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IX. INCUBO - PARTE I

[Ci tengo a precisare che la parte I di questo capitolo è cronologicamente posteriore alla parte II, che avviene prima.]

17 maggio 2022, Principato di Monaco 🇲🇨

La porta di casa si chiude alle sue spalle provocando un lieve rumore che la fa sobbalzare. Si stringe piano nel suo giubbotto in pelle voltandosi lentamente per far scattare la serratura. Lo schiamazzo proveniente dal salotto la mette a proprio agio lasciandole scivolare addosso la pressione che le è rimasta incollata per tutto il giorno.

Pascale non è in casa, Clarice questo lo sa già. La madre ha passato l'intera settimana a cercare qualcosa di adatto da indossare per l'evento di gala di uno dei suoi club; la ragazza non riesce a ricordare se quello di lettura creativa o tennis. Nonostante ciò, l'odore di ragù le invade le narici facendola sentire protetta da quel luogo che sa di casa.

O meglio, è casa.

<Clarice, sei tu?>

Lo riconosce subito, nonostante le persone tendano a scambiare la sua voce con quella di Charles. Deve ammettere che si, sono estremamente simili, ma quella di Arthur è un po' meno profonda.

Si sfila il giubbotto appendendolo distrattamente al portabiti all'ingresso, si toglie anche le scarpe immaginando già la voce di sua madre rimproverarla per aver sporcato tutta casa. Le sue Dottor Martens nere finiscono a fianco alle Puma di Charles, chiudendo la fila.

<Si Tutur, sono io> mormora, in risposta, entrando in salotto.

I tre fratelli sono seduti sul divano intenti a giocare alla Play, in quello che ha tutta l'aria di essere un gioco che lei non conosce. Uno di quelli con troppo caos, fucili e spari dove l'obiettivo principale è uccidere qualcuno o qualcosa. Non percepisce, però, il fastidio che di solito quel rumore le procura concentrandosi sul gioco di squadra dei tre ragazzi.

Ogni passo che fa verso di loro le alleggerisce il peso che ha nel petto. Può sentire il calore invadere il suo corpo, scaldarla in un abbraccio invisibile. Sono amore puro, in ogni loro gesto, dal più semplice al più profondo.

Può notare come tutti e tre si discostano per lasciarle uno spazio, tra Arthur e Charles, in un implicito invito a giocare con loro o, almeno, a restare lì. Sorride al pensiero avvicinandosi al divano per prendersi il posto che le spetta. La stanchezza nei suoi occhi le suggerisce di appoggiare la testa sopra la spalla del pilota Ferrari sentendosi così, finalmente, al sicuro.

Il suo posto nel mondo, dopotutto. Il profumo di Charles riesce a farla respirare normalmente, come se l'aria attorno a lei si fosse fatta improvvisamente più pulita. Si mischia con l'odore di Arthur, un po' più forte, e quello delicato di Lorenzo.

Non dice una parola, semplicemente allunga le gambe verso il grembo di Arthur e si costringe a non addormentarsi cercando di seguire, seppur distrattamente, i discorsi dei fratelli. Con sua grande sorpresa le lasciano fare ciò che vuole senza lamentarsi della sua presenza invadente.

Anzi, Charles si volta verso di lei lasciandole un tenero bacio tra i capelli <Stanca mon bijou?> domanda, tornando a prestare attenzione al gioco.

Il viso stanco e pallido di Clarice non dev'essere passato inosservato, lo si può leggere nei suoi occhi che qualcosa è diverso dal solito.

<Mhh> mugugna, annuendo come risposta. La sua guancia sfrega la felpa del fratello maggiore in cerca di una posizione un po' più comoda per potersi, finalmente, riposare. I suoi occhi, seppur con grande sforzo, rimangono aperti e rivolti verso Arthur.

Il fratello, infatti, non l'ha ancora ripresa per essersi poggiata senza permesso su di lui. Contro ogni aspettativa approfitta dei momenti di pausa per disegnare con le dita cerchi concentrici sulle sue gambe in una coccola rara. Clarice non comprende come sia possibile, ma i tre ragazzi sembrano aver capito cosa le passa per la testa tanto da cercare incosciamente di tranquillizzarla.

<Dove sei stata ma puce?> domanda il minore dei tre lanciandole un breve sguardo prima di tornare a prestare attenzione al gioco. Lorenzo, al suo fianco, si volta verso di lei riservandole quel caldo sorriso che riesce ad alleggerire il peso sulle sue spalle.

<Ho fatto una cosa bella> risponde, ripensando al miscuglio di emozioni che ha provato. Paura, coraggio, fierezza. Con la sola forza di volontà è riuscita, seppur per poco, a stringere tra le mani un volante schiacciando il pedale dell'acceleratore. Non è tanto, ma è un piccolo passo. Per ora non vuole rivelare troppo, ma le piacerebbe vedere le loro reazioni.

Il maggiore lascia andare il joystick sulle sue gambe lamentandosi per essere appena morto lasciando così i suoi fratelli a combattere da soli contro l'altro team. La risposta di Clarice rimane, per qualche minuto, inascoltata perché i tre ragazzi si concentrano solo sul videogame chiedendole qualche secondo per concluderlo.

<Finiscono la partita e ci racconti tutto, va bene petit?>

La monegasca annuisce seguendo distrattamente il gioco sullo schermo della televisione. I suoi occhi, ormai stanchi, fanno fatica a rimanere aperti in attesa della fine che sembra prolungarsi sempre di più. Lei ci prova a rimanere sveglia, ma il respiro si fa più tenue e le sue palpebre si chiudono lentamente, senza lasciarle il tempo di reagire.

La dimensione di pace in cui è racchiusa è così rara da permetterle di cadere in un sonno così profondo da non sentire le urla dei fratelli, o la mano di Charles accarezzarle i capelli.

<Lolo, mi passi un cuscino?> domanda il pilota, allungando la mano libera verso il fratello.
Il maggiore annuisce afferrando il primo cuscino che trova così da permettere a Charles di poggiarselo sulle gambe. Fa scivolare lentamente Clarice dalla sua spalla al suo grembo; la sorella si lamenta, ma non si sveglia.

<Secondo voi cos'ha?>

<Non lo so Tutur, forse riguarda ciò che ha fatto oggi o forse è solo stanca> risponde Lorenzo impostando una nuova partita. Lo sguardo preoccupato del minore, però, lo ferma dallo schiacciare Play.

Arthur, infatti, posa il joystick sul tavolino continuando distrattamente ad accarezzare le gambe nude di Clarice. Lei sembra rilassarsi sotto il suo tocco e lui è felice di vederla così tranquilla.
<Ora sembra stare bene, sarà la stanchezza>

Charles annuisce all'affermazione del minore <Ci siamo noi tre petit> mormora citando le sue parole. Al loro fianco lei non può stare male, perché faranno qualsiasi cosa per portarle via il dolore. Il loro compito è farla sentire al sicuro, aiutarla a lottare, restare al suo fianco offrendole l'appoggio di cui ha bisogno. Sono, per lei, quel padre che hanno perso troppo presto.

<Ci siamo noi tre> ripete Arthur prima di voltarsi verso il maggiore. Lorenzo annuisce senza aggiungere altro, ma silenziosamente avvia il gioco costringendo i due ragazzi ad iniziare una nuova partita.

Clarice rimane lì, sospesa tra di loro, nella sua piccola bolla. Sembra intoccabile, nulla può sfiorarla, nessuno può avvicinarsi a lei. I tre ragazzi, seppur intenti a giocare, sono pronti a difenderla con qualsiasi mezzo.

Ma come si sconfigge un incubo?

Non puoi difendere una persona da se stessa, non puoi proteggerla da ciò che le consuma il cuore, non puoi cancellare il passato. Nemmeno il loro amore, così forte e così puro, può cambiare il corso degli eventi.

È bastato chiudere gli occhi per tornare lì, a quel giorno. Funziona così, da sempre. Ogni volta che prova ad avere coraggio quel ricordo si insinua tra le crepe rendendola debole, annebbiandole la vista, distruggendo il suo cuore ancore e ancora, senza ritegno o rispetto.

Iris. Il nome di un fiore. Lo stesso fiore tatuato sulla sua pelle.

Un'altra famiglia, un altro calore, un altro modo di vivere. Iris era stata per lei una seconda mamma, l'aveva presa per mano guidandola durante il suo periodo in Italia, l'aveva accudita e trattata come una figlia.

Non doveva andare così, non doveva finire così.

Clarice ricorda a tratti, per lo più flash. La pioggia che batte insistentemente contro il vetro, lo stridio dei freni, l'asfalto che scorre velocemente sotto di loro, il rumore dello schianto. Poi il nero, il buio totale interrotto solo dall'odore di foglie bagnate, mischiate al profumo di Iris.

Ogni volta che lo sogna è diverso, ha qualche dettaglio nuovo. Il sorriso di Iris, le parole che si stavano scambiando, il suono della sua risata, la fretta di arrivare a destinazione, il ritardo, l'orologio che scorre inesorabile fino a fermarsi.

16.33, 3 febbraio 2014.

L'impatto con il muro è così forte da farle sbattere violentemente la testa. Il buio che l'avvolge diventa luce solo con le carezze di suo padre. È il primo volto che vede, l'unico di cui ha davvero bisogno. La sua voce l'ha calmata ogni notte per mesi aiutando quell'incubo a rinchiudersi nella stanza più segreta della sua mente. Eppure, ecco lì pronto a venir fuori ogni volta che sente di averlo finalmente superato.

Questa volta, però, è diversa dalle altre. In macchina non ci sono solo lei e Iris, ma sui sedili posteriori sono seduti i suoi fratelli intenti a scherzare tra loro. Clarice non sa di essere intrappolata in un incubo, ma è così che si sente all'interno di quell'abitacolo che sembra andare sempre più veloce.

Vuole urlare, ma la voce non sembra uscire. Si muove, cerca l'attenzione di tutti, ma quella curva maledetta si avvicina sempre di più mentre lei è bloccata in quell'auto, incapace di evitarlo, diretta inevitabilmente verso la fine di ogni cosa.

Il suo corpo si muove disturbando Arthur, intento a giocare l'ennesima partita a warzone. Si volta verso di lei deciso a riprenderla per averlo distratto, ma l'espressione sul suo volto è così famigliare da farlo allarmare immediatamente.
<Charles> mormora, lasciando il joystick da qualche parte, sul divano.

Il maggiore non lo degna di uno sguardo <Arthur, perché hai smesso di giocare? Non vedi che così perdiamo?> lo riprende, senza staccare gli occhi dalla televisione.

<Penso che Clarice stia avendo uno dei suoi incubi> risponde, in modo freddo e distaccato tanto da far rabbrividire i suoi fratelli.
Arthur è convinto che, mantenendo una situazione di relativa calma, la soluzione potrà essere risolta semplicemente svegliandola.

Lorenzo, però, attiva subito il suo campanello d'allarme fermando il gioco per girarsi verso la sorella. Clarice ha un'espressione strana dipinta sul volto, ma oltre a questo sembra dormire profondamente e pacificamente.

<Tutur, sei solo paranoico> afferma il maggiore, tornando al gioco. Anche Charles, che dolcemente accarezza i capelli della sorella, sembra essere dello stesso parere. Lancia un breve sguardo al minore prima di tornare a giocare, come a rassicurarlo. Arthur scuote la testa, ma non si azzarda a contraddirli.

Clarice, in realtà, è ancora bloccata in quell'auto. Cerca, invano, di smuovere i suoi fratelli cercando di capire cosa ci fanno lì. Vuole salvarli, farebbe qualsiasi cosa per salvarli, ma non riesce a riprodurre nessun suono. Cerca di afferrare il braccio di Charles, la mano di Arthur, la gamba di Lorenzo, ma loro non si voltano. Non la vedono.

Con gli occhi pieni di lacrime si volta verso la strada, verso quella maledetta curva, aspettando di vedere l'auto contro cui a breve si scontreranno prima di finire addosso al muro. E quell'auto arriva, ma al posto di due occhi neri, ci trova due pozze azzurre.

A guidarla non c'è la solita persona, ma Emilian.

Quando i loro sguardi si incrociano un urlo acuto squarcia l'aria facendola tremare. Chiude gli occhi per qualche secondo, per evitare di vedere l'impatto.

Ma non c'è nessun impatto, nessuna auto, nessun incidente. Ci sono solo le braccia di Charles che la stringono forte al suo petto. Può sentire il suo respiro affannato, quasi quanto il suo, spaventato da quell'urlo disumano. Non capisce che è lui, non comprende che ad urlare è state lei, non sa nemmeno dove si trova.

Poi la voce spaventata di Arthur si fa spazio nella sua piccola bolla <Apri gli occhi ma puce, svegliati> ripete, accarezzandole il volto con dolcezza.

<Ve l'avevo detto io, razza di imbecilli> sbraita, verso i fratelli maggiori, per poi tornare a concentrare le sue attenzioni verso la minore.

Clarice respira in modo irregolare e, quando finalmente apre gli occhi, le lacrime intrappolate nelle ciglia non le permettono di vedere bene dove si trova. La voce di Arthur, però, le fa da guida mentre il profumo inebriante di Charles un po' la tranquillizza.

<Ok mon petit, respira con noi>
Lorenzo si accovaccia sul pavimento, proprio di fianco a lei. Le stringe la mano accarezzandola dolcemente cercando di catturare la sua attenzione. Clarice, però, cerca Arthur con lo sguardo chiedendogli aiuto in modo silenzioso, incapace di dire qualsiasi cosa.

Allunga la mano libera verso di lui mentre sussurra un <Dou...> che non riesce a concludere. Vuole solo che quella sensazione al cuore scompaia, ma si sente ancora intrappolata nell'abitacolo di quella macchina ed ora le manca l'aria.

Prova a respirare, ma il suo corpo si rifiuta, trema tra le braccia forti di Charles che la stringono e la sostengono. Arthur afferra il suo viso avvicinando la fronte alla sua. Le asciuga le lacrime mentre ricerca i suoi occhi terrorizzati.

<Sono qui ma puce> sussurra, in modo che solo lei possa sentirlo.

<Dou-> si blocca di nuovo, incapace di parlare, come se si trovasse ancora incastrata nel suo incubo.

<Dallo a me Clarice, dallo a noi il tuo dolore> supplica Arthur, le mani ancora strette sulle sue guance.
Ha chiesto di lui, vuole lui questa volta e quindi è compito suo farla uscire da quel sogno, offrirle un passaggio sicuro per il mondo reale.

<Noi possiamo gestirlo, per te> spiega Charles, lasciandole l'ennesimo bacio sui capelli. Clarice lo sente, seppur lontano, così come percepisce la stretta sul suo corpo così forte tanto da pensare che il fratello voglia inglobarla dentro di sé.

Stringe più forte la mano di Lorenzo, rimasto in silenzio di fronte a quella scena, ma pronto ora a gestire quella crisi di panico involontaria. Non è la prima volta, ma non accadeva da molto tempo. In quel momento Clarice vede nel calore dei suo fratelli l'unica uscita possibile, perché suo padre non ci sarà nemmeno questa volta.

Si costringe a guardare dritto negli occhi Arthur, ricerca in quello sguardo tutte le persone che ha perso e tutte quelle che ancora deve trovare. La voce del maggiore l'aiuta a contare i respiri profondi che prova a prendere, mentre Charles allenta la stretta senza smettere di lasciarle baci sui capelli.

Respirano tutti e quattro insieme, in sincronia, come se fossero un'unica persona. Forse lo sono, un unico corpo, un unico pensiero, un unico dolore. Lo accolgono, lo prendono, lo fanno loro aiutandola a gestirlo, a sconfiggerlo. Ogni respiro è un passo verso la realtà, un percorso invisibile che la porta lontano da quell'incubo.

Non può correre, non questa volta. Si allontana con calma, lasciando in quell'auto la sua anima seduta a fianco al corpo senza vita di Iris. Ogni pezzo torna al suo posto, ogni parola appare vana. Gli occhi azzurri di Emilian si mischiano a quelli di Arthur, così uguali ai suoi, così pieni di amore e preoccupazione.

Allunga una mano verso il suo volto, asciuga le lacrime invisibili, quelle che il pilota deve ancora piangere. Arthur la guarda, accarezza dolcemente il suo polso continuando a parlare, anche se lei non riesce a sentirlo.
<Ci siamo noi ma puce> ripete cercando i suoi occhi.

Clarice non risponde, è troppo concentrata a cercare quella scintilla nei suoi occhi, quella che Arthur ha perso anni fa. Pensa a quanto sia ingiusta la vita, a quanto tutti e quattro abbiano dovuto soffrire per ritrovarsi, oggi, a respirare insieme combattendo contro un mostro invisibile.

Vorrebbe poter fare qualcosa, soffrire al posto loro, ma la verità è che sono i suoi fratelli ad appropriarsi di ogni suo pensiero. Sono loro a difenderla, a farla sentire protetta in ogni situazione. Non sa bene come ricambiare, non si sente all'altezza della situazione e l'unico a capirla sembra essere proprio Emilian.

Lui, però, non c'è e l'unica cosa che può davvero fare è affidarsi alle mani esperte di chi l'ha vista nascere e l'ha sorretta sempre, in ogni momento. Sono qui anche adesso, senza nemmeno capire quale incubo la tormenta.

<Petit, ti prendo dell'acqua?>

La voce di Lorenzo arriva alle sue orecchie ovattata, è ancora distante, ma riesce a sentirlo meglio ora che il suo respiro sta lentamente tornando regolare. Annuisce, senza emettere alcun suono, mentre raddrizza il busto mettendosi più dritta. Le braccia di Charles le scivolano addosso, ma lui non la lascia andare continuando a stringerla al suo petto.

Clarice respira profondamente sfregando con forza le mani sulle guance bagnate. Sembra voler cancellare ogni lacrima, senza davvero riuscirci. Arthur, al suo fianco, accarezza i suoi capelli continuando ad osservare ogni suo movimento.

Lorenzo appoggia il bicchiere sul tavolino poi, in religioso silenzio, riprende il suo posto sul divano in attesa di capire cos'è davvero successo. Clarice allontana definitivamente le braccia di Charles dal suo corpo mettendosi finalmente seduta. I piedi sfiorano il pavimento mentre con la mano destra afferra il bicchiere bevendo quasi troppo velocemente tutta l'acqua al suo interno.

Poi lo stringe, forte, come se volesse frantumarlo. La sua immagine, riflessa sul fondo, la spaventa. Pallida, troppo bianca, con gli occhi arrossati e le lacrime sulle guance. Quel vuoto nel petto persiste nel tempo, ma ora è più forte.

<Voglio papà> sussurra, condividendo per la prima volta quel peso con loro.

L'ha sempre tenuto dentro di lei, un dolore lancinante che non ha mai smesso di esserci. In momenti come questo, quando la realtà appare un brutto sogno, lui era lì al suo fianco. Era lui a stringerla al petto, a lasciare carezze e baci sui suoi capelli, a sussurrare parole dolci.

C'era lui quando si è svegliata in quel letto d'ospedale, indifesa e dolorante. Non è mai andato via, cullandola tra le sue braccia quando la tragica notizia della scomparsa di Iris l'ha devastata così tanto che non pensava di poter provare dolore peggiore, almeno fino a quando quelle braccia che erano il suo rifugio le sono state portate via, per sempre.

Charles non risponde, ma appoggia il mento sulla sua spalla esausto. Clarice sente le sue lacrime bagnarle il collo, ma rimane ferma incapace di voltarsi e vederlo senza maschere.

Lorenzo si lascia scappare solo qualche lacrima che, però, asciuga immediatamente. Anche Arthur piange, ma nessuno se ne accorge. Le sue lacrime rimangono intrappolate all'interno, ma bruciano più delle altre. Non riesce ad esprimere le sue emozioni, sente il dovere di proteggere la sua famiglia, per questo rimane immobile aspettando la prossima mossa.

Quando il silenzio si fa opprimente e l'unica cosa che si sente è il respiro affannato di Charles e Clarice, il minore si costringe a parlare ripetendo la sua frase magica.
<Lo so, però ci siamo noi tre, ma petit puce>

La sorella annuisce lasciando scontrare i loro occhi. Può vedere il suo dolore e quasi si pente di aver confessato ad alta voce quel pensiero. Non voleva far soffrire nessuno, tanto meno loro.

<Hai detto di dare a te, a voi, il mio dolore> mormora, vedendo il fratello annuire immediatamente.

Si avvicina a lei facendo scontrare la sua spalla contro il suo petto. Non riesce a stringerla per la presenza di Charles, ma asciuga lo stesso le sue lacrime.
<Sappiamo gestirlo, puoi darlo a noi> ripete, cercando di rassicurarla.

<Non voglio Tutur, non voglio vedervi stare male per colpa mia> confessa, poggiando una mano sul suo cuore. Vorrebbe sentirlo battere sempre e solo per amore, per felicità, per emozione.

<Raccontaci ciò che hai sognato>.
Quella di Lorenzo assomiglia più a una domanda seppur il tono non lascia possibilità di scampo. Deve raccontare.

<L'incidente, ma questa volta...>
Respira profondamente, le braccia di Charles la stringono così come la presa di Arthur sulla sua mano, ancora appoggiata sul cuore del pilota di F2.

<Questa volta voi tre eravate seduti dietro, io cercavo di avvisarmi, ma voi non riuscivate a sentirmi ed io...> si interrompe, di nuovo. Un singhiozzo lascia le sue labbra mentre un'altra lacrima si fa spazio sul suo volto.

<Era solo un brutto sogno, siamo qui, saremo sempre qui mon bijou>

Un brutto sogno in cui è intrappolata da troppo tempo. Così simile alla realtà che lei non riesce a distinguere cos'è vero e cosa no. Infondo alla vita basta poco per trasformarsi nel peggiore degli incubi.

Lentamente fa scivolare le sue dita lungo il petto di Arthur stringendole in un pugno che racchiude anche la sua maglietta verde. La stringe forte, poi la lascia andare, mentre la mano del fratello finisce sul suo braccio. Si allontana da quel tocco divincolandosi anche dalle braccia di Charles.

Cerca di mascherare la difficoltà con cui si rimette in piedi, i suoi occhi fissano il bicchiere poggiato in precedenza sul tavolino e hanno cura nel non scontrarsi con le tre persone di cui continua a sentire il calore fin sotto la pelle.

<Me ne vado a dormire> sussurra, muovendo i primi passi verso la sua camera da letto. È stanca, così tanto che i suoi occhi fanno fatica a restare aperti, le gambe invece le fanno male e per questo trascina i piedi camminando lentamente.

I tre ragazzi, ancora seduti sul divano, seguono ogni suo movimento. Clarice vacilla, il mondo attorno è sfuocato, i contorni appaiono quelli di un sogno. Gli occhi bruciano, non riesce a tenerli aperti, ma si sforza di non far uscire le sue lacrime.

Si ferma, la mano poggiata sul muro che la divide dal corridoio che porta alla sua stanza. Non ha il coraggio di guardare verso il divano, ma sente i loro occhi puntati addosso. Non sono due pozze azzurre come quelle di Emilian, l'unico di cui sente davvero il bisogno. Lui non le chiede di non avere paura. Non le dice che ci sarà per sempre.

Lui stringe la sua mano e cammina insieme a lei.

<Come si cancella il passato?>

Domanda stupida, il passato non si può cancellare. Lo dicono persino le frasi dentro ai cioccolatini, ma lei lo domanda lo stesso. Ha bisogno di cancellare quel dolore, di farlo sparire, di tornare a vivere.

Lorenzo sospira alzandosi in piedi. La raggiunge lentamente, al seguito i suoi fratelli minori lo imitano.
<Petit, per non soffrire dovresti cancellare anche i ricordi felici, sei a disposta a farlo?>

No.

Silenzio, non risponde. Fa un altro passo, si appoggia alla parete trovandosi davanti i volti dei fratelli. Osserva i loro sguardi, i loro fisici atletici, i loro visi così simili a quello di suo padre.

Sembrano mischiarsi tra loro, insieme al ricordo del sorriso di Iris e agli occhi azzurri di Emilian. Un mix di tutto ciò che la vita le ha dato e le ha tolto. La patina davanti alle sue iridi crolla. Stringe gli occhi più forte lasciandosi scivolare lungo il muro.

E finalmente piange.

Loro non la stringono, ma lasciano scorrere le loro lacrime su quei visi immacolati. Non le fermano e tanto meno le asciugano lasciandole soccorrere fino al mento. Si prendono il suo dolore, in silenzio, lasciandole lo spazio per sprofondare.

A volte serve toccare il fondo, sapere di essere giunti alla fine, di non poter andare più in basso di così. Clarice, però, lo sa che quella non è la sua fine, non può smettere di avere paura perché esiste un dolore ancora più grande di quello che prova ora.

Può ancora perdere i tre ragazzi che la stanno guardando con amore, che si stanno facendo carico di lei prendendosene cura. Può ancora perdere sua madre, le sue amiche.

Emilian.

Può perdere così tante persone, lo sa, eppure non si è posta il problema quando ha deciso di amarle. Affezionarsi a qualcuno ti rende fragile, ma la sua armatura è forgiata da tutte le sue fragilità.

La vita ti manda al tappeto, sempre, tocca a te rialzarti. Clarice non conosce modo migliore di farlo se non attraverso le braccia di chi l'ha sempre sostenuta.

Quando il suo corpo smette di tremare e le lacrime non rigano più il suo volto, Arthur si asciuga le guance con la mano e le passa affianco stringendo il suo polso per trascinarla, insieme a lui, verso la sua stanza.

Sarà una lunga notte, ma almeno non sarà sola ad affrontarla.

BUONASERAAA
Partiamo dal presupposto che non so esattamente da quanto non ci sentiamo, maaa sono tornata.
Questa è la prima parte del capitolo IX, la seconda arriverà a breve e, ripeto, sarà cronologicamente prima di questa. Le ho scritte in questo ordine perciò ho pensato fosse giusto pubblicarle così.
Per il resto, vi ringrazio di aver letto e vi auguro una buona pasqua 🐣

Per chiunque voglia parlare, commentare storie e gare disastrose della Ferrari, vi lascio il mio account Instagram.

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Un bacione e a prestooo♥️

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