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Finalmente dopo ore e ore di viaggio, arrivammo e la prima cosa che feci fu andare a scuola. Non che quel posto mi piacesse, ma avevo lasciato il mio libro preferito nell'armadietto. Quando entrai a scuola sentii quell'odore di disinfettante provenire dai bagni. Quando passai vicino alla presidenza sentii una voce familiare.

"No, non sappiamo dove sia andata a finire e siamo venuti qua per questo. Non sappiamo dove cercarla e..." la voce di Taylor si fece più rauca, come se fosse sul punto di piangere.

Non so con quale coraggio, ma aprii la porta e dissi: "non c'è bisogno di cercarmi".

Tre paia di occhi si puntarono verso di me e subito mi chiesi se per caso non fosse passato un anno da quando ero scomparsa.

Avevo così tanta voglia di abbracciare Taylor sussurrandogli che sarebbe andato tutto bene e che era stato un errore mio fuggire dalla realtà.

"S-Sasha?" balbettò lui.

Annuii e dissi: "scusate, scusate davvero per ciò che ho fatto, ma dovevo stare un po' da sola cosicché potessi spendere del tempo con me stessa. Non avevo intenzione di far soffrire nessuno, ma ormai quello che è fatto, è fatto. Ora sono qui no? Questo è l'importante."

"Abbiamo ritrovato una delle migliori alunne, allora. Sasha, permettimi di fare un discorso serio: tu sei una delle studentesse migliori che io abbia mai avuto e hai uno splendido futuro davanti. Non rovinartelo facendo delle cavolate. La sola cosa che devi tenere in mente è che non fai soffrire solo te stessa, ma anche gli altri che ti stanno attorno. So che all'inizio può sembrare un po' difficile: compagni nuovi, professori nuovi e comunque una vita nuova. Ma prima o poi questo momento si supera e ti ringrazierai quando da grande farai il lavoro che ti piace di più." disse il preside della mia scuola.

"Lo so, preside, solo che sono successe troppe cose in un fiato ed ero veramente molto confusa su ciò che sarebbe successo dopo." dissi con la voce tremante.

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"SASHA, DOVE CAZZO SEI?!" urlò mr. Brawn dalle scale.

"Qui" dissi io con voce spezzata dal pianto.

"PERCHE' TI STAI NASCONDENDO?!" disse furibondo.

Abbassai la testa vergognandomi del gesto che avevo compiuto. Sapevo che adesso sarebbe arrivato il momento della punizione più dolorosa: dovevo fare ciò che voleva.

"Mh... Fammi pensare... Che punizione possiamo dare alla piccola e innocente Sasha? 50 giri intorno alla casa? 90 flessioni? Mh... NO!" sbraitò. "questa volta sarà una punizione lenta e dolorosa che non potrai mai dimenticare. Adesso ti faccio la lista delle cose da fare in questa casa".

Andai in camera mia e riflettei. Facevo fatica a respirare dai singhiozzi che salivano su per la gola.

Qualcuno bussò freneticamente alla porta e la faccia di mr. Brown sbucò dalla soglia.

"Questa è la lista delle cose da fare per oggi". Me la lanciò sul letto e sbatté la porta alle sue spalle.

La lessi ad alta voce: "Stirare tutti i panni, lavare i piatti che ci sono nel lavandino, lavare a terra in tutta la casa, fare i letti di tutte le camere, mettere in ordine e spolverare la casa, fare di corsa 30 giri della casa, fare 100 flessioni e andare a buttare la spazzatura. Tutto questo deve essere fatto entro 2 ore sennò lo devi ripetere per almeno 3 volte entro un'ora".

Scoppiai a piangere, perché in quella situazione era l'unica cosa che potessi fare. Era l'unica cosa che mi riusciva bene , piangere fino ai singhiozzi.

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Ritornai in me e guardai quegli occhi profondi di Taylor.

"Sasha, se vuoi puoi prenderti un po' di tempo per te, saltando alcuni giorni di scuola cosicché puoi prenderti cura di te stessa e fare ciò che vuoi. Se sei d'accordo, ti giustifico già le assenze" disse il preside.

"Grazie, preside, ma penso che il tempo per me ne abbia già speso abbastanza. Ora ho una buona ragione per venire a scuola tutti i giorni" dissi io con fermezza.

Quando tutti e tre si calmarono, io, Taylor e sua moglie, uscimmo e tutti tirammo un sospiro di sollievo per esserci tolto questo peso dalle spalle.

Taylor, mi abbracciò e subito si aggiunse anche Mary che dopo iniziò a piangere sulla mia spalla.

"Non volevo farvi soffrire, davvero. Non era mia intenzione, ma dovevo veramente staccare la spina da tutto e da tutti." dissi mente una lacrima mi scese dalla guancia lentamente.

Taylor sciolse lentamente le braccia, come se stesse toccando un piatto di vetro pronto a rompersi.

"Tranquilla, piccola. Non voglio che tu soffra nuovamente, ma devi prometterci una cosa: non lo fare più. Se c'è qualcosa che non va, ce lo dici. E promettiamo di non chiamare lo psicologo in tutta fretta, ma di ascoltarti prima e di comprendere tutto ciò che hai da dirci. Volevo solo dirti che anche se per caso scapperai di casa, oppure ti succederà qualcosa, ricorda che ti voglio bene. Forse a volte non lo dimostro, ma è così e ti sono vicino anche quando ti guardo da lontano. Anche se tu non mi vedi di fianco a te a stringerti le spalle per coccolarti, sappi che io sono vicino a te, psicologicamente. E se tu soffri, o non ti trovi bene con le amicizie e tutto il resto in questa scuola, devi dircelo, perchè purtroppo noi non abbiamo ancora questa capacità di leggere nel pensiero. E anche se lo sapessimo fare, non saprei come orientarmi nella tua testa. Sei così complicata Sasha... Davvero troppo." disse Taylor tutto in un fiato.

"Lo so che ci siete sempre e anche se ogni giorno vi sento lontani, voi siete vicini lo stesso e che se mi sentite soffrire, correte subito a salvarmi e a tirarmi fuori dai problemi che mi circondano. E so anche che mi volete bene esattamente come un mese o un anno fa. Lo so questo, ma ho bisogno di tempo per ambientarmi in questa nuova scuola e in questo nuovo ambiente pieno di oche e ragazzi scalmanati. Questa scuola è veramente piena di stronzi. Pieno di ragazzi che fanno soffrire le ragazze, ma forse io ne ho trovato uno, uno che mi fa sorridere e mi fa tirare fuori le parole anche quando non riesco ad aprire bocca. Ed è lui." dissi indicando con un cenno col capo Dylan sotto la soglia della porta d'entrata.

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