Capitolo 13
Non sapevo dove andare. Camminai senza una meta per quasi un'ora poi, ricordandomi che avevo preso la carta di Tyler quando avevamo pagato la spesa alla cassa perché lui aveva le mani impegnate, mi fermai in una rosticceria e presi qualcosa.
Pensando che Tyler, se voleva, avrebbe potuto rintracciarmi perché stavo usando la sua carta, presi il mio panino e uscii di fretta. Mangiai per strada, ancora indecisa sul da farsi.
Ero così stanca che appena mi imbattei in un parco entrai e mi sedetti sulla prima panchina libera che incontrai. Ero sfinita, così mi distesi, e senza rendermene conto mi addormentai.
Quando mi risvegliai erano le cinque passate.
Ripresi a camminare, poi mi venne un'idea. Potevo sempre fare shopping, in fondo avevo la carta di Tyler, e sperperare più soldi di quanti ne avessi mai spesi prima era un'alternativa molto allettante.
Credevo di volergliela fare pagare, ma la verità era che volevo solo essere ritrovata e riportata a casa, non riuscivo più a sopportare quella situazione.
Entrai nei negozi più costosi che incontravo, Gucci, Prada... E ogni volta non ne uscivo prima di spendere un migliaio di dollari. Stavo buttando un sacco di soldi senza alcuna ragione apparente. Volevo solo essere trovata, poi avrei anche restituito tutto se Tyler non poteva permetterselo.
Ma come facevo a saperlo se non conoscevo il suo lavoro? Non sapevo niente di lui.
C'erano momenti in cui la nostalgia era così forte che mi sentivo male davvero, in altri casi, però, quando ricordavo il motivo per il quale mi trovavo in quella situazione, ero sollevata di non essere a casa. Ero totalmente disorientata. Non sapevo cosa pensare, cosa provare. Così compravo vestiti, scarpe, borse e gioielli, per non pensare, per avere quei piccoli attimi in cui tutto spariva.
Mi stavo guardando allo specchio con indosso un costosissimo e indecente vestito rosso, quando notai le occhiate di un commesso veramente carino. Era tanto tempo che non mi sentivo così bene, essere osservata da uno sconosciuto, un tizio mai visto primo, ma che avrei anche potuto rivedere volendo. Non era affatto male, forse non abbastanza muscoloso, ma tutto il resto era più che accettabile.
All'improvviso sentii una voce alle mie spalle. -Quel ragazzo ti sta mangiando con lo sguardo.-
-Tu dici?- Arrossii al solo pensiero.
-E come! Non ti stacca gli occhi di dosso da almeno dieci minuti. Hai proprio fatto colpo.- Mi fermai un attimo a guardare per la prima volta la mia interlocutrice, prima le avevo risposto meccanicamente, quasi senza rendermi conto della sua presenza. La bionda che stava davanti a me era da mozzare il fiato.
Era poco più alta di me, così magra da sembrare quasi anoressica e aveva un viso dolce anche se un po' infantile. Comunque sia, non l'avevo mai vista prima di allora, e non avevo idea di chi potesse essere. -Scusa, ci conosciamo?- Volevo essere certa che fosse una sconosciuta.
-Oh, certo, hai ragione. Mi chiamo Evelyn, è un vero piacere fare la tua conoscenza.- Mi tese la sua mano lunga e affusolata, io la strinsi, leggermente diffidente. Avevo imparato a mie spese a non fidarmi subito di una sconosciuta, soprattutto quando sembrava così affidabile, sono il tipo di persone che riescono ad ingannarti meglio.
-Il piacere è tutto mio. Io sono Sarah.- Avrei voluto fuggire, non andare avanti con quella farsa, ma evidentemente la giornata non voleva andare per il verso giusto.
Evelyn indicò il vestito rosso che indossavo. -Hai intenzione di prenderlo?- Chiese, forse troppo curiosa.
-Credo di sì, anzi vado subito alla cassa, che è tardi.- Stavo provando a congedarmi da quell'assurda situazione, ma quelle parole peggiorarono la situazione.
-Devo andare anch'io.- Rispose lei. -Mi chiedevo, se ti andava di andare a mangiare qualcosa insieme?-
Rimasi interdetta per qualche secondo. -Veramente io...-
-Ma se hai già un altro impegno non fa niente, sarà per un'altra volta.- M'interruppe lei.
-Non ho alcun impegno, ma...-
-Perfetto allora. Andiamo alla cassa e poi usciamo a prendere qualcosa da mettere sotto i denti.- M'interruppe nuovamente, ma questa volta non sapevo proprio come evitare quell'assurdità. Insomma, non ci conoscevamo nemmeno, avrebbe potuto essere anche una serial killer, ma io non potevo saperlo ovviamente. Non mi andava, però, di contraddirla, di deludere le sue aspettative, sembrava così sola e speranzosa. Anche se, a dir la verità, credo che quella speranzosa fossi io, sentivo il bisogno di una figura femminile nella mia vita, un'amica con cui confidarmi, e da quando mi ero trasferita a Chicago non avevo per questo ruolo vacante. Credo fu anche per questo motivo che non mi opposi ad Evelyn.
Mi diressi alla cassa e aspettai il mio turno. Posai l'abito davanti al commesso carino non appena Evelyn pagò. Lui guardò un attimo il vestito, poi me, indeciso se dire qualcosa o stare zitto.
-Ottima scelta, questo vestito le stava veramente d'incanto.- Mi sorrise gentile.
Io arrossii violentemente, così tirai fuori la carta di credito di Tyler per evitare di guardarlo in faccia e gliela passai. -Beh, grazie.-
Era un po' che non ricevevo un complimento da uno sconosciuto che era evidente che fosse attratto da me. Non ero più abituata a queste cose, non sapevo nemmeno come comportarmi. Lui non osò pronunciare un'altra parola, credo che il mio banalissimo grazie gli avesse fatto intendere che non ero interessata. Che peccato!
Quando mi allungò la carta di credito, la presi, poi afferrai la busta con dentro il vestito e imbarazzata uscii di corsa dal negozio.
-Non è andata granché bene. Lui sembrava così interessato, invece tu è quasi come se lo avessi snobbato.- Evelyn non perse tempo a farmi notare i miei errori.
-Non era mia intenzione. Lui è veramente carino, mi sarebbe piaciuto che la cosa non finisse lì, ma è da così tanto tempo che non esco con qualcuno che non sapevo come affrontare la situazione.- Cercai di scusarmi io.
-Oh, beh. Adesso capisco tutto. Comunque, se vuoi posso rimediarti il suo numero, o magari posso fargli avere il tuo.-
Mi sembrava tutto così affrettato. Io non mi comportavo di solito così con i ragazzi, non era il mio genere prima, ma considerando che avevo deciso di cambiare vita, forse era meglio anche rivedere il mio comportamento, e conoscere qualcuno non sarebbe certo stato male, soprattutto se era un ragazzo carino.
-Ti dispiace se ci fermiamo al primo ristorante che incontriamo? Sto veramente morendo di fame.- preferii cambiare discorso, magari potevamo tornare a parlare del commesso carino in seguito.
-Naturalmente.- Rispose Evelyn contenta.
Entrammo nel McDonald's in fondo alla strada e ci sedemmo al primo tavolo libero.
Ero un po' imbarazzata sinceramente, non sapevo se aprire bocca o starmene li muta. Fino a quando la cameriera stava prendendo le nostre ordinazioni mi sentivo al sicuro, anche se non c'era ragione che mi preoccupassi. Non sarebbe successo niente di male se con Evelyn non avessi legato, in fondo Chicago era grande, avrei potuto trovare un'amica ovunque.
-Allora,- disse Evelyn quando la cameriera si allontanò. -So che potrà sembrarti una domanda strana, soprattutto perché non ci conosciamo. Mi chiedevo se sei appena uscita da una relazione difficile. Per il modo in cui ti comportavi con Mark e tutto il resto.-
Mi sentii un po' a disagio, quelli non erano certo argomenti che ero solita affrontare con perfetti sconosciuti. Per qualche strano motivo, però, avevo voglia di parlarne con lei, forse perché mi mancava confidarmi, o semplicemente perché avevo bisogno di distrarmi da tutta quella situazione con Tyler. -Diciamo di sì. In realtà c'era un ragazzo che mi piaceva da un po' di tempo, e poco prima di trasferirmi qui a Chicago l'ho beccato con una troia. Credo sia soprattutto per questo che ho perso fiducia nel genere maschile, e non so quanto ci vorrà prima che mi senta di nuovo pronta a cominciare una relazione.-
Fu come liberarsi d un grosso peso, che ti opprime e non ti permette di respirare, di goderti la giornata come sempre.
-Oh, capisco, ma vedrai che la supererai. A me nemmeno è andata molto bene. Mi piaceva un ragazzo, veramente carino e simpatico, dolce. Insomma perfetto. Per un po' di tempo è andata bene, almeno finché non l'ho scoperto con un'altra, alla fine di perfetto non aveva un bel niente, beh, a parte mentire, in quello era un genio.- Si vedeva che non era molto contenta di parlare di quelle cose, ma il fatto che si fosse comunque aperta con me mi fece molto piacere. Forse il fatto che le nostre situazioni erano simili l'aveva spinta ad aprirsi, comunque sia stavo cominciando a rallegrarmi di essere uscita con lei, forse una cosa nelle mia vita poteva finalmente andare bene.
Parlammo ancora per qualche ora, e mi dimenticai veramente di tutto in quei momenti.
Evelyn cominciava a piacermi sempre più.
Quando fu l'ora di andarsene, lei si offrì di darmi un passaggio con la sua auto, ma io preferii prendere un taxi. Non ero del tutto sicura di tornare da Tyler fino a quando non dissi al tassista l'indirizzo di casa sua.
Quando arrivammo, pagai con quelle poche banconote che avevo con me e, trovando il portone aperto corsi di sopra. Arrivata al piano giusto bussai, e dopo nemmeno un minuto Tyler aprì la porta. Quando mi vide si rilassò visibilmente. -Sarah, finalmente. Sono così felice che tu sia tornata, avevo paura che ti potesse succedere qualcosa.- Era ovvio che era preoccupato, ma io ero così arrabbiata con lui, non mi andava di rassicurarlo, non in quel momento almeno, la mia presenza lì era fin troppo.
Lo sorpassai senza rispondere. Mentre camminavo poggiai la carta di credito sul tavolo della cucina, così continuai a camminare dritta verso la mia stanza.
Poggiai sul letto l'enorme quantità di buste accumulate dal mio pomeriggio di shopping e andai a fare una doccia. Volevo cancellare quella giornata, o quantomeno la prima parte.
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Sono tornata con un altro capitolo. Scusate se ci ho messo tanto. Scrivere questo capitolo non è stato facile, senza considerare che non mi sento ancora convinta. Lo sto pubblicando solo per sapere cosa ne pensate voi, quindi commentate, please. :)
Aggiornerò il prima possibile.
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