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Mi alzai dal letto, sudata, come tutte le mattine.
Quell'incubo mi perseguitava, e io non ce la facevo più.
"Tesoro, alzati" disse Taylor entrando nella mia stanza.
Annuii e mi alzai dal letto mettendo i miei piedi per terra. Raggelai a quel contatto così freddo.
Ormai il mio sogno era vicino, dopo quello che avevevo passato, finalmente a diciassette anni, potevo alzarmi in una famiglia normale che mi svegliava con affetto e non con urla o violenza.
Mi vestii e mi preparai per questo fantastico giorno che speravo da tanto tempo, sarebbe arrivato.
Scesi le scale cercando di non fare rumore: amavo il silenzio, sentivo che la mia testa urlava tutti i pensieri, ma nessuno poteva sentirli.
"Pronta?" chiese Taylor in cucina.
Annuii, evitando di usare la mia voce.
Taylor sospirò rassegnato. "Parla" disse seriamente fermando quello che stava facendo, incrociando le braccia e guardandomi negli occhi.
Perché dovevo parlare se amavo il silenzio?
Scossi la testa in segno di negazione. Non volevo, anche se il Dottor Evan mi aveva detto di provarci sempre.
Tay, mi guardò un secondo, poi continuò a fare ciò che stava facendo.
Mi sedetti al mio posto e iniziai a bere il latte che mi era stato versato poco prima.
"Mi ha detto Mary che volevi rifarti i capelli. Come?" chiese sedendosi di fronte a me.
Voleva farmi proprio parlare?
"Mori" risposi anche se subito dopo la lingua si incollò al palato.
"Vedi, l'hai fatto senza pensarci" disse soddisfatto.
Annuii e continuai a magiare.
Appena finii, salutai Taylor e mi diressi alla fermata dell'autobus.
Appena arrivò, entrai e mi sedetti nel primo posto libero, vicino al finestrino.
"Ciao mi chiamo Liv" disse una ragazza sedendosi accanto al mio posto.
Le sorrisi.
"E tu?" disse dopo, facendomi irrigidire.
Non volevo parlare, era difficile dopo un'infanzia piena di frasi di minacce, dopo mille pensieri sulla tua vita negativi.
***
Entrai nella camera, era buia e non sapevo dove si accendesse la luce.
Mi avvicinai al letto e toccai il tessuto morbido di esso.
Era così buia la stanza che non vedevo dove stessi andando, ma poco importava.
Vidi dei piedi nudi che spuntavano dal letto.
Mi guardai intorno, era tutto nero, la luna risplendeva solo sui piedi.
Mi avvicinai senza fare rumore e sfiorai i piedi con le mie dita sottili.
Iniziai ad avanzare in punta di piedi e mi avvicinai alla testa.
Vidi la figura di Mr. Brown che si avvicinava.
Due mani al collo.
E poi buio.
***
"Tutto bene?" mi risvegliò dai miei sogni, Liv.
Annuii senza sapere come staccare la lingua dal palato.
"Allora? Come ti chiami?" insistette.
Sospirai e presi un quaderno dallo zaino scrivendo il mio nome.
Sasha.
"Cognome?" chiese ancora.
Presi un profondo respiro. Non sapevo quale fosse il mio cognome.
Feci spallucce facendo la finta di niente, come se il cognome fosse una cosa da poco.
Ma non era vero il cognome era una cosa importante... e io non lo sapevo, lo volevo scoprire, anche se sembrava una missione impossibile.
Appena l'autobus si fermò presi in fretta e furia tutte le mie cose e le misi nello zaino. Superai Liv e scesi da quell'inferno.
Andai in segreteria e ritirai subito l'orario.
Scienze
Letteratura
Matematica
Pausa pranzo
Storia
Comunicazione.
Alla ultima parola sbarrai gli occhi. Com'era possibile che in una scuola ci fosse un corso di comunicazione?
Sospirai.
Avevo già capito che Taylor aveva già detto il mio problema a tutti i miei professori.
Quindi, teoricamente potevo saltare l'ultima ora, no?
Sasha, tu ci andrai lo stesso, pensai.
Dovevo superare quella paura di parlare, non potevo stare sempre zitta.
Andai nella classe che mi spettava e aprii la porta senza bussare.
Davanti a me ricevetti sguardi incuriositi e lo sguardo diffidente della prof.
Mi sedetti al banco e appena fui pronta per la lezione la prof. di scienze iniziò a parlare.
Si schiarì la voce e parlò: "Vuoi presentarti?" chiese annotando qualcosa sul registro.
Sospirai, cercando di non farmi prendere dal mio solito attacco di panico.
"Dai su, fatti forza e parla" insistette.
Presi un altro profondo respiro e mi alzai dal banco, dirigendomi verso la lavagna.
"M-mi chiamo Sasha... ho 17 anni..." balbettai.
"Avete qualche domanda da fare alla vostra compagna?" chiese la prof.
Un alunno, alzò la mano: "Ma quanto cazzo sei figa?"
La prof sbatté la mano sulla cattedra: "Adams, subito in dirigenza!" urlò.
Diventai paonazza e sentii gli occhi diventare sempre più lucidi, dall'imbarazzo.
"P-posso andare in bagno?" chiesi con un filo di voce.
La prof annuì comprensiva.
Uscii dalla classe più imbarazzata che mai e andai fuori al giardino per accendere una sigaretta.
La misi sulle labbra e ispirai.
Sentii i miei nervi calmarsi e le spalle diventare più rilassate.
"Hai una sigaretta?" chiese una voce di fianco a me.
Mi girai e trovai un ragazzo alto e muscoloso.
Annuii e gliene passai una sfiorando le sue dita.
"Piacere, Dylan" disse e io gli sorrisi appena.
"E tu saresti...?" chiese accendendo la sigaretta.
"Sasha" sussurrai anche se la gola subito dopo si prosciugò.
"Da dove vieni?" domandò ancora.
La mia gola andava in fiamme mentre la mia mente faceva flashback.
***
"Dai vai a giocare in giardino" mi diceva come sempre la donna di quell'uomo.
Annuii e corsi in giardino ridendo come una bambina di cinque anni farebbe.
Andai verso l'altalena e cercai di dondolarmi, solo che non arrivato con i miei piccoli piedi per terra e non potevo spingermi per divertirmi.
Quindi decisi che sarei stata in giardino a strappare le poche margherite che erano presenti sul prato per via del mese in cui ci trovavamo: febbraio.
"Ti avevo detto di non trattarla così" diceva una voce che conoscevo.
"Ha cinque anni bisogna lasciarla libera di lasciarla giocare" urlò una voce familiare.
"Se vuoi che non la tratti come la tratto io, vattene di casa e non tornare mai più. Hai capito bene?" e in quel momento riconobbi che qualcosa di vetro si spaccò in mille pezzi.
Sentii il rumore del ferro contro qualcosa e poi un urlo che mi fece raggelare il sangue.
***
"Sasha. Stai bene?" chiese Dylan scrutandomi bene, mentre faceva un altro tiro di sigaretta.
"I-io devo andare" mi allontanai piano piano e mi diressi verso l'entrata della scuola.
Spensi la sigaretta ed entrai, cercando di tenere a freno le lacrime.
-spazio me-
Ciao a tutti. Finalmente aggiorno e volevo dire anche che sto passando un periodo un po' buio e quindi che sparirò da wattpad per un po'.
Non fraintendete, io ci sarò sempre e qualche volta vi manderò dei messaggi a tutti i miei follower per farvi vedere che sono viva.
Amo scrivere, ma ora non ne ho le forze per impegarmi.
Comunque credo che per 2 settimane, o più, dipende da come mi sento, non ci sarò anche se vedrete che manderò alcuni messaggi per avvisarvi su come mi sento.
Va beh, un bacio a tutti e messaggiatemi nei messaggi privati per dirmi che state tutti bene a causa delle scosse di terremoto. ❤
Princesses
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