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La mattina dopo, quando mi alzai dal letto, pensai che se dovevo rompere con Dylan, dovevo farlo adesso.

Sapevo che lo amavo. Avevo la certezza di amarlo.

Ma eravamo così diversi. Eravamo il contrario. Eravamo il bianco e il nero. La differenza tra di noi era troppa ed io non sapevo se fossi riuscita a sopportare altri cambiamenti nella mia vita.

Lui mi ha sempre dimostrato tutto, sin dall'inizio. Ma io ancora niente e non sono sicura di riuscire a farlo. I miei muri nei confronti di Dylan sono ancora intatti e se non riesce ad abbatterli, non scoprirà mai la vera Sasha. Io mi affezionerò, gli dimostrerò come sono realmente e lui scapperà. Gli darò il cuore e, come è già successo in passato, me lo ridarà tra le mani spezzato. So come vanno a finire queste storie: dai tutto e non ricevi niente. Oppure dai tutto e ciò che ricevi è il tuo stesso cuore pieno di cicatrici.

Avevo già sofferto in passato e non avevo intenzione di ritrovarmi a piangere nella mia stanza per ore, fino allo strenuo delle mie forze.

Non potevo permettermi di pensare a questi drammi adolescenziali per ora. Ero appena uscita dall'inferno e un pezzo di paradiso me lo meritavo anche io, senza se né ma.

Avevo superato tutti i miei ostacoli, cercando di non farci caso, ma l'unica cosa che avevo in mente ora, era il sorriso di Dylan. Non riuscivo a toglierlo dalla testa e, sinceramente, non volevo. Se dovevo lasciarlo, dovevo farlo prima che il mio cuore si sciogliesse e cadesse nel suo tranello. Dovevo farlo oggi, ma non volevo. Non ne avevo le forze per guardarlo negli occhi e mentirgli dicendogli che non potevamo stare insieme. Non avevo il coraggio di andare lì e dirgli delle falsità: che non lo amavo.

Lo amavo, cazzo.

Mi ero innamorata.

E non potevo farci niente, assolutamente.

Non avevo voglia di combattere ancora contro me stessa, non più.

Avevo esaurito le forze per lottare.

Avevo voglia solo di abbracciare Dylan e scomparire tra le sue braccia.

Il telefono squillò per avvisarmi che era mattina ed era ora di andare a scuola.

Non avevo chiuso occhio.

Scesi le scale e andai in cucina a fare colazione.

"Buongiorno Sasha del mio cuore" disse Tay dandomi un bacio sulla fronte.

"Hai dormito?" chiese.

"Poco" ammisi sorridendo leggermente.

"Si vede" sorrise facendo spuntare le fossette sulle guance.

"Grazie" dissi mettendomi seduta sulla sedia, aspettando che Taylor mi mettesse il latte e i biscotti davanti.

"A cosa hai pensato, Sasha?" chiese inarcando un sopracciglio e soffiando dentro la tazza di caffè bollente.

"Ho pensato un po' alla mia vita e a come è cambiata in quest'ultimo periodo, grazie alla scuola nuova" addentai un biscotto.

"In modo positivo o negativo?" chiese.

"Positivo" risposi.

"Mi fa piacere, piccola. Hai più incubi?" domandò.

Ora che ci pensavo, non avevo più incubi da quando ero tornata. Forse avevo bisogno di stare un po' da sola.

"Non da quando sono scappata" dissi addentando un altro biscotto.

"Bene, ora devi andare sennò perdi l'autobus" mi fece l'occhiolino e si alzò mettendo la tazza di caffè nel lavandino.

Presi lo zaino e, dopo aver salutato Tay, andai verso la fermata.

"Guarda un po' chi si rivede" disse un ragazzo vicino ad un palo della luce.

"Ehy" dissi.

Quando mi avvicinai, lo riconobbi: era il ragazzo che avevo incontrato quando ero andata a fare la corsa.

"Coma va?" chiese facendo un piccolo sorriso.

"Tutto bene, tu?" risposi.

"Non mi lamento, ora che tu sei qui a tenermi compagnia" inarcò un sopracciglio.

Arrossii e proprio in quel momento l'autobus si fermò davanti a noi.

"Prima le signore" disse incitandomi ad entrare.

Quando trovai un posto libero mi sedetti vicino al finestrino.

Il ragazzo si sedette vicino a me e iniziò a giocare con il telefono.

"Beh, allora, sei fidanzata?" chiese senza staccare gli occhi dal cellulare.

"Si" dissi.

Fece scorrere lo sguardo verso di me e disse: "Ah, posso sapere con chi?"

"Si chiama Dylan"

"Cognome?"

Spalancai gli occhi e solo in quel momento capii che non conoscevo niente di lui.

"Non lo so" risposi.

Perché non me l'ha detto? Anzi, perché non gliel'ho chiesto? Questo poteva darci molte risposte.

Mi guardò un po' confuso e poi si morse il labbro inferiore, come per trattenersi dal ridere.

Lo guardai male e presi il libro che stavo leggendo dallo zaino. Iniziai a sfogliare le prima pagine, finché non trovai il segnalibro.

Mi misi cuffiette ed entrai nel mio mondo.

Quando arrivammo, vidi Dylan seduto su una panchina a fumare mentre usava il telefono.

Lo salutai con un bacio a stampo e gli sorrisi, felice di vederlo.

"Come mai tutta questa allegria, oggi?" chiese sorridendo.

"Appena ti vedo è sempre così, non ti dovresti stupire più"

Il ragazzo strano della corriera, ci venne incontro e alzo un sopracciglio. "Quindi è lui il tuo ragazzo?" chiede confuso.

"Si" risposi facendo una faccia abbastanza imbarazzata.

Perché ci teneva così tanto a sapere con chi ero fidanzata?

Dopo un po' mi accorsi che Dylan e il ragazzo si stavano guardando male, come se dovessero fare a botte da un momento all'altro.

Li guardai confusa e dopo qualche secondo il ragazzo tirò un pugno a Dylan e io gridai.


-spazio me-

Scusatemi tantissimo per l'attesa, ma sono veramente piena di compiti e volevo informarvi che se non ho pubblicato per tutto questo tempo è perché stavo passando un periodo buio perché dei ragazzi mi hanno fatto soffrire parecchio. PERO' ora sto molto meglio e sono pronta a ricominciare a scrivere.

Princesses.


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