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Capitolo 23

Arrivata a casa mia, Evelyn entrò come un tornado. Non fece caso a niente di ciò che le stava intorno finché non arrivò nella mia stanza e non spalancò l'armadio.

Diede un sguardo veloce ai miei vestiti e si voltò a fissarmi. Come se nella sua testa mi stesse immaginando con addosso alcuni di essi e stesse già scartando mentalmente alcune possibilità. -Forse sarebbe stato meglio se andavamo direttamente a fare spese, invece di scegliere tra quelli che hai già.-

A quelle parole io rimasi sbalordita. -Dici che dovrei comprare altri vestiti? Ma se l'altro giorno ho praticamente svaligiato tutti i negozi che incontravo per strada. Senza contare che non ho ancora indossato uno solo di questi vestiti.-

-Stai a sentire a me, e credimi quando ti dico che i vestiti non bastano mai, e più ne avrai più ne vorrai.- La sua filosofia non mi andava molto a genio, sperai solo che per me sarebbe stato diverso. Non sopportavo essere come tutte le altre ragazze, soprattutto se questo significava far spendere tutti quei soldi a Tyler, perché quel lavoro che avevo appena trovato non sarebbe servito a molto se mi sarei comportata come prevedeva Evelyn.

Vedendo la mia espressione accigliata, Evelyn preferì lasciar perdere. -D'accordo, come non detto. Vorrà dire che dovremo arrangiarci.-

Le sorrisi grata e mi avvicinai, pronta a indossare ogni vestito che mi avrebbe passato.

Alla fine optammo per un vestitino verde che si intonava perfettamente ai miei occhi. Non era troppo corto, ma lasciava ben poco all'immaginazione, soprattutto nelle spalle, che era interamente fatto di pizzo, almeno fino al punto in cui partiva la gonna.

-Allora, ti ha già detto dove ha intenzione di portarti?- Mi chiese Evelyn impaziente mentre mi stava arricciando i capelli.

-No, ha solo detto che sarebbe passato alle otto.- Risposi io, cercando di non lasciar trasparire alcuna emozione. Non mi andava che Evelyn si rendesse conto di quanto fossi agitata per quest'appuntamento.

-Perfetto.- Disse Evelyn guardando l'ora. -Abbiamo ancora un'ora e mezza buona. Appena abbiamo finito possiamo anche fare quello che vuoi.-

-Mi stavo chiedendo una cosa...- Iniziai quando lei ebbe finito con i capelli e passò al trucco. -Per caso fai l'estetista?-

Lei si fermò un attimo a guardami, non credendo alle sue orecchie. -Come l'hai capito?-

-Stai scherzando, vero?- Feci io. Poi indicai il trucco perfetto e lieve che stava applicando nelle mie palpebre e i ricci che mi accarezzavano la schiena.

-Ohh. Giusto. Ma potevo benissimo fare qualcos'altro ed essere comunque brava, non credi?- Mi domandò lei sicura.

-Non penso. La sicurezza con cui ti muovi, e la perfezione che riesci ad ottenere con il minimo sforzo e nel minor tempo possibile... Non è facile per una persona che non è un'esperta. Insomma, si capisce che sei brava nel tuo lavoro, e che ti piace quello che fai.- Mi sentii un po' strana a fare tutto quel resoconto, e a spiegarle quello che riuscivo a intuire semplicemente osservando una persona. Una dote che adesso mi è molto utile, ma che al tempo non apprezzavo abbastanza.

.........

Un'ora più tardi mi arrivò un messaggio, e quando presi il telefono un brivido di timore ed eccitazione mi attraversò. Mark era già di sotto ad aspettarmi nella sua auto.

Mi guardai un attimo in torno. La casa sembrava così vuota. Quando Evelyn se n'era andata, nemmeno venti minuti prima, mi ero sentita sola, mi sembrava di non avere più nessuno su cui poter contare, nessuno di cui potermi fidare. Era strano il modo in cui diventavo paranoica in situazioni simili, succedeva ogni volta che non c'era nessuno nei dintorni e non avevo nulla da fare. Nemmeno in quel momento, infatti, avevo saputo come ingannare il tempo, e soprattutto come eliminare l'agitazione che mi attanagliava la gola.

Scesi le scale con il massimo della velocità che mi permettevano le mie zeppe.

Salita in macchina, salutai Mark e lui partì.

Mi portò a vedere un film romantico. Era una vera palla!

Diciamo solo che sono scappata un paio di volte in bagno, mi annoiavo così tanto. E dire che lui lo aveva scelto proprio perché doveva uscire con me. Peccato che io abbia sempre odiato i film mielosi. Speravo solo che non pensasse che andassi in bagno perché ero incontinente o cose simili, in quel caso sarebbe stato meglio dire la verità. Non fui così stupida, comunque. Appena seppi che stavamo per vedere un film romantico mi procurai diverse bibite, così avrei avuto una scusa più che buona per scappare in bagno.

Finita la prima parte della serata, mi sentii veramente sollevata. Vedendo il mio sorriso sulle labbra, che era appunto dovuto solo al fatto che il film fosse finalmente terminato, Mark, gentilmente, mi chiese se il film mi fosse piaciuto.

La speranza nei suoi occhi non mi permise di dire la verità. Anche perché era troppo tardi, avrei dovuto informarlo prima dei miei gusti. -Sì certo. Il finale era davvero toccante.-

-Ne sono felice.- Disse lui. -Adesso andiamo, spero che tu abbia fame. Ho prenotato un tavolo in un posto carino.-

-Bene.- Gli risposi io, sinceramente sollevata. Stavo morendo di fame.

Mi portò in un ristorante italiano. Ottima scelta, pensai io quando parcheggiò l'auto.

Il locale non era molto affollato, si vedeva che non era granché, ma sempre meglio del cibo cinese che avevo mangiato a pranzo.

-Allora, parlami un po' di te. Che lavoro fai? O studi ancora? Vivi a Chicago da molto?-

-No, non studio più. Avrei voluto continuare, ma le cose non sono andate proprio come speravo. Mi sono trasferita qui da nemmeno una settimana, vivo con mio fratello, e niente. Non c'è molto da dire su di me, sono un libro aperto.- Beh, a parte la faccenda del romanticismo, a quanto pare quella non l'aveva capita. Avevo preferito evitare di dirgli che avevo appena trovato un lavoro, anche perché non mi andava di festeggiare per qualcosa che non era ancora certa, non avevo nemmeno fatto il turno di prova ancora. In un certo senso, però, non mi andava nemmeno di spifferargli tutto della mia vita, ancora non ci conoscevamo e non potevo dire di fidarmi completamente di lui.

-Davvero? Bene. E da dove vieni?- Mi chiese lui sembrando veramente interessato.

-Da un piccolo paesino della California.- Gli risposi evasiva. Non mi andava di toccare quest'argomento, ma evidentemente lui non se ne rese conto.

-Non è molto vicino.-

-Già.-

-E come mai ti sei trasferita?-

Giuro. Avrei voluto strangolarlo in quel momento. Riuscii ad eludere in qualche modo la domanda, comunque. Forse grazie all'arrivo della cameriera che portava le nostre ordinazioni, non ricordo bene.

Il resto della serata, lo dovevo ammettere, a malincuore, non fu un disastro. Fu davvero carino, faceva le domande al momento giusto, e non fu più inopportuno come all'inizio. Mi sentivo quasi a mio agio a chiacchierare con lui.

Quando mi riaccompagnò a casa, scese addirittura dalla macchina e fece tutto il giro per aprirmi la portiera. Che cavaliere, pensai. Se solo avessi saputo quello che sarebbe successo di lì a qualche giorno!

Mi accompagnò fino alla porta di casa. -Buona notte.- Mi disse sorridendo, e poi mi diede un bacio casto sulla guancia. Devo ammettere che riusciva ad essere gentile e galante quando voleva. Purtroppo era solo una maschera, era così bravo a fingere.

Lo guardai scomparire sulla sua auto e cominciai a salire le scale, indecisa se accettare un secondo appuntamento o lasciar perdere.

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Ciaoo a tutti! Come va?

Vorrei farvi un po' di domande su questo capitolo. Cosa ne pensate di Evelyn? Vi piace o non vi sta molto a genio? E Mark? Adesso vi fa almeno un po' di simpatia oppure no?
E adesso la domanda fatale. Cosa vi aspettate che farà Mark a Sarah di così brutto?
Credo di aver finito, rispondetemi se vi va, e votate se il capitolo vi è piaciuto.

Alla prossima! :)

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