XIV. PELUCHE
2 luglio 2022, Silverstone, Inghilterra 🇬🇧
[Marzo 2013, 🇲🇨]
Cinque ore.
Sono passate esattamente cinque ore da quando Clarice si è chiusa in camera sua. Arthur lo sa perché le ha contate, mentre scorrevano sull'orologio digitale poggiato sul suo comodino.
Il suo sguardo non smette di guardare quella porta socchiusa, la stessa che non ha il coraggio di aprire. Stringe al petto il suo peluche, quello con un cuore giallo al centro, cercando un po' di coraggio.
Non è mai stato bravo con i sentimenti, prova sempre a mascherarli dietro a qualche scherzo o con una risata. Ha cercato di fare lo stesso, disturbando sua sorella in ogni modo possibile, rovinandole i suoi ultimi giorni a Montecarlo prima della partenza in Italia.
Si è tenuto per sé la verità, ma ora si sente in colpa perché sa che quel tempo perso non può recuperarlo. Vorrebbe andare a parlare con lei, infatti sta aspettando di sentire anche un solo un rumore provenire dalla sua stanza, per capire se è sveglia.
Domani mattina non avranno il tempo di chiarirsi, ma l'ha già disturbata abbastanza durante la cena e non vuole peggiorare la situazione. Troverà lo stesso il modo per chiederle scusa, magari tra qualche mese, quando finalmente si rivedranno.
Il pensiero di starle lontano così tanto tempo senza aver fatto pace, però, crea un nodo alla gola che lo costringe a trattenere le lacrime. Qualcuna scappa al suo controllo, ma prontamente si asciuga le guance alzandosi dal suo letto.
Quando decide di aprire la porta della stanza di Clarice sono passate cinque ore e trentotto minuti. Smette di contare solo quando i suoi occhi incontrano, nella penombra, quelli della sorella. La osserva, ancora sveglia, con una piccola lucina ad illuminare le pagine di un libro che non sta davvero leggendo.
Forse lo stava aspettando o forse, come lui, non riusciva ad addormentarsi.
Rimane lì, in piedi, con il suo peluche a forma di coniglietto con il cuoricino giallo cucito sul petto. I suoi occhi sono lucidi per via delle lacrime, il nodo alla gola non sembra scomparire, anzi è tutto più amplificato ora che ha varcato la soglia per confessare ciò che prova.
<Arthur, vattene> ordina Clarice, senza alzare troppo il tono della voce per paura di svegliare il resto della famiglia.
Il fratello scuote la testa facendo qualche passo verso di lei <Devo dirti una cosa> mormora con difficoltà. Non sa se sarà in grado di dirlo ad alta voce, non lo trova giusto, perché è infantile da parte sua anche solo il pensiero.
Clarice sospira poggiando il libro, ormai chiuso, sul comodino. Accende la piccola bajour e si volta a guardarlo stringendo a sé il suo coniglietto identico a quello del fratello a parte per un piccolo particolare, il cuore al centro è rosso.
Arthur si siede sul suo letto abbassando lo sguardo verso le sue calze <Io lo so che è sbagliato, ma non voglio che parti> confessa, liberandosi di quel pensiero lasciandolo finalmente libero di diventare parola.
<Perché?> domanda la più piccola, allungando una mano verso la sua spalla <Non vuoi vedermi gareggiare?>.
Il maggiore scuote la testa voltandosi verso di lei. I loro occhi, così simili, si scontrano facendolo sentire ancora più in colpa. Non sono mai d'accordo su niente, non fanno altro che discutere da quando lei ha imparato a parlare, eppure sono in grado di ferirsi per via di parole non dette, pensieri trattenuti troppo a lungo, azioni che si rivelano essere sbagliate. È ridicolo, se ci pensa. Nonostante la soluzione fosse così semplice, ha trovato solo modi sbagliati di esprimerla.
<Ma puce, non voglio sentire la tua mancanza> spiega, allungando l'unica mano libera verso il braccio della sorella <Non voglio stare lontano da te tutti quei mesi>.
<Quindi non mi odi?> domanda Clarice, allontanandosi da lui per stringere più forte il suo peluche.
Arthur ride scuotendo la testa <A volte si> ammette, stingendo tra le dita il broncio della sorella <Ma quando non ci sei mi manchi tanto> aggiunge, in un sussurro, come se fosse un segreto.
La piccola di casa alza lo sguardo su di lui comprendendo ogni suo gesto. In questi ultimi giorni le ha reso la vita più impossibile del solito solo perché non sapeva come farle capire quanto le sarebbe mancata. Eppure, lei lo sapeva già, perché anche a lei mancherà.
<Doudou> mormora, prendendo tra le mani il suo peluche. Il fratello non smette di osservarla attendendo la prossima mossa. Quando Clarice allunga la mano che stringe il suo coniglietto verso di lui, Arthur non capisce.
<Tieni, per quando sentirai la mia mancanza> spiega, lasciando tra le sue braccia la cosa più preziosa che ha. Da quando i loro genitori hanno comprato quei pupazzi nessuno dei due riesce a dormire senza, eppure non ha pensato un secondo a separarsene, non se questo può farlo felice.
Incredulo e sorpreso dalla sua decisione avvicina il peluche di Clarice al suo. L'unico dettaglio per cui riesce a distinguerli è il cuore ricamato di colore diverso. Senza pensarci decide di poggiare quello con il cuore giallo sul cuscino della sorella, sorridendole dolcemente.
<Merci> mormora, con il cuore più leggero.
Clarice lo osserva infilarsi sotto le sue coperte, rimane in silenzio spostandosi per dargli spazio. Arthur, con il suo peluche tra le braccia, le dà le spalle, ma può sentire lo stesso il suo respiro leggero.
Per qualche secondo tiene il suo sguardo fisso su di lui per imprimere quella immagine nel suo cuore, portarla con lei in quel viaggio lontano da casa, poi spegne la luce stringendo a lei il peluche di Arthur.
<Bonne nuit ma petite puce> sussurra il fratello, mentre lei fa scontrare le loro schiene.
<Bonne nuit Doudou>
<Arthur, mi stai ascoltando?>
Lorenzo, seduto di fronte a lui, lo sta guardando con un'espressione severa dipinta sul volto. Ha le braccia incrociate al petto e le sopracciglia alzate.
La sua voce infastidisce il minore che, avendo dormito solo poche ore, preferirebbe non sentire nessuno blaterale di strategie per la gara nel bel mezzo della sua colazione.
<Mhmh> acconsente, quando in realtà i suoi pensieri sono lontani, a quel peluche con il cuoricino rosso che ha avuto la brillante idea di lasciare a casa. Si sente ancora un bambino al pensiero, ma con il fatto che Clarice non viene a vedere una sua gara da anni, l'ha sempre avuto con sé.
Per lui, ormai, è una specie di portafortuna senza la quale non crede di poter affrontare il weekend. Nonostante questo è riuscito ad ottenere il secondo posto in griglia per la gara di Domenica, spinto probabilmente dal voler dimostrare che può farcela benissimo anche senza.
<Tu non mi stai ascoltando Tutur> lo riprende Lorenzo, bevendo un sorso del suo succo di frutta alla pesca <Da quando hai litigato con Clarice hai la testa sulle nuvole, dormi poco e sei anche meno divertente>.
Forse il maggiore ha ragione, ma lui non ci può fare molto. Non riesce a pensare ad altro, soprattutto perché sua sorella non ha ancora fatto nulla per farsi perdonare e lui non ne comprende il motivo.
<È colpa sua> gli ricorda, scocciato da quella affermazione. Lorenzo ha cercato di non parlarne, ma è inevitabile non aprire l'argomento, soprattutto ora durante il weekend di gara.
<Ci sta male pure lei, mamma non te l'ha detto?> domanda, cercando di fare leva su quel senso di protezione che tutti e tre provano nei confronti della più piccola di casa.
Arthur scuote la testa <No, non mi ha detto nemmeno come sta con il ginocchio> commenta, passandosi una mano tra i capelli. La sua gara sarà a fine luglio, spera di farci pace perché vorrebbe davvero andare a sostenerla.
<Siete due deficienti, state male entrambe, ma il vostro orgoglio non vi permette di far...>
<Lorenzo> lo interrompe bruscamente <Mi ha ferito davvero questa volta, voglio solo le sue scuse> spiega, allontanando il piatto con la brioche che non ha intenzione di mangiare.
Il maggiore storce il naso, ma prima di poterlo riprendere per non aver toccato cibo, il suo cellulare inizia a suonare. Arthur allunga il collo per sbirciare chi sta disturbando il fratello.
Il nome di Clarice e la loro foto insieme entrano nella visuale del pilota. Quel nodo alla gola torna a farsi più forte, impedendogli di finire persino il suo latte, ancora nella tazza.
Lorenzo, dopo aver riservato una breve occhiata al fratello, risponde portandosi il cellulare all'orecchio.
<Petit, com->
La ragazza lo interrompe dicendo qualcosa che Arthur non riesce a sentire. Lo sguardo del maggiore, però, è così sorpreso da non passare inosservato.
<Sei seria, petit?> domanda, alzandosi dal tavolo. Con le mani indica la brioche e il pilota intimandogli di "buttare giù qualcosa in quello stomaco" poi si allontana lasciandolo lì da solo.
<Lolo, dove vai?> domanda Arthur, alzando leggermente la voce, confuso dall'intera situazione. Il fratello, a differenza delle persone sedute attorno a loro, non si volta continuando a camminare fino a sparire dalla sua visuale.
<Al diavolo> esclama silenziosamente, per non farsi sentire. Raccoglie tutto ciò che hanno lasciato sul tavolo, per poi buttarlo via. Il suo stomaco chiuso si rifiuta di ingerire qualsiasi cosa, in più ha una gara tra poco.
Deciso a ricercare almeno il suo ingegnere, visto che suo fratello è scomparso, si incammina verso il paddock.
Anche il suo cellulare vibra nella sua tasca. Per qualche secondo spera sia Clarice, probabilmente ignorerebbe la chiamata così come ha fatto per tutti i messaggi che la ragazza ha inviato durante il weekend. Non scuse, ovviamente, solo "in bocca al lupo" per le sessioni di prova e qualifica.
Il nome sullo schermo, però, è quello di sua madre. Risponde, indeciso se chiedere o meno come sta sua sorella.
<Mon amour, come stai? Pronto per la gara?> domanda Pascale. La sua voce dolce riesce a calmare i pensieri del pilota.
Arthur, infatti, sorride <Sto bene mamma> mente, fermandosi davanti al camion targato PREMA <Non vedo l'ora di correre>.
Ed è vero, quello in macchina è l'unico momento in cui riesce a spegnere il cervello, non pensando al peso che sente nel petto.
<Va bene tesoro, ti ho chiamato per augurarti buona fortuna, ora ti lascio andare che sicuramente sarai impegnato> afferma sua madre, già pronta a salutarlo e prepararsi per guardare la sua gara.
<Mamma> la richiama, mordendosi l'interno della guancia subito dopo, indeciso su cosa fare.
<Dimmi mon amour>
<Volevo sapere come sta Clarice> mormora, appoggiando la schiena sul retro del motorhome <Sai con il ginocchio e tutto il resto...> aggiunge, lasciando la frase in sospeso.
Pascale ci impiega un po' a rispondere, vuole trovare le parole giuste, quelle che possono colpire il cuore di Arthur e spingerlo a perdonarla.
<Il ginocchio sembra risponderle bene> lo rassicura.
<Mhh, menomale> acconsente, rimanendo in attesa del continuo, perché c'è altro e lo sa benissimo.
<Ciò che preoccupa un po' tutti è quanto lo sta sforzando, non riuscendo a dormire esce a correre la sera> spiega, interrompendosi solo per qualche secondo, il tempo di far immagazzinare al figlio le sue parole <Sta mangiando di meno, la vedo spenta, anche l'arrivo di Altea è servito a poco, secondo me non sta bene>.
<Sarà lo stress per la gara> mormora, cercando di trovare una giustificazione al suo comportamento. Sa benissimo che non è la gara a preoccuparla, ma non vuole prendersi questa responsabilità, non questa volta.
<Sarà che sente la tua mancanza Tutur, come tu senti la sua> lo corregge sua mamma, senza usare un tono accusatorio <Sa di averti ferito e questo la fa stare più male di quanto pensi>
<Ma non fa niente di concreto per chiedermi scusa> ribatte, prontamente, sentendosi attaccato da quella affermazione <Non voglio ferirla mamma, voglio solo farle capire come mi sono sentito>.
<Forse l'ha già fatto, qualcosa di concreto intendo>
<In che senso?> domanda Arthur, tendendo maggiormente l'orecchio verso il cellulare, curioso di saperne di più sulle parole di sua madre.
<Vedrai, ora vai, è tardi, ci sentiamo a fine gara> dice sua madre e, senza dargli il tempo di rispondere, chiude la chiamata lasciandolo lì, in piedi, pieno di dubbi.
Si passa una mano tra i capelli e, ancora più confuso di prima, si avvia verso l'entrata del motorhome trovando i suoi meccanici lì davanti, in compagnia di Lorenzo.
Alza una mano per salutarli senza emettere nessun suono. Non ha voglia di parlare, le parole di sua madre risuonano ancora nella sua testa e non vede l'ora di metterle a tacere con il suono della sua F3.
<Vai a cambiarti Arthur, tra poco si parte> lo avvisa il suo ingegnere, indicando con il capo il motorhome <I tuoi colleghi sono già pronti>.
Il pilota annuisce, ma quando appoggia il piede sul primo gradino, qualcuno afferra il suo braccio. Si volta lentamente trovando, a pochi centimetri dalla sua guancia, il naso di Lorenzo.
Il maggiore si schiarisce la voce <C'è un regalo per te, sopra la tuta, ma non metterci troppo perché siamo in ritardo> sussurra, lasciando andare il suo braccio.
Arthur non risponde, lo guarda un po' sorpreso prima di annuire accelerando il passo. Quando entra all'interno della piccola stanza si dirige immediatamente verso lo scaffale dove solitamente appoggia tutto l'occorrente per la gara, curioso di scoprire il suo regalo.
Rimane visibilmente colpito quando nota che sulla sua tuta è appoggiato quel peluche a forma di coniglietto, al suo fianco un biglietto bianco.
Prima di leggerlo controlla il colore del cuoricino cucito sul petto del coniglietto.
Rosso, come Clarice.
Sorride timidamente mentre cerca di ricacciare indietro le lacrime che minacciano di uscire. Ci impiega qualche secondo di troppo a prendere tra le mani anche il biglietto. Sa che deve affrettarsi se non vuole arrivare in ritardo alla gara, ma per la prima volta non importa.
Si sofferma a leggere, con calma e più volte, quelle tre parole scritte a penna da Clarice di cui riconosce subito la calligrafia.
TRIBUNA COPSE A
Fissa il biglietto per almeno qualche minuto senza comprenderne appieno il significato. Prima di uscire a chiedere spiegazioni a suo fratello, si infila la tuta lasciandola aperta davanti poi ripone con cura il peluche sullo scaffale accarezzando le sue orecchie. Non ha nemmeno bisogno di avvicinarlo al suo naso per sentirne il profumo, è così forte che si domanda come a fatto a non accorgersene subito.
Ora che Clarice ha trovato il modo di farglielo avere si sente più sicuro, davvero pronto ad affrontare il weekend. Con il suo solito sorriso dipinto sul volto esce dal motorhome scendendo le scale così velocemente da rischiare di cadere.
<Piano Tutur, ti sei svegliato di colpo?> lo riprende Lorenzo, a metà tra il serio e il divertito.
Arthur ignora la sua battuta ponendo davanti al naso del fratello il biglietto che ha trovato di fianco al peluche.
<Che significa?>
<Che nel giro di formazione, a Copse, devi guardare verso la tribuna A> spiega il maggiore, prendendo il biglietto dalla mano di Arthur.
<E che devo cercare scusa?> domanda, ancora più confuso di prima.
Lorenzo sorride <La bandiera di Monaco, enorme, con scritto "Daghe Tutur"> risponde, senza dare ulteriori informazioni.
<Clarice ha mando qui una bandiera gigante per chiedermi scusa?>.
Non riesce a capire cosa centra la sorella in tutto questo e il fratello non lo sta aiutando a decifrare la situazione.
<No, Clarice è venuta qui> esclama Lorenzo, sorpreso dalle sue stesse parole. Quando l'ha chiamato affermando di essere all'entrata del paddock della F3 non ci ha creduto fino a quando non l'ha vista, in compagnia di Altea.
Arthur lo guarda alzando un sopracciglio <È qui? A fare cosa?> domanda, nuovamente, scartando subito la risposta più ovvia <A portarmi il peluche? Si dev'essere per questo>.
Era la stessa conclusione a cui sarebbe giunto Lorenzo, ma questa volta sarebbe stato in errore. Non è qui solo per quello.
<Tu guarda a Copse> afferma, cercando di rimanere il più misterioso possibile.
Arthur non risponde, ma le espressioni sul suo volto lasciano intendere ogni sua singola emozione. Vorrebbe dire qualcosa, ma viene interrotto da uno dei suoi meccanici.
Il maggiore allunga una mano poggiandola sulla sua spalla spingendolo verso la sua monoposto, mentre attorno a loro il team si muove per preparare la gara.
<Volevi le sue scuse> mormora, al suo orecchio <Le troverai in quella curva, in bocca al lupo petit>.
Arthur annuisce, seguendo il suo team. Cerca di non pensare, concentrandosi solo sulle cose realmente importanti in quel momento, come la strategia da adottare, le gomme, il circuito, la gara. Quando non entra nella sua monoposto, il mondo attorno a lui scompare. Si gode il silenzio dei primi minuti, ma poi il rumore invade le sue orecchie nonostante i tappi.
Il giro di formazione lo percorre più lentamente del solito, soprattutto quando passa a Copse rallenta chiedendosi quale di quelle tribune è la A. Si è dimenticato di visualizzare la cartina prima della partenza.
La bandiera, comunque, la nota lo stesso. Non potrebbe non farlo, risalta tra quelle inglesi occupando quasi tutti la scena. Riesce ad intravedere anche la scritta e due ragazze che la tengono distesa occupando più spazio del previsto.
Il tempo a sua disposizione è poco e, infatti, non riesce a comprendere se una delle due è sua sorella o ci somiglia perché costretto a proseguire.
Probabilmente sarà Altea, insieme a qualche altra amica di Clarice, anche perché stenta a credere che sua sorella abbia deciso di assistere ad un gran premio per lui.
Decide di non preoccuparsene, concentrandosi solo su quello che dovrà fare da lì a poco, promettendo a se stesso di parlarci una volta finita la gara.
Altea, in piedi sulla tribuna, indica la macchina numero quattro <Quello era Arthur? Dici che ci ha visto?> domanda, strattonando un po' la bandiera.
Clarice non sembra ascoltarla, le sue mani tremano mentre stringono sempre più forte il tessuto rosso. Continua a fissare lo schermo cercando di seguire suo fratello fino alla griglia di partenza.
L'amica, a quel punto, non può far altro che sedersi intimando alla monegasca di fare lo stesso. La bandiera ricade sulle loro gambe, permettendo a Clarice di risponde ai messaggi di Emilian, ora che non deve più tenerla.
<Mi ha scritto anche Charles, dice che non ci crede che sono qua> esclama, mostrando la chat all'italiana.
<Clarice, non ci credo io, e sono qua con te> afferma, avvicinandosi allo schermo per leggere il messaggio del pilota Ferrari.
In realtà non ci crede nemmeno lei, ma non ha trovato altre vie d'uscita. Arthur la ignora da giorni, non le risponde nemmeno al telefono. All'inizio aveva lasciato perdere, pensando che prima o poi si sarebbe stancato, ma non è stato così.
Quando è andato via senza scambiare i loro peluche ha capito che doveva fare qualcosa di davvero importante. Durante l'ennesima notte insonne ha prenotato un biglietto per Londra ed è partita, portando Altea e due pupazzi insieme a lei.
Emilian è stato il primo a sostenerla, nonostante non conosca l'intera situazione sa che si tratta di una gara e pensa sia finalmente pronta ad affrontarla.
<Stanno per partire> l'avvisa Altea, facendo scontrare le loro spalle. Lo sguardo di Clarice si sporge verso il maxischermo, posizionato poco più in là, alla ricerca dell'auto di Arthur.
Trema, non riuscendo a controllare tutte le sue emozioni. Altea allunga una mano verso la sua, stringendola forte, facendole capire di essere lì con lei, ma soprattutto per lei.
Clarice si volta per sorriderle e quello è l'ultimo momento in cui posa lo sguardo su qualcosa che non sia l'auto di suo fratello o il suo nome sullo schermo.
Diciassette giri, diciassette lunghissimi giri in cui trattiene il fiato, come in apnea, respirando solo quando lo vede passare davanti ai suoi occhi.
Stringe forte la bandiera di Montecarlo, senza riuscire a farla sventolare per via del tremore, nemmeno quando Arthur si prende la nona posizione e poi l'ottava, cercando di ottenere più punti possibili.
Tutti sorpassi puliti, così come la sua gara, ma a Clarice non importa. Soffre ad ogni singolo giro, fisicamente e mentalmente, in maniera così evidente che persino un signore seduto davanti a loro le offre un po' d'acqua.
La rifiuta scuotendo la testa, incapace di emettere alcun suono, rimanendo lì ferma nella speranza di veder finire velocemente quella gara. L'unica cosa che vuole davvero fare è abbracciare Arthur, sapendolo fuori da quell'abitacolo della morte.
Eppure rimane lì, pensando a quanto male le ha fatto essere ignorata. Nonostante l'ansia e la paura che l'assalgono, non scappa questa volta, ma stringe forte la mano di Altea facendosi coraggio.
Ripete, nella sua testa, le parole che Emilian le ha scritto intimandola a credere un po' di più in se stessa, perché non solo può farcela, ma può anche divertirsi.
Enjoy the butterflies
Ecco, sul divertimento ha i suoi dubbi, ma crede davvero di poterlo fare. Il motivo per cui è lì le fa pensare di poter attraversare il mondo a nuoto.
<Sono all'ultimo giro> commenta Altea, stringendola in una specie di abbraccio <Che facciamo? Raggiungiamo Lorenzo?> domanda, cercando si capire le intenzioni della monegasca.
<Io lo aspetto nel motorhome, devo parlarci, ma tu fai come preferisci> mormora Clarice, alzandosi in piedi, pronta ad alzare quella bandiera per l'ultima volta.
<Tesoro, stai ancora tremando, sei sicura di riuscire a chiarirci ora? Non sarebbe meglio farlo dopo?>
<No Altea, dì pure ad Arthur che lo aspetto lì> afferma, convinta, mentre suo fratello sfreccia sotto di loro per il diciassettesimo passaggio.
L'ultimo giro è quasi una liberazione, perché finalmente può tornare a respirare in maniera regolare, consapevole che anche questa gara è giunta al temine senza danni o morti.
Quando Arthur passa la linea del traguardo, in ottava posizione, Clarice può dirigersi verso il paddock della F3 dove Charles la sta aspettando. Altea, invece, decide di raggiungere Lorenzo per accogliere il più piccolo una volta sceso dalla sua monoposto.
<Mon bijou, sei davvero qui> esclama Charles, non appena la vede. Ha già le braccia spalancate, pronte ad abbracciarla.
Clarice sta ancora tremando, il suo respiro è irregolare, ma sembra stare bene. Nonostante questo, quando suo fratello la stringe al suo petto, il suo cuore ricomincia a battere ad un ritmo normale invece di martellarle il cervello come ha fatto per tutta la durata della gara.
<È stato bravo> mormora con il viso schiacciato sulla maglietta rossa del pilota <Anche se ho avuto un po' di paura>.
<Sono tanto fiero di te mon bijou, è un grande passo, presto verrai a vedere anche me> esclama, allontanandosi da lei per poterla guardare negli occhi <Anche se dobbiamo ringraziare questo Emilian> aggiunge, infastidito.
Clarice scoppia a ridere <Secondo me ti starebbe simpatico> afferma, pensando a come sarebbe vederli insieme. Non le dispiacerebbe, ma non sa come i suoi fratelli si comporterebbero, infondo non ha mai davvero portato un ragazzo a casa ed Emilian sembra poter essere il primo.
<Simpaticissimo proprio> commenta, prendendole la mano così da trasportarla al motorhome della PREMA.
Clarice non ha il tempo di rispondere perché Charles inizia a camminare a passo spedito. Una volta arrivati non solo saluta tutti, ma la presenta continuando a ripetere quanto sia fiero per i successi raggiunti, soprattutto durante le olimpiadi.
Con le guance più rosse del solito, Clarice sorride presentandosi a quasi tutto il team prima di poter effettivamente sedersi all'interno del motorhome.
Durante l'attesa si guarda attorno, notando il peluche che ha dato in precedenza a Lorenzo, appoggiato con cura vicino ai vestiti di Arthur. Hanno il suo profumo addosso, così come il maglione leggero che indossa, rigorosamente rubato al fratello.
Sorride, accarezzando le orecchie di quello che in realtà è il suo peluche. Le fa piacere vederlo lì, le fa piacere anche essere lì. Ha sempre desiderato assistere a qualche gara, sa quanto è importante per loro tanto da sentirsi sempre in colpa per essersi persa una parte così preziosa della loro vita. Ora è intenzionata a lavorare sulle sue paure per essere più spesso al loro fianco.
Quando Arthur entra, il più silenziosamente possibile, lei non se ne accorge lasciandogli il tempo di osservarla guardarsi attorno, aggiustare i suoi vestiti piegati male, accarezzare il suo peluche. Rimane lì qualche secondo, poi decide di parlare per porre fine alla loro faida.
<La smetterai mai di rubarmi i vestiti?> domanda, chiudendo la porta alle sue spalle.
Clarice sussulta voltandosi verso di lui. L'unico suo pensiero è che vorrebbe abbracciarlo, stringerlo forte e lasciarsi stringere, ma si trattiene scuotendo semplicemente la testa.
<Hai assistito alla gara?> domanda Arthur, sfilandosi la tuta per legarla in vita.
La sorella annuisce appoggiandosi alla parete <Sei stato bravo> mormora, abbassando lo sguardo verso le sue puma <Per fortuna non ha piovuto>.
<E sei qui per me o per Charles?>
Quella frecciatina un po' se la merita, lo sa, ma fa male lo stesso. Non può dar torto ad Arthur perchè la maggior parte delle cose che fa sono per Charles, ma questo solo perchè è il fratello che vede e vive meno.
In quel momento alza gli occhi su di lui guardandolo per qualche secondo, catturandone tutto il dolore e la speranza che le sue iridi verdi possono esprimere.
<Sono qui solo ed esclusivamente per te> risponde, facendo un passo verso di lui <Per chiederti scusa e dimostrarti che sei importante per me, più importante persino delle mie paure>.
Il cuore di Arthur perde un battito, la rabbia si trasforma in senso di colpa. Altea gli ha raccontato di quanto è stata male durante la gara, di come ha tenuto le dita incrociate in attesa di vederlo passare, di come tremava e tratteneva il fiato. Per quanto ora sia calma, se ci pone attenzione, può ancora notare il suo leggero tremore.
<Odio quando sei dolce con me, non ci sono abituato> confessa, affiancandosi alla ragazza. Si ritrovano così spalla contro spalla, con la schiena appoggiata alla parete. Non riesce a guardarla perché nei suoi occhi la paura non è ancora scomparsa.
<Io odio quando mi ignori, non ci sono abituata all'assenza delle tue battutine idiote> ribatte, sospirando pesantemente. In un gesto calcolato avvicina lentamente la sua spalla a quella del ragazzo, fino a farle toccare un po' di più.
Arthur vorrebbe dirle che ignorarla è stata la cosa più dolorosa e difficile che abbia mai fatto, ma così necessaria da non poterne fare a meno. Decide, però, di tenerlo per sé cambiando argomento, evitando di far cadere la maschera.
<Quindi non mi odi e non vuoi scambiarmi c->
<Non ti scambierei con nessuno, mai> lo interrompe, voltandosi per guardarlo meglio <A volte non ti sopporto, ma farei qualsiasi cosa pur di vederti felice e mi dispiace se non si nota>.
<Lo noto tanto, ma solo con Charles e Lorenzo...> si fa scappare, lasciando in sospeso la frase. Il continuo, forse, farebbe troppo male anche a lui. Non è geloso, non di loro perlomeno, inoltre a lui va bene il rapporto che hanno, speciale a modo loro. Il problema è quando lei lo mette in secondo piano per persone che non fanno parte della loro famiglia.
Per Clarice è difficile spiegare come mai i rapporti con lui siano diversi rispetto a quelli con Charles e Lorenzo. Forse è l'età, l'avere la stessa compagnia, il vivere insieme, l'essere così dannatamente in simbiosi nonostante i battibecchi continui.
Non sa come far comprendere ad Arthur quanto ci tiene, a modo suo, così rimane in silenzio e si lascia scivolare su quel muro aspettando che il fratello faccia lo stesso.
Questa volta non la delude, sedendosi affianco a lei, spalla contro spalla, come sempre.
<Non intendevo dire...>
<No, hai ragione, solo che noi due condividiamo molte cose, con loro è più difficile, capisci?> domanda, interrompendo il suo discorso.
Il fratello si porta le ginocchia al petto stringendole forte a sè <Si, lo capisco, forse è anche stupido da parte mia volere qualche attenzione in più> risponde, voltando di poco il capo per guardarla <Mi sto comportando come un bambino geloso?>
<Non sei geloso di Charles o Lorenzo, tu sei geloso di Emilian> afferma Clarice, allungando una mano verso i capelli del fratello per arruffarli.
I pensieri di Arthur sono troppo intrecciati e incasinati, ma la sorella sembra poterli riordinare. Forse è vero che la presenza di un ragazzo nella sua vita lo infastidisce. Infondo questo tizio non solo se la porta a letto quando e come vuole, magari senza trattarla come deve, ma ha anche il coraggio di prendersi il tempo riservato a lui.
<Cosa provi per Emilian?> chiede, con la paura che stia diventando qualcosa di forte e che lui possa persino ferirla. Arthur sa di non poterla proteggere, non da quel tipo di dolore. Forse non è gelosia, forse è solo protezione.
Il sorriso di Clarice, però, è in grado di scaldargli il cuore. I suoi occhi brillano mentre appoggia la testa sulle ginocchia e lo guarda.
<Non l'ho ancora capito, ma qualsiasi cosa sia, mi rende felice> confessa, per la prima volta, pensando a quanto leggero e spensierato sia il tempo che passano insieme <Ho solo tanta paura di rovinare tutto quando confesserò la mia vera identità>.
Il modo in cui parla di Emilian, la preoccupazione nei suoi occhi, quella paura di perderlo così evidente da non riuscire ad essere trattenuta, ma soprattutto l'ingenuità con cui non capisce di esserne innamorata, fanno preoccupare il fratello maggiore.
Tuttavia una parte di lui, quella un po' meno protettiva, è felice di vederla così perché finalmente ha aperto il suo cuore a qualcuno lasciandolo entrare. Per la prima volta sperimenta quell'amore e, per quanto questo possa fare male, è necessario per crescere.
<Chi l'avrebbe mai detto, Clarice Leclerc innamorata> commenta, alzando un po' troppo la voce <E rischi pure di mandare tutto a rotoli, poi l'idiota sono io>.
<Scemo, non sono innamorata> ribatte immediatamente spingendo leggermente il fratello con le mani. Le sue guance diventano rosse e lei vorrebbe scomparire.
Arthur non risponde, ma la guarda con le sopracciglia alzate e gli occhi fissi su di lei. Non ha bisogno di parlare, la sua espressione dice già tutto.
Clarice, un po' nervosa, gioca con l'anello che porta a dito stringendolo un po' troppo.
<Va bene, un po', ma solo un pochino> confessa timidamente. È così rossa che Arthur vorrebbe ridere, ma si trattiene accennando solo un sorriso soddisfatto.
<Se anche lui prova lo stesso, ti perdonerà per questa piccola bugia> mormora, allungando un braccio verso le sue spalle, così da poterla stringere a sé <In caso contrario posso sempre obbligarlo>
Clarice non risponde, appoggia la testa sul suo petto lasciandosi stringere in quella specie di abbraccio. Può sentire il cuore di Arthur battere a ritmo regolare, la sua mano sul suo braccio e l'odore di sudore misto a colonia che emana.
<Mi piacerebbe vedere la tua macchina> mormora, cambiando totalmente argomento, concentrandosi sul motivo per cui è davvero lì.
Quella richiesta improvvisa sorprende Arthur a tal punto che, prima di rispondere, si prende un po' di tempo per pensare.
Da quanto l'ha vista Clarice non ha mai smesso di tremare. Lei, probabilmente, nemmeno l'ha notato, ma lui si e ha paura che inserirla troppo nel mondo delle corse, così velocemente, possa portarla ad avere incubi o attacchi di panico.
<Ti sei accorta che hai smesso di tremare solo quando ti ho abbracciato?> domanda, cercando di capire se è consapevole delle sue emozioni oppure no.
<No, ma non mi sorprende> confessa, in un sussurro, mentre Arthur la stringe un po' più forte <Avevo davvero bisogno di un tuo abbraccio>.
<Si, sei mancata anche a me> acconsente lui, accarezzandole dolcemente i capelli <Ma non so se sia il caso di vedere altro di questo mondo, magari piano piano...>
<Non devi preoccuparti per me Tutur, posso gestirlo> si limita a rispondere, allontanandosi leggermente da lui per poterlo guardare negli occhi.
<Quindi che vuoi fare ora, vedere le qualifiche della F1?> chiede, nascondendo dietro al sarcasmo la sua preoccupazione di fronte a tutta quella positività.
<No> afferma, scuotendo la testa energicamente <Voglio rimanere un po' qui con te prima di spedirti a fare una doccia, perché puzzi> spiega, tornando nella posizione originale.
<Sai com'è, ho appena finito una gara, ovvio che puzzo> ribatte, fingendosi offeso da quella constatazione <Comunque va bene, rimaniamo qui un po', poi ti porto a vedere la mia bellissima macchina e, se Charles arriva tra i primi tre, andiamo al parco chiuso>.
Clarice annuisce, senza rispondere, tornando ad ascoltare il battito del suo cuore. Vorrebbe chiudere gli occhi, forse persino addormentarsi, ma si costringe a rimanere sveglia.
<Doudou> lo richiama timidamente, insicura se può o meno chiamarlo così dopo la loro litigata.
Anche se non può vederlo, lui sorride sentendo quel nomignolo <Dimmi ma puce> acconsente, accarezzando i suoi capelli mentre attende il continuo.
<Scusa> mormora, stringendolo un po' più forte <Non te l'ho mai detto, ma sono tanto fiera di te Tutur> confessa, chiudendo gli occhi in attesa di sentirlo parlare.
Di tutte quelle parole non dette, di tutti quei sentimenti mascherati da battute pungenti, ma soprattutto di tutto quel dolore nascosto nel proprio cuore, loro due non ne hanno mai fatto davvero un segreto.
Sono lì, sempre, l'uno per l'altro, anche quando dicono di odiarsi. Non c'erano dubbi sul fatto che lei fosse fiera di lui, ma sentirselo dire è diverso, lo rende ancora più reale.
<Vale lo stesso per me, già lo sai puce> confida, poggiando il mento sopra il capo della sorella.
<Ti prego Doudou, non chiudere mai più quella porta, non chiudermi mai più fuori> quasi supplica, togliendosi quel peso dal petto, sentendosi un po' più leggera.
<Scema, l'ho aperta subito dopo che te ne sei andata> le confessa, facendola ridere.
Rimangono così, appoggiati l'una all'altro, in una dolcezza rara, ma così dannatamente vera. Avevano bisogno di questo, tutti e due. Dovevano essere certi che tutte quelle porte tra loro fossero ancora socchiuse, perché solo quando una porta è accostata non è davvero una porta.
Lorenzo, in piedi suo gradini del motorhome, li guarda con un sorriso dipinto sul volto. Si aspettava urla, litigate, oggetti volanti, invece i suoi piccoli hanno fatto pace senza drammi.
La lontananza deve averli fatto bene, perché non vedeva così tanta dolcezza e calma da anni che quasi si sente male al pensiero di dover interrompere quel momento, quell'abbraccio.
Non lo fa, rimane a guardarli, con il capo appoggiato alla porta e il cuore così pieno d'amore che potrebbe esplodere nel suo petto. Silenziosamente decide anche di scattare una foto come prova per quando lo racconterà e nessuno ci crederà.
Quel momento di dolcezza e silenzio dura troppo poco. Clarice, che quasi rischia di addormentarsi, decide di stroncarlo allontanandosi dal fratello <Dio mio se puzzi Arthur, ti serve davvero una doccia> commenta, tappandosi il naso per qualche secondo.
<Ehi, come osi?> ribattere il maggiore, voltandosi verso di lei per stringerla a sè con l'intento, questa volta, di farle annusare il suo profumo.
<Arthur, che schifo, mollami> esclama, non appena il suo naso finisce vicino all'ascella del ragazzo.
Vorrebbe aggiungere altro, ma Lorenzo spalanca la porta facendo voltare entrambe i ragazzi verso di lui <Due minuti, la vostra tregua è durata meno di due minuti> afferma, allungando una mano verso la sorella.
Clarice l'afferra rimettendosi in piedi mentre lo sguardo del maggiore finisce su Arthur <Cambiati, hai l'incontro con il team e poi iniziano le prove libere di Charles> lo avvisa, ma il minore scuote la testa con convinzione, rimettendosi finalmente in piedi.
<Mostro a Clarice la mia monoposto, penso saremo occupati fino alle qualifiche, avvisaci se Charles finisce tra i primi tre, così veniamo al parco chiuso> puntualizza, prima di indicare l'uscita <Ora tutti e due, fuori di qui>.
~~~
Le prove libere sono finite e Max può finalmente riposarsi prima dell'inizio delle qualifiche. Emma, seduta al suo fianco, sta scrivendo a qualcuno in maniera frenetica, incuriosendo il gemello che allunga lo sguardo verso il suo cellulare.
<Tu e Mick parlate molto ultimamente> commenta subito dopo aver letto il nome del piccolo Schumacher.
Emma blocca il telefono infilandoselo in tasca, poi distende le gambe e scivola sul piccolo divanetto <La cosa ti reca fastidio?> domanda, per niente interessata alla risposta.
Max scuote la testa <No, Mick mi piace, voglio solo capire se c'è qualcosa tra voi due oppure no> ammette, un po' confuso dal loro comportamento.
Si conoscono da quando sono piccoli, ma hanno ripreso davvero i contatti quest'anno quando lei ha deciso di seguire il fratello ad ogni gara. Mick è dolce e premuroso con lei, ma è troppo presto per trovare una definizione al loro rapporto.
<Non sono affari tuoi> ribatte, voltandosi verso il gemello <Dovresti preoccuparti di dire la verità a Lily e di mollare Kelly, tanto tra voi due ormai è finita, no?>.
Il modo schietto e diretto con cui Emma pronuncia quelle parole fa rabbrividire il pilota. Lo sa anche lui che sta sbagliando, ma è difficile sbrogliare questa situazione, almeno per ora, in futuro ci penserà.
Il primo passo è sicuramente mollare Kelly, ma non riesce a farlo perché ancora rappresenta un punto fisso per lui, una stabilità raramente raggiunta, un concetto di famiglia che non ha mai davvero avuto, ma ha sempre sognato.
La mano della sorella sventola davanti ai suoi occhi <Terra chiama Max> lo riprende, indicando il suo cellulare illuminato.
Un messaggio di Lily che sua sorella ha già letto a voce alta.
<Che significa "Emilian devo parlarti di una cosa importante, penso sia meglio farlo di persona, possiamo vederci lunedì?" Di cosa sta parlando?>
<Non lo so> confessa, fissando lo schermo del suo cellulare, prima di prenderlo dalle mani della sorella.
Una cosa importante.
Potrebbe essere qualsiasi cosa, potrebbe riguardare lei oppure lui. Potrebbe persino aver scoperto la sua vera identità, pensiero che lo manda in panico totale <E se ha scoperto chi sono?> esclama, voltandosi spavento verso Emma, incapace di trovare un modo per agire in quella situazione.
La gemella allunga una mano sulla sua spalla stringendola appena <Ti avrebbe già chiamato arrabbiata> lo tranquillizza o, almeno, ci prova <È palesemente qualcosa che riguarda lei, forse vuole dichiararsi>.
Max annuisce, digitando velocemente la risposta <Ora le chiedo se è successo qualcosa e le dico che se vuole può chiamarmi, tanto manca ancora un po' alle qualifiche no?> mormora, in cerca dell'approvazione della gemella, che annuisce silenziosamente.
Due minuti dopo Lily risponde e Max, troppo in ansia per leggere, passa il cellulare ad Emma chiedendole di farlo per lui.
<Nono, tranquillo, ho solo bisogno di dirti questa cosa guardandoti negli occhi... va bene lunedì alle 23.00 al nostro posto?> legge, un po' confusa da quella situazione e dall'ansia che il fratello sembra avere.
Max sospira, rubandole il cellulare dalle mani per digitare un "Va bene🥰" che risuona troppo dolce per le sue corde. Lily non lo visualizza, così il pilota blocca lo schermo e torna a guardare la sorella.
<Ok, non sembra riguardare me, ma cosa potrebbe essere?> domanda, a metà tra il curioso e il preoccupato.
Emma alza le spalle <Se non lo sai tu che la conosci, come posso saperlo io?> mormora, ed effettivamente ha ragione.
Nonostante ormai sia tanto il tempo che hanno trascorso insieme, sente di non conoscerla ancora del tutto, complice la sua bugia, ma anche il modo in cui la ragazza tralascia molti dettagli importanti non raccontando tutto di lei.
<In che casino mi sono infilato> esclama, sotto lo sguardo divertito della sorella, che non riesce a trattenere una risata.
<Si chiama amore Maxie, e nemmeno tu sei immune> afferma, beccandosi in risposta uno schiaffo leggero sul braccio.
Il pilota, infatti, la guarda male, ma non risponde alle sue parole perché non riesce a trovare niente con cui replicare. Semplicemente si abbandona su quel divano, con il cellulare in mano, a fissare la loro chat.
Clarice legge il suo messaggio più di un'ora dopo, quando il ragazzo è impegnato a concludere l'ultimo giro in pista, perché le qualifiche sono giunte finalmente al termine.
La monegasca è intrappolata nella monoposto di Arthur, con l'aria che inizia a mancarle. Nonostante questo rimane ferma, incantata dalle spiegazioni che il fratello le sta dando sul volante, oggetto molto più complesso e affascinante di ciò che credeva.
È già tanto se è riuscita, in un momento di distrazione da parte di Arthur, a leggere la risposta di Emilian. Se c'è una cosa che ha capito in questi giorni è che tenersi dentro ciò che prova non serve a molto, quindi ha deciso di dire la verità.
Il suo sentimento verso Emilian cresce ogni giorni di più, e lei non vuole trovarsi a dover sbrogliare una situazione già abbastanza complicata così com'è ora. Infondo suo fratello ha ragione, per quanto deluso sarà, troverà il modo di perdonarla se davvero ci tiene. In caso contrario non avrà perso nulla.
<In tutti questi anni non vi ho mai visto così dolci> esclama Lorenzo, interrompendo i pensieri di Clarice e il suo momento insieme ad Arthur, pronto a ricominciare la sua spiegazione e a mostrarle altro di quel magico mondo.
<Questo è perché non ci guardi attentamente> sottolinea il minore, slacciando le cinture di sicurezza della sorella.
Lorenzo scuote la testa <Oh no, io vi osservo, e gli unici momenti in cui state insieme senza litigare sono quando dormite e quando uno dei due sta male> commenta, spostando lo sguardo prima sul fratello poi sulla sorella <O quando Arthur si poggiava sulla pancia di mamma per sentirti scalciare e poi, puntualmente, si addormentava>.
<Lo faceva davvero?> domanda Clarice, incredula di fronte a quel racconto che nessuno ha mai avuto la premura di riferirle <Ma è una cosa dolcissima Tutur>.
Il ragazzo, rosso in viso e visibilmente imbarazzato, vorrebbe strozzare il fratello, ma non può quindi si limita a domandare <Lorenzo, cosa sei venuto a fare?> mentre allunga una mano verso Clarice, per aiutarla ad uscire.
<Sono finite le qualifiche e Charles sta andando al parco chiuso> spiega, dando anche lui una mano a Clarice <Comunque, ovviamente è vero, Tutur è più dolce di quello che pensi, ad esempio una volta... >
<Lorenzo, sta zitto e muoviti> lo interrompe Arthur. Il maggiore sbuffa, ma non c'è tempo per ribattere, così i tre si dirigono a passo spedito verso il parco chiuso dove i piloti che si sono aggiudicati le prime posizioni li stanno aspettando.
<Charles è arrivato terzo, dietro a Verstappen, la pole l'ha fatta Carlos il che ci fa ben sperare per la gara di domani> spiega Lorenzo, camminando in mezzo a loro due. Arthur annuisce senza domandare altro mentre Clarice si guarda attorno alla ricerca di Altea.
L'amica, infatti, ha deciso di seguire Charles e passare la giornata nel paddock della F1. Da una parte voleva lasciare del tempo a Clarice e Arthur, per chiarirsi e leccarsi le ferite a vicenda, dall'altra non vedeva l'ora di tornare lì ad assaporare il profumo delle gomme e il rumore di una Ferrari.
Charles, poi, è stato così gentile da mostrarle l'intero box, hanno avuto il tempo di chiacchierare come forse non hanno mai davvero fatto in tutti questi anni. Per questo si trova affianco a Charlotte, con le braccia strette attorno al collo del fratello della sua migliore amica. Clarice la vede da lontano, così come nota lo sguardo di Charles posarsi su di lei.
La sta aspettando, è una vita che l'aspetta, quasi non ci crede che sia davvero lì. Lascia andare Altea e rimane fermo a guardarla mentre si avvicina. Arthur e Lorenzo, dietro di lei, si congratulano subito, così la monegasca rimane schiacciata tra i loro corpi e la transenna. Di fianco a lei c'è una ragazza bionda, gli occhi azzurri e il viso famigliare.
Charles la saluta con un semplice gesto della mano. La biondina sorride indicando con il dito la monoposto numero 55 <Una Ferrari in pole e non è la tua, perdi colpi Leclerc> lo prende in giro, ottenendo solo una smorfia dal ragazzo.
<Emma, lo sai, il problema è che sono dietro a tuo fratello> afferma, indicando con il capo qualcosa dietro di lui. Clarice non capisce di cosa si tratta, se della RedBull che sta arrivando o della Ferrari di Sainz.
<Sei la sorella di Carlos?> domanda, voltandosi verso Emma, cercando di entrare nella conversazione.
La bionda scuote la testa <Oh no, sono la sorella di Max> spiega sorridendole cordialmente <Tu sei?>
<Clarice, teoricamente la sorella di Charles, ma mi sta ignorando quindi penso lo cambierò con Carlos> risponde, senza guardare il pilota Ferrari che, sentitosi preso in causa, le prende il braccio con dolcezza.
In quel momento Max Verstappen parcheggia la sua auto nella casella numero due, ma Clarice non riesce a vederlo scendere, perché i suoi occhi guardano solo Charles.
<Non ti sto ignorando, sto solo aspettando di non avere distrazioni per abbracciarti come si deve> confessa, strattonandola un po' per stringerla in una morsa quasi letale.
A dividerli c'è solo la transenna, nonostante questo Clarice può sentire il battito del suo cuore accelerato e le sue dita muoversi tra i suoi capelli.
<Sono così felice che tu sia qui mon bijou> confessa in un sussurro che solo lei riesce a sentire. Con la mano accarezza la sua schiena, prima di dividersi da lui per poterlo finalmente guardare negli occhi.
È felice anche lei di essere lì, ma non riesce a dirlo ad alta voce perché l'attenzione di tutti si sposta sul casino che il team Ferrari fa quando Carlos Sainz esce dalla sua monoposto.
Charles le lancia un'occhiata di scuse prima di andare a congratularsi con lui. Clarice lo segue con lo sguardo e, quando il fratello la indica, alza una mano in segno di saluto verso il pilota spagnolo che la sta guardando. Carlos ricambia con un sorriso che riesce solo ad intuire per via del casco che copre il suo volto.
Vorrebbe comprendere di più di quello che i due piloti dicono, ma il caos e la leggera spinta che Emma le dà, probabilmente per via della calca formata dal team RedBull, la costringono a voltarsi verso la macchina numero 1.
Max Verstappen è in piedi, con il casco ancora infilato, davanti ad una ragazza mora che ha appena allontanato le braccia dal suo collo. Con un gesto dolce l'aiuta a slacciarsi il casco mentre il ragazzo accarezza le sue mani delicate.
<Quella è Kelly, la sua fidanzata> le spiega Emma, notando il suo interesse nel guardare la coppia.
Clarice, però, non sta guardando loro. Clarice sta guardando le mani del pilota, così famigliari perché è convinta di averle già viste. Di averle già avute addosso.
E quando Max si sfila il casco rivelando i suoi occhi azzurri e quella pelle bianca segnata da alcuni segni rossi, Clarice spalanca gli occhi incredula di fronte a ciò che sta vedendo.
Perché Emilian è lì ed è appena sceso da una monoposto. E non è solo questo, perché il peggio deve ancora venire.
Quelle labbra, le stesse che ha baciato fino a qualche giorno prima, ora stanno baciando quelle di un'altra donna.
Clarice stringe forte la transenna con la mano sinistra, mentre con la destra ricerca quella di Arthur, dietro di lei. Non la trova, così afferra quella che spera essere la sua maglietta.
L'aria inizia a mancarle e questa volta non è per via della folla o della gara. Vorrebbe scappare, ma i suoi occhi rimangono incollati su Emilian.
O forse dovrebbe dire Max?
<Verstappen> esclama Charles, avvicinandosi al ragazzo per congratularsi con lui. Gli occhi azzurri di Emilian, gli stessi che l'hanno guardata più volte, sembrano illuminarsi davanti a suo fratello. I due si abbracciano, scambiano qualche parola, poi Charles esclama a voce alta <Vieni che ti presento mia sorella Clarice, è proprio affianco ad Emma> facendola tremare al solo pensiero.
Arthur, dietro di lei, si accorge che la sua maglietta è stretta in una morsa fatale <Tutto bene puce?> domanda, afferrando la sua mano per liberarla dal tessuto.
Clarice vorrebbe chiedere aiuto, iniziare a correre, scappare via da quella realtà, ma non riesce a muovere un passo, rimanendo bloccata in quel limbo.
<Andiamo via> prova a sussurrare, pochi secondi prima di ritrovarsi incastrata in quelle iridi azzurre.
Quando Max si volta verso la gemella i suoi occhi trovano quelli spalancati e sorpresi della monegasca. Sente la terra sotto i suoi piedi sprofondare, mentre un senso di vergogna lo assale, sicuro di aver annodato ancora di più quel filo che già è la loro relazione. Il vaso di Pandora è stato aperto, non ci sono più segreti... o forse no?
Perché Lily è lì? Cosa ci fa a Silverstone, in mezzo al team Ferrari, di fianco a sua sorella? Non trova risposta, il suo cervello non riesce a concepire perchè la sua mano è stretta a quella di Arthur, forse è lì per lui, forse è lì per Charles... forse non è chi credeva che fosse.
Si guardano, incapaci di muoversi, mentre Charles continua a parlare dicendo qualcosa che nessuno dei due riesce a sentire. Sono lì a pochi centimetri di distanza, eppure non sono mai stati più lontani di così.
Max può sentire il cuore della monegasca rompersi in mille pezzi. Vorrebbe raccoglierli, unirli con cura, aggiustare il suo dolore, ma è lui la causa di quei due occhi lucidi e quello sguardo deluso.
Il rumore assordante delle persone attorno a loro riprende ad essere vero solo quando Charles trascina verso di sè la ragazza, provocando in Max un istinto di gelosa inaspettato, che cerca di trattenere.
<E così finalmente riesco a presentare Clarice a tutti voi> conclude Charles, ignaro del fatto che nessuno dei due ha ascoltato nemmeno una delle sue parole.
Max sposta lo sguardo da Lily al monegasco almeno dieci volte prima di capire che quella davanti a lui non è la ragazza che credeva di conoscere.
<Clarice> ripete, dandosi dello stupido da solo per non esserci arrivato prima. Sono uguali, sembrano fatti con lo stampino. Stessi occhi, stesse fossette, stesso sorriso. Non esiste nessuna Lily e, quella per cui prova qualcosa, è la sorella del suo rivale numero uno.
L'ha già sentita questa storia e non gli è piaciuta, per niente.
Tuttavia lo consola il fatto che non è stato l'unico a mentire, anzi, il loro rapporto sembra essersi creato proprio su una bugia, una grossa ed enorme bugia.
Il suo nome, il suo vero nome, uscito da quelle labbra, la fa tremare. Prende un respiro profondo, sotto lo sguardo confuso di Emma che forse ha iniziato ad unire i punti. Anche Arthur ha capito che qualcosa non va, l'unico a non essersi accorto di quell'assurda situazione è proprio Charles. Troppo ingenuo, troppo felice dall'idea di avere la sorella lì con lui.
<È un piacere conoscerti Max, ora però devo andare> mormora, cercando di nascondere il tremolio della sua voce. Non sa con quale coraggio è riuscita a formulare una frase di senso compiuto, ma ha bisogno di andarsene via prima di scoppiare a piangere o, peggio, ad urlare.
<Anche per me> ribatte il pilota cercando di fingere come meglio può di non essere scosso. In realtà, per la prima volta in vita sua, non riesce ad essere razionale, a pensare in maniera coerente, perché sente un dolore al petto fino ad allora sconosciuto.
Nessuno dei due, però, si muove. Clarice è ancora bloccata, non sa trovare la via d'uscita da sola, ma per fortuna Arthur la strattona offrendole un passaggio sicuro lontano da quei due occhi azzurri.
La trascina in un luogo appartato, all'interno del box Ferrari. Quando si fermano, nel corridoio, Clarice si appoggia alla parete cercando di respirare come meglio può.
<Che sta succedendo?> domanda il fratello, cercando una risposta a quel tremore e a quella che crede essere paura.
Ma Clarice non ha paura, è solo ferita. La delusione nei suoi occhi è palpabile, ma Arthur non riesce a decifrarla perché gli manca un pezzo della storia, il più importante.
<Max Verstappen> mormora, con gli occhi che iniziano a bruciare <Max Verstappen è Emilian>.
O Emilian è Max Verstappen?
Arthur sgrana gli occhi <Ti scopi il rivale di Charles?> domanda, senza riuscire a trattenersi, senza preoccuparsi dei suoi sentimenti, decisamente incredulo di fronte a quella rivelazione <Cazzo Clarice, perché non l'hai detto prima?>
<Perché l'ho scoperto adesso> ribatte, alzando un po' troppo la voce. Si passa una mano tra i capelli, mentre i suoi occhi pizzicano sempre di più e le lacrime minacciano di uscire.
<Mi stai dicendo che non sapevi di portarti a letto quello?>
<No Arthur, non lo sapevo> ripete, mentre una lacrima riga il suo volto <Come non sapevo della sua fidanzata>.
L'ultima frase, quella verità vista con i suoi occhi, la lascia senza fiato. Non le controlla più le lacrime, pensa solo a quanto sia stupida. Bastava accendere la televisione per scoprire la verità, per soffrire meno, per non arrivare a questo punto.
Arthur la osserva, appoggiata a quel muro, con le guance bagnate e il respiro irregolare. La rabbia dentro di lui si fa sempre più forte, ma cerca di contenersi, di calmarsi, di non spaccare tutto ciò che trova sotto i suoi occhi.
<Ti prego, dimmi che non ti sei innamorata di lui> la supplica, invano. Non ha nemmeno bisogno di una risposta perché le iridi di Clarice mostrano tutti i suoi sentimenti. E si sente uno stupido ad aver pensato che fosse necessario provare quel dolore, perchè nessuno può farla soffrire in questo modo, nessuno.
La ragazza afferra il suo polso stringendolo forte <Non dirlo a Charles> lo prega, con la paura che si fa sempre più forte <Non dirlo nemmeno a Lorenzo, non dirlo a nessuno, ti prego>.
Arthur indurisce lo sguardo liberandosi della sua stretta <Io lo ammazzo, ti giuro che lo ammazzo> esclama, troppo arrabbiato per ragionare. Vedere Clarice soffrire così per colpa di un coglione come Max Verstappen lo manda fuori di testa <È fortunato che in pista con lui ci sia Charles, perché se no si ritrovava a muro alla prima cazzo di curva>.
Più pensa a quanto male le sta facendo, più vorrebbe farlo soffrire. Non solo ha ferito sua sorella, ma probabilmente ferirà anche Charles portandogli via il suo sogno davanti agli occhi. Lui e quella dannata RedBull sembrano essere stati progettati per rovinare la vita alla sua famiglia.
<Tutur, ti prego...> mormora Clarice, stringendo forte la sua mano <...non adesso>.
Arthur si volta a guardarla sospirando pesantemente. Cerca, invano, di tranquillizzarsi perchè questo è il momento di esserci, di starle accanto. Arriverà dopo il momento in cui affronterà l'olandese e no, non sarà piacevole, soprattutto per lui.
Si passa una mano tra i capelli appoggiandosi anche lui alla parete, sentendosi invaso da tutto quel rosso <Sei una calamita per i casini Clarice> esclama, voltandosi verso di lei <Di tutti i ragazzi che esistono proprio Max Verstappen?>.
Clarice si asciuga le guance con la mano libera e annuisce, facendosi scappare un piccolo sorriso.
<Infondo sono una Leclerc e a noi le cose facili non sono mai piaciute>.
IL VASO DI PANDORA È STATO APERTO 🏺
Ci vediamo al prossimo capitolo!
S.
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