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„ Do you want to play with me? "


«E buon halloween!»

Furono le ultime parole che rivolsi al gruppetto di bambini che vennero, per la terza volta nella serata, a suonare alla porta di casa.

Ci conoscevamo tutti, in quel piccolo paesino e, come ogni notte di halloween, i più piccini, si divertivano a ravvivare la notte con l'usanza americana.

Ma non solo loro. Persino alcuni miei vecchi compagni si divertivano a travestirsi, ma solo per spaventare i passanti o gli stessi malcapitati bambini.

Avevo visto di tutto quella sera: scheletri, zucche camminanti, streghe, mummie di carta igienica... tutti i vari costumi, e ringraziai che nessuno avesse dato vita ad un costume che tanto odiavo, un personaggio che accompagnava sempre i miei più profondi incubi.

«Vieni a tavola! È pronto!»

«Si, arrivo mamma!»

Era l'ora di cena, una cena che aveva impegnato tutta la mia famiglia in cucina per la serata, mentre io ero l'unica a consegnare i dolci ai piccoli mostricciatoli. La zucca di dolci era ormai vuota, eccetto due caramelline che avevo tenuto da parte gelosamente. Non ero una da costumi, ma mi bastavano quelle due caramelline per essere felice come se davvero avessi preso parte di quella piccola festicciola.

Ero ormai diretta verso la sala da pranzo, dove da lontano notavo che la mia famiglia aveva preso posto, ma un altro suono alla porta mi fece fermare a metà strada.

«Ancora un altro giro?»

Avevo finito tutti i dolci e non ce n'erano altri purtroppo.

«Mamma, finisco qui ed arrivo. Avviso i bambini che siamo al verde di dolciume.»

Non ricevetti risposta, ma capii che potevo provvedere a dire ai bimbi che, la fabbrica di leccornie di casa mia, era ormai chiusa.

Avanzai verso la porta, ma un lungo brivido attraversò la mia schiena.
Era quel tipo di brivido che solitamente percorreva il mio corpo quando accadeva o doveva accadere qualcosa di brutto.

Raramente quel brivido sbagliava, ma più avanzavo verso la porta, più sentivo quel brivido espandersi nel mio corpo, arrivando fino al cuore che sembrò fermarsi di colpo, come il tempo, i rumori e lo spostamento d'aria.

Non sentivo nessun schiamazzo dei bambini, nessuna parola.

Un silenzio che potevo definire tombale. Irreale.

Continuavo però ad avanzare verso la porta, allungando di poco la mano verso alla maniglia e scorgendo allora, il riflesso di  un'ombra davvero alta, più del normale.
Da quella sagoma riuscivo anche a scorgere la strana capigliatura che aveva in testa ed inizialmente pensai ad Einstein, ma chi si vestiva ad halloween come Einstein?

«C'è qualcuno?» chiesi a bassa voce, osservando ancora quell'ombra dietro la vetrata della porta e deglutendo senza aprirla.
Silenzio. Non ebbi nessuna risposta, ma l'ombra si mosse, almeno ciò che era la sua testa.

«Chi c'è fuori?»

«Dolcetto o scherzetto?»

Fu quella la sua risposta alla mia domanda, la voce infantile, fin troppo per essere un bambino così alto, ma la mia mente cominciò ad elaborare un'informazione probabile: tre bambini messi in un costume per sembrare più alti.
Quante volte lo vedevamo nei film?
Ma qualcosa mi diceva di non aprire, anche se avevo elaborato quella teoria possibile.

«Mi dispiace bambini, ma oggi non abbiamo più dolcetti. Passate il prossimo halloween.»

La figura non sembrava muoversi, anzi rimase lì ad osservare quella sottile lastra di vetro che non mi permetteva di mettere bene a fuoco l'immagine del grande ospite.

Il mio cuore sembrò tornare nuovamente a battere, ma più velocemente del solito.
La mano ancora posata sulla maniglia della porta, sembrava diventare più fredda che calda.

Deglutii, abbassando la maniglia e socchiudendo la porta, ma fu quello lo sbaglio più grande che potessi fare.

Il mio sguardo cadde dapprima sulle scarpe del soggetto che era dietro la porta, larghe e rosse, risalendo ai pantaloni larghi e macchiati di rosso, qualcosa che dicevo continuamente essere vernice, ma che dall'odore sembrava ben altro.
La camicia gialla con le stelle blu, anche queste chiazzate di rosso ed infine, arrivai al suo viso: bianco, il naso rosso come le labbra da cui spuntava un sorriso che mostrava quei denti affilati come lame e, nelle grandi mani, teneva due palloncini.
Come dimenticare lo sguardo?
Anche questo era rosso, ma per un attimo giurai di vederlo diventare giallo.

Un clown.

Avevo davanti a me il più grande delle mie paure, il personaggio che più odiavo e che popolava i miei incubi.

Avrei voluto urlare, ma la parte ragionevole della mia mente mi diceva di agire come una persona matura, chi non temeva davvero nulla così che, tenendo la porta ancora socchiusa e lo sguardo rivolto al viso del altissimo bambino travestito, presi parola.

«Mi dispiace ragazzi.. non ho più dolci per voi.»

L'essere continuava a guardarmi, quasi a prendersi gioco di me, ma fece qualcosa che mi fece sobbalzare sul posto: allungò la mano destra, porgendomi il palloncino, il sorriso ancora dipinto sulle labbra. Da quel gesto si era anche avvicinato e potevo scorgere bene il giallo di quei denti sotto la luce che veniva dall'ingresso di casa mia.

«Palloncino?»

La voce era anche rauca, strana per essere quella di un bambino e l'alito.. impossibile da poter tollerare.

«No... no, ti ringrazio. Non lo voglio.»

«Uno. Palloncino?»

Il clown spostò la mano destra ed allungò la sinistra con lo stesso palloncino, facendo senza che me ne accorgessi, un altro passo verso la porta, cosa che mi portò ad aprirla ancora di più.

«Ho detto di no. Ti ringrazio.. ma non lo voglio. Perché non avrei nemmeno dei dolci da darti, perciò basta con lo scherzetto. So di certo che dentro ci sarà qualcosa...»

«Niente... Palloncino? Per le caramelle in tasca?»

Sgranai gli occhi alle sue parole.
Come aveva fatto a sapere che avevo due caramelline in tasca?
D'istinto chiusi la porta, ma questa venne bloccata dal piede che teneva dentro, spalancando la porta con tanta forza che mi costrinse ad indietreggiare.

«MAMMA! PAPÀ!» urlai, indietreggiando, ma senza ricevere nessuna risposta, mentre il clown alto quasi due metri, entrò in casa, dirigendosi con piccoli passi verso di me e con quel sorriso dai denti appuntiti.

«Palloncino? Palloncino?» continuava a ripetere, allungando i passi, quasi correndo verso di me, i due palloncini allungati verso la mia direzione, mentre spalancava la bocca per mostrarsi davvero per ciò che era: una creatura orrenda, dai denti appuntiti e con brandelli di tessuto nascosti agli angoli della bocca. Ora riuscivo a capire cosa fossero quelle macchie rosse sui suoi vestiti.

«VA VIA! VATTENE!»

Continuavo ad urlare e a correre, sperando anche che la mia famiglia si accorgesse di quello che stava succedendo e, scattando veloce verso la sala da pranzo, dove una volta arrivata, chiusi velocemente la porta a chiave, mi voltai con gli occhi chiusi verso il punto dove c'era il tavolo.

«Mamma, papà... non uscite da questa porta e chiamate la poliz-...»

Le parole mi morirono in bocca, quando aprii gli occhi e puntai lo sguardo verso il tavolo. Impallidii e boccheggiai, le gambe che cedettero al peso della paura che premeva nel mio corpo, prosciugando ogni mia energia.

Seduti ai posti occupati solitamente dalla mia famiglia, c'erano diversi clown che mi fissavano con quella espressione gioiosa, ma allo stesso tempo tetra, con addosso i vestiti che portavano i miei e le mie sorelle quel giorno, uno strano profumo ad albergare la sala.

«Palloncino?» domandarono in coro, gli occhi puntati su di me e i loro denti, simili a quelli del primo clown visto là fuori, appuntiti in quel sorriso divertito.

«N-No... non può essere... No... NO!»

Il gruppetto sì alzò, avanzando verso di me allungando le loro mani inguantate e sporche di sangue, mentre dietro di me il primo clown riuscì ad abbattere la porta, entrando e sovrastandomi con i suoi denti aguzzi ed il suo corpo.

Nessuno avrebbe sentito le urla che lasciai.

Nessuno sarebbe più corso a salvarmi.

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«Interrompiamo le trasmissioni per una notizia dell'ultima ora.
Poche ore fa, la polizia, ha ricevuto una strana chiamata dall'abitazione situata in ********. Inizialmente pensarono fosse uno scherzo, ma alcuni uomini andarono a verificare e lo spettacolo che trovarono fu raccapricciante. Un'intera famiglia è scomparsa, lasciando in casa solo una pozza di sangue senza trovare corpi od oggetti che potessero risalire a qualche arma del delitto.
Secondo i vicini, non c'erano stati rumori sospetti e nemmeno movimenti sospetti in questa notte di halloween, anche se la porta del retro venne sforzata e la porta della sala da pranzo abbattuta. Le indagini continueranno fino al ritrovamento dei corpi, anche perché la polizia è riuscita a rinvenire un biglietto vicino a due caramelline ancora intatte con scritto uno strano messaggio dalla caligrafia confusa che riportiamo qui...»

„ Do you want to play with me? Il prossimo sarai tu. "

Spazio autore

È la prima volta che scrivo qualcosa sul tema horror, ma grazie a questo contest, mi sono potuta mettere un po' in gioco su questo genere.
Spero che la storia vi piaccia e vi auguro un felice Halloween. ~ 🎃

„ Trick or treat? "

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