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10

Quella sensazione di agitazione e tristezza mi aveva abbandonato quando uscii dall'enorme edificio.
È muta?
Camminai ancora, per un po' con una sigaretta tra le labbra.
Quando vidi un pub, aperto entrai dentro. Sapevo quello che dovevo fare.
"Salve, vorrei un bicchiere di Vodka alla pesca, grazie" dissi al cameriere.
Era abbastanza carino: capelli marroncino chiaro, tendenti sul biondo e occhi verdi, ma io preferivo quelli scuri perché erano più profondi.
Iniziai a bere un piccoli sorso e il liquido arrivò talmente forte dritto alla mia gola che mi venne da vomitare.
Lacrime cercavano di scendere, sempre più insistenti.
Trattenni finché potei.
È muta?
Lo squillo di un cellulare mi fermò a bere.
Pensai fosse Dylan, per chiedermi dove fossi, ma era un altro messaggio.
'Perché piangi, stellina?
-B'
Mi guardai intorno, ma non c'era nessuno.
Continuai a bere senza fare niente, a parte che ubriacarmi.
È muta?
È muta?
È muta?
"No! Dannazione non sono muta!!" urlai lanciando il bicchiere contro il muro.
Sentii il cameriere chiedermi se era tutto okay, di fianco a me.
"Certo che va tutto bene, dolcezza... Vuoi che te lo dimostri?" domandai ammiccando con un sorriso malefico stampato sul mio volto.
Lo vidi chiamare qualcuno al telefono, ma me ne fregai altamente, perché in quel momento volevo solo uccidere la ragazza di Dylan.
È muta?
"Vaffanculo!" urlai scoppiando in lacrime.
Tirai su con il naso e bevvi altri bicchieri fino ad ubriacarmi del tutto.
Il telefono squillò di nuovo, e io esitai prima di prenderlo fuori, e leggere il messaggio.
'Dove sei?'
Lessi chi mi aveva mandato il messaggio e scoprii che era Dylan.
Gli mandai un audio.
"Ehy Dylan, sono al pub! Me la sto spassando con il cameriere... È stato bravo, bravo sai?" ridacchiai un po', per fargli capire che ero ubriaca. "Salutami la tua ragazza Dylan, ah e dille di andare a fanculo. Non mi interessa" chiusi l'audio.
"Cameriereee!!!" urlai ridendo più forte.
"Mi dica, signorina" domandò.
"Altra Vodka!" continuai ad urlare.
"Non crede di aver già bevuto troppo?" chiese.
"Come le pare" alzai gli occhi al cielo.
Il mio cellulare vibrò ancora.
'Dimmi dove sei che ti vengo a prendere'
In quel momento mi chiamò e io non esitai un momento per rispondere.
"Pronto?" chiesi con una voce da bambina.
"Sasha, dimmi dove cazzo sei!" sbottò infuriato e capii in quel momento di aver fatto una cazzata.
"Nah, vieni a cercarmi tu!" dissi ridendo.
"Sasha!" urlò.
"Dylan!" cercai di buttarla sul ridere.
"Non prendermi per il culo. Dimmi dove cazzo sei!" disse con calma poco controllata.
"Non lo so. Ma so che il cameriere è stato bravo. Dovresti provarlo anche tu!" dissi ridendo.
"Sasha! Basta. Mandami la tua posizione" sentii come suono di sottofondo una portiera della macchina che sbatté forte.
"È un pub... Non so quale sia" risposi.
"Mandami la tua posizione" disse disperato.
Gliela mandai, anche da ubriaca riuscii a riconoscere quel viso che trovavo molto carino.
"Okay. Ti vengo a prendere subito" e attaccò.
Iniziai a fischiettare, una canzone che mi aveva insegnato mr. Brown mentre aspettavo Dylan nel locale.
"Dio santo. Dov'è?" urlò una voce proveniente dall'entrata del locale.
Sapevo che era Dylan.
"Sono quiii" urlai anche io.
"Sasha! Che cavolo, perché sei ubriaca?" chiese ancora più infuriato.
"La tua ragazza mi ha detto che sono muta" misi il broncio mentre il ricordo di Jade mi riempì gli occhi di lacrime.
"Okay, va bene. Non voglio che ti succeda niente" mi prese per la vita e mi fece uscire dal locale.
"Ehy, togli quella manaccia da li" gli schiaffeggiai la mano.
Alzò le mani in segno di resa e mi portò vicino alla sua macchina.
"Ti riporto a casa" disse mentre accendeva il motore.
"No, voglio andare a scuola. Per imparare, studiare, chiacchierare, fare amicizia con la tua ragazza stronza, mangiare..."
"Basta cosi, Sasha. La mia ragazza non lo sapeva dei tuoi problemi" la difese.
Dopo tutto quello che mi aveva fatto passare, aveva anche il coraggio di difenderla.
"Dei miei problemi?!" urlai contrariata.
"Sul serio? Tu pensi che io abbia dei problemi? Se io non sono capace di parlare, non sono cazzi suoi, come non sono tuoi" replicai ancora alzando la voce.
"Sasha, sai cosa intendevo" sbuffò lui piuttosto frustato.
"Accosta." dissi.
"Cosa? Cosa vuoi fare?" chiese spaventato.
"Accosta." ripetei.
La macchina si fermò e io mi resi conto che quella conversazione mi aveva fatto riprendere un po' di lucidità.
"Sasy, se è quello che stai pensando, no, la gente non pensa che tu sia muta" disse.
"Ah no?" urlai.
Mi slacciai la cintura a aprii la portiera per poi sbatterla violentemente dopo che fui scesa.
"Sasha!" urlò furioso Dylan.
"No, vattene!" dissi aumentando il passo per arrivare a casa mia, ma mi prese per il gomito e mi tirò indietro.
"Sasha, hai capito cosa intendevo!" sbottò cercando di tenere la calma.
"Vaffanculo, Dylan!" urlai ancora e con uno strattone violento mi liberai dalla sua presa.
Ma lui mi seguì fino a quando arrivai a casa, e a quel punto mi parlò.
"Dammi il tempo di spiegare" mi supplicò.
"Non è colpa tua" sussurrai con la faccia rivolta verso l'entrata di casa mia.
"Se è quello a cui stai pensando, nessuno ti considera muta. Hai capito bene?" chiese preoccupato della mia reazione.
"Si, ho capito. Io non sono muta, so di non esserlo e mai lo sarò... Ma digli alla tua ragazza di andarci più piano la prossima volta" lo avvisai.
"Lo farò. Però devi prima sapere una cosa: lei non è cattiva. Ti avrà detto delle cose stupide ed insensate che avranno ferito i tuoi sentimenti..."
"Non ha ferito i miei sentimenti" lo interruppi respirando profondamente.
"Ha ferito il mio passato" e con questo aprii la porta di scatto e chiudendola con un tonfo.
Salii le scale di fretta, ricacciando indietro le lacrime: non sapevo se era l'alcool, ma c'era qualcosa che mi infastidiva, e parecchio.
Quando arrivai nella mia camera chiusi la porta a chiave appoggiandomi ad essa per poi farmi scivolare lentamente verso il suolo mentre i singhiozzi prendevano possesso del mio corpo.

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