Capitolo 25
All'una esatte finii il mio turno di prova. Emmett lasciò per qualche minuto la cassa e venne verso di me. -Sarah, da quello che ho potuto vedere mi è sembrato che la mattinata sia andata bene...- Mi disse lasciando la frase in sospeso, come aspettando che io confermassi la sua tesi.
-Sì, è andato tutto apposto.- Gli risposi io, incerta se avevo detto o no la cosa giusta.
-Perfetto. Vedrai che a breve ti ambienterai e non avrai alcun problema. Allora ci vediamo domani allo stesso orario.-
Io rimasi di stucco, ferma a guardarlo per qualche secondo, poi riuscii a tornare in me. -Quindi il posto è mio?- Gli chiesi speranzosa, e quando lui annuì mi sentii veramente realizzata. -Grazie mille. Davvero. A domani allora.- Gli dissi stringendogli la mano con un sorriso stampato in faccia.
Lui tornò verso la cassa, e io andai a salutare Jessica prima di tornare a casa.
Appena uscii dalla caffetteria, feci solo qualche passo prima di essere fermata da qualcuno che chiamava il mio nome. Mi voltai verso la porta del caffè, credendo che qualcuno mi stesse chiamando perché avevo dimenticato qualcosa, anche se mi sembrava alquanto improbabile. Non vedendo nessuno che mi guardava, mi girai nuovamente, pensando di essermelo solo immaginato.
-Sarah. Dove vai?- Questa volta riuscii a riconoscere la voce di Tyler. Mi voltai verso la direzione dalla quale lo avevo sentito parlare e lo vidi. Era seduto nella sua macchina. Al posto di guida e mi stava sorridendo. -Dai salta su.- Mi disse facendomi segno di salire in macchina.
Io non me lo feci ripetere due volte. -Che ci fai qui?- Gli chiesi appena fui seduta accanto a lui.
-Perché? Non sei felice di vedermi?- Scherzò lui.
-Ma certo. È solo che non mi aspettavo di trovarti qui.- Gli risposi semplicemente.
-Volevo solo farti una sorpresa. E poi era il tuo primo di giorno di lavoro, così mi sono liberato per poterti venire a prendere.- Sorrise voltandosi per un secondo verso di me, poi tornò a concentrarsi sulla sua auto e la fece partire.
-Beh, grazie.- Ero sinceramente sorpresa, ma ero contenta che fosse venuto per me. Era stato così dolce. -Ma come facevi a sapere in quale caffè ho trovato lavoro?- Gli chiesi ad un certo punto.
-Non me lo hai detto tu ieri?- Rispose lui con un'altra domanda.
-Non mi sembra.- Dissi io, cercando di ricordare cosa gli avessi detto il giorno prima, quando gli avevo parlato di quella caffetteria.
-Non so, ma ero certo di trovarti qui. Ne ero sicuro, anche se non sono certo di come facessi a saperlo.-
Non soppesai per molto la sua risposta, anche perché subito dopo arrivammo a casa, e dovetti correre di sopra per preparare qualcosa.
Stavo morendo dalla fame, e non mi andava di mettermi a cucinare qualcosa di complicato, anche perché non ero molto brava, così presi quattro uova e del formaggio e cominciai a friggerle.
Qualche minuto dopo, il pranzo era pronto. Divisi il cibo in due piatti in modo equo.
Appena Tyler si trovò davanti quel cibo, si alzò per prendere il ketchup e cominciò a metterlo sul suo piatto. -Io lo preferisco così.- Disse lui alzando lo sguardo verso di me, prima ancora di aver assaggiato un solo boccone.
Io non risposi, sorrisi e cominciai a mangiare, non ce la facevo ad aspettare ancora.
Dopo solo qualche minuto, Tyler aveva svuotato il suo piatto; il mio, invece, era ancora quasi tutto lì, sono sempre stata molto lenta a mangiare.
Per qualche secondo Tyler guardò davanti a sé, poi si voltò verso di me. Aveva un'espressione seria in viso. -Sarah, devo dirti una cosa.- Il modo in cui lo disse, e forse anche il fatto che non aspettavo altro che la verità da giorni mi fece fraintendere le sue parole. Credevo che finalmente si fosse convinto a raccontarmi tutto, e invece...
Tyler soppesò le parole che doveva dire ancora per qualche secondo. Non sapeva da dove partire, questo era chiaro, ma era anche evidente che temeva la mia reazione. -Io...- Cominciò lui insicuro. -Dopodomani devo partire...- Fece una piccola pausa, come se fosse indeciso su come continuare. -Ci sono delle importanti questioni di lavoro che devo risolvere, e non posso proprio rimandare.-
Sentendo quelle parole rimasi un po' delusa, soprattutto perché mi ero convinta che a momenti avrei finalmente scoperto quello che Tyler mi stava nascondendo. Non ci sarebbe voluto ancora molto prima che la verità si mostrasse a me, in alcune delle sue tante sfaccettature, ma questo io non potevo saperlo.
-So che tu ti trovi qui da poco tempo. E credimi se ti dico che non vorrei lasciarti qui, sola, in balia di una città che ancora non conosci, ma non dipende da me. Spero che tu abbia capito che non sarei mai partito di mia spontanea volontà, avrei indubbiamente preferito restare, ma non posso...- L'insistenza con cui continuava a ripetere sempre le stesse cose, un po' mi dava fastidio, ma riuscivo a comprendere che era agitato, e aveva paura che non lo capissi. Era così tenero quando si comportava così, non sapeva ancora come fare con me, non mi conosceva abbastanza da prevedere come avrei reagito. Vederlo così, spaesato, era strano, anche perché lui non lo era mai stato, in niente, ed era ovvio dal modo in cui stava reagendo.
-Tyler,- interruppi io ad un certo punto i suoi discorsi ripetitivi. -Ho capito. Stai tranquillo, non te ne faccio una colpa, so che non dipende da te.-
Lui sembrò non avermi nemmeno sentito. -Se non ti va di stare qui da sola puoi anche andare da Kyle, ho già parlato con lui. È disposto ad ospitarti.-
-Tyler, non ce n'è alcun bisogno.- Gli dissi cercando di attirare la sua attenzione. -Sono abbastanza grande, riuscirò a cavarmela. Solo, vorrei sapere una cosa. Per quanto starai via?-
-Due settimane più o meno.-
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Ciaoo a tuttii!
So che non è granché come capitolo, è piccolo e noioso, ma spero comunque che le novità vi siano piaciute. Ringrazio tutti coloro che leggono, votano e commentano la mia storia. Mi aiutate ad andare avanti.
Come sempre vi invito a votare e commentare.
Alla prossima.:)
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