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Le lezioni passarono in fretta e finalmente potevo uscire dai cancelli della scuola.
Da lontano vidi Dylan, così mi fermai e lo aspettai vicino ad una panchina.
"Ehi, ciao" disse salutandomi dando poi mi rubò un bacio. "Come sono andate le lezioni?" chiese.
"Bene anche se la prof. di letteratura ha confermato i sospetti che avevo sul fatto di non andarle tanto a genio" sbuffai.
"Non te la prendere, non puoi star simpatica a tutti come speri sempre" replicò guardandomi.
"Certo, ma stare poco simpatica a una prof., potrebbe intralciarmi con gli studi" sbuffai.
"Se ne farà una ragione" fece spallucce e poi continuò: "andiamo a mangiare qualcosa fuori? Non ho tanta voglia di arrivare fino a casa per poter mangiare"
"Va bene, dove però?" dissi io soffermandomi.
"Mc?" chiese.
"E me lo chiedi pure?" sorrisi io per poi riiniziare ad incamminarmi con lui accanto.
"Allora come stai?" chiese mentre camminavamo Dylan.
"Un po' meglio, ma la litigata di ieri è stata pesante" affermai.
"Anche per me"
Strada facendo mi imbattei in un pensiero che sembrava impossibile da togliere dalla mia testa.
***
"Vai di la, sta arrivando Mr. Brown" disse il ragazzino che a volte mi teneva compagnia.
Mi diede un pezzo di pane e, dopo averlo afferrato, corsi in camera per sfuggire dalle grinfie di quell'uomo.
So che prima o poi mi avrebbe trovata, ma speravo che infondo infondo potesse aver altro da fare.
Il cuore mi batteva forte in petto quando sentii lo scricchiolio delle scale, segno che qualcuno stava salendo.
Non lui. Non lui. Non lui.
La faccia della moglie sbucò da dietro la porta. Si guardò dietro e dopo decise di entrare.
"Adesso ti faccio vedere un nascondiglio, non devi dirlo a nessuno. Mi raccomando Sasha." disse lei con aria preoccupata. "Lo sto facendo per salvarti la vita. Tu devi solo stare qua e non parlare e non far nessun rumore"
Mi prese per mano. Scendemmo le scale e aprì la porta con una chiave che si portava come collana. Mi spinse di fretta e furia dentro.
Quando finalmente richiuse la porta alle sue spalle, spostò il comodino vicino al letto e poi mi guardò.
"In questi giorni Sasha, ti prometto che ti libererò da questo casino. Le cose stanno peggiorando sempre di più e non voglio che mr. Brown ti faccia del male, come te l'ha fatto la scorsa volta" a ricordo rabbrividii.
Mi guardai la spalla, la cicatrice era ancora rosa e pensai che non si sarebbe mai tolta. Ormai era come un tatuaggio: indelebile. A volte mi pulsava dentro, conferma che questa cicatrice no si sarebbe mai tolta. L'ustione che mi aveva provocato mr. Brown era ormai una cosa del tutto permanente.
Ritornando in me, guardai impietrita la donna che si trovava di fronte a me. Aprì una porta piccola quanto il comodino e mi guardò. "è un tunnel, ma tu devi restare qua vicino al comodino. Si sentirebbero dei passi anche di un gatto qui dentro e mr. Brown sicuramente sarà il primo posto in cui ti verrà a cercare." disse. "Mi raccomando nessun rumore per nulla al mondo. Io ti chiudo qua dentro a chiave, l'aria non mancherà perché il tunnel porta direttamente al giardino. Verrò a controllarti ogni due ore e ti darò cibo a volontà per passare la notte. Nel giro di una settimana sarai fuori, te lo prometto." mi porte il mignolo e io lo afferrai col mio.
La porta principale della casa sbatté ed io trasalii. La guardai: era terrorizzata anche forse più di me. "Vai veloce" disse indicandomi il rifugio dove dovevo trascorrere il resto della settimana.
"Resisti finché puoi, io sono sempre vicino a te con anima e cuore. Mi raccomando nessun casino e non provare ad uscire, per nessun motivo al mondo. Ti prometto che sarai in una nuova casa la prossima settimana" disse.
L'uomo urlò e sentii una cosa di vetro spaccarsi. La guardai: era anche più terrorizzata di me.
"Ci vediamo fra un paio d'ore" disse, per poi chiudermi dentro a chiave.
Tutto il pomeriggio sentii urla e cose lanciate all'aria per poi essere frantumate per terra.
Avevo paura. Avevo tantissima paura, così mi tappai le orecchie: non ce la facevo più a sentire ciò che mr. Brown diceva a quella povera ragazza innocente.
"Non fiatare" sussurrai. "Non fiatare".
***
Mi girai verso Dylan. "pianeta chiama Sasha" disse sbattendomi la mano davanti alla faccia per potermi far riprendere dai miei pensieri.
Lo guardai disorientata. "Si scusa, stavo pensando" annunciai.
"Ho notato" disse cercando di far sembrare quella una battuta.
Quado prendemmo posto al mc, dopo aver fatto le ordinazioni, mi guardò incuriosito. "Allora che pensa la mia piccola Sasha?"
"In realtà a nulla di importante" mentii "Solo che sono un po' in pensiero per il test di biologia che dovrò dare a fine quadrimestre"
"Oh, non ti preoccupare. Hai la prof. migliore per poter copiare" fece un accenno di sorriso.
Aggrottai la fronte "Ma io non voglio copiare, devo impegnarmi se voglio arrivare alla fine di quest'anno. E sicuramente non prendo esempio da te che sei stato mandato in presidenza ben quattro volte per aver copiato" dissi sorridendo,
Il sorriso gli morì sulle labbra e si corrucciò "Non è colpa mia se avevo un compagno di copiature scarso. Poi ho imparato la lezione" disse incrociando le braccia e appoggiandosi sullo schienale "Non devo più copiare dai secchioni. Perché basta una parola di più dal professore e subito rinunciano alla copertura mandando nella merda chi in realtà voleva solo copiare"
"Piuttosto che copiare, inizia a studiare e vedi che del rischio della presidenza non vedrai neanche l'ombra" annunciai.
"Ma come fai? Voglio dire, come ti viene voglia di studiare? Io ci ho provato una marea di volte, ma dopo dieci minuti la mia testa andava a fuoco" disse
"Beh, devi restare concentrato il più possibile. Anche per solo dieci minuti, l'importante è poi riprendi a studiare. Fai magari dieci minuti di studio e dieci minuti di pausa" alzai le spalle.
"Mh, meglio che copi lo stesso." fece un sorriso beffardo "A meno che tu non mi dia ripetizioni".
Sbuffai. "Sei ridicolo, lo so che non studieresti neanche sotto tortura"
"Beh, ma se la torturatrice fossi tu, lo farei" disse ammiccando.
Rimasi a bocca aperta. Non ci credo che l'abbia detto sul serio. "Peccato che è un'ipotesi molto molto lon..." mi fermai.
C'era un uomo che ci fissava. Indossava un cappello con la visiera marrone e il cappuccio. Il cappello era in tinta con la giacca di pelle e i jeans che portava. Un secondo dopo mi arrivò un messaggio
'Se vuoi puoi darmi ripetizioni anche a me
-B'
Prima che potesse scappare, corsi verso la porta, ma quando la aprii non c'era nessuno.
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