20
Pensavo di restare un'altro po' a New York, ma Dylan mi convinse ad andare con loro. Io e Dylan andammo in una sola macchina, mentre tutti gli altri andarono con il camper che il moro aveva preso.
"Cosa siamo?" dissi tutto ad un fiato mentre lui guardava dritto sulla strada cercando di non deconcentrarsi.
Un muscolo sulla sua mascella guizzò e mi sorrise guardandomi dallo specchietto.
"Tu vorresti essere la mia ragazza?" chiese con aria innocente e provocante al tempo stesso.
"Ma tu... Sei un puttaniere e... Io non so parlare" dissi dispiaciuta è divertita al tempo stesso. Il fatto che poteva ferirmi era la cosa che mi spaventava di più.
"Tu sai parlare. Devi solo capire che a volte buttarsi è la cosa giusta da fare, non devi avere paura. Specialmente di me." protestò.
"Jade... Anche lei è un problema" sospirai pensando a ciò che mi aveva detto qualche ora fa.
"Eh?" chiese non capendo.
"Mi ha minacciata" risposi facendo spallucce.
"Minacciata?" ripeté lui confuso.
"Mi... Mi ha detto che se mi avvicinavo... A te, Matt avrebbe fatto una brutta fine. Io non voglio fargli... Del male, capisci?" chiesi mentre una lacrima scivolava sul mio viso lentamente.
"Va bene, va bene. Risolveremo tutte le faccende okay? Il tipo che ti mandava messaggi, ti ha ancora scritto?" cercò di restare calmo, ma le nocche bianche mi fecero capire che stava stringendo forte il volante e sarebbe scoppiato da lì a poco.
"N-no" balbettai.
"Ci fermiamo in un autogrill, con gli altri, okay?" chiese prendendomi la mano che si trovava sulla mia coscia.
Annuii e quando iniziò a giocherellare con il mio anello sull'anulare, mi irrigidii subito.
"E sai qual è la cosa divertente?" sussurrò mr. Brown vicino al mio orecchio.
"N-no" balbettai in preda al panico.
Qualche ora prima ero stata rinchiusa in uno sgabuzzino al buio, ma non avrei mollato la presa così tanto facilmente.
"è che io non posso affezionarmi a te" sussurrò con lo sguardo perso nel vuoto.
"E perchè no?" balbettai guardandolo con occhi che urlavano di preoccupazione.
"Non voglio che il mio cuore si distrugga di nuovo" mi sorrise maleficamente.
"Ma... Facendo così distruggerai il mio." affermai forzando un sorriso.
Ma il sorrise lo fece andare solo fuori di testa e iniziò ad urlarmi contro: "Sai cosa vuol dire perdere un figlio? Sai cosa significa non avere la bocca per parlare? Perchè io quando parlo, non è per merito mio, ma dell'alcool. Io non so più che fare!!" sbraitò.
Lo lasciai libero di urlarmi tutte le cattiverie contro, per sfogarsi, ma mi fecero male lo stesso al cuore.
"E LO SAI CHE SONO STATO SOLO ANCHE IO? E LO SAI QUANTO FA MALE ESSERE MUTI?" urlò lanciando una bottiglia vuota contro il muro. Fece un rumore assordante, ma nessuno dei due ci fece caso perché stava per succedere qualcosa che avrebbe cambiato la nostra vita.
"Sasha, noi siamo uguali" affermò lui avvicinandosi ancora di più a me. "Entrambi siamo muti ma riusciamo a comprendere i nostri silenzi" un sorriso dolce che non avevo mai visto sul suo viso, gli illuminò il volto.
"I-io non sono muta... Sei tu che mi dici sempre... Di stare zitta" balbettai distogliendo i miei occhi dai suoi.
"Vorrei pur vedere! Tra poco, da quanto sei sola, ti metti a parlare con il muro!" sbottò infuriato cercando di mantenere una calma poco controllata. "Comunque non farmi perdere il filo del discorso" mi fulminò con lo sguardo stringendo le labbra in una linea rigida e sottile.
Respirai profondamente mentre lui continuava a parlare. "Da piccolo ero davvero tremendo sai? Da piccolo ero un bambino molto cattivo, non che sia cambiato qualcosa da allora, ma ero più agitato di adesso. Voglio che tu sappia che noi siamo uguali, perfette gocce d'acqua. So che il detto è afferma che gli opposti si attraggono, ma possiamo fare un'eccezione." mi sorrise timidamente mettendosi alla mia altezza, dato che ero seduta su una sedia.
"Ti va di metterci insieme?" chiese dolcemente, ma quando io scossi la testa in segno di disapprovazione, lui si alzò e andò a prendere qualcosa nella sua camera sbattendo violentemente i piedi per terra. Quando ritornò aveva una scatolina blu in mano e s'inginocchiò davanti a me.
"Vuoi diventare la mia ragazza?" chiese dolcemente cercando di convincermi con il suo sguardo seducente.
"Invece lo sarai, stronza!" urlò mettendomi l'anello al dito, con forza.
Non sapevo perché ce lo avevo ancora, ma non volevo buttarlo, e non solo per la sua infinita bellezza, ma era per non dimenticare il mio passato. Eppure volevo andare avanti, ma non potevo, non volevo.
"Che succede?" chiese Dylan sorridendomi dolcemente e scrutandomi con quei occhi così profondi e scuri.
"Niente" farfugliai cercando di essere credibile. "Voglio solo tornare a casa" dissi.
"Se c'è qualcosa che devi dirmi, Sasha, dimmela. Okay? Non devi avere paura di parlare con me. Lo sai, vero?" chiese facendo scivolare lo sguardo dai miei occhi alla strada per un paio di volte.
Annuii perchè sapevo che potevo fidarmi di Dylan e non avrei mai potuto dubitare che andasse in giro ad urlare al mondo la mia storia.
"Volevi restare lì?" chiese tristemente con uno sguardo pieno di angoscia.
Scossi la testa.
"Allora, dimmi, Sasha. Ti prego parla" mi supplicò facendo scivolare una lacrima solitaria.
Sentii quella sensazione di prosciugamento alla mia gola e non riuscii a dire niente, come tante altre volte.
"So che sei come un uragano. Voglio fare parte della tua vita e non voglio che ti dimenticherai di me. Voglio solo che tu mi faccia un sorriso, ma non quelli che fai sempre. Credevi che non mi accorgessi che erano tutti dei sorrisi falsi e tirati solo per creare uno scudo?" chiese con voce strozzata. "Sasha, ti prego. Dì qualcosa!" mi implorò ancora.
"Io ti amo" le parole mi uscirono dalla bocca prima che potessi fermarle.
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