spina e concedersi un po' di meritato riposo e soprattutto aggiornarsi sulle novità con la sua più cara amica Allison. Quella donna era un elefante in una cristalleria, una bomba d'energia anche se aveva una storia simile alla sua.

<<Bene Bryan. Ora bisogna aspettare il pullmino fuori. Prendi la cartella. È in cucina.>>

<<Va bene mammina.>>

Grace prese le chiavi della sua auto e dopo essersi accertata di non aver dimenticato nulla, chiuse il portone d'ingresso. Il pullmino non tardò ad arrivare, suonando come di consueto il clacson. L'autista aprì le porte e Grace salutò il figlio.

<<Fa il bravo Bryan.>> disse schioccando un bacio sulla fronte del bambino.

<<Io lo sono sempre! Ciao mamma, ti voglio bene.>>

Grace vide il suo piccolo salire e dopo poco il pullmino allontanarsi all'orizzonte.Domani avrebbe riposato, si assicurò, almeno per dare un taglio alla solita routine che l'accompagnava da ormai sei anni...    

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