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XV. CAOS

3 luglio 2022, Silverstone, Inghilterra 🇬🇧

Le prima luci dell'alba si fanno timidamente spazio sul suo viso. Il cielo è coperto di nubi, solo qualche raggio di sole riesce a sfuggire, illuminando l'ambiente attorno a lei.

I meccanici della PREMA sono già al lavoro, nonostante Arthur stia ancora dormendo. La salutano, alzando una mano verso di lei <Buongiorno, dormito bene?> domanda uno di loro.

Le labbra di Clarice si distendono in un sorriso tirato, che vuol far sembrare più naturale possibile <Si, benissimo> risponde, mentendo al ragazzo moro di fronte a lei. Ha passato la notte a pensare, addormentandosi di tanto in tanto, risvegliandosi sudata e scossa ogni volta.

Al suo fianco, Arthur ed Altea, hanno continuato a dormire tranquillamente. Il primo con le braccia strette attorno alla sua vita, la seconda con una mano tesa verso di lei. Le hanno fatto così tanta tenerezza che più volte si è persa ad ammirare loro, distraendosi.

<Oggi non dovrebbero esserci problemi per il pass, potete seguire la gara con noi dal muretto, se volete> esclama il ragazzo, riferendosi a quei pass che ieri non erano riusciti ad ottenere per via del poco preavviso.

<Certo, mi farebbe piacere> l'asseconda, accettando la sua proposta <Ora, se non ti dispiace, vado a correre> aggiunge, alzando una mano in segno di saluto in direzione del resto del team.

A passo svelto si dirige verso la pista dove Emilian - o meglio, Max - la sta aspettando. Probabilmente Altea e suo fratello la ucciderebbero se sapessero quello che sta per fare, ma non può lasciare la questione in sospeso, non in questo modo almeno.

Max le ha scritto quasi subito, insistendo per incontrarla. Non sa esattamente di cosa vuole parlare, ma se c'è un modo per mettere la parola fine a questa storia, questo è il momento giusto. Aspettare non serve, meglio togliersi il pensiero subito.

La pensano così entrambe. Pieni di rabbia non riescono a vedere oltre, uccidono ogni possibile sentimento rendendolo polvere, esorcizzandolo.

Lui, in piedi, sul cordolo della pista inglese. La maglia della RedBull addosso, un paio di jeans e le sua solite sneakers. Il bisogno di essere capito chiuso nel petto, con così tanti lucchetti che nemmeno Clarice sembra avere la chiave, non questa volta.

Lei, i leggings neri e il top coperto solo dalla felpa della Ferrari Academy, cammina velocemente su quell'asfalto, pregustando già il momento in cui metterà a tacere le voci nella sua testa, correndo così veloce da non sentire nemmeno il suo cuore frantumato batterle ancora nel petto. 

Feriti, come forse non lo sono mai stati, si guardano negli occhi chiedendosi se è a questo che porta quel sentimento a cui tutti ambiscono.

Forse ha sbagliato lui, perché non ha mai amato e non sa farlo. Nessuno gli ha insegnato come fare perché, durante la sua infanzia, sono state poche le parole affettuose e i gesti gentili.

Forse ha sbagliato lei, perché ha troppa paura di amare e, quando lo fa, ama troppo. Le hanno insegnato questo i suoi genitori, a dare sempre il massimo, anche quando non torna indietro.

<Cosa vuoi Max?> domanda Clarice, interrompendo il silenzio. L'espressione dura dipinta sul volto maschera i suoi veri sentimenti.

Le fa strano vederlo così vero e, allo stesso tempo, così falso. L'abito che indossa sembra stargli troppo stretto, come se cercasse una libertà che non ha mai assaporato.

Perché infondo è questo ciò che Max è davvero. Un uccellino chiuso in gabbia, cresciuto per essere ciò che suo padre non è stato. Non c'è mai stato spazio per il divertimento, ma solo per la battaglia.

Così Max ha imparato che deve attaccare per primo se non vuole ferirsi. I suoi occhi azzurri, così freddi e glaciali, sembrano attraversare il corpo della ragazza senza nemmeno vederla.

<Hai detto che sognavi le olimpiadi, ma le hai vinte, medaglia d'oro> asserisce, restandole a debita distanza. Non vuole cascarci un'altra volta, è già abbastanza umiliante non essersene accorto la prima.

<Hai detto di essere un collaudatore quando, in realtà, sei il campione del mondo della formula uno> ribatte, avanzando di un passo verso di lui. Non ha paura della vicinanza, non ha paura dei suoi occhi, non ha paura di lui. Questa volta non ci casca.

<Sei la cazzo di sorella di Charles Leclerc> esclama, alzando la voce. Le sue mani si stringono in due pugni e lui fa un passo indietro. Non vuole spaventarla, non vuole che la sua rabbia prenda il sopravvento.

Clarice capisce che a disturbarlo maggiormente è la sua parentela con Charles, ma non ne comprende il motivo. È vero, sono rivali, ma suo fratello non le vieterebbe mai di vedere qualcuno per questo motivo. Non se quella persona la rende felice.

<E cosa ti disturba di più, che ti scopi sua sorella o che lui potrebbe scoprirlo?> domanda, alzando anche lei la voce, sicura che nessuno può sentirli.

Max scuote la testa passandosi una mano sul volto <Vedi un po' tu Clarice, ne parli come se non fosse un problema> risponde, lasciando cadere le braccia lungo il corpo. Non capisce come a lei, questa cosa, non la tocchi.

<Il vero problema Max, non è mio fratello, è la tua relazione> afferma, questa volta indietreggiando per non mostrare al ragazzo il luccichio nei suoi occhi <Sei fidanzato, hai una figlia Max, è questo il cazzo di problema, non il mio cognome>.

<Non è mia figlia> ribatte, immediatamente, come se la cosa potesse cancellare la sua relazione con Kelly.

Clarice scuote la testa lasciandosi scappare una piccola risata isterica <Hai ragione, è la tua figliastra, questo cambia decisamente le cose> esclama, ironicamente, cercando di mascherare come meglio può le sue emozioni.

Max non sa bene cosa rispondere, come spiegare che con Kelly ormai le cose sono andate a rotoli già da prima che arrivasse lei. Non c'è una scusa per questo e ha troppa rabbia dentro di sè per provare a giustificarsi.

<Almeno non mi scopo il rivale di mia sorella> rilancia, cercando un appiglio diverso, per scappare da quella discussione, riportando il discorso su Charles.

<Ed io non tradisco nessuno> commenta, stizzita, con un nodo alla gola che si fa ancora più forte <Perché in una relazione la fiducia è alla base>.

<Ed io non ho bisogno che una sconosciuta mi aiuti a superare le mie paure> afferma, distogliendo lo sguardo dal suo corpo <Perché se sei qui è grazie a me, sai?>.

Clarice odia perdere, l'ha sempre odiato, soprattutto nelle discussioni. Un'altra cosa che odia, però, è quando qualcuno gioca sporco pur di vincere. E Max Verstappen sta facendo questo, sta usando la sua paura per vincere quella discussione.

Lui lo sa di aver mirato dritto al cuore, ma non è riuscito a trattenersi. A volte, quando la rabbia ragiona per lui, le parole escono fuori da sole. Non se ne pente, la maggior parte delle volte, ma oggi è diverso.

<Tranquillo, posso farcela anche senza di te> mormora, alzando lo sguardo su di lui, cercando i suoi occhi per colpire <Esci dalla mia vita, Max Verstappen>.

Passa di fianco a lui, ma guarda dritto davanti a sé. Le loro spalle si sfiorano, la mano di Max finisce sul suo braccio. Non può lasciarla andare, non può farsela scappare.

<Lily, non intendevo dire...>

<Ma l'hai detto> lo interrompe, voltandosi verso di lui. I suoi occhi ricadono su quella mano che la stringe, forte. La stessa che ieri accarezzava le dita di Kelly.

Il fastidio che le provoca quel tocco la fa divincolare <Mollami Max> esclama, inutilmente, perché lui l'avvicina a sè facendo sfiorare i loro nasi.

<Oppure?>

<Oppure posso assicurarti che i miei fratelli non ne saranno contenti> afferma, avvicinando la sua fronte a quella del ragazzo <Così questa paura insensata che hai diventa reale>.

È consapevole che nessuno di loro le vieterebbe mai di amare, di essere amata o di essere felice. Il loro sostegno c'è sempre stato, ma sa perfettamente che corde toccare per far uscire il loro lato protettivo. Non importa contro chi o contro cosa devono mettersi, nessuno può far soffrire la loro sorellina.

<Stai usando i tuoi fratelli per farmi spaventare o cosa?> mormora, a denti stretti, stringendo la presa sul suo braccio.

Clarice scuote la testa <Ti sto solo chiedendo di uscire dalla mia vita, fai finta che questo non sia mai successo> afferma mentre il ragazzo spalanca gli occhi e lascia andare il suo braccio <Tu, per me, sei solo un pilota ed io, per te, sono solo un'atleta>.

<Pensi davvero che io possa cancellare ciò che c'è stato tra noi come si cancella una foto dal cellulare?> le domanda, facendo un passo indietro, accorgendosi solo in quel momento di quanto male può fare una prospettiva di vita in cui lei non è presente.

La monegasca si volta lasciandogli la perfetta visuale della sua schiena, coperta dalla felpa rossa dell'accademy. Non riesce a guardarlo, non mentre lo lascia andare, per sempre.

<Addio Max> lo liquida, iniziando a correre, il più veloce possibile. Il peso del mondo la schiaccia, il suo cuore batte forte martellandole il cervello, così corre ancora più veloce, scaricando la tensione sull'asfalto.

Max la osserva da lontano, seguendola con lo sguardo fino a quando non scompare. Respira profondamente, si infila le mani in tasca e si incammina verso il suo box. I pensieri nella sua testa sono confusi, l'unica cosa di cui è sicuro è che non rinuncerà a lei. Non è uno che rinuncia facilmente a ciò che vuole.

La monegasca continua a correre per ore, Max la osserva di tanto intanto attraversare la linea del traguardo. I suoi meccanici parlano di strategie, di gomme, di assetto per la gara distraendolo dal corpo slanciato e dalle gambe lunghe della ragazza.

È così veloce che il suo sguardo riesce a catturarla solo poche volte. Si è sempre chiesto come facesse e continua a farlo, nonostante abbia letto di tutti i suoi successi. Clarice non molla, nemmeno quando le prime gocce di pioggia iniziano a scendere, bagnando il circuito.

A fare ingresso nella sia visuale, questa volta, è Charles. Il ragazzo ha addosso la giacca rossa firmata Ferrari, il cappuccio sopra la testa e lo sguardo preoccupato. Si affaccia al box RedBull salutando con un gesto della mano i presenti.

<Buongiorno ragazzi, scusate il disturbo, avete per caso visto mia sorella?> domanda, posando i suoi occhi su Max, l'unico a cui l'ha effettivamente presentata.

L'olandese annuisce indicando con il capo la pista <Sta correndo, ma è da un po' che non passa, forse si è fermata a riposare> spiega, avvicinandosi al monegasco.

Charles posa il suo sguardo sul circuito e poi verso il cielo dove il sole ancora non ha deciso cosa fare.
<Sai, per caso, da quanto tempo sta correndo?> domanda, nascondendo dietro ad un sorriso la sua preoccupazione per il ginocchio di sua sorella.

<Io sono qui dall'alba e lei è arrivata poco dopo, qualche volta la vedo passare, ma è davvero veloce, non so dirti se ha fatto pause o meno> mormora, a metà tra la verità e la bugia.

Charles annuisce posando una mano sulla sua spalla <Grazie Max, vado a recuperarla prima che si rompa qualcosa> esclama, allontanandosi dal box della RedBull per entrare in pista.

La sorella, in realtà, ha avuto qualche difficoltà con il ginocchio che l'ha costretta a rallentare. Nonostante ciò non si è mai fermata per non permettere ai suoi pensieri di prendere forma.

Ad interrompere la sua corsa è un bulldog inglese che corre in modo scoordinato verso di lei, infilandosi tra le sue gambe, desideroso di stare al suo passo sicuramente più lento del previsto.

Sorride, fermandosi in mezzo alla pista. Il cane poggia la testolina sulla sua gamba come a chiederle di ricominciare a correre. Lei si abbassa divertita accarezzandolo con dolcezza <Che ci fai qui tutto solo?> domanda mentre il bulldog lecca la sua mano.

<Roscoe, vieni subito qui>

Al suono di quella voce il cagnolino si volta verso qualcuno, abbaiando e iniziando a trotterellare verso un ragazzo poco distante da loro.

<Scusami, di solito è più educato> mormora, allungando una mano verso di lei <Sono Lewis Hamilton> aggiunge, sorridendo.

Clarice alza lo guardo su di lui, notando subito i tatuaggi sulla sua mano, tesa verso di lei. L'afferra accettando il suo aiuto mentre lo studia catturandone ogni dettaglio.

Ha in mano un ombrello e indossa la maglietta del suo team, la Mercedes, coperta da un giubbotto argentato più grande di lui, abbinato ai pantaloni dello stesso colore. Il suo stile stravagante lascia la ragazza leggermente sorpresa soprattutto perché addosso a lui quei vestiti sembrano funzionare.

<Clarice Leclerc> si presenta, lasciando andare la sua mano <Non preoccuparti per Roscoe, è molto bello> aggiunge aggiustandosi meglio la felpa, ormai bagnata.

<La sorellina di Charles, ci parla spesso di te> esclama il pilota, allungando l'ombrello verso di lei, per non farla bagnare ulteriormente <Da quel che ho potuto vedere, sei molto veloce>.

<Grazie, sei molto gentile> mormora, avvicinandosi al ragazzo per poter rientrare sotto l'ombrello <Purtroppo il mio ginocchio mi dà fastidio ultimamente, non riesco a dare il massimo>.

Non sa perché sta raccontando a un completo sconosciuto le sue preoccupazioni, ma il sorriso gentile del pilota Mercedes la fa sentire a suo agio. Riesce a riequilibrare tutto ciò che ha attorno, come se fosse circondato da un'aura di positività.

<A volte ci vuole solo un po' di pazienza affinché le cose tornino a girare nel verso giusto> le confessa il pilota, abbassando persino il tono di voce <Datti tempo, sono sicuro che tornerai al massimo>.

<Tu sei un pilota, giusto?> domanda, fermandosi sul cordolo, in attesa di una risposta.

Lewis annuisce <Guido per Mercedes> spiega, voltandosi completamente verso di lei.

<E hai vinto qualche mondiale, giusto?>

<Sette mondiali, se vogliamo essere precisi> annuisce, senza capire dove la ragazza voglia andare a parare.

Clarice abbassa leggermente lo sguardo prima di porre al sette volte campione del mondo quella domanda.
<Hai mai avuto paura di non essere più forte come prima?>

Il pilota la osserva mentre gioca con l'anello che porta al dito, nervosa come forse non lo è mai stata. Distrutta, così ferita che anche lui se ne accorge, nonostante non la conosca.

<Vincere è bello, ma è perdendo che ho imparato di più> afferma, ripetendo ciò che era solito dire il suo amico Niki <È perdendo che sono diventato più forte>

Esattamente come Clarice, nemmeno lui le aveva capite subito quelle parole. Ha dovuto perdere, sentire la vittoria scivolare dalle sue dita, per comprendere.

Lo farà anche la ragazza di fronte a lui, pronta a rispondere, pronta a chiedere di più a quel pilota che sembra poter decifrare il mondo.

La voce di Charles, che corre sotto la pioggia, la interrompe ancora prima che lei possa formulare un'altra domanda.

<Mon bijou, ti stavo cercando> esclama, posando il suo sguardo su Lewis. Saluta il pilota con una stretta di mano, poi torna a dare attenzioni alla sorella.

<Scusate, volevo solo correre un po'> mormora, cercando di mascherare i suoi sentimenti almeno di fronte al fratello.

La pioggia, nel frattempo, si è fatta più forte, bagnando maggiormente la ragazza, che trema per il freddo.

<Tranquilla, non preoccuparti> la rassicura, slacciandosi la cerniera della sua giacca <Ora però dobbiamo andare, Arthur dice di aver bisogno di te> spiega, sfilandosi il giubbotto.

Con un gesto veloce lo appoggia sulle spalle della sorella, mentre i suoi occhi ricadono sul pilota Mercedes <Grazie Lewis> mormora, stringendo le spalle di Clarice con il braccio.

<È stato un piacere> confida Hamilton, strizzando l'occhio verso di lei <A presto Clarice>.

La ragazza gli regala un lieve sorriso dando spazio alle sue fossette <Ciao Lewis, ciao Roscoe> dice, salutando con la mano il bulldog inglese che abbaia felice verso di lei.

Poco dopo lei e Charles escono dalla pista passando davanti al box della RedBull. Il nome di Max Verstappen e il suo numero uno sono scritti a caratteri cubitali al fianco della sua foto.

La ragazza, comunque, viene attratta dall'auto posta al centro del box e da due occhi glaciali che la osservano mentre cammina, stretta nel giubbotto rosso di Charles.

I loro sguardi si incrociano solo per pochi secondi, il tempo necessario per far tornare a galla quel dolore che sente all'altezza del cuore, lo stesso che ha impiegato ore a nascondere attraverso la corsa.

Le sue mura crollano, si sgretolano, diventano polvere. Vorrebbe urlare, ricominciare a correre sotto la pioggia battente, eppure non lo fa. Stringe forte la mano di Charles, quella che penzola sulla sua spalla, e continua a camminare.

Quando entra nel box Ferrari la prima cosa che nota è il caos. Si muovono tutti, come una gigantesca onda rossa, ma lei è ferma di fronte a quella macchina che rappresenta il sogno di Charles e il suo più grande incubo.

Risplende, con quel sedici inciso davanti, procurando al pilota di fronte a lei uno sguardo quasi innamorato <Bella vero?> domanda, stringendola un po' di più al suo petto.

Vederlo così felice di averla lì, come lo era Arthur ieri, la fa sorridere. Non vedono l'ora di spiegarle ogni cosa, come funziona tutto, dalla macchina alle strategie.

<Magari quando mi asciugo posso provare ad entrarci> propone, voltandosi verso Charles <Sempre se vuoi> aggiunge, un po' titubante. Vuole mostrarsi interessata, ma non vuole pretendere troppo.

Il pilota annuisce così entusiasta da meravigliarla <Assolutamente si> concede, trascinandola verso il lato più tranquillo del box.

Con dolcezza indica la sua sedia, colorata di rosso e marcata con il suo numero. Clarice si siede, alzando lo sguardo verso di lui, confusa su ciò che vuole fare.

<Ti faccio portare una felpa nuova, rimani qui e non tu muovere, ok?> domanda, avvicinandosi a lei per lasciarle un bacio dolce sulla fronte <Vado a prenderti la colazione e del ghiaccio per il ginocchio, tu non muoverti>.

<Charles, dove dovrei andare?>

<Non lo so, ma Lorenzo è già nervoso con te, risolvo io le cose, ma tu devi collaborare> spiega, spostando lo sguardo sul suo ginocchio, preoccupato più che altro dalla reazione che il maggiore potrebbe avere.

Lei sta bene, il dolore che sente non è niente in confronto al caos all'interno della sua mente. L'unico modo che conosce per non pensare è correre, l'unico e solo momento in cui il resto del mondo si annulla e lei si sente in pace.

<Perché Lorenzo è arrabbiato? Che ho fatto di male?> domanda, confusa da tutta quella preoccupazione.

Charles sospira accarezzandole i capelli con la mano destra <Non vuole che ti sforzi troppo, hai una gara e sono giorni che corri senza sosta> spiega, puntando i suoi occhi dentro quelli della sorella <So che con Tutur hai fatto pace, cosa sta succedendo ora? È la gara?>.

La monegasca annuisce immediatamente, nascondendo il vero motivo dietro all'ansia per la gara di Arthur. Ansia che ha davvero, ma è Max la causa del dolore e della delusione che prova.

<Tante emozioni da gestire, però sto bene Bibou> mormora, accarezzando la sua guancia com'è solita fare <Anche se andrebbe meglio con un cornetto e un succo alla pesca> aggiunge, facendo ridere il pilota.

<Come desidera principessa> la prende in giro prima di uscire dal box lasciandola lì, seduta di quella sedia, ad ammirare la sua monoposto.

Nel box affianco anche Max è seduto, sta osservando i meccanici sistemare il materiale per la gara. Emma è dietro di lui, ha una mano poggiata sulla sua spalla e lo sguardo preoccupato, puntato verso il fratello.

Non vuole fare domande, sta aspettando l'occasione giusta per chiedergli com'è andata questa mattina. A giudicare dalla sua espressione non sembra aver risolto il problema.

Il suo dolore è così palpabile che non serve conoscerlo per capirlo. Tuttavia Emma lo sente, percepisce ogni sua singola emozione fin dentro le ossa. È sempre stato così, anche quando erano lontani.

Si è sempre chiesta se è lo stesso per lui, se riesce a sentire cosa prova, se anche a lui tremano le gambe e si sente impotente.

<È arrivato Daniel, usciamo?> domanda il gemello voltandosi a guardarla. I suoi pensieri di interrompono mentre i suoi occhi azzurri si scontrano con quelli di Max. Così uguali e così terribilmente arrabbiati.

Annuisce, seguendolo fuori dal box, dove l'australiano li sta aspettando. Daniel ha le mani in tasca e il suo solito sorriso dipinto sul volto. Nonostante abbia smesso di piovere i suoi capelli sono umidi e, forse, un po' più ricci del solito.

Con dolcezza saluta la ballerina <Sempre bello vederti, darling> esclama mentre si avvicina per darle un bacio sulla guancia.

Al pilota RedBull, invece, riserva una pacca sulla spalla <Te l'avevo detto> afferma, riferendosi alla situazione con la monegasca <Danny Ric non sbaglia mai>.

<Mi avevi detto di essere sincero, ma il caso vuole che mi abbia mentito pure lei> ribatte, già nervoso per la situazione. Non vuole altre prediche, vuole una soluzione.

<Da quel che so lei non è impegnata>

Emma si intromette nel discorso schierandosi, virtualmente, dalla parte di Daniel. Non è solita andare contro il gemello, ma la verità è che Max sta lavorando contro se stesso e lei vuole solo la sua felicità.

<È la sorella di Charles> sussurra, a denti stretti, guardandosi attorno per accertarsi che nessuno possa sentirli <Del mio rivale e amico>.

<Quindi?> domanda Daniel, lasciando cadere le braccia lungo il suo corpo. La preoccupazione di Max non la capisce, non per questo almeno.

L'olandese scuote la testa passandosi una mano sul volto <L'ho già vista una storia simile e non mi è piaciuto, per niente> sottolinea, voltandosi verso Emma.

<Sai Maxie, non tutti sono te> gli fa notare Emma, con un tono un po' troppo severo. Max sa di meritarselo, nonostante ciò, alza lo stesso gli occhi al cielo, scocciato.

Anche Daniel non si trattiene dal commentare e, con il suo solito sorrido, aggiunge <Soprattutto Charles non è te> mentre il suo sguardo finisce proprio sul monegasco.

Charles ha il braccio appoggiato sulle spalle della sorella, la sta stringendo a sé mentre cammina verso di loro. Anche da lontano traspare la sua felicità che chiunque, nel paddock, può notare.

L'australiano lo vede alzare una mano in segno di saluto <Parli del diavolo...> sussurra, imitandolo. Max osserva l'amico stranito dalle sue parole, ma quando si accorge che sta salutando qualcuno si volta, anche Emma fa la stessa cosa.

Gli occhi azzurri dei due olandesi di scontrano con le figure di Charles e Clarice, ormai a pochi passi da loro. La ragazza non sembra felice di trovarsi lì, ma non riesce a fermare il fratello dal suo entusiasmo.

<Hai già incontrato Max ed Emma, ma devo assolutamente presentarti Daniel> esclama Charles, indicando con il mento il pilota McLaren.

Quando Daniel sorride allungando una mano verso di lei il mondo sembra riprendere colore. Clarice ha già sentito parlare dell'australiano, ma è la prima volta che lo incontra. Non può fare a meno di ricambiare il sorriso stringendo forte la sua mano.

<Sono Clarice> afferma, voltandosi qualche secondo verso il fratello <Charles mi parla spesso di te> confessa mentre la stretta di mano si fa più debole.

<Non avevo dubbi a riguardo> le risponde facendo l'occhiolino. Non c'è presunzione nella sua voce, risulta anche troppo solare.
<Parla spesso anche di te, dice sempre che ti vorrebbe ad una sua gara ed eccoti, finalmente, qui>.

Il nodo che le si crea allo stomaco dopo le parole dell'australiano le ruba il fiato per qualche secondo. Si stringe forte alla vita di Charles, per sentirlo più vicino, mentre i suoi occhi ricadono sul suo volto.

<È qui per Arthur, in realtà> spiega il monegasco <Ma almeno è voluta entrare nella mia auto> aggiunge facendo spuntare sulle sue guance quelle due bellissime fossette.

<Magari la prossima volta verrà per te> lo interrompe Max facendo un passo avanti verso di loro <Se ci riesce> aggiunge, in un sussurro. Emma, al suo fianco, gli rifila una gomitata che lui maschera con un colpo di tosse.

Prima che Charles possa rispondere prendendo le sue difese, Clarice lo interrompe spostando il suo sguardo, per la prima volta, sulla figura impassibile di Max.

<Sono qui per Arthur, è vero, ma vedrò anche la gara di Charles> esclama, all'improvviso, senza capire cosa sta facendo <Sempre se mi vuole nel suo box> aggiunge cercando di fingersi sicura di se stessa e di ciò che vuole fare.

Si gode il cipiglio confuso e sorpreso di Max, che sta cercando di mascherare la sua preoccupazione. Non voleva spingerla a tanto, ma la testardaggine e la voglia di rivalsa della ragazza è fin troppo marcata per non venire fuori all'ennesima provocazione.

I suoi occhi, oggi più verdi del solito, urlano a chiare lettere "posso farcela anche senza di te", perchè è questo che vuole dimostrare. Al suo fianco ha abbastanza persone che la amano, non ha bisogno di Max.

<Sarebbe fantastico> esclama Charles, facendo tornare alla realtà sia Clarice sia Max, ancora persi a guardarsi <Ma non credo sia il caso mon bijou, ti ha invitata Tutur non io> aggiunge, cercando di non rivelare la vera causa per cui pensa sia effettivamente troppo presto per lei guardare una gara di F1.

Clarice non si volta verso di lui, non lo vede il sorriso di suo fratello spegnersi quando realizza che non è il momento giusto, perchè l'unico a catturare la sua attenzione è il pilota della RedBull.

Proprio Max, dopo le parole del pilota Ferrari, storce il naso annuendo <La penso come Charles, anche secondo me dovresti concentrarti su Arthur> mormora, cercando di farle cambiare idea. Nonostante sia realmente preoccupato, il tono della sua voce è freddo e distaccato tanto da apparire, alle orecchie della ragazza, come una provocazione.

<Nessuno ha chiesto la tua opinione Verstappen> ribatte prontamente, con gli occhi che sembrano contenere le fiamme dell'inferno. Se potesse brucerebbe Max rendendolo cenere, ma anche così riuscirebbe a sentirselo addosso.

Charles, senza farsi notare, la strattona leggermente riprendendola per quel commento sicuramente scortese. A lei non sembra importare, è pronta a controbattere a qualsiasi parola dell'olandese. Il pilota, però, non risponde costretto a mordersi la lingua per via di Emma. La gemella, al pari di Charles, gli rifila un pizzicotto per farlo stare zitto.

<Fai come ti senti, se nessuno ti vuole il mio box è aperto> Daniel si inserisce nella conversazione smorzando la situazione, così da spostare l'attenzione su di lui.

Charles scuote la testa <Non metterà mai piede in nessun box al di fuori del mio> afferma, con una punta di fastidio sulla lingua. Odierebbe vederla tifare qualcun altro, a meno che non si tratti di Arthur, in quel caso potrebbe fare una piccola eccezione. Forse.

<Quindi ci sarò, perfetto> lo precede Clarice, prima che il fratello possa dire altro.

Charles cerca di mascherare il suo sorriso con una smorfia, ma è troppo contento per apparire contrariato all'idea di averla lì, con il suo cappellino addosso. Lui non può saperlo, ma quello stesso pensiero innervosisce Max. Essere campione del mondo non lo aiuterà questa volta, lo sguardo di Clarice non sarà su di lui.

Dovrebbe stare nel suo box, con il numero 1 stampato ovunque, dalla maglia al cuore.

<Direi che si è fatto tardi, dobbiamo andare> fa notare Emma, rimasta in silenzio ad osservare quel teatrino di cui, l'unico a non aver capito il senso reale, è Charles. Si domanda come faccia a non percepire la tensione tra quei due, ma non riesce a trovare una spiegazione.

Daniel, con il suo solito sorriso, saluta calorosamente la monegasca raccomandandole, prima di ritornare al suo box, di passare assolutamente a salutarlo perché vuole fare la sua conoscenza.

Anche Emma sembra essere d'accordo con l'australiano, invitandola persino a pranzare con lei la prossima volta.

Solo Max rimane osservarla e, nonostante riservi qualche parola di saluto a Charles, si limita a farle un cenno con il capo prima di passarle di fianco sfiorando la sua spalla in un gesto che sembra calcolato.

La monegasca non lo degna nemmeno di uno sguardo, anzi inizia a camminare, il braccio di Charles stretto attorno al suo collo, un peso pesante sul suo petto.

Arrivati nel paddock si rifugia nel motorhome della PREMA fingendosi stanca, lasciando così Charles alla ricerca del resto della famiglia. In realtà vuole riordinare i suoi pensieri, capire cosa fare ora che questa situazione l'ha portata ha prendere una decisione più grande di lei come assistere ad un gran premio di F1.

A cosa stava pensando?
Ah si, a quel coglione di Max Verstappen.

Il solo pensiero le atrofizza ogni muscolo, ma non può e non vuole darla vinta a Max. Non deve pensare che lei ha davvero bisogno di lui per farcela.

Perché Clarice non ha mai avuto bisogno di nessuno e sicuramente non inizierà ora.

O almeno così crede lei, perché Arthur e Lorenzo non sono della stessa opinione. Il maggiore entra spalancando la porta, ha il volto scuro e decisamente preoccupato.

<Una gara di F1? Clarice, ti senti bene?> domanda, alzando la voce più del necessario. La sorella annuisce, spostando lentamente lo sguardo verso di loro per qualche secondo, poi torna a guardare gli anelli sulle sue mani.

Non ha voglia di discutere, tanto meno con lui. Vuole stare sola con se stessa prima di affrontare la gara di F3 direttamente dal muretto.

<Clarice, mi spieghi cos'hai?> chiede Lorenzo, avvicinandosi a lei <Perché sinceramente a me questo comportamento inizia a stancarmi!>.
Il tono della sua voce fa sussultare sia lei sia Arthur, poco distante dal maggiore.

Lorenzo, in realtà, è solo preoccupato per lei. Ha percepito il suo cambio d'umore dopo le qualifiche, sente la sua agitazione e ha paura che il suo fisico non regga lo stress accumulato. Ci manca solo una gara di F1 a completare l'opera.

Clarice, stranamente, non risponde. Il suo sguardo è perso nel vuoto, i suoi pensieri sono così lontani da portarsi via anche lei.
Prima che il maggiore possa domandare nuovamente qualcosa, Arthur afferra la sua spalla e con lo sguardo lo invita a uscire. Lorenzo alza le braccia al cielo, ma non lo contraddice, lasciandolo da solo con lei.

Arthur si siede al suo fianco, sul lettino che di solito usa durante le sedute di fisioterapia <Ti prego dimmi che quello non centra con questa tua idea di vedere la gara di Charles> mormora, con la speranza che Max sia fuori da almeno questo discorso.

La sorella non sa esattamente cosa rispondere quindi si limita ad alzare le spalle senza nemmeno guardarlo.

<L'hai visto?> domanda il pilota, continuando ad indagare.

Clarice annuisce <Si, pensa che senza di lui io non possa farcela> spiega, voltandosi di scatto verso il fratello <E col cazzo che lo lascio vincere>.

Arthur aggrotta la fronte, non capendo bene cosa sta dicendo.
<Lasciarlo vincere? Di cosa parli?>

<La gara di Charles> risponde, alzando un po' troppo la voce <Spero di vederlo perdere> aggiunge, con troppa rabbia in corpo. Le sue mani stringono forte il tessuto dei suoi leggings mentre socchiude le labbra.

Il fratello allunga una mano verso quella specie di pugno cercando di tranquillizzarla <Non sei obbligata, lo sai vero?> domanda, sperando di ottenere una risposta positiva.

Clarice annuisce, ma la sua rabbia non scompare, anzi la usa per mascherare il suo dolore, lo stesso che Arthur vede chiaramente nei suoi occhi lucidi. Vorrebbe uscire da lì per andare a cercarlo, ma il suo posto adesso non è con lui. Il suo posto è affianco a Clarice, quindi si trattiene consapevole che avrà il suo momento per "parlarci".

<Ti giuro, vorrei ammazzarlo> la informa, senza riuscire a trattenere i suoi pensieri <Non merita niente quello lì, ma puce> aggiunge, con un tono un po' più dolce.

<Eppure ci sto male lo stesso> si limita a rispondere, portando le ginocchia al petto, nascondendo così il suo volto. Potrebbe scoppiare a piangere da un momento all'altro e non vuole farlo. Max non le merita le sue lacrime, questo lei lo sa, ma il pensiero di aver perso quel rapporto con lui le fa mancare l'aria.

Ci aveva creduto, per davvero questa volta.

Arthur le accarezza i capelli sentendo, di fronte a quella visione, una sensazione di impotenza. Anche andando da lui, non risolverebbe il problema. Max potrebbe persino amarla, ma ciò che ha fatto non si perdona facilmente. Qualsiasi cosa deciderà di fare, non placherà il dolore di sua sorella, non ora.

<Cosa posso fare per farti sorridere di nuovo?> domanda, quasi pregandola di darle la soluzione perché non sa per quanto tempo riuscirà a vederla così.

La sorella alza la testa per guardarlo dritto negli occhi. Nota subito la sua preoccupazione tanto da avere un motivo in più per volere Max fuori dalla sua vita.

Ci pensa alla domanda di Arthur, non sa cosa la renderebbe davvero felice in questo momento, l'unico pensiero che ha è Max e la gara.

La gara.

I ricordi passati sulla pista di kart, le vittorie e il sorriso di suo padre di fronte a quei piccoli podi le ridanno il calore e la forza necessaria per rispondere e trovare un gancio in mezzo a quel temporale.

<Vinci>

Perchè una sua vittoria eliminerebbe, per qualche secondo, tutto il resto.
Arthur sorride, alzandosi in piedi. Allunga una mano verso di lei aiutandola ad alzarsi.

<Vai a cambiarti> le suggerisce facendole l'occhiolino <Tu hai una gara da vedere e io ho una gara da vincere>.

E Arthur la vince.
Taglia il traguardo per primo, mentre il muretto esplode in una gioia improvvisa.
Attraverso le cuffie Clarice può sentire il fratello urlare per la felicità, attorno a lei il caos più totale rispecchia i suoi sentimenti. Rimane ferma, gli occhi lucidi fissi sul monitor e il cuore che batte forte, sembra quasi voler uscire dal suo petto per raggiungere la macchina numero quattro.

Una lacrima bagna il suo sorriso mentre tutti quei rumori si uniscono fino a diventare silenzio assordante. La sua mente è lontana, i suoi pensieri ripercorrono i podi di Arthur e le vittorie a cui ha potuto assistere. Poche, perchè ha dovuto lasciare i kart molto presto e ha lottato per arrivare dov'è ora. L'ha visto cadere, distrutto, privato del suo sogno. L'ha visto rialzarsi, recuperare la speranza e lottare per il suo obbiettivo.

Ora lo vede vincere.
Ed è tutto perfetto, tranne per il fatto che suo padre non è lì con loro.

Altea la strattona tenendola per le spalle <Sono andati tutti sotto il podio> l'avvisa, urlando per sovrastare i rumori attorno a loro, ma soprattutto la bolla di silenzio e ricordi che si è creata la sua amica <Tu vuoi rimanere qui?>.

<No, andiamo> risponde, stringendole la mano prima di iniziare a correre. Non sa esattamente da che parte sta andando, se è giusto oppure sbagliato, segue l'istinto e la folla percorrendo tutta la pit lane.

Corre così veloce che Altea fa fatica a starle dietro, le urla di rallentare, ma lei non la sente. Vuole solo abbracciare Arthur, ripetergli quanto è fiera di lui, ringraziarlo per la gioia che prova in questo momento.

Gioia spezzata quando si ritrova, senza preavviso, con il sedere sull'asfalto. Altea, che ha lasciato la sua mano ormai tempo prima, sta cercando l'aria che l'amica le ha consumato per via di quella corsa insensata. Ora cammina mentre si gode la scena da lontano. Clarice, ancora confusa per la caduta, non capisce contro cosa si è scontrata, o meglio contro chi.

Max allunga una mano verso di lei sorridendo divertito <Non riesci proprio a starmi lontano eh> sussurra, in modo tale che solo lei possa sentirlo.

Clarice rimane a fissare quelle dita per qualche secondo prima di alzarsi da terra, da sola <Non riesci proprio a non essere sempre in mezzo, eh> ribatte, a denti stretti, facendo attenzione anche lei a non farsi sentire.

Altea si sta avvicinando e, poco distante da loro, c'è Kelly. Clarice la intravede con la cosa dell'occhio, sta parlando con Emma e un'altra ragazza bionda, così simile a Max che probabilmente sarà un'altra delle sue sorelle.

<Dove stai andando così di corsa?> domanda il pilota mentre riporta la mano in tasca, osservando la ragazza nel suo vestitino rosso fuoco, così semplice e allo stesso tempo d'impatto. Lo scollo a V attira la sua attenzione facendogli scordare, per qualche secondo, che lei non è più la sua Lily.

Clarice scrolla le spalle indicando un punto indefinito con il capo <Da Arthur, ha vinto, voglio vedere il podio> spiega, ripulendosi le gambe con le mani.

Non l'ha seguita la gara di F3, ma la voce della vittoria del più piccolo dei Leclerc è giunta anche nel suo box. Non è sorpreso dalla risposta della ragazza e, pertanto, non se ne cura preoccupandosi di riferirle quello che avrebbe voluto dirle prima.

<Comunque, non c'è bisogno che tu veda la gara, non devi dimos->

<Te lo ripeto Verstappen> lo interrompe, avvicinandosi a lui <La tua opinione non mi interessa> afferma, chiudendo quel breve incontro con una spallata come a vendicarsi di quella che precedentemente lui le ha dato.

Infatti non dà nemmeno il tempo al pilota di rispondere scomparendo dalla sua vista, lasciandolo in piedi, a pensare a quanto sia stupido trattenere in fiato quando si sfiorano, come se volesse tenere per lui ogni singola emozione. Dietro di lei, una ragazza mora lo guarda male prima di oltrepassarlo e alzare la testa, ricominciando a chiamare la monegasca.

Arrestano la loro corsa solo una volta arrivate sotto il podio mischiandosi nella folla dei meccanici della PREMA. Clarice osserva Arthur scendere dalla sua macchina e correre, istintivamente, verso Charles. I due si stringono in un abbraccio, poi è il turno di Lorenzo.

Rimane a guardarli per qualche secondo con le lacrime agli occhi, ma quando Arthur la cerca in mezzo ai meccanici, fa qualche passo avanti, seguendo l'amica. Il pilota saluta Altea prima di ritrovarsi, quasi inaspettatamente, le braccia di Clarice strette intorno al collo.

<Merci Doudou> mormora, allontanandosi un po' da lui per alzargli la visiera. Le sue labbra finiscono su quella che dovrebbe essere la sua guancia, coperta dal casco.

Arthur la tiene ancora un po' stretta a lui <Me lo regali un sorriso adesso?> domanda guardandola, nel mentre allontana una ciocca di capelli dal suo volto.

Clarice annuisce <Mi scoppia il cuore dalla gioia Tutur> esclama, regalandogli quel sorriso che tanto voleva, raro e luminoso <Sono così fiera di te>.

Anche Arthur sorride sfilandosi, finalmente, il casco <Merci ma puce, Je t'aime bien> le confida avvicinandosi al suo orecchio.

<Moi aussi> risponde, mentre Charles e Lorenzo si avvicinano a loro. Il maggiore allunga un braccio verso la sorella indicando con il capo il fotografo poco lontano.

<La facciamo una foto di famiglia?> domanda, anche se ormai ha già deciso per tutti. Clarice annuisce, sorridente, lasciandosi trasportare davanti al fotografo.

Poco dopo la figura di Arthur li osserva dall'alto, con la coppa tra le mani e il dito puntato verso di loro. L'inno di Montecarlo risuona sul suolo inglese e lei, affianco ad Altea e ai suoi fratelli, si lascia scivolare sul volto ancora qualche lacrima. L'asciuga subito per mostrare il suo sorriso, quello che Max aveva quasi spento.

~~~

Charles si allaccia la tuta con un gesto veloce, i suoi occhi ricercano Clarice, in piedi tra Arthur, Lorenzo e Altea. Lo sta osservando attentamente mentre sistema le cuffie e si infila il casco, quasi pronto ad entrare in auto.

Prima di farlo si avvicina a lei, poggia una mano sulla sua spalla e l'attrae verso di lui <Mon bijou, se non te la senti non importa> sussurra, al suo orecchio.

<Bibou, tranquillo> lo rassicura lei accarezzando distrattamente la sua mano <Anche se devo chiederti una cosa>.

<Tutto quello che vuoi> acconsente lui, senza nemmeno sapere di cosa si tratta.

La verità è che Charles non le ha mai detto di "no". Non è semplicemente capace a farlo. Davanti al dolce viso della sua sorellina diventa un'altra persona, si trasforma, non riesce ad imporsi mai completamente accentando qualsiasi cosa.

Se Clarice gli chiedesse di lasciare la F1, Charles lo farebbe. Ovviamente questo non accade perché sua sorella sa quanto è importante per lui e quanti sacrifici ha fatto per arrivare dov'è.

<Posso avere le cuffie per sentire i tuoi team radio?> domanda, dolcemente, mostrando le sue fossette <Vorrei ascoltare la tua voce>.

Charles annuisce immediatamente <Certo, ma non posso comunicare con te durante la gara> spiega, voltandosi verso Andrea per chiedergli le cuffie rosse, marcate Ferrari.

A passarle a Clarice, però, è Joris poco distante da loro. Le distribuisce anche agli altri facendosi aiutare da Andrea.

La monegasca se le infila guardando soddisfatta il fratello maggiore. Charles le lascia un bacio tra i capelli mormorando, poco distante dal suo orecchio <Sei sicura princesse?> usando quel nomignolo che lei odia, o meglio fa finta di odiare.

Storce il naso annuendo <Buona fortuna> dice, dandogli un bacio sulla guancia. Poi lo manda via dolcemente, spingendolo verso la macchina numero sedici. Lo osserva mettere apposto le ultime cose esattamente come lei, che aggiusta le sue cuffie stando attenta a non farci impigliare i capelli.

Arthur la guarda alzando gli occhi al cielo, ma poi la sua attenzione viene catturata dal monitor. I piloti si posizionano sulla griglia di partenza, alcuni si infilano il casco, altri continuano a parlare con i loro ingegneri.

Tra questi la telecamera inquadra la macchina numero 1 e l'olandese davanti ad essa. Clarice chiude gli occhi per qualche secondo voltandosi verso Altea. L'italiana scrolla le spalle appoggiando la guancia sul suo braccio. Rimangono in silenzio, le parole non servono, si sono già capite.

Quando le monoposto prendono il via per il giro di formazione Clarice si domanda se quella è effettivamente una buona idea. Prima che il pensiero di andarsene si concretizzi nella sua testa l'immagine del sorrisino soddisfatto di Max si fa spazio nei suoi pensieri.

A quel punto non le importa di Charles o della gara, vuole solo dimostrare che non ha bisogno di nessuno, tanto meno di lui, per farcela.
I suoi occhi rimangono fermi sullo schermo mentre le macchine prendono posizione.

I semafori stanno per spegnersi, il suo cuore batte più veloce mentre cerca di capire a quale auto è davvero interessata.

La Ferrari di suo fratello o la RedBull del campione del mondo?

Nonostante Charles sia su quella griglia alla guida dell'auto più ambita, con la storia più importante nel circus della Formula1, i suoi occhi non smettono di osservare il numero 1 sulla livrea della monoposto di Max.

La monegasca, però, non riesce a vederli partire perché la sua attenzione viene rubata dal suo cellulare che vibra in maniera insistente nella sua tasca.

Arthur si volta a guardarla mentre lei arriccia il naso e cerca Lorenzo, poco più in là, mostrandogli lo schermo <Che faccio, rispondo?> domanda. Il fratello annuisce afferrandole il polso libero.

Clarice si porta il telefono all'orecchio mentre il maggiore la trascina fuori dal box, dove il rumore dell'Alfa Romeo che si rigira su se stessa finendo capovolta contro le barriere, non arriva.

Nessuno di loro se ne accorge tranne Altea che strattona la maglia di Arthur per richiamarlo all'attenzione <Oddio Tutur, guarda lì> esclama indicando lo schermo.

Il ragazzo le lancia uno sguardo confuso, ancora impegnato a capire chi ha chiamato sua sorella, ma quando le immagini dell'incidente si intersecano con la sua iride un'espressione di stupore e preoccupazione disegna il suo volto.

<Oddio, devo raggiungere Clarice prima che lo veda> afferma, facendosi spazio tra i meccanici per raggiungerla. La ragazza è appoggiata alla parete del corridoio del box Ferrari, sta discutendo con Lorenzo sul da farsi per la sua gara.

L'arrivo del pilota interrompe il discorso portando entrambe a guardarlo, straniti dalla sua espressione. Lorenzo si avvicina a lui poggiando una mano sulla sua spalla <Tutto bene Tutur?> domanda, preoccupato dai suoi occhi spalancati.

Arthur annuisce avvicinandosi a Clarice, la ragazza lo osserva stranita. Ha ancora il cellulare stretto nella mano destra, lo indica con lo sguardo <Era l'organizzatore della gara, voleva la conferma per la partecipazione> spiega, sorridendo leggermente <Mi spiace essermi persa la partenza>.

<Clarice> la richiama cercando di mantenere la calma <Ma puce, devono ripetere la partenza> mormora, guardando l'espressione della ragazza cambiare drasticamente <Charles sta bene, stanno tutti bene, ma c'è stato un piccolo incidente e devono ricominciare>.

Minimizza, mente, perché non lo sa se stanno tutti bene. L'unica cosa di cui è sicuro è che lei non deve vedere l'incidente, non può vederlo.
<Se te la senti torniamo di là, se no andiamo via> afferma, accarezzando dolcemente le sue guance.

L'unico pensiero di Clarice, però, è Max. Non gli ha detto se Max sta bene, se è stato coinvolto nell'incidente, se prenderà parte alla ripartenza, se...

<Arthur, portala via> ordina Lorenzo, lo sguardo duro verso i due più piccoli di casa <Io l'avevo detto che era una pessima idea>.

<No> esclama Clarice, allontanando le mani del fratello dal suo volto <Voglio vedere> confessa, voltandosi verso il maggiore.

Non può andarsene, non prima di aver visto con i suoi occhi che stanno tutti bene, per davvero.

Lorenzo alza gli occhi al cielo <Clarice, non è una buona idea> ripete, come un disco rotto <So che l'hai promesso a Charles, ma lui capirà>.

<Lolo, quando mai le cose che faccio sono una buona idea?> domanda, retorica, mentre fa un passo verso di lui <Devo farlo, devo superare questa paura, per me stessa>.

Per dimostrare a tutti - soprattutto a Max - che quando Clarice Leclerc si mette in testa qualcosa niente e nessuno può fermarla. Nemmeno la sua più grande paura.

Sospira, oltrepassando il fratello. Arthur, dietro di lei, scrolla le spalle guardando Lorenzo.
<Lo sai com'è fatta, se non ci sbatte la testa da sola, non capisce> mormora guardando il maggiore scuotere la testa e passarsi, disperato, una mano tra i capelli.

Arrendendosi all'inevitabile, la lasciano fare. Ritornano all'interno del box posizionandosi affianco a lei. Come sempre. Lontani il giusto per lasciarle il suo spazio, vicini abbastanza da proteggerla se mai dovesse succederle qualcosa.

Clarice si rimette le cuffie mentre osserva sullo schermo la figura di Max, ancora chiuso nell'abitacolo della sua monoposto, attendere la ripartenza in pitlane. Se sposta lo sguardo può vedere Charles, proprio lì fuori, con la visiera alzata, il capo girato verso di loro e gli occhi che brillano .

Non ci crede che lei sia ancora lì, per lui. Sembra persino tranquilla, a differenza di Lorenzo e Arthur, palesemente tesi da tutto ciò che sta accadendo attorno a loro e da quella nuova situazione. Altea, invece, tranquillizzata dal fatto che tutti siano vivi, sorride commentando qualsiasi cosa venga inquadrata. Da Pierre che non è cambiato di una virgola da quando erano piccoli a quanto Mick Schumacher sia uguale al padre.

La monegasca l'ascolta distrattamente, troppo lontana mentalmente e fisicamente da quel luogo. Nella sua testa le bugie di Max si fanno spazio tra i suoi pensieri, i momenti passati insieme si spezzano per via di quella verità fin troppo amara.

Lo sguardo di Kelly, inquadrata nel box RedBull, la fa sentire sbagliata. Non lo sapeva, non poteva saperlo, ma Max ha giocato con lei tutto il tempo nonostante i segreti che si sono sussurrati più volte. Si è aperta, pensava davvero di conoscerlo e si è lasciata andare, l'ha fatto entrare dentro quella parte di lei che nasconde a tutti. Ora non sa come faro uscire, come allontanarlo nuovamente.

Come può una persona darti così tanto, farti sentire così bene e poi farti crollare in un secondo? Come può una persona essere cura e veleno? Come si può amare e odiare contemporaneamente, così tanto da non riuscire più a distinguere i sentimenti?

Questo Clarice non lo sa, ma mentre la gara prende finalmente il via si accorge che l'unico motivo per cui è lì a guardarla è sempre lo stesso.

Max Verstappen.

Lo stesso Max che dopo l'incidente non riesce a dare il meglio di sè perché pensa solo a quanto sia spaventata Clarice e si domanda se è giusto averla spinta fin lì per un rancore e una paura solo sue.

I suoi pensieri non gli permettono di trovare la concentrazione necessaria per vincere - o per lo meno provarci - ritrovandosi così a dover combattere per una settima posizione con Mick Schumacher, colui che sta uscendo con la sua gemella, lo stesso con cui ha passato molti bei momenti da bambino.

Sente già i commenti negativi di suo padre farsi spazio nelle sue orecchie. Le stesse parole che pretenderà di cancellare un secondo dopo, ma che in realtà rimangono incastrate nel suo cuore come schegge invisibile che fanno male, ma non si vedono.

Così come le botte, le percosse, le lacrime che ha smesso di versare per dimostrare a suo padre di essere forte. Ma quest'oggi, a Silverstone, non gli importa. La verità è che questa settima posizione non brucia perché la vera sconfitta è quella di aver perso la sola ed unica persona in grado di distrarlo e farlo sentire, finalmente, Max.

Il vero Max.
Non il pilota, non il figlio, non il fratello, non l'amico e non il fidanzato perfetto.
Solo Max, con i suoi difetti e le sue imperfezioni.

Quando scende dalla sua monoposto la vede, per caso, mentre abbraccia Charles. Le sue braccia stringono il collo del ragazzo facendo calmare i suoi nervi. Lo sguardo arrabbiato e deluso per via della strategia utilizzata dal team Ferrari lascia spazio alle sue fossette. Max lo osserva accarezzare i capelli della sorella, lasciarle un bacio sulla fronte mentre lei sorride e lo guarda fiera, così orgogliosa che sarebbe impossibile non accorgersene.

Orgogliosa per una quarta posizione, la stessa che Max disdegnerebbe ancor più di tagliare il traguardo ultimo. Suo padre ha sempre detto che è meglio non correre se si arriva quarti, ad un passo dal podio, ad un gradino dal successo.

<Complimenti Max>

La voce leggermente acuta di Victoria arriva dritta alle sue orecchie. Finge un sorriso mentre si volta verso di lei. La sorella allunga le braccia verso di lui stringendolo in un abbraccio caloroso.

<Grazie Vic, anche se poteva andare meglio> mormora, al suo orecchio, nascondendo i suoi occhi sulla sua spalla.

Victoria annuisce accarezzando dolcemente i suoi capelli <L'importante è divertirsi e con Emma ci siamo divertite moltissimo> confessa, allontanandosi da lui per guardarlo negli occhi.

Max annuisce spostando il suo sguardo verso il box della RedBull. Al suo interno Jos lo sta aspettando, l'espressione severa e delusa di sempre. Scuote la testa quasi con disprezzo e Max sa che, se fosse ancora quel bambino, lo prenderebbe a schiaffi.

Sospira, pronto ad affrontarlo, ma prima di farlo si volta ancora una volta verso il box della Ferrari. In piedi, vicino alla monoposto di Charles che sta per essere spostata all'interno, c'è lei, ancora stretta in quel vestitino rosso.

I loro sguardi si incontrano per qualche secondo, il tempo necessario per farli rimanere nuovamente incastrati nel loro personale caos.

BUON FERRAGOSTO
Vi lascio questo piccolissimo regalo, non sono molto sicura di questo capitolo, ma è arrivato il momento di giocare tutte le carte in tavola.
Ci vediamo presto.
S.

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