Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

X. VALLELUNGA

29 maggio, Circuito di Vallelunga, Italia 🇮🇹

Lo sguardo puntato sulla pista, fisso sul kart numero diciotto, quello di Elia. Guida con maestria, precisione ed esperienza benché non abbia ancora compiuto nove anni. Clarice lo osserva con attenzione costringendo il suo corpo a rimanere fermo vicino alla rete nonostante i sorpassi che il piccolo pilota intraprende. Aggressivo, quasi furioso, come se dovesse dimostrare al mondo di essere il migliore.

La vita gli ha tolto così tanto che ormai non rimane più nulla da perdere. È ciò che pensa anche lei quando corre, non le importa del dolore, perché nulla potrà mai ferirla quanto il vuoto che sente dentro il petto. Sarebbe disposta a tutto pur di riempirlo, ma non spetta a lei farlo. Ciò che, invece, può fare è riempire il vuoto di Elia e, per questo, si trova lì oggi tra l'asfalto e i cordoli di una pista.

<Sta dando il massimo perché sa che ci sei tu a guardarlo>.

Mattia si avvicina a lei posandole una mano sulla spalla. Ha lo sguardo stanco, ma felice. Lui e Luca sono lì dalla mattina all'alba per sistemare il kart e renderlo il più veloce e competitivo possibile, alla magia in pista ci pensa Elia.

Clarice ricambia il suo sorriso spostando un ricciolo dal suo volto. Sa che non è lì solo per ribadirle quando piacere abbia nel vederla finalmente ad una gara di kart. Il GP di Montecarlo, uno dei più storici ed importanti, deve aver preso il via ormai da un po' con la Ferrari numero sedici scattata dalla prima casella. Lei sa che per Charles anche solo finire sul podio significherebbe tantissimo, ma ogni anno succede qualcosa che impedisce al pilota persino di concludere o iniziare il gran premio.

La sua preoccupazione è molto più elevata del solito non solo per quello che potrebbe succedere in pista, ma anche per quello che potrebbe non succedere. Il volto deluso e triste di Charles la tormenta, non le importa la posizione, ma spera con tutto il cuore che questa volta sia riuscito a portare a termine la gara.

Velocemente, prima che Mattia riveli cos'è davvero successo, guarda l'orologio che porta al polso per vedere che ore sono.
<Il gran premio è finito, dimmi quello che devi dire> ordina, avvicinando le labbra all'orecchio del ragazzo per farsi sentire più chiaramente.

<Stanno ancora correndo> l'avvisa indurendo la mascella <Piuttosto improbabile lo so, ma a Monaco pioveva quindi hanno rimandato la partenza, poi l'incidente di Schumacher...> spiega, senza guardarla.

<Pioggia? A Montecarlo? Incidente? Sei sicuro?> domanda, a raffica, focalizzando i suoi pensieri sul fatto che la pista è già difficile e pericolosa quando è asciutta, da bagnata è quasi impossibile guidare senza mettere seriamente a rischio la propria vita e quella degli altri piloti presenti nella griglia.

Mattia annuisce <Si, hanno aspettato che smettesse per partire> ripete, avvolgendo il suo braccio attorno alle spalle della ragazza <E la Ferrari ha sbagliato il pit stop; quindi, tuo fratello è quarto con il suo rivale davanti e manca davvero poco alla fine>.

<Basta che finisca la gara tutto intero> mormora lei tornando a guardare verso la pista <Schumacher è il figlio no? Sta bene?> domanda mentre Elia, in pista, si prende la leadership della gara.

Mattia annuisce stringendo più forte il suo braccio attorno al suo collo <Sta bene> la rassicura mentre alza l'altro braccio indicando il fratellino sul suo kart rosso fuoco <Guardalo, oggi si sta superando>.

<Puoi dire a Luca di avvisarmi non appena finisce la gara?> domanda, ricercando il cellulare nella tasca dei pantaloncini che indossa.

<Va bene mostriciattolo, tanto mancano cinque giri> acconsente lui lasciandole un dolce bacio tra i capelli prima di tornare dal fratello, intento a guardare la gara di F1 direttamente dal cellulare, intervallando con quella di Elia.

Clarice ricerca la chat di Emilian tornando ad osservarla mentre, di sbieco, controlla il piccolo pilota in pista ancora primo, ancora davanti a tutti.
Il ragazzo non le risponde dal primo pomeriggio anche se lei non le ha scritto poi così tanto; sa che sta guardando il gran premio e non vuole disturbarlo, ma si ritrova ad una gara di kart per la prima volta dopo tanto tempo e non sa come gestire tutte le emozioni.

Senza la sua presenza è difficile distrarsi ed affogare nei suoi occhi azzurri. Per questo è costretta, inevitabilmente, a fare affidamento solo su sé stessa. Il pensiero di suo fratello ancora intrappolato in quell'abitacolo della morte, inoltre, fa crollare ogni barriera protettiva che la sua mente ha costruito per venire a vedere la gara di Elia.

In questo momento ha bisogno di Emilian e, senza riuscire a trattenersi, fa partire la chiamata ascoltando attentamente ogni squillo che il suo cellulare produce in attesa di ricevere una risposta. La voce del ragazzo, però, è sostituita dalla segreteria telefonica. Nessuno risponde, il cellulare forse è persino spento e l'aria attorno a lei inizia ad essere un po' meno.

I pensieri l'assalgono così, all'improvviso. Forse è di quello che ha paura, più che della velocità. L'apertura di scenari orribili non le consente di ragionare razionalmente, di pensare che forse ci sono altre possibilità e non tutte prevedono la morte.

<Chi stai cercando di chiamare?> domanda Altea, prendendo posto affianco a lei.
<Charles?>

<No, quello sta ancora chiuso in quella trappola mortale> risponde, in una smorfia, mentre blocca il cellulare e lo infila nuovamente in tasca. Emilian non risponderà e lei non ha tempo per aspettare di essere richiamata.

L'amica la scruta spostandosi una ciocca di capelli dietro l'orecchio <La gara è finita adesso, è arrivato quarto> l'aggiorna poggiando il gomito sulla sua spalla <E si, penso abbia bisogno di una tua chiamata>.

<Non sa che sono venuta a vedere Elia, non deve saperlo per ora> afferma, cercando con lo sguardo la mora <Non sono pronta a dare spiegazioni, non ai miei fratelli almeno>.

<E a me puoi darle? Perché voglio davvero sapere cosa provi per questo Emilian> la incalza, alzando le sopracciglia per enfatizzare il concetto.

Altea è stata una delle prime persone a cui ha detto di lui, ma in questi mesi non hanno avuto la possibilità di vedersi per parlarne faccia a faccia. Clarice si aspettava, in realtà, di dover aprire il discorso all'inizio del fine settimana e non adesso, ma forse la sua presenza in un circuito ha oscurato tutto il resto.

Vorrebbe dirle che ancora non ha ben capito cosa prova per quel ragazzo, ma sente che con lui può davvero sconfiggere ogni suo demone. La sta aiutando a scoprire un nuovo lato di lei, a combattere una guerra che fino a quel momento l'ha distrutta.

Si limita, però, ad alzare le spalle posando i suoi occhi sulle labbra laccate di rossetto della ragazza di fronte a lei <Non mi chiedere il motivo e nemmeno come ci sia riuscito, ma sono finita a guidare un kart> confessa, per la prima volta, a voce alta evitando di raccontare cosa davvero nasconde il suo cuore.

Non si aspettava di certo che una persona conosciuta in un locale potesse diventare, in realtà, il suo miglior alleato. Con Emilian si sente al sicuro come se anche i ricordi non fossero altro che immagini sparse di un passato lontano, in secondo piano rispetto ai suoi occhi azzurri.

<No, Clarice, non dirmi che...> lascia la frase in sospeso incrociando le braccia al petto. Le dà una spallata amichevole e spalanca gli occhi, incredula.

<Che?> indugia la monegasca, nascondendo lo sguardo dietro gli occhiali da sole che, fino a quel momento, sono rimasti saldi tra i suoi capelli.

<Non ci credo, ti sei innamorata> esclama, sicura di sé, abbracciandola in modo sconnesso <La mia Clarice innamorata> ripete, come una cantilena, facendo arrossire l'amica.

<Abbassa la voce> la riprende cercando, inutilmente, di nascondere il rossore delle sue guance <Non sono innamorata di lui>.

<Invece si, lo sei, guardati> ribatte Altea, il sorriso stampato sul volto e l'entusiasmo di chi sa di avere ragione <Ti stai innamorando Clarice e, fidati, è bellissimo>.

<Come faccio ad amarlo se ancora continuo a mentire sulla mia identità?>

Silenzio. Altea serra la mascella e torna ad incrociare le braccia al petto. Le sue labbra si increspano in una smorfia mentre i suoi capelli si scombinano per via del vento.

Clarice la osserva, anche se la sua mente è lontana. Pensa a quanto si sta affezionando ad Emilian, all'aiuto che il ragazzo è in grado di offrirle, alla sua mano sempre tesa e si sente in difetto quando realizza che sta mentendo.

<Non aspettare troppo a confessarlo, Liliane> la riprende Altea, conoscendo a memoria il modus operandi dell'amica.

Quando Clarice è arrivata in Italia non pensava di trovare, in quel piccolo paesino sperduto nei pressi di Roma, una seconda famiglia. Iris e Filippo l'hanno accolta come se fosse una seconda figlia facendola sentire subito a casa. Altea, con il tempo, è diventata la sorella che non ha mai avuto insieme a Luca, Mattia ed Elia.

Un'altra famiglia, un altro mondo, un'altra casa. Hanno affrontato insieme la scomparsa di Iris, l'hanno sostenuta quando suo padre si è ammalato, sono stati al suo fianco mentre Jules finiva incastrato in un sogno troppo violento.

Si sono sempre fatti forza a vicende, uno a fianco all'altro, ed Altea conosce ogni suo lato, ogni sua sfaccettatura. Il loro rapporto ha sempre suscitato invidia e gelosia in chi, da fuori, ha sempre sperato di vederlo crollare. Una chimica così forte da farle sembrare quasi una persona sola.

Il rovescio della medaglia.

Ogni parola detta da Altea ha un peso diverso, lei riesce a leggere i suoi pensieri ancor prima che vengano formulati, e viceversa. Passano mesi senza vedersi, ma sanno comprendersi come se vivessero insieme.
Potrebbero passare cinque anni lontane, ma trasformarli in cinque minuti.

<Mi sento più me attraverso Liliane rispetto a quando sono Clarice> confessa, non potendosi più nascondere <Questa è la bugia più vera che io abbia mai detto>.

<Prima o poi la verità salterà fuori e, più tempo aspetti, più la possibilità di perderlo aumenta> le spiega Altea, dura e schietta come sempre. Il suo cinismo la porta, talvolta, ad essere un po' troppo fredda con le persone, ma la verità è che darebbe persino l'anima per chi ama.

Clarice questo lo sa, così si limita a sospirare puntando il suo sguardo nuovamente su Elia. Sta percorrendo le ultime curve prima del traguardo e lei non vuole proprio perderselo.

<Sono stata dal medico, ha detto che potrò correre la gara a fine luglio> spiega, avvicinandosi all'orecchio dell'italiana <Cercherò di spiegare ad Emilian perché gareggio come Clarice Leclerc>.

Mancano ancora dei mesi e lei ha tutto il tempo sia per prepararsi fisicamente sia per trovare il coraggio di spiegare perché ha usato il suo secondo nome e non ha rivelato, fin da subito, chi è davvero. Non nega che essere una Leclerc può essere una condanna, ma è fiera di esserlo.

<Il discorso non finisce qui> mormora Altea, afferrando la sua mano per trascinarla in mezzo alla pista. Elia ha tagliato il traguardo per primo, la gara si è finalmente conclusa ed ora tocca alla premiazione.

Non ricorda nemmeno l'ultima volta che si è ritrovata sotto un podio, anzi sembra quasi aver dimenticato quella sensazione. Il cuore le batte forte mentre il suo piccolo pilota, ancora all'inizio di quel lungo viaggio, alza la piccola coppa e posa il suo sguardo su di lei.

Attorno al collo ha una coroncina di fiori, la porta con fierezza sorridendo alla monegasca. Guarda solo lei per tutta la durata della premiazione, nonostante Luca e Mattia siano più vicini e sicuramente felici di questa vittoria.

Altea, al fianco di Clarice, l'aggiorna sulla stagione in corso. Elia ha avuto qualche gara decisamente storta, dopo un inizio promettente; perciò, ritornare a vincere era tutto ciò di cui aveva bisogno. O meglio, avere Clarice lì gli ha dato la giusta motivazione per fare meglio del solito.

La monegasca lo guarda con fierezza seguendo ogni movimento. Sente le lacrime minacciare di uscire, ma si trattiene concentrandosi solo sul sorriso di Elia. Vederlo felice è la cosa più importante e vale ogni sua paura, anche quella di perderlo un giorno. Sa che ha la stoffa per diventare un campione, un po' come i suoi cugini che hanno iniziato da poco con i kart, ma la strada è ancora lunga e tutta in salita.

Sceso dal podio si avvicina a lei ignorando chiunque, persino chi cerca di complimentarsi. Arriva correndo con la corona di fiori stretta tra le mani. Clarice si abbassa sulle sue ginocchia e apre le braccia accogliendolo in un caldo abbraccio, lo stringe forte al petto lasciando qualche piccolo bacio tra i suoi capelli.

<Bravissimo, sei stato bravissimo> mormora, respirando il suo profumo.

Elia si allontana leggermente per metterle la corona intorno al collo <L'ho vinta per te, come faceva Charles> esclama imprimendo un bacio sulla guancia della ragazza che lo stringe nuovamente, questa volta più forte.

Clarice lo prende in braccio tornando a stendere le gambe normalmente <Sei il mio piccolo campione> sussurra al suo orecchio. Elia stropiccia il naso spostando la corona per potersi appoggiare alla sua spalla.
<Andiamo a casa?> domanda, nascondendo uno sbadiglio.

Luca, che ha guardato la scena insieme a Mattia e Altea, si avvicina per accarezzare la schiena del fratellino <Andiamo, che ci aspetta una super cena> afferma, lasciando un buffetto sulla guancia a Clarice.

I quattro, così, si allontanano dal circuito e fanno ritorno a casa sotto il cielo infuocato della piccola cittadina italiana.

[...]

Chiusa in quella che ormai è la sua stanza, anche se la divide con Altea, poggia il cellulare sul cuscino davanti a lei cercando di inquadrarsi al meglio. Il volto stanco di Charles copre tutto lo schermo, può sentire la tristezza nel suo tono di voce mentre le racconta com'è davvero andata la gara.

<Ascoltami Bibou, non focalizzarti su come poteva andare, pensa al lato positivo> dice, cercando di smorzare la situazione.

<Perché, c'è un lato positivo?> domanda, quasi esasperato.

<Si, ad esempio sei riuscito a finire la gara> ribatte, prontamente, passando distrattamente una mano tra i capelli mentre pensa che, non solo è riuscito ad iniziare il gran premio, ma l'ha anche portato a termine e questa è comunque una piccola vittoria. Per lei, almeno.

La risata di Arthur, non inquadrato, si fa spazio persino nella stanza di Clarice. Il pilota Ferrari fa una smorfia prima di voltarsi verso il minore per guardarlo male <Vi state prendendo gioco di me, siete pessimi>.

<Te l'hanno mai detto che sei melodrammatico?>

<Melodrammatico io? Ho perso la prima posizione per uno stupido errore> esclama, cercando di allontanare lo stress passandosi più volte la mano sul volto, distrutto e senza forze.

Clarice sospira consapevole che poco c'è da fare quando suo fratello è così frustrato, per questo si limita ad ascoltarlo elencare ogni piccolo errore fatto durante la stagione.
Nota come, nonostante non sappia le dinamiche interne, Charles continui ad addossarsi persino colpe che non ha.
Vorrebbe fermalo, urlare che forse non è colpa sua e che deve smetterla di auto sottovalutarsi, ma rimane in silenzio lasciandolo sfogare.

<...Sai, io però credo di poterlo ancora vincere il mondiale, devo solo fare meno errori ed impegnarmi di più...> lascia la frase in sospeso mentre ricerca, con lo sguardo, la sorella.

Clarice annuisce aggiustando l'inquadratura. Sa che non è pronto, non ha ancora maturato quella che Altea definisce cazzimma, la furbizia necessaria a vincere questo mondiale, quella che, invece, intravede negli occhi di Emilian.
Se ci fosse lui a guidare una F1 avrebbe buone probabilità di giocarsi la vittoria, anche contro suo fratello, e non solo perché guida bene, ma soprattutto perché ha la capacità di volgere a suo favore ogni situazione.

<Clarice ci sei? Cosa pensi?> domanda Charles costringendola a tornare alla realtà.

<Devi essere un po' meno buono Bibou, ma non come Arthur> mormora, ornando il suo bellissimo viso con un sorriso tenue che non mostra nemmeno le sue fossette.

A mostrarle, invece, è proprio il pilota che le manda un bacio volante e confessa, quasi timidamente <Mi manchi mon bijou, ti vorrei qui> con un tono lieve, per nulla accusatorio, ma sincero.

<Come siete carini> commenta Lorenzo, in sottofondo, entrando nell'inquadratura solo per pochi secondi, il tempo di salutarla.

<Sono appiccicosi e piuttosto insopportabili> commenta, invece, Arthur alzando gli occhi al cielo e facendo segno al maggiore di quanto tutta quella dolcezza lo faccia vomitare.

Clarice scuote la testa, ma poi sorride a Charles che nel frattempo si è voltato per rispondere a tono al più piccolo.
<Lascialo perdere Bibou, manchi tanto anche a me, non vedo l'ora di vederti> lo interrompe prima che lui possa effettivamente iniziare quel battibecco con Arthur <E comunque, io devo andare perché tra poco usciamo a cena per festeggiare la vittoria di Elia>.

<Almeno qualcuno ha vinto> sospira Charles voltandosi di nuovo verso di lei.

Clarice alza gli occhi al cielo e, senza ribattere, saluta velocemente esclamando <Buona serata> prima di chiudere la videochiamata e lasciar cadere, distrattamente, il cellulare sul letto.
Non ha il tempo di risistemare i pensieri perché il suono della voce di Luca, al di là della porta, la riporta all'attenzione.

<Piccola, posso entrare?>.

<Si, certo>

Il corpo slanciato e fin troppo alto di Luca si fa spazio in quella porta che, confronto a lui, appare quasi piccola. Il suo sorriso è caldo, esattamente come quello di Iris, e il suo sguardo rassicurante le ha sempre ricordato Filippo.

<Usciamo tra un'ora> l'avvisa, appoggiando il gomito allo stipite della porta. La osserva in silenzio mentre lei annuisce alzandosi, finalmente, dal letto.

<Vedrò di essere pronta> mormora, avvicinandosi alla valigia per scegliere quale, dei vestiti che ha portato, è adatto per questa occasione. Alla fine opta per quello giallo a fiorellini da abbinare con un paio di sandali che sicuramente ruberà ad Altea.

Luca rimane lì, con lo sguardo perso per tutto il tempo alla ricerca di quella bambina che non sapeva come incollare i pezzi. Ora è una donna con ancora il cuore in frantumi, ma che ha trovato il modo di sopravvivere in mezzo al dolore. Afferra la maniglia della porta deciso ad andarsene in silenzio, ma non riesce.

Si schiarisce la voce per attirare la sua attenzione e, quando i suoi occhi si posano su di lui, sente ciò che prova fin dentro alle ossa. Sono tristi come i suoi, come quelli di tutti coloro che hanno perso qualcuno, ma hanno quella scintilla pronta a diventare fuoco incastonata nell'iride.

Stringe più forte la maniglia della porta <Sono felice di averti visto in pista oggi> confessa, accennando un lieve sorriso <Sono tanto fiero di te>.
Fiero della persona che è diventata, nonostante le difficoltà che ha dovuto superare prima di realizzare ed accettare ciò che le è successo, ciò che la vita non si è preoccupata di toglierle.
L'ha vista crollare e, ora, la vede volare.

<A piccoli passi, ma sono convinta di potercela fare> confida, posando sul letto il vestito giallo. Il volto di Luca la rassicura, averlo reso fiero la fa sentire bene. Sente di essere sulla strada giusta, quella che la porterà a colmare la distanza tra di lei e quel mondo che tutti sembrano amare. Tra lei e i suoi fratelli, tra lei e il suo coraggio.

Quel discorso, però, viene interrotto da Altea. La ragazza supera il fratello entrando nella stanza, si volta verso di lui e con un semplice gesto della mano lo invita ad uscire. Luca sospira, ma non dice nulla e chiude la porta regalando a Clarice un sorriso di incoraggiamento e un occhiolino.

<Di che parlavate?> domanda Altea, dirigendosi verso il suo armadio alla ricerca di qualcosa da mettersi per la cena in onore del suo fratellino.

<Niente di importante, mi stava dicendo che è felice di avermi vista alla gara oggi>.

<Dobbiamo ringraziare tutti Emilian, no?>
Lo sguardo di Altea, prima impegnato ad osservare il suo armadio, si sposta verso la monegasca ancora in piedi di fronte al letto.

Al suono di quel nome le sue guance si tingono di rosa, quasi tendente al rosso, mentre i suoi occhi cercano di evitare quelli dell'amica. Non risponde, rimanendo sul vago e fingendosi attratta da altro. Altea, però, non demorde avvicinando a lei con fare minaccioso.

<Adesso tu mi dici come un tizio conosciuto in un locale è riuscito a trasportarti su un kart e noi no> esclama, puntandole un dito contro.

Clarice sospira afferrando il dito dell'amica per spostarlo dal suo volto. Con lentezza prende posto sul letto, sposta il suo vestito e invita implicitamente l'amica a sedersi. La mora la imita prendendo posto di fronte a lei, pronta a sentire qualsiasi cosa abbia da dire.

Clarice ha difficoltà ad ammetterlo, non l'ha fatto mai nemmeno con sé stessa, ma Emilian le ricorda una persona. Le spiega dolcemente ogni minimo dettaglio e le dive di fermarsi se ha bisogno di una pausa, la incoraggia senza metterle pressione addosso ed è lì per lei.

<Ha lo stesso modo di comportarsi di mio padre> confessa, tutto d'un fiato, chiudendo gli occhi per non vedere la reazione dell'amica.

La sente sospirare <Capisco, anche se nemmeno tuo padre ci è riuscito, questo Emilian ha davvero qualcosa di speciale> mormora, stringendo forte la sua mano. Quel contatto la risveglia, costringendola a guardare in faccia la realtà. Il volto di Altea nasconde la sua stessa sofferenza, ma ora le sta offrendo un porto sicuro dove nascondersi.

<Mi sa dare la tranquillità necessaria ad affrontare questa mia paura, cosa che nessuno è mai davvero riuscito a fare> ammette, ricambiando la stretta.

Altea le sorride annuendo dolcemente <Emilian è riuscito a mettere fine anche ai tuoi incubi?> domanda, toccando un tasto dolente, ma facendolo nel modo più diretto possibile. Non vuole girarci intorno, ha bisogno di sapere se Clarice sogna ancora quell'incidente, lo stesso che cerca di eliminare dalla sua mente ogni giorno senza riuscirci, anche se non l'ha vissuto.

<No> sussurra, cercando di evitare lo sguardo dell'amica <In realtà ho cominciato di nuovo a farli e a guidare l'altra auto, adesso, c'è Emilian>.

Se non considera il lockdown, che l'aveva costretta a correre di meno, i suoi incubi sono stati sempre più rari o comunque meno forti. Con l'incidente al ginocchio ha ripreso a dormire male e, qualche volta, a svegliarsi nel bel mezzo della notte, ma la pressione dell'ultimo periodo la sta mettendo a dura prova.

<Dopo il pomeriggio sui kart ho sognato l'incidente e ho avuto un attacco di panico> spiega, abbassando lo sguardo verso le loro mani intrecciate <Arthur ha dormito con me queste sere>.

<Emilian lo sa?>

<No>

Altea si passa una mano sul volto e quasi le viene da ridere <Di questo passo verrà a scoprire prima i tuoi incubi della tua identità> commenta, facendo scappare anche alla monegasca una piccola risata.

<Ti ho detto che per la gara troverò il modo di spiegare tutto, ora devo prepararmi e non posso pensare a gestire la sua reazione> ribatte, spingendola leggermente <Tutto questo stress mi sta uccidendo>.

<Puoi sempre usare Emilian come antistress> suggerisce Altea, lanciandole uno sguardo malizioso <Ah, no, vero questo già lo fai>.

<Altea> esclama, facendola cadere sul letto.

<Che ho detto? È la verità no?>

L'imbarazzo di Clarice è così evidente che l'amica non riesce a smettere di ridere indicando le sue guance decisamente troppo rosse. Il tutto peggiora quando il telefono della monegasca si illumina rivelando una notifica da parte di Emilian.

Appena legge il suo nome un sorriso spontaneo si forma sul suo volto, sorriso che Altea nota all'istante. La mora, infatti, approfitta della distrazione dell'amica per rubarle il cellulare da sotto il naso e leggere, a voce alta, quel messaggio.

<Scusami se non ti ho risposto, ma non potevo parlare. Ti va se venerdì sera ci vediamo al nostro posto? Ah, martedì ti aspetto per la solita corsa>

Altea alza lo sguardo su di lei assottigliandolo <Nostro posto? Solita corsa?> domanda, incuriosita.

<Quando non siamo impegnati andiamo a correre, la mattina> spiega, riprendendosi il cellulare <E più che nostro, il posto è mio, ma ormai ci incontriamo sempre lì quindi possiamo definirlo nostro>.

<E quindi, venerdì sera si scopa?> domanda, diretta come sempre.

Clarice sorride mostrando le sue fossette <Speriamo di si> risponde, afferrando il cuscino per nascondere il volto.

Il suono della risata di Altea si mischia a questa della monegasca.
Si guardano negli occhi e sanno di essere ancora loro.
Le stesse di sempre.
Clarice e Altea, Altea e Clarice.
Senza tempo e senza spazio.


CIAO A TUTTI 👋🏼
Sono tornata, finalmente direi.
Che dire, questo capitolo è pieno di new entry, infatti aggiornerò il cast con i nuovi volti. Sono personaggi che rivedremo, soprattutto Altea, e sono molto contenta finalmente di averli presentati.
In questo capitolo, nonostante la gara di Montecarlo, non ci c'è praticamente nessuno, tanto meno Max che, però, ha già riempito l'agenda della povera Clarice, nel prossimo capitolo scopriremo come andrà l'incontro al loro posto👀
E nulla, come al solito vi lascio il mio instagram (@unalacrimanelmare_wattpad) per parlare, commentare, scambiare storie o fare amicizia insomma!
Un abbraccio forte 🤗
-S🎯

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro