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|Capitolo VIII•|

Bakugou stava procedendo a passo spedito per il corridoio con le mani nelle tasche, con un sorriso più sollevato dipinto sul volto, benché temesse ancora l'idea di dover fronteggiare direttamente Deku. Colui che si era reso, da brevissimo tempo, conto di amare, ma era comunque determinato nel perseguire il suo obbiettivo: se lui non lo amava avrebbe fatto sì che ciò accadesse.
Tutta la sua sicurezza venne però ridotta in cenere da dei ragazzi che correvano per il corridoio, due di questi piangevano terrorizzati con segni violacei sul collo e per quanto la cosa sembrasse assurda, erano usciti dalla loro sezione, cosa che comprensibilmente rese Katsuki e Kisrishima piuttosto irrequieti nell'entrare nella stanza.
Quando la chioma bionda e ribelle del ragazzo spuntò nella stanza venne avvertito dal professore che era meglio non facesse nulla di avventato data la delicata situazione, cosa che inizialmente, Bakugou, non comprese dato che ancora non aveva visto le pietose condizioni nelle quali Izuku verteva.
In un lato della stanza rannicchiato su sé stesso, con la gola stretta tanto che non stava respirando, le mani, le braccia e la parte superiore della sua uniforme erano pregne di sangue data la gravità delle lesioni che si era auto inflitto con le sue unghie.
«Non sappiamo bene cosa sia successo, ma ha cominciato a comportarsi in modo strano all'ora prima, poi, poco fa, ha quasi ucciso due ragazzi quasi fosse in balia di qualcosa e poi sembra essersi reso conto della situazione, davvero è incomprensibile » disse preoccupato Kaminari mentre entrava nella classe Recovery Girl.
«Ahi, sapevo che non era un bene lasciare che il ragazzo venisse a scuola date le sue particolari condizioni, tuttavia non immaginavo una tale reazione, suppongo che andrà annotato...» disse la donna scrivendo qualcosa su dei fogli bianchi mentre sospirava mestamente.
«Ehy, vecchia, che significa questo?» chiese il biondo irrequieto, voleva fare qualcosa ma non poteva agire imprudentemente senza avere la minima idea di cosa avesse ridotto l'inaffondabile Midoriya in quello stato, in fin dei conti per tutto il tempo nel quale lo aveva conosciuto non lo aveva mai visto crollare completamente, non una sola volta, c'era sempre stata ostinazione o speranza nel suo sguardo, tutta via, in quel momento, Katsuki, in quello sguardo vedeva solo dolore e rassegnazione.
«Midoriya non è semplicemente un alfa, fa parte di una categoria alla quale sono appartenute pochissime persone, si tratta della così detta classe dei super-alfa e viene normalmente tenuta segreta poiché succede di rado che ne nasca qualcuno. Chi ne fa parte è molto superiore a degli alfa qualunque, in ogni campo, ma lo sono anche i suoi istinti e le sue percezioni...» fece una breve pausa guardando rammaricata il ragazzo che stava lentamente sgretolandosi prima di proseguire.
«Da ciò consegue che se il soggetto si trova in uno stato emotivo instabile rischia di cedere al suo lato predatorio anche se, da quello che vedo sembra quasi che stia andando in pezzi ora, mi duole ammetterlo ma non possiamo aiutarlo, nessuno è abbastanza forte per poterlo fare » disse con rassegnazione in viso, con amarezza nella voce sentendo d'aver fallito nello scopo che aveva perseguito tanto allungo.
Katsuki strinse le mani in pungi, non riusciva a rimanere in passibile davanti ad una scena del genere, non davanti alla visione di Midoriya ridotto in quello stato ed era comprensibile dati i suoi sentimenti profondamente sconvolgenti che avevano completamente stravolto la sua persona, abbattendo ogni barriera che si era costruito dentro negli anni.
Per quanto potesse sembrare strano lui riusciva a capire quello che sentiva veramente dentro il ragazzo, ne era sempre stato capace anche se non vi aveva mai davvero prestato attenzione e in quel momento vedeva il dolore, vedeva la paura, vedeva la disperazione portata dal suo lungo silenzio, non sapeva chiaramente cosa avesse, ma sapeva che non era possibile vivere senza mai arrabbiarsi.
«Uscite, forse posso... posso... fare qualcosa » disse con sguardo rammaricato, con una dolcezza nella voce che cozzava con quel suo tono maschile, profondo e rauco, tanto che nel sentire quelle parole e nel vedere tale cambiamento avvenuto in un tempo tanto breve in lui tutti se ne meravigliarono.
«Forza, cosa credete di fare voi comparse uh, questo è un lavoro da protagonista e poi quel nerd di merda lo conosco sfortunatamente da troppo tempo» disse con il suo solito tono o almeno tentò, tuttavia era inutile dato che ormai non poteva più nascondersi completamente sotto quella maschera che era stata parte di lui per tanti anni e che gli aveva causato un tremendo dolore che, tuttavia, aveva sempre soffocato con quella rabbia ingiustificata.
Aveva sempre tentato di ignorare tutto quello che dolcemente aveva da tempo lontano cominciato a smuovere il suo animo, quasi non gli fosse appartenuto ma ormai non poteva più perché era cosciente, finalmente, di sé medesimo e dell'amore che aveva accompagnato i suoi passi per lungo tempo prima di quel primo gennaio. 
A quelle parole che finemente lasciavano trasparire il dolore che il ragazzo provava ed il suo profondo desiderio di poter portare sollievo al ragazzo dalla chioma smeralda venne lasciato, come egli stesso aveva richiesto, solo con l'imprevedibile e distrutto Midoriya che, per quanto ne sapeva avrebbe persino potuto ucciderlo se solo lo avesse desiderato, ma per quanto gli aveva fatto, si disse, non lo avrebbe biasimato.
Quando rimasero loro due soli Bakugou si portò la mano destra a poggiare al centro del petto, sentiva il suo cuore palpitare agitato, ma non importava, in quel momento non era più rilevante la paura che avesse sempre nascosto persino a sé stesso di non essere ricambiato, oppure di poter essere in futuro ferito.
Solo, con la persona che amava, aveva compreso che non aveva senso immaginare scenari vari ed eventuali poiché l'amore, come la vita stessa, non poteva essere altro che imprevedibile, tortuoso e contorto e che, nella sua dolce natura, celava spine acuminate capaci di uccidere, o di ferire per rendere più forti.
Non aveva né il tempo e neppure la possibilità di fermarsi ad indagare sulle numerose incertezze che avevano sempre caratterizzato i suoi pensieri e sentimenti, persino ancora prima che egli comprendesse di possedere.
L'unica cosa che contava erano le certezze che in quel momento poteva stringere vigorosamente fra le sue mani, non gliene servivano mille oppure cento, gliene bastavano due solamente: il fatto che amasse quel ragazzo dalla chioma smeralda ed il fatto che se non fosse intervenuto, proprio colui che amava avrebbe rischiato la propria vita.
Prese un profondo respiro avvertendo forse per la prima volta in sedici anni di vita un'inumana tensione attraversare i suoi muscoli sviluppati e tesi, fece poi un passo trattenendo il respiro senza nemmeno volerlo, non successe nulla.
Lasciò andare lentamente un altro po' di tensione, i muscoli tesi pronti a scattare al minimo pericolo si muovevano lentamente ed ecco un altro passo seguito dallo scricchiolio del legno del pavimento, un altro ancora preveduto da un respiro spezzato, ancora uno mentre la pioggia battente aveva senza preavviso iniziato a scontrarsi contro le vetrate delle finestre ed uno ancora mentre il cuore del biondo palpitava senza sosta nel suo petto.
L'ultimo passo che fece fu scandito da quello sguardo smeraldino, bagnato di desiderio e tirannia che si puntò in quello del biondo che tremò sotto quella sensazione di impotenza.
Aveva sempre odiato l'essere inerme, aveva sempre detestato l'eventualità di una qualsiasi debolezza ed era proprio per questo che più, fra tutte le altre ragioni, lo aveva spinto alla cecità riguardo il suo amore.
Ma forse, se non fosse stato così ostinato le cose non sarebbero giunte a quel punto, non avrebbe provato quel dolore soffocante, quella confusione fatta di ossimori e quel senso di smarrimento tanto sgradevole ma, proprio perché aveva provato quei sentimenti, in quel momento riusciva bene a capire come Midoriya si sentisse.
«Sparisci. » ringhiò senza pietà stringendo più forte il tessuto della sua uniforme sgualcendolo, strappandolo via dalla sua pelle perfetta con un'ombra di inquieta ira ad oscurare il suo sguardo intorbidito dalla gelosia, dalla solitudine, dalla rabbia e dal dolore.
La sua voce inaspettatamente profonda, bassa e rauca, minacciosa come il ringhio di un leone fece vibrare il corpo dell'altro facendo riempire di brividi elettrici la sua pelle, obbligandolo a lottare contro il suo istinto che gli suggeriva di ubbidire a quell'alfa, ma non gli fu difficile perché lo amava ben più profondamente di quanto credesse.
«No. » rispose secco sostenendo quello sguardo schiacciante, fissando i suoi rubini affilati da una indistruttibile determinazione in quelle pozze che parevano essersi di poco schiariti, sebbene fossero ancora troppo scuri.
«Credi che farò quello che desideri? Se è così ti sei montato fin troppo la testa stupido Deku, non esiste che io perda contro di te...» rispose a tono con aria impudente e sguardo affilato, indossando uno dei suoi soliti sorrisetti irriverenti, sprezzante del pericolo che quella provocazione aveva generato.
Non era stupido, per quanto potesse essere rude ed indelicato, in realtà Katsuki era fin troppo intelligente per passare come qualcuno di comune.
Sapeva bene che in quello stato, qualsiasi cosa avesse detto o fatto non avrebbe avuto nessun effetto sul ragazzo.
Lo aveva provato sulla sua pelle, gli istinti portati dalla loro natura secondaria non potevano essere placati che in due modi: uno era la soddisfazione di questi, l'altro uno sconvolgimento tale da far crollare ogni cosa, ogni desiderio, ogni voglia di combattere e vivere.
Midoriya ringhiò ancora una volta, questa volta però sembrò ancora più autoritario di un leone, più spaventoso di un drago e scattò in piedi, con quello sguardo spaventoso che però stava facendo fremere il corpo del biondo, che tuttavia non aveva mosso un singolo passo indietro, solo uno avanti, come a sfidarlo ancora una volta.
Katsuki non era mai stato bravo con le parole, a dire la verità non era mai stato bravo neppure nel comprendere i suoi stessi sentimenti, eppure sentiva di sapere cosa fare, era come se la sua natura, la parte che di sé era stata legata a Midoriya Izuku dal destino lo stesse guidando per aiutarlo ad avere successo nel salvarlo.
Respirava in modo tranquillo con il corpo in apparenza rilassata mentre rifletteva su come far sfogare quel ragazzo, come convertire in gesti se non in parole stesse quei sentimenti confusi, contrastanti e meravigliosamente dolorosi che aveva dentro di sé.
Izuku fu più veloce di quanto avesse previsto, lo spinse violentemente contro il pavimento immobilizzandolo con il peso del suo corpo muscoloso e fremente, aveva fissato il suo sguardo severo in quello rubino del biondo ed il suo respiro spezzato, simile al sospiro di un drago furibondo contro la sia pelle pallida, facendolo tremare sotto di sé.
Purtroppo per Bakugou, c'erano molte cose che non aveva elaborato, altre che non aveva mai saputo ma che scoprì quel trenta gennaio per sua diretta esperienza, in quella stanza ormai saturata dall'odore di un super-alfa nel pieno del suo calore.
Non se ne era reso conto prima, nessuno lo aveva fatto, ma quel ragazzo dalla chioma smeralda e dall'aspetto infinitamente gentile era stato in quello stato per un intero mese, senza cedere ma allo stesso tempo senza vincere i suoi istinti e in quel momento, sul punto di crollare, era stato tutto sprigionato in quell'ambiente pericoloso, che minacciava di far perdere la ragione al biondo.
Le mani forti, virili e piene di cicatrici di Midoriya erano contro il pavimento e lo graffiavano continuamente tentando di non perdere totalmente il controllo di sé e delle sue azioni, perché la persona che aveva davanti, o meglio dire sotto, era la più importante di tutta la sua esistenza e lo sapeva bene che era il suo "faited pari" ma non voleva che il suo amore fosse solo questo, perché era nato molto prima che il suo secondo sesso si mostrasse.
«Va' via. Adesso. » tuonò con voce instabile, con il respiro spezzato e con delle piccole gocce di sudore che scivolavano lungo i suoi zigomi definiti, il suo volto era illuminato dalla luce del tramonto che lo rendeva ancora più sensuale, ancora più eccitante.
Il suo sguardo autoritario e sopraffacente era inumidito dalla lussuria che circolava libera nel suo corpo spingendolo ad essere espressa; quello sguardo era completamente diverso da come era sempre stato: non era ingenuo, non era innocente o bambinesco ma era profondo, magnetico, inondato di puro desiderio carnale ed illuminato da una luce di violenza pericolosamente stuzzicante.
Era diverso dal solito, incredibilmente diverso e in quel momento Bakugou compreso perché aveva sempre continuato a portare con sé la sensazione sgradevole che quel ragazzo avesse continuato a nasconderegli qualcosa di importante, sapeva cos'era, lo scoprì proprio allora, riflesso in quegli smeraldi vividi e tentatori.
Katsuki aveva il respiro irregolare, tuttavia la sua espressione da duro continuava a perseverare nel risiedere nel suo viso candido, imporporato a causa della vicinanza del ragazzo che amava e a causa di quell'odore pungente, incredibilmente piacevole quanto provocante.

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