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Capitolo 5

L'auto procedeva velocemente lungo la strada da ore. Cominciavo ad essere stanca di stare seduta, non che la macchina fosse scomoda, e in fondo parlare con Tyler del più e del meno faceva volare il tempo. Avevamo parlato di gusti musicali, giungendo alla conclusione che qualcosa in comune avevamo, poi avevamo chiarito che gli sport non mi interessano, e anche se avevo praticato nuoto per sette anni della mia vita non amavo guardare le gare. In realtà non passavo mai molto tempo davanti la televisione, salvo casi particolari, e questo era un ottima notizia per Tyler, che invece era un patito del basket. A me interessava solo il nuoto, ma l'unica cosa che contava per me di quello sport era il senso di libertà che provavo ogni volta che entravo in acqua.

Purtroppo avevo dovuto rinunciare anche a quello per dedicarmi allo studio e ai miei amici, e l'unica cosa che mi mancava veramente era appunto quell'indipendenza che non potevo provare in nessun altro aspetto della mia vita.

Si era già fatto buio quando Tyler accostò davanti una locanda. Era quel che si dice un posto rustico, ma non era male. La maggior parte dei tavoli era vuota, probabilmente perché era tardi, ma l'odore di cibo che ancora permeava l'aria era davvero delizioso. Ci sedemmo al primo tavolo che trovammo, uno di fronte all'altra. Ordinammo due hamburger e una coca.

-Tyler, quando pensi che arriveremo a casa tua?- Ero un po' stanca del viaggio anche se la sua compagnia era la migliore che potesse capitarmi, e il fatto che avevamo subito preso confidenza era anche meglio.

Lui ci pensò su qualche secondo prima di rispondere. -Allora, prima di ripartire chiederò quanto dista il motel più vicino, e così ci fermeremo per la notte. Poi credo che arriveremo nel primo pomeriggio. Non troppo tardi spero, ma questo dipende dal traffico.-

Non sapevo se sentirmi sollevata o abbattuta dalla notizia. -Buono a sapersi.- Dissi semplicemente.

Appena arrivò la nostra cena, Tyler fermò la cameriera per chiederle delle informazioni. -Mi scusi, saprebbe dirmi quanto dista il prossimo motel?-

La ragazza, che probabilmente era più giovane di me, e anche piuttosto carina, rimase un attimo incantata da Tyler prima di rispondere. -Oh, non è lontano, circa dieci chilometri.- Rispose lei per poi sgattaiolare in cucina.

Io e Tyler finimmo la nostra cena in pochi minuti, e dopo che lui ebbe pagato tornammo in auto, ci aspettava un brevissimo viaggio prima di poter raggiungere il motel.

Quando arrivammo non mi sorpresi di quanto squallido fosse quel posto, ma l'unica che mi interessava era una doccia calda e un letto decente, quindi potevo anche adattarmi.

Appena entrammo nella stanza che avevamo preso, io mi buttai su uno dei due letti, Tyler invece andò dritto a farsi una doccia. Non ci mise molto e quando finì fu il mio turno di rilassarmi un po'.

Mi sentivo quasi come se con l'acqua calda potessi lavare via tutti i ricordi di quegli anni che andavano cancellati. Era come se quel getto d'acqua potesse purificarmi e in un certo senso prepararmi all'esistenza spensierata che mi attendeva. Mentre mi insaponavo passai la mano sopra la cicatrice, quella che per molto tempo avevo odiato perché mi rendeva diversa e debole, ma che ora non era altro che il lasciapassare per una vita migliore e basata sulla sincerità. O almeno così credevo.

Uscita dal bagno trovai Tyler disteso sul letto a guardare il soffitto, mi distesi accanto a lui e lo imitai. -Sai, i tuoi ti amavano veramente.- Lo disse come se fossero anni che aspettava questo momento e adesso finalmente potesse assaporarlo.

-Parlami di loro.- Proposi io, convinta che fosse l'unica cosa sensata che potessi dire in quel momento.

-Erano delle brave persone tutto sommato, e adoravano i bambini, non sai quanto tenessero ad averne uno tutto loro. Sai, loro si erano conosciuti da giovani, ma per qualche strana ragione si sono dovuti separare. E poi anni dopo, si sono rincontrati e si sono resi conto che nessuno dei due aveva mai dimenticato l'altro. Così hanno cominciato finalmente a vivere la loro felicità, come se fosse l'unica cosa che contava. Si sono sposati dopo qualche settimana, erano veramente innamorati. Ad un certo punto hanno deciso che era il momento di avere un bambino. Ci hanno provato per mesi, ma senza alcun risultato. Poi mi hanno trovato, avevo solo quattro anni allora, ma ricordo perfettamente che prima di loro la mia vita era un inferno. Mia madre era una drogata, che non riusciva a prendersi cura di me e mio padre ci aveva abbandonati.

Quando sono arrivati i tuoi, però, ho capito che la famiglia non è solo quella con cui hai una parentela, la famiglia è quella che ti ama, quella che ti fa sentire a casa e che si prende cura di te. Loro erano la mia famiglia..- Si fermò un attimo si girò a guardami. Aveva le lacrime agli occhi.

-E cosa c'entro io con tutta questa storia?- Non riuscii a trattenere la domanda.

-Tu sei tutto quello che resta della mia famiglia.- Rispose Tyler, quasi fosse la cosa più ovvia del mondo, poi continuò il racconto. -Qualche mese dopo che mi ebbero adottato con tutta la faccenda delle carte e il resto, tua madre rimase finalmente incinta. All'inizio io credetti che con il tuo arrivo si sarebbero dimenticati di me, che mi avrebbero abbandonato. Ti odiavo per questo, prima ancora che tu nascessi, ma quando sei arrivata tutto cambiò. In meglio. Eri così bella, dolce e indifesa. E sembravi così debole a causa dei problemi che avevi avuto alla nascita, l'operazione per sistemare la milza... Comunque sia, la prima volta ce ti vidi dimenticai ogni genere di rancore che potesse provare un bambino di cinque anni. I tuoi erano così contenti che andavamo d'accordo. La nostra vita era così perfetta, il periodo con i tuoi fu il più felice di tutta la mia vita. Era quasi un sogno, ma tutti i sogni prima o poi finiscono. Il nostro terminò nel luglio del 1994, prima ancora che tu compissi un anno. Noi eravamo a casa da soli. Ricordo che era notte, erano usciti per non so quale motivo e non sono più tornati. Il giorno dopo venne a farci visita la polizia, ma trovando in casa solo due bambini e non avendo nessuno familiare da contattare chiamarono i servizi sociali.-

Non riusciva più a continuare il racconto, me ne rendevo conto. Avrei tanto voluto sapere il resto della storia, anche se diciamo che qualcosa me l'aveva già anticipata il giorno prima, ma se non riusciva più immergersi nel mondo dei ricordi, forse era meglio fermarlo.

-Ty, se non ti va più di parlare possiamo anche continuare un altro giorno. Non ti devi sentire costretto a raccontarmi tutto oggi. E poi, magari, ti sentirai stanco.- Dovevo fargli capire che non era obbligato a dirmi tutto in quel momento, ma lui non sembrò sentire una sola parola di quello che dissi, come se in realtà non si fosse mai destato dal mondo dei ricordi in cui si era immerso.

-Poi, come ti avevo già accennato, fummo spediti in un orfanotrofio, dove per qualche mese fummo liberi di stare per i conti nostri, ma insieme. Io andavo a scuola la mattina, quella delle suore, anche se già tua madre mi aveva insegnato molto. Tu invece dormivi. Poi il pomeriggio lo trascorrevamo insieme, e la notte dormivo accanto a te. Non era un granché, ma finché non avevamo altra scelta poteva anche andarmi bene, purché rimanessimo insieme. Quando arrivò quella coppia con un bambino, che all'incirca era della mia età, capii che dovevo fare di tutto affinché non decidessero di adottarmi. Appena però scoprii che avevano già avviato le pratiche per adottare te, mi resi conto che stavo per perdere tutto quello che mi restava. Cercai di prenderti con me, e di scappare, ma ero ancora troppo piccolo, e quando mi scoprirono ti affidarono subito a quella coppia per evitare che combinassi qualcos'altro. Quello fu il secondo giorno più brutto della mia vita, dopo la morte dei tuoi.

Senza di te la mia vita divenne vuota. A scuola non davo più il meglio e il pomeriggio stavo ore rinchiuso da solo nella stanza in cui passavamo sempre il tempo insieme. Mesi dopo riuscii a fuggire, e quando mi ritrovai per strada da solo dovetti arrangiarmi come potevo.

Solo quando fui più grande cominciai a cercarti. Per anni provai senza sosta, poi mi arresi deluso dal mio fallimento. Qualche settimana fa, però, un mio vecchio contatto mi disse di avere qualche pista fattibile, così le ho verificate tutte, fino a trovarti.-

Io rimasi in silenzio. Non sapevo cosa dire. Tutto quello che aveva passato era terribile. Io invece avevo vissuto una vita tranquilla e spensierata, anche se non ero felice veramente. Credevo di esserlo, ma non lo ero.

L'unica cosa che fui capace di dire fu: -Grazie.-

Grazie per avermi cercato così a lungo. Per non essersi mai arreso del tutto. Per essere stato vicino a me quando non avevo nessun altro. Per avermi raccontato la verità, ma soprattutto per avermi liberato da una vita che non era la mia e che non mi permetteva di essere me stessa.

E grazie per essere la mia famiglia, perché era veramente solo questo ciò di cui avevo bisogno.

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Sono tornata con un altro capitolo, ho deciso di cominciare a introdurvi la storia della famiglia di Sarah, ma questo è solo l'inizio, se volete scoprire il resto continuate a leggere. Vorrei sapere cosa ne pensate della mia storia. :)

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