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|Capitolo XIII•|

Midoriya aveva fatto la sua apparizione, il corpo teso come una corda di violino, il volto oscurato da un'ombra innaturale e gli occhi ridotti a due piccole e minacciose fessure rilucenti di una pericolosa luce rossastra.
Respirava in modo affannoso con le vene nel collo che pulsavano in modo inquietante, le mani stretti in pugni tanto stretti che le nocche avevano perso ogni parvenza di quel tenue rosa che caratterizzava la sua pelle mentre, in quel silenzio soffocante, si poteva udire solo il continuo stridere dei denti del ragazzo dalla chioma smeralda, quasi fosse stato un animale furibondo.
«Stai bene, Kachan?» chiese apprensivo ma con una voce che però non poté fare a meno di far tremare il biondo dietro di lui, che osservava la sua schiena larga e incordata, segno del grande sforzo che stava compiendo nel tentativo di tenere sotto controllo le sue aziini.
«S-si...» bisbigliò spaventato, cercando di non fare avere reazioni esagerate al suo compagno, ma ancora il corpo gli tremava, dopotutto aveva sfiorato la morte appena qualche secondo prima, quella reazione era più che naturale, soprattutto quando la tensione se ne era andata e quando aveva paura di perdere la persona che tanto amava.
I due criminali se ne erano restati immobili come statue di marmo, persino i suoi sembravano essersi sospesi spaventati dalla terribile occhiata che Izuku aveva loro rivolto senza celare quella voglia insana che sentiva dentro di strappare loro la vita procurando loro il massimo dolore possibile.
Avevano toccato il suo Katsuki, glielo avevano portato via e stavano progettando di fare loro del male.
Non potevano essere perdonati.
Toga deglutì rumorosamente e cominciò a correre più velocemente possibile verso l'uscita ma Midoriya non glielo permise, il ragazzo fu più veloce e lanciò la bionda contro il suo compare, facendoli cadere rovinosamente al suolo con un preoccupante tonfo sordo.
Ai due fu sufficente guardare una sola volta Izuku dritto in quei suoi ristretti, taglienti e minacciosi occhi smeraldo per provare la paura più grande di tutta la loro vita, perché per la prima volta si ritrovarono davanti a qualcuno di davvero diverso da tutto quello che avevano incontrato.
Lui era la stessa dolce e docile persona contro la quale avevano già combattuto ma, ciononostante, si trovavano davanti alla versione peggiore di lui, una che neanche egli stesso aveva conosciuto prima di quel preciso momento.
Nelle sue gemme verdi risplendeva in crudele desiderio di sangue che pareva andarsi espandendo, avevano scorto in quegli occhi il riflesso della loro immagine come lui desiderava che questa fosse, con loro nel pieno della terribile sofferenza che egli desiderava infliggere loro per quello che avevano fatto.
Fu la prima volta che, nelle loro vite, rimasero paralizzati dalla paura della morte mentre il silenzio di tomba che aveva invaso quel luogo veniva spezzato dal lento alternarsi dei passi di Midoriya che si avvicinava inesorabilmente ai due, con intenti chiari ormai.
Il combattimento, non poté neppure essere classificato come tale, fu una questione di pochi attimi nei quali i due malviventi vennero colpiti da un singolo colpo del ragazzo, ma fu comunque sufficente a fare perdere loro conoscenza e a far spezzare molte delle loro ossa.
Lui desiderava fare ancora loro del male, desiderava farli pentire delle loro azioni ma non sarebbe stato abbastanza, desiderava farli pentire persino della loro stessa esistenza mentre il sangue del tizio con la maschera, schiacciato dalle macerie si espandeva sul pavimento gelido di quel luogo sporco ed isolato.
A farlo desistere fu la voce preoccupata ed ancora incredula di Bakugou che aveva chiamato il suo nome e fu abbastanza per far cambiare completamente pensieri e stato d'animo a Midoriya che si voltò velocemente buttandosi a terra.
La luce filtrava dall'apertura che Izuku aveva ricavato dal soffitto illuminando le particelle di polvere che si libravano nell'aria, Katsuki rimase sospeso dall'innaturale velocità con la quale il suo ragazzo era scattato, abbandonandosi al suolo sulle sue stesse ginocchia producendo un tonfo sordo che creò un breve eco.
Le sue braccia tremanti annasparono in quella pesante atmosfera avvolta dal buio alla disperata ricerca del corpo del biondo che aveva continuato ad osservare quello strano comportamento inaspettato da parte di Midoriya, non aveva mai visto tanta disperazione in quel suo sguardo verde come la speranza.
Izuku lo strinse contro il suo petto, affondò il suo naso a punta contro la pelle candida come neve del suo amato Katsuki Bakugou inspirandone la fragranza mentre sussurrava sommessamente il suo nome, completamente fuori di sé, incapace di pensare.
Disperato a tal punto che ogni parte del suo corpo era stata colta da un tremore improvviso, tanto che il suo cuore non voleva saperne nulla, nel non voler rallentare il suo moto e piangeva, piangeva il suo nome con la paura che ancora scuoteva il suo animo, che lo aveva segnato nelle profondità più vere di sé.
Bakugou ne rimase davvero sorpreso, piacevolmente, tanto che un calore inarrestabile di gentil natura prese a propagarsi per il suo petto mentre si attendeva all'amore che provava e mentre si rendeva, forse per la prima volta, veramente conto di quanto profondamente fosse amato.
Lasciò vagare le sue lunghe dita maschili lungo la schiena incurvata del piangente ragazzo con il quale avrebbe condiviso tutta la sua vita e che desiderava restasse per sempre al suo fianco, in una maniera che non credeva sarebbe stato mai possibile per lui, che durante la sua vita non aveva fatto altro che ignorare i suoi sentimenti e che aveva sempre disprezzato l'amore, ignaro di come questo poi lo avrebbe colpito e si sentì quasi stupido nel rammentarlo.
Prese ad accarezzare dolcemente il capo scuro di lui, con una dolce delicatezza che normalmente non gli sarebbe appartenuta ma che gli restava spontanea come respirare quando si trattava di lui, perché c'era l'amore che li legava stretti, un amore tanto profondo e reale che né il tempo, né la morte stessa avrebbero potuto recidere.
A quel punto, entrambi sorpresi da quanto i loro animo stessero tremando, di come veramente fossero fragili, inesperti quando si trovavano a nudo davanti ai loro sentimenti, si staccarono appena e le grandi mani di Midoriya, coperte da numerosi cicatrici, afferrarono il volto pallido ma bellissimo di Katsuki e da quelle sue labbra rosate strappò un bacio famelico, lussurioso, violento ma dolce e pieno di puro e semplice amore.
«Ti amo, ti amo, ti amo, ti amo e ti amo da morire Kachan, ti prego, non lasciarmi, non farlo o crollerei, ti prego permettimi di amarti morbosamente come faccio, lascia che te lo mostri » sussurrò a fior delle sue labbra con nuove lacrime che macchiavano il suo volto lentiginoso e successe qualcosa che quasi gli fece esplodere il cuore nel petto.
Dritto sulla sua schiena, sfiorato dall'unico raggio di tenue luce in quel luogo Bakugou sorrise dolcemente piegando gentilmente in alto gli angoli delle sue labbra, socchiuse gli occhi dalle chiare e lunghe ciglia che lasciarono una piccola ombra subito sotto di questi, evidenziando il dolce rossore dell'imbarazzo che aveva colorato le sue gote.
Katsuki non si rese conto di nulla, forse perché agire in quel modo tanto fuori dal suo consueto personaggio gli era riultato terribilmente naturale in quel momento, non sapeva che, mentre veniva stretto dall'altro sentendo il suono del suo cuore che palpitava veloce come impazzito, egli si stesse chiedendo se fosse stato possibile che si fosse innamorato ancora più profondamente di lui.
Rimasero in quel modo fino a che, circa mezz'ora dopo, arrivarono le forze dell'ordine accompagnate dagli heros che scoppiarono la loro piccola bolla d'amore.
Vennero interrogati e tutti rimasero sconvolti dal fatto che un solo, giovane ed inesperti ragazzo avesse sgominato la lega dei villains che aveva continuato a terrorizzare il giappone da quando era venuta alla luce, ma chi sapeva quale legame legava quei due sapeva che Midoriya non avrebbe mai potuto perdere, non finché lottava per quel folle amore che gli incendiava il cuore.
I due tornarono alle loro vite, tranquillamente, mano nella mano e più vicini di quanto lo fossero stati fino a quel momento, avendo finalmente compreso la verità dietro l'amore, l'assurdità del mondo e quanto fossero importanti l'uno per l'altro.
Loro, che per tanto si erano amati ma che solo da quel momento furono capaci di farlo senza restrizioni, erano stati forzati dal destino ad abbandonarsi completamente a quel loro travolgente amore, ma non avevano più paura.
Non avevano più nulla a frenare i loro desideri di intimità e la loro completa fiducia reciproca, finalmente avevano capito che sarebbero morti per l'altro, che questo è quanto si amavano.
Ed è per questo che tutti sapevano che Midoriya sarebbe diventato il nuovo simbolo della pace e che sarebbe rimasto il più forte, non sarebbe importo quello che si sarebbe parato sulla sua strada, perché aveva qualcuno che amava infinitamente più di sé stesso e per il quale avrebbe dato tutto e per questo tutti lo amarono, quando giunse alla vetta.
Ma, nonostante si fosse fatto adulto, nonostante fosse diventato l'uomo più forte e l'hero più importante fra tutti con il compito di proteggere la pace e portare sempre speranza nel cuore della gente, c'erano delle situazioni che non riusciva proprio ad affrontare e quella di quell'estate era una di quelle.
Izuku aveva la fronte imperlata dal sudore generato dalla tensione, non dalle torride temperature estive poiché dove si trovava c'era l'aria condizionata, respirava affannosamente stretto nelle sue spalle con le mani infilate nelle tasche dei jeans stretti che indossava quel giorno.
Stava consumando l'ennesimo paio di scarpe rosse che possedeva insieme al pavimento di quel bianco fastidioso, con il labbro inferiore sanguinante a causa del continuo mordere che egli aveva esercitato su di esso nelle ultime due ore, mentre continuava a fare avanti ed indietro per la sala d'attesa.
«Su, calmati, non sta mica morendo...» disse Kirishima ridacchiando seguito da Kaminari, Uraraka, Lida e gli altri componenti di quella che una volta era stata la loro classe, in quei tempi non troppo lontani ma nemmeno troppo vicini.
«Credo sia inutile provare a farlo ragionare, guardatelo » disse Tosoroki scuotendo divertito la testa bicolore mentre delle urla rauche ma decisamente alte si diffondevano per la sala d'attesa, seguite da delle imprecazioni e da numerose parolacce e auguri di morte rivolti a chissà chi.
A quel punto Izuku si tenne al corrimano del corridoio, con il viso pallido come quello di un fantasma, mentre con la mano libera si mordeva le unghie agitato e facendo aumentare a più non posso la sua sudorazione, nonostante in quell'ospedale facesse quasi freddo, era una scena piuttosto comica.
Qualche ora dopo una giovane infermiera dallo sguardo gentile lo chiamò conducendolo nella stanza dove si trovava Bakugou, sudato, con il viso consumato dalla stanchezza ma con una certa aria di soddisfazione mista alla dolcezza della felicità materna.
Il ragazzo infatti stringeva fra le sue mani due bambini, erano due gemelli eterozigoti, uno aveva gli occhi di Katsuki e l'altro quelli di Midoriya e la visione, per il più alto, fu dolce fino al limite.
Fra le braccia Bakugou stringeva i due pargoletti assonnati e aveva le palpebre tanto stanche che minacciavano di scendere sui suoi bellissimi occhi scarlatti fino a farlo crollare verso il suo meritato riposo, ma combatteva ostinatamente contro la stanchezza del suo corpo, dopotutto l'ostinazione era una parte del suo carattere che non avrebbe mai perso.
Izuku gli accarezzò dolcemente la fronte con un sorriso così ampio da illuminare tutta la stanza, per poi dargli un piccolo bacio che l'altro aveva mutuamente chiesto tramite il suo sguardo stanco.
«Katsuki sembra quasi che tu sia andato in guerra, mio Dio io non ho urlato così tanto quando ho partorito» disse la madre del biondo scompigliando la sua chioma, celando il suo visibile entusiasmo dietro quella frase «Ah, avresti dovuto vedere Izuku, credevo sarebbe svenuto» disse invece Inko ridacchiando confermando quello che il biondo si aspettava, facendolo ridacchiare piano a sua volta.
«Non importa quanto tempo passi, sei sempre il solito, stupido Deku, stai quasi peggio di me» disse bisbigliando privo di forze mentre l'altro gli accarezzava la fronte con le labbra, guardando i loro bambini.
«Non posso fare a meno di preoccuparmi, dopotutto ti amo così tanto che non averti a canto per più di due ore mi manda nel pallone» a quelle parole Katsuki non poté fare a meno di arrossire consapevole che la loro vita aveva ancora molto da offrire loro, fra gioie e dolori.

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