38
Presi il treno e andai, ignorando le chiamate infinite di Dylan.
Quando scesi dal treno, le mie gambe partirono come se sapessero già dove andare.
***
Entrai nella mia stanza, felice perché finalmente quella giornata era finita.
Mi appoggiai al letto togliendomi le scarpe e i pantaloni.
Sentii bussare alla porta, così mi affrettai a mettermi il pigiama.
Entrò la compagna del mio padrone.
Andò diretta all'armadio, senza degnarmi di uno sguardo.
Prese la valigia guardandosi intorno e iniziò a metterci dentro le mie maglie e i pantaloni.
"Devi andartene via di qua, subito" disse con uno sguardo che urlava paura.
Terrorizzata mi alzai di scatto, pronta alla mia avventura.
"Mr. Brown sarà qui a momenti, bimba, quindi sbrigati. Ho chiamato il taxi così ti porterà in aeroporto. Ci sarà una famiglia che ti ospiterà e ti tratterà meglio di come fa mr. Brown e di come potrei trattarti io."
Appena finimmo di preparare la valigia, lei la prese e iniziò a correre per il giardino. Salii sul taxi e lei fece in tempo a mettere la valigia nel baule, che mr Brown scese dalla macchina e urlò: "Che cazzo stai facendo?!"
La donna iniziò a correre sul marciapiede passandomi accanto.
Il taxi partì subito, poi sentii un colpo di pistola.
Non ce la feci a girarmi, non ebbi il coraggio.
***
Scacciai dalla testa quel ricordo e comprai un panino.
Mi misi seduta sul marciapiede e riflettei.
Volevo rivedere mr. Brown.
Anzi dovevo vederlo.
Avevo paura della mia reazione. Perché magari lui non era cambiato in questi anni e ne sarei rimasta a dir poco delusa.
Sapevo che prima o poi il destino voleva riportarci insieme. Sapevo tutto ciò, ma non avevo ancora il coraggio di affrontarlo. Non da sola.
Quando si fece buio, ripresi il treno e tornai a casa, con i pensieri ancora più confusi di prima.
Quando aprii la porta di casa trovai Dylan intento a parlare con i miei genitori. Era arrabbiato.
"Mi spieghi che fine avevi fatto?" ringhiò.
Feci un passo indietro, intimorita.
"Che cazzo hai fatto tutto questo tempo?" irrigidì la mascella.
Non era per niente un bel segno.
"Io-"
"Sasha, che fine avevi fatto?" disse Tay.
"Io sono andata a fare un giro in un altro paese. Volevo stare un po' da sola" dissi.
Il mio papà e la mia mamma tornarono in cucina, mentre Dylan mi seguì in camera, con passi pesanti.
Altro brutto segno.
"Mi spieghi che cazzo hai in testa?!" urlò.
"Dylan.. Io.."
"No! Adesso lasci parlare me, non voglio sentire altre stronzate. Sei stata con un altro vero? No, anzi non me lo dire. So che è cosi. Quel pezzo di merda mi ha mandato la foto. Che cazzo ci facevi insieme a lui?!"
Mi fece vedere una foto che ritraeva me appoggiata al finestrino, intenta a guardare il paesaggio.
Presi in mano il telefono. Come era possibile? Era il ragazzo che avevo conosciuto in autobus.
"Ma che?..." Dylan mi strappò il telefono dalle mani.
Mi guardò dritto negli occhi e disse: "Io me ne vado e non torno più. Non ti fare più sentire ne vedere. Non voglio altri problemi come questi"
In quel momento il mio cuore si riempì di lacrime e poi si sgretolò in mille pezzi.
Sentivo quella sensazione di vuoto che avevo provato quando sono arrivata in questa casa sconosciuta.
Per me, stare senza Dylan era un luogo sconosciuto, mai visitato.
Perché prima di incontrarlo, ce l'ho fatta si, ma ho tentato di suicidarmi 6 volte.
La mia vita ad un certo punto era priva di valore, non aveva più senso viverla.
Stavo lì immobile a guardarlo e a pensare ogni istante con lui e a tutta la felicità che provavo quando mi stringeva la mano e non me la lasciava più.
Lo fissai mentre se ne andava, scendendo le scale.
Il dolore che provavo in quel momento non sarebbe mai stato paragonabile al dolore che avrei provato il giorno dopo: avrei aspettato il suo buongiorno, ma non ci sarebbe stato. Perché se n'era andato, come tutte le altre persone che avevano fatto parte della mia vita.
Era una delle tante persone che nella mia vita non dovevano entrarci.
E adesso io mi chiedevo: perché tutto questo dolore a me?
Ero solo io che provavo così tanto dolore dalla nascita?
Avevo voglia di gridare ai quattro venti che non valevo niente che nonostante io fossi ancora qui, non volevo starci.
Forse non era il mio posto.
Forse questo mondo non era il mio posto.
Forse no.
Avevo voglia di andarmene via da questa città e di non vedere mai più nessuno.
Non riuscivo a stare qui per un altro minuto, non ce la facevo.
"Matt.." dissi singhiozzando quando rispose tutto assonnato.
"Che succede?" disse preoccupato.
"Vieni qui a casa, per favore.." quasi lo supplicai.
Non conoscevo altra persona, che mi capisse cosi tanto, con cui parlare dei miei problemi.
"Dammi quindici minuti e sono lì" rispose e poi attaccò.
Aspettai ed esattamente un quarto d'ora dopo, lui era qui.
"Che succede?" sussurrò notando che tutte le luci della casa erano spente.
Feci segno di seguirmi e andammo in camera mia.
"E' per Dylan, vero?" chiese.
Annuii.
"Ti ha lasciata?" domandò.
Annuii di nuovo.
"Bastardo, lo sapevo. Quella cazzo di foto ha fatto il giro di tutta la scuola" mi spiegò.
Inspirai lentamente, sperando che da un momento all'altro sarebbe tornato, ma sapevo che non lo avrebbe mai fatto: lui non tornava mai sui propri passi.
Come poteva pensare che lo avrei mai tradito?
Dopo un'ora e mezza di chiacchiere, Matt andò a dormire nella stanza degli ospiti, mentre io restai li immobile a pensare cosa avevo fatto di male per meritarmi una vita così.
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Ciao ragazzi,
Ho delle novità.
Mancano una ventina di capitoli alla fine del capitolo, dopodiché lo pubblicherò cartaceo.
Un'altra novità è che finalmente mi sento la mente libera da ogni pensiero, come se si fosse alleggerita moltissimo.
Quest'anno vado in una nuova scuola perché ho scoperto di essere dislessica e avevo già dei dubbi sul continuare il linguistico.
Quindi vado ad un professionale, così potrò andare anche al conservatorio, dove mi passano direttamente al 3^ o al 4^ anno.
Sono troppo felice di tutte queste avventure che mi aspettano a settembre.
Voi come state? (Scrivetemelo in privato che ci guardo più spesso)
Princesses
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