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|Capitolo XI•|

Midoriya sembrava essere tornato quello di sempre, con quel suo luminoso sorriso angelico e quei gentili occhi grandi, verdi come la speranza rivolta ad un mondo migliore.
Cosa che fece tranquillizzare tutti gli studenti dell'Accademia, ma non avevano compreso affatto quanto stesse accadendo, il fatto che il ragazzo avesse smesso di mostrare un'eccessiva aggressività e la sua natura dominate, non erano un ritorno ad una situazione precedente e non poteva esserlo poiché i suoi istinti erano sempre stati di tale portata, sempre lo avevano spinto ad agire con superiorità ma mai li aveva ascoltati.
Il fatto dunque che sembrasse essere l'incarnazione della dolce gentilezza infantile non escludeva la sua ossessiva gelosia e né tantomeno le notte bollenti racchiuse in quelle quattro mura, uniche spettatrici di quell'insano piacere che ogni volta faceva perdere la testa a Katsuki.
Questo spiega ampiamente perché, quando venne loro detto che era giunto il momento di riprendere gli allenamenti, il biondo avesse improvvisamente assunto in viso il medesimo colore di cui risplendevano i suoi occhi sanguigni.
Una volta nello spogliatoio Bakugou aveva cominciato a muoversi abbastanza lentamente ma non sospettosamente, si era messo un po' in disparte dagli altri sperando che così sarebbe passato inosservato mentre ascoltava i discorsi dei suoi compagni di classe.
Erano tutte cose frivole, eccetto una che non gli fece affatto piacere, anzi, per qualche ragione il biondo sentì il cuore stringerglisi nel petto, gli occhi bagnarsi ed il respiro farsi irregolare, quello che aveva udito gli fece male davvero, anche se non ne aveva motivo.
«Midoriya l'altra volta ho visto una ragazza mettere qualcosa nel tuo armadietto, spero non fosse nulla di pericoloso...» «Ah, non preoccuparti Todoroki, era solo una lettera d'amore» «Cosa?!» urlarono Kisrishima, Kaminari e Mineta con tono rabbioso.
«Non è giusto, tutte le volte le ragazze si dichiarano a te e hanno persino formato un funclub, non è giusto, lascia un po' di ragazze anche a noi diavolo» dopo aver udito questo il biondo si tolse le scarpe abbassando il volto, così da celarlo, mentre tentava di riacquistare padronanza di sé stesso e di riacquistare la calma, non aveva senso agitarsi solo per una cosa del genere, priva d'ogni rilevanza.
«Ah, volentieri, a me dopotutto interessa una sola persona» rispose il ragazzo dalla chioma smeralda facendo dissipare ogni dubbio nella mente del suo ragazzo, il quale rammentò lo strano modo nel quale erano giunti a confidare l'uno all'altro i loro sentimenti, taciuti per nessuna valida ragione, per troppo tempo e si rammentò del morso di cui sempre avrebbe portato i segni sul collo.
Si toccò la pelle candida, sulla quale svettavano le cicatrici lasciate dall'impronta dentale di Midoriya e sorrise teneramente per qualche secondo prima di tornare alla sua solita espressione cosicché nessuno avesse potuto vederlo.
«Ah, questo non ci consola, anche lui è dannatamente popolare... » «Ah, non che possa biasimare chi si invaghisce del mio Kachan ma non sarò gentile se qualcuno farà più di questo » disse con un tono di voce spaventoso: era calmo, gelido ma allo stesso tempo chiaramente contrariato, iracondo e minaccioso, cosa che fece rabbrividire tutti i presenti.
Avevano tutti terminato di cambiarsi eccetto i due fidanzati e quando furono lasciati soli Izuku si mosse velocemente raggiungendo l'armadietto che il biondo aveva deciso di utilizzare, gli arrivò alle spalle e appoggiò le sue labbra sul suo collo lasciando che il suo respiro caldo l'accarezzasse.
«Kachan, se non ti sbrighi faremo ritardo» bisbigliò sbottonandogli la camicia lentamente, facendogliela scivolare adagio contro la pelle candida di lui, rivelando il suo fisico scolpito, marcato in ogni centimetro dalla sua bocca veemente.
Un gemito rumoroso scivolò fuori dalla labbra tremanti di Bakugou mentre le mani grandi e maschili di Izuku accarezzavano il suo fisico e i segni che egli stesso gli aveva inflitto mentre, con i denti perfetti ne lasciava di nuovi lungo il suo collo, nei punti nei quali erano ancora immacolati.
«Ah, ma se ti fossi sbrigato avrebbero visto il tuo corpo, il corpo che appartiene solo a me, sarebbe stato imbarazzante, vero, Katsuki?» quando il ragazzo dagli occhi smeraldo pronunciò tali parole sottolineò il nome completo del ragazzo, senza usare il suo nomignolo e quello era il chiaro segno che Midoriya non avesse intenzione di lasciarlo andare, marcando la sua possessività e la malizia nel chiamarlo in quel modo, tipico di quando consumavano il loro travolgente amore.
«Eh? Sei già duro, che ragazzo pervertito, non dovrei darti una punizione forse?» soffiò contro la sua pelle resa più sensibile dai succhiotti su essa disseminati, l'altro tremò sotto quel tocco lasciando uscire sempre più spesso gemiti acuti, mentre le dita di Izuku scivolavano lungo il suo corpo, verso l'elastico dei suoi boxer e l'inizio dei pantaloni della divisa.
«Oh, se non ci sbrighiamo faremo tardi, perciò Kachan come farai con quello?» disse indicando il rigonfiamento nei suoi pantaloni mentre il ragazzo ansimava, rendendosi conto di come stesse stretto fra le dita dell'altro, completamente sotto il suo controllo.
Midoriya a quel punto gli tolse i pantaloni e abbassò i suoi boxer con un sorriso sadico, prese una corda che aveva con sé, cosa chiaramente non comune e legò il membro del ragazzo, poi il suo corpo così che gli sarebbe stato impossibile l'eiaculazione e non sarebbe stato facile notare l'eccitazione del suo membro, poi inserì nel suo orifizio un vibratore lasciando poi che egli si cambiasse.
«Questa è la tua punizione Kachan, non vorrai farti vedere in questo modo da qualcun altro, vero?» disse accanto al suo orecchio, così che solo lui potesse sentire, mentre raggiungevano gli altri davanti al professore che pareva per loro fortuna essere appena arrivato.
Katsuki capì velocemente che quello era il frutto della gelosia dell'altro e che certamente non poteva combatterla quando si manifestava in modo così acuto, in fin dei conti non importa da che lato tentasse di vedere la situazione, Midoriya era più forte di lui.
Solo che il biondo non si aspettava che l'altro avesse un telecomando per il controllo remoto che, di tanto in tanto, utilizzava senza farsi notare facendo così comportare in modo strano l'altro che tentava di nascondere quanto stesse accadendo al suo corpo eccitato.
Fu complicato per lui agire come se nulla fosse, sopportare silenziosamente l'umiliazione a cui stava senza pietà venendo sottoposto e che si rifletteva amaramente in quegli occhi rossi come il sangue e l'irruenza del suo carattere spavaldo.
Quando infatti terminarono le lezioni terminarono, quando fu liberato da quella corda e l'oggetto estremo che aveva continuato a stimolare le rotondità del suo antro si infilò in bagni senza dire una parola, scrollansosi di dosso quella sensazione di dominazione che aveva sempre disprezzato per tutta la sua vita, motivo per il quale aveva sempre tentato di obbligare gli altri a tenere il capo chino davanti alla sua figura, per non essere costretto egli stesso a farlo, sfiancato dalla continue aspettative insormontabili che le persone ponevano sulle sue spalle stanche.
Immerse il corpo macchiato dalla gelosia e dalla passione dell'altro nell'acqua bollente che accarezzava la sua pelle altrimenti perfetta come porcellana finemente lavorata, tanto perfetta da risultare brillante.
Si immerse nel liquido rilassante che pareva confortarlo in quella situazione nella quale non aveva idea di come comportarsi, si nascose fino all'altezza della labbra ricordandoti quello sguardo verde, insicuro, che era riuscito a scorgere mentre Midoriya era sul punto di voltarsi, per dargli le spalle.
Stava venendo soffocato dai suoi pensieri, Bakugou infatti non sapeva come comportarsi con quel dolore asfissiante nel petto che lo accompagnava, non sapeva come spiegarselo ma gli era parso che il ragazzo con il quale era rimato legato per tutta la durata della sua vita fosse distante da lui, avvolto dalla nebbia che lo rendeva imperscrutabile e gli pareva intangibile, inafferrabile ed inarrivabile, cosa che lo stava rendendo insicuro e stava distruggendo il suo carattere.
Katsuki ancora non era a conoscenza dell'amore penetrante e devastante che ancora in parte era rimasto sopito nel suo cuore acerbo, ancora era ignaro del potere di tale sentimento e degli sconvolgimenti che avrebbe portato e continuato a portare nel corso dei giorni.
In quel momento si odiava profondamente, si sentiva completamente smarrito, diverso da sé stesso e soffocato dalle insicurezze che si erano insinuate sotto la sua pelle raggiungendo, senza che potesse notarlo o impedirlo, il suo cuore ancora inesperto nella materia d'amore.
Tuttavia sapeva che sarebbe stato ancora più infantile, più contro la sua natura restarsene nascosto in quella stanza, rifugiato nel calore dell'acqua che stava diventando lentamente tiepida, virando verso una temperatura sgradevolmente fredda, cose che lo spinsero a sollevarsi sulle sue gambe, asciugarsi, cambiarsi e vestirsi.
Non disse nulla mentre raggiungeva la cucina, chiudendosi la porta del bagno alle spalle, tenendo quei pensiero fluttuanti per se stesso, imponendo loro di non scivolare dalla sua mente alla sua lingua e si decise ad aprire il frigorifero per preparare la cena dato che era il suo turno.
Tuttavia quando si ritrovò dinnanzi all'elettrodomestico, prima che potesse muoversi il suo corpo venne svolto dal calore dell'altro che lo strinse dolcemente contro il suo stesso corpo, appoggiando la fronte sulla sua spalla e rimasero un po' immobili, in quella posizione, in silenzio, quasi il tempo si fosse fermato solo per loro.
«Ti amo, lo sai? Così tanto che vorrei rinchiuderti e non lasciarti fuggire e non fraintendere, te ne prego, non ho dubbi sull'amore che condividiamo ma sulla forza del mio animo. Sono troppo fragile, troppo preoccupato e temo che questo ti spingerà via da me...» quelle parole vennero pronunciate piano, come un delicato sussurro che accarezzò dolcemente l'udito del biondo, il quale se ne stupì e ne rimase sorpreso positivamente.
Quelle parole, in qualche modo parvero alleviare quelle insicurezza costanti che si trascinava dietro «Siamo legati e non solo perché le nostre mente sono state oscurate dai nostri istinti, ma per nostro saldo volere, non sottovalutarmi, non sono tipo da arrendermi per così poco» rispose sebbene egli stesso non potesse vantare delle certezze strette fra le sue dita pallide, cosa che però l'altro aveva già notato e per farlo non ebbe bisogno neppure di alzare il volto.
«Allora permettimi di conoscerti, ti prego, smettila di fuggire da me, smettila di straziare il mio cuore avvicinandosi così dolcemente per poi correre via. Ti supplico, Kachan, permettimi di amarti profondamente, perdutamente, lasciami respirare, lasciami abbracciarti realmente, smettila di porre barriere fra noi...» le sue parole vennero fuori incerte, titubanti e tremanti, spezzate da un inclinazione di voce che terminava nell'esaurimento di essa, come se stesse forzando sé stesso a trattenere un doloroso pianto che percepiva spingere ai lati dei suoi occhi liquidi.
Fu solo allora che il biondo realizzò che forse lui non si era fermato a guardare la schiena di Midoriya, ma che era stato lui a voltarla per primo, che se lo sentiva così lontano forse era perché era lui che ancora temeva e rinnegava quel colorito sentimento che lo spavantava tanto terribilmente, che rammentava quanto doloroso potesse essere. Ancora percepiva sulla pelle quelle pungenti lacrime che avevano giorni prima abbandonato i suoi occhi, mentre nei primi giorni di aprile si prometteva di lasciarsi andare, poco per volta, di abbandonarsi nelle mani dell'altro che ora lo cingevano amorevolmente, perché entrambi erano stanchi di quel gelo che aveva sempre imperversato nei loro cuori, entrambi troppo logorati dal dolore che loro stessi avevano causato per potersi permettere di continuare a quel modo.
«Io, io vorrei, ci... ci poverò ma non posso prometterti che ne sarò capace, non chiedermi sicurezze che non posso darti» disse anche lui con voce tremante mentre la luce arancia del tramonto abbandonava il cielo che si stava facendo più gelido e scuro mentre i due innamorati avevano deciso di riconoscere le loro debolezze e affrontare quel nuovo amore che non erano ancora capaci di conoscere e né tantomeno comprendere pienamente.
Entrambi inesperti e tremanti suggellarono la loro tacita promessa con un dolce bacio fatto di speranza, caratterizzato da un amore troppo prorompente e profondo perché potesse essere, a quel tempo, compreso dai due giovani ragazzi, nella penombra di quella stanza, accompagnati dal suono dei loro respiri.

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