|Capitolo IV•|
Nessuno aveva sentito Midoriya rientrare nel dormitorio e preoccupati avevano raggiunto l'infermeria, eccetto un paio di persone che, avendo percepito quel peculiare odore sinonimo di calore, angustiate, si erano fermate fuori dalla porta del biondo tenendo in parte a freno gli alfa che avevano perso il controllo.
Uraraka, Lida, Kisrishima, Sero e Kaminari avevano trovato il ragazzo dalle ciocche scure seduto in un angolo dell'infermeria, era seduto al suolo con la schiena contro una delle pareti bianche, le ginocchia al petto, il viso contro di esse e le mani fra i capelli smeraldini che ne tiravano qualche ciocca, era ovvio che qualcosa in lui non andasse.
Non fecero però a tempo a dire nulla che egli balzò in piedi, quella stanza era completamente immersa nelle tenebre della notte ormai eppure i suoi occhi brillavano di una luce pericolosa in quelle tenebre soffocanti ed oppressive.
Era fermo con le mani serrate in pugni, lungo i fianchi, l'espressione stravolta, furente come quella di un leone che vede invaso il suo territorio «Non ce la faccio, non posso » ringhiò con voce rauca e graffiante, non disse nulla, nessun altro lo fece, tutti in quella stanza sapevano che in quello stato nessuno avrebbe potuto fermarlo ne tantomeno placare il suo animo quindi lo lasciarono libero di proseguire, era tutto ciò che potevano fare.
I suoi passi pesanti ecchegiavano nel corridoio deserto, il legno si piegava sotto quei tonfi prorompenti e sgraziati, quasi aggressivi procurati dal camminare impetuoso del ragazzo, privo di gran parte del suo controllo e troppo intelligente per non essere in grado di comprendere quanto stesse accadendo al biondo in quel momento, non sapeva come dato che sarebbe dovuto essere impossibile riuscire a percepire qualcosa a quella distanza, eppure lui lo aveva fatto.
Il sangue bolliva nella sue vene, percorreva il suo corpo pregno di ira e furente violenza pronta a scatenarsi su chiunque avesse commesso quell'errore tipico degli alfa deboli ai loro medesimi istinti, pronti ad assalire qualcuno solo perché preda del suo calore, senza calcolare il fatto che stessero commettendo un atto deplorevole come lo stupro.
Quando arrivò davanti alla stanza di Bakugou la sua espressione faceva paura: le pupille si erano strette a tal punto da aver quasi eliminato il verde profondo e assoggetante delle sue iridi, la pelle che collegava le sopracciglia al naso si era riempita di grinze a causa dell'accezione tagliente e pericolosa che i suoi occhi avevano preso. E a causa del suo respiro irregolare, impetuoso, le sue narici, ad ogni espirare, si allargavano come quelle di un toro imbizzarrito e le sue labbra carnose si erano piegate a prendere una forma quasi innaturale, fra disgusto e odio puri.
Le vene che percorrevano il collo pallido di Deku avevano preso a pulsare violentemente tanto da trasparire fuori dalla pelle, tanto violentemente come se avessero dovuto esplodere da un attimo a quello successivo, eppure in tutta quella cieca rabbia, in quegli impulsi di travolgente violenza pronto ad essere sfogati c'era una calma inquietante riflessa nella sia figura immobile.
I ragazzo che avevano tentato di tenere a bada gli alfa imbizzarriti erano finiti a terra privi di sensi, sembrava che anche molti degli alfa fossero caduti tramortiti al suolo, eppure due erano riusciti a passare e quello che vide, a Midoriya, non piacque.
Katsuki era sul petto completamente debole a causa del suo calore, indifeso fra quei due aggressori che gli avevano strappato i vestiti di dosso e stavamo passando su quella sua perfetta pelle candida le loro bocche indegne di lui. In tutto questo il biondo piangeva indignato, l'umiliazione era riflessa nei suoi occhiali occhi mentre la sua voce debole come un sussurro di vento diceva loro che li avrebbe uccisi.
«Dovreste andarvene, finché potete ancora farlo » disse calmamente Izuku mentre osservava i due aggressori con un sorriso tirato, con una sfumatura inquietante che sussurrava quali terribili azioni sarebbero seguite se il suo ordine fosse stato trasgredito, i due allora risero dopotutto lui era conosciuto per essere un buon a nulla, troppo gentile persino per dare contro a chi lo insulta, eppure quanto sapevano non era abbastanza.
«Ah, non volevo arrivare a questo... Kachan, chiudi gli occhi ora » al sentire quella voce il corpo del biondo fu scosso da brividi innumerevoli ed elettrici che lo fecero formicolare, ancora una volta, per quanto avesse desiderato opporsi a quelle parole, per chiari motivi, finì con l'agire come lui gli aveva chiesto poiché sentiva che fisse la cosa migliore da fare nonostante allo stesso tempo pensasse che non fosse prudente.
Purtroppo era troppo invaso dalla confusione per poterne comprendere il significato, tuttavia bastarono pochi istanti che quelle due presenze raccapriccianti sparissero da accanto al suo corpo, a quel punto desiderava davvero vedere cosa stesse accadendo ma non voleva dall'altro lato, questo lo infastidì oltre modo.
Lui aveva sempre odiato essere incapace di difendere sé stesso, aveva sempre disprezzato chi non ne era capace e ancora di più non poteva sopportare di non essere conscio di quanto stesse in lui accadendo, di non poter controllare quelle sensazioni contrastanti ed in perenne opposizione che stavano dominando la sua mente da quel primo gennaio.
Midoriya dal canto suo aveva colpito i due abbastanza da allontanarli, ma non abbastanza da stordirli, non avrebbe risolto le cose troppo velocemente poiché sapeva che gente del genere non avrebbe mai represso i propri istinti finché qualcosa di traumatico fosse loro capitato, dopotutto erano la feccia degli alfa che credevano che gli omega fossero adatti solo a fare sesso o alla riproduzione e che per il resto non meritassero diritti, lui aveva sempre disprezzato questo modo di pensare.
Non disse nulla mentre avanzava con i pugni stretti tanto forte da far sbiancare la pelle delle nocche, il suo respiro impetuoso e irregolare spezzava il silenzio assoluto e soffocante che percorreva quel corridoio dandogli un'atmosfera inquietante.
I suoi passi pesanti, lenti ed inesorabili accorciavano attimo dopo attimo la distanza che lo separava da quei due, oggetto della sua ira, che nel mentre si erano messi dritti sulle loro gambe, tremanti come fuscelli, quando avevano infine realizzato chi avevano davanti, dopotutto mai dalle sue labbra era uscito il fatto ch'egli fosse semplicemente un alfa, come tutti gli altri, questo non sarebbe potuto accadere, perché non era la verità.
«Questa è la prima volta che mi arrabbio, perciò non posso garantire per voi, almeno, non per la vostra totale incolumità ma non vi ucciderò in ogni caso, altrimenti come potrei essere un eroe? » disse retorico facendo scivolare la sua voce iraconda che cozzava con il suo personaggio gentile, lungo quel luogo quasi deserto lasciando che i corpi tremanti dei due, che indietreggiarono spaventati come conigli dinnanzi ad un branco di leoni famelici.
Provarono a dire qualcosa, eppure nonostante le loro bocche si fossero mosse neppure un rantolo ne uscì, non ne erano capaci poiché tutto ciò che avevano addosso non era semplice paura, ma bensì terrore nel suo significato più puro, un terrore che degli alfa, dall'alto della loro posizione gerarchica avevano sempre pensato di non poter provare, oh quanto si erano illusi.
Quel giorno fu proprio Midoriya a mostrare loro che era impossibile essere sempre nella posizione dominante, che primo o poi qualcuno e qualcosa sarebbe stato meglio di loro, li avrebbe sopraffatti e ridotti a qualcosa di comune o banale, quella sera del due gennaio furono quegli occhi smeraldo quasi completamente scuri a far loro capire quanto poco avessero e fossero in confronto a lui.
Midoriya non ebbe il tempo di cominciare quanto avrebbe voluto che i due si gettarono a terra in avanti, seduti sui loro talloni con le teste contro il parquet scuro e scricchiolante, le braccia raccolte davanti, stavano compiendo la dogenza nipponica, mentre le loro voci terrorizzate e piangenti imploravano quel ragazzo di non nuocere loro.
Si erano ridotti a tanto, loro che erano degli alfa senza che l'altro avesse ancora mosso un solo dito su di loro, questo fece rabbrividire il biondo, ancora sopraffatto in parte dal calore in corso, tanto che decise di aprire i suoi occhi rossi come sangue brillante e vivo, con le gambe tremanti a causa della sua momentanea debolezza riuscì a spingersi fino alla porta aperta della sua stanza e buttare il capo fuori per scorgere quanto stesse accadendo.
Fu in grado di vedere solo la schiena salda e forte del ragazzo dai capelli verdi e questo per qualche inspiegabile ragione fu abbastanza per far calmare quel turbine incessante di pensieri ed emozioni in continuo mutamento nel suo animo turbato, per qualche ragione che ancora da lui rifuggiva il cuore gli palpitava nel petto ad una velocità tale che credette di morire e lo stomaco pareva non star un solo attimo fermo nel suo ventre facendolo sentire inspiegabilmente strano, leggero ma allo stesso tempo pesante.
Non riusciva a comprendere quanto stesse avvenendo in lui, non era mai stato a tale contatto con le sue emozioni da poter anche solo provare a dedurre il significato di tali avvenimenti per lui decisamente troppo sconvolgenti ed inattesi, non sapeva cosa fare o come affrontare tutto questo, neppure la sua solita rabbia fuoriusciva a coprire ogni cosa, non si riconosceva in quanto diventava.
Midoriya si girò appena per scorgere la presenza alle sue spalle, i suoi capelli scuri,di quel verde brillante ondeggiarono appena con il suo muoversi veloce, quegli occhi furenti, iracondi e spietati si scontrarono con quelli rossi, brillanti e lucidi di Bakugou che sussultò sul posto sentendo il proprio corpo formicolare ed un calore strano, superiore a quello che già avvertiva espandersi per il suo corpo indebolito.
Vide come in un attimo breve come la durata di un respiro quelle iridi spaventose mutarono in occhi gentili dotati di incalcolabile dolcezza e quelle mani, segnate da numerose cicatrici, dalla presa salda e forte prima intenzionate a ferire ora sostenevano il suo corpo troppo debole per stare in piedi.
Sentì come il suo corpo fosse stato gentilmente trasportato nella sua stanza e adagiato sul morbido materasso rivestito da coperte scure mentre i passi spaventati e volevi dei due aggressori sparivano nel corridoio, quella fu la prima volta nella quale Bakugou si rese conto che non importava il motivo, Deku non usciva dalla sua testa, che riusciva a pensare e sperare solo in lui.
Katsuki ansimava sentendo il corpo in pieno bollore, il desiderio che muoveva le sue interiora e che eccitava il corpo cresceva a dismisura.
«Kachan, se non vado... potrei... perdere il contr-» Midoriya non riuscì a finire la frase che in un getto istintivo, privo d'ogni barlume di ragione il corpo intorpidito e scosso da brividi continui dell'altro si gettò su di lui, che le loro labbra, morbide e violente si scontrarono in un bacio passionalmente veemente nel quale si stavano non assaporando ma divorando quasi non avessero consumato un pasto per tutta la loro vita prima di quel momento.
Katsuki aveva ceduto a sé stesso, aveva per tutto il tempo sentito una voce strana nella sua mente che gli bisbigliava di desiderare ancora quel bacio, di desiderarlo così ardentemente da bruciare, che lo avrebbe desiderato all'infinito fino a volere molto di più ancora nonostante si trattasse dell'inutile nerd di merda che aveva odiato così allungo da aver dimenticato la ragione di tale oscuro sentimento verso di lui.
In poco tempo il biondo fu sopraffatto dall'altro che si portò a cavalcioni su di lui, sopra il letto, spingendo violentemente la sua bocca contro quella di Bakugou che sentiva ansimare in quel bacio travolgente come un uragano mentre insinuava la sua lingua umida nella sua bocca.
Il bacio divenne tanto infuocato e coinvolgente che le menti di entrambi erano divenute vuote di qualsiasi pensiero se non delle sensazioni scaturite da quel contatto troppo perfetto per essere casuale, troppo desiderato.
Tanto che le loro labbra non riuscivano a rimanere attaccate, le loro lingue danzavano troppo freneticamente nelle loro bocche, troppo violente tanto che ora riuscivano ad unirsi soltanto loro mentre le loro mani bollenti, frementi viaggiavano fendendo l'aria, afferrando il tessuto della maglia dell'altro strappandola via come animali incapaci di fuggire da loro stessi.
Eppure, sebbene con enorme fatica, Midoriya con quel bollore che aveva dentro, con quel desiderio che si piegava dentro da tempo immemore, per amor di chi stava consumando in quel bacio veemente, riuscì a separarsi da lui che parve scontento, gli accarezzò il viso pallido con amorevole gentilezza prima di parare.
«Fermami prima che sia troppo tardi, fermami prima che perda il controllo perché dopo non potrò più fermarmi, quindi se vuoi che io lo faccia realizzarlo ora, Kachan».
Quelle parole erano imploranti, pronunciate con dolore e difficoltà, con lucidità di lacrime che non avrebbe versato per un dolore soffocante che lo schiacciava da tempo quasi infinito, quelle sue parole erano un velato suggerimento nel prendersi più cura di sé.
Era chiaro come Midoriya desiderasse stringere fra le sue braccia quel corpo e quel corpo solamente ma che desiderasse farlo per cuore e non per istinti intrattenibili.
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro