Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

Chapter twenty

Evelyn's pov

"Per l'amor di Dio, Evelyn, potresti anche smetterla di guardare continuamente quel telefono almeno a tavola?"

"Dovresti stare più dritta con la schiena"

"Non mi piace come ti sei vestita, dopo cambiati"

"Pretendo che tu faccia di meglio in chimica, ho controllato il registro e non mi piace il tuo ultimo voto"

"Vedi di non distrarti, Evelyn, e ascoltami"

Questa é solo una piccola parte di ciò che ascolto ogni giorno in ogni momento che sono a casa mia. Ad ogni cosa, c'é un commento negativo e sono arrivata ad un punto in cui non ce la faccio a sopportare più niente.

Sto per uscire di casa, quando la voce di mia madre mi blocca.

"Evelyn" mi volto, cercando di non fare una faccia scocciata, sennò mi riprenderà anche su quello. "Ricordati di non avvicinarti a quelle persone che non sono degne, okay? Non voglio che mia figlia passi del tempo con quella gente" annuisco, non chiedendo spiegazioni e sapendo a chi si riferisce. Esco di casa e m'incammino verso scuola.

Sono veramente stanca della mia vita a casa, esco soprattutto per evitare tutte quelle pressioni, che in questo periodo le sento ancora più pesanti. Mi sento veramente felice e vorrei condividere questa mia felicità con il mondo, ma non posso perché, lo ammetto, ho paura. Ho paura di quello che potrebbe succedere, di come mi vedrebbe il mondo e, per adesso, voglio tenermi tutto per me. Voglio ritagliarmi quel piccolo pezzo di serenità con Georgia, di provare quel brivido di incontrarla di nascosto, di baciarla e di poterla guardare e pensare quanto sia bella.

Nonostante lei mi dia silenziosamente delle sicurezze, ho comunque il timore di tutto ciò che mi é intorno. Ho continuamente paura che qualcuno ci scopra e che tutto possa finire, che sia costretta a chiudere tutto. E so che, prima o poi, tutto finirà, ma voglio godermelo ancora un po', per avere un bel ricordo su cui concentrarmi in futuro quando non ci sarà più niente.

Arrivo a scuola, ormai tutto é tornato alla normalità e le lezioni sono riprese normalmente, la preside ha ascoltato le proteste che non erano del tutto inutili, dato che si parlava comunque della salute di alcune persone.

Da lontano, vedo Georgia ridere con i suoi amici e mi sono sempre trovata ad invidiare i loro stili di vita. Sono così diversi da tutti, ognuno con qualcosa e vivono la loro vita fregandosi di ciò che potrebbero dire gli altri, importa solo che stiano bene con se stessi. Georgia soprattutto, non si é mai importata tanto del giudizio degli altri, ha sempre continuato ad andare per la sua strada e l'ho sempre ammirata per questo. Perché io non posso andare per la mia, mi sento le mani legate ed invidio la loro libertà, qualcosa a cui io aspiro ma che non penso otterrò facilmente. Ho dei genitori oppressivi, perfettini e attaccati alla Chiesa, mi manderebbero in un istituto se sapessero che mi frequento in un altro senso con Georgia.

Però, diamine, sarebbe bello vivere, anche se per un solo giorno, quel senso di libertà che vedo negli altri. E sembra un'idea strana, forse pazza, ma cammino a passo spedito verso il gruppetto di Georgia. Quando mi notano andare da loro, cominciano a tirarsi delle gomitate, facendo alzare ad uno ad uno lo sguardo e guardandomi. Nonostante non mi vada giù quest'attenzione nei miei riguardi, continuo a camminare spedita, fino a quando non é Georgia a girarsi e a guardarmi. La vedo accigliarsi, ma un piccolo sorriso comincia a crescere sulle sue labbra, cercando però di non farsi notare dagli altri.

Cazzo se é bella, lo é ancora di più con i capelli corti, mostrano il suo viso in questo modo. Quando sono praticamente davanti a loro, mi squadrano, ma poco m'importa, perché sono troppo concentrata a guardare la ragazza davanti a me, che, non so come ci riesce, mi fa battere il cuore fin troppo velocemente.

"Possiamo parlare?" cerco di mantenere un tono neutrale, in modo da non far capire nulla ai leoni attorno a noi e lei annuisce. Ci spostiamo, cercando di non farci vedere troppo dagli altri, che comunque stanno cominciando ad entrare a scuola e non si accorgono di noi.

"Che succede?" mi domanda fin troppo e il mio sguardo si posa involontariamente sulle sue labbra. Merda, Evelyn, cerca un attimo di rimanere concentrata.

"Senti... ti sembrerà una proposta strana, ma... io-"

"Stiamo facendo tardi, Eve, e mi piace l'idea di fare tardi soprattutto se per una bella ragazza, ma vorrei anche sapere cos'hai da dirmi" quasi arrossisco al suo complimento, distogliendo lo sguardo per non farle notare alcun eventuale rossore.

"Vorrei... saltare scuola con te. Andiamo da qualche parte, ovunque, voglio sentirmi libera per un giorno" Georgia si morde il labbro, pensando alla mia proposta. So che é inusuale e forse nemmeno la prenderà in considerazione e l'attesa mi sta già uccidendo. "Okay, fai conto che non ti abbia chiesto niente" mi volto, decisa ad entrare a scuola, ma Georgia mi ferma.

"Non credo di aver detto no" sorride, avvicinandosi a me. Si lecca le labbra ed io quasi rimango ipnotizzata da quel semplice gesto, che scombussola ogni parte di me. "Ti farò vivere la miglior giornata della tua vita, ma prima, andremo a prenderti dei vestiti adatti, sceglierai tu cosa indossare. Potrai anche voler decidere di andare in giro in reggiseno, non m'importa, anzi, sarebbe una gioia per i miei occhi, ma voglio che tu ti senta il più a tuo agio possibile e soprattutto libera. Allora, lo vuoi veramente?" annuisco, accantonando in una parte remota della mia mente la vocina che mi dice che sto sbagliando.

"Sì" sorride, un sorriso simile a quello dello Stregatto, come se non vedesse l'ora di vivere questa giornata.

"Ci sarà da divertirsi, allora"

***

In una vita fatta di proibizioni, non ho mai potuto scegliere così tanto. Anche sull'abbigliamento, mia madre ha avuto sempre da ridire, insegnandomi a vestire come una bambolina ed in modo impeccabile. Non mostrare troppa pelle, non usare gonne troppo corte, nella media insomma, usare le ballerine e non 'scarpacce' come gli anfibi. E dire che il mondo che lei mi proibiva, mi ha sempre affascinata. Forse é vero quando si dice che alla fine ti ritrovi a convivere con ciò che odi di più.

Sono nel camerino di un negozio e continuo a guardarmi allo specchio, trovandomi strana con questi vestiti. Non ho mai avuto modo di vedermi vestita in modo diverso e non so decidere se questo cambiamento mi piace. Insomma, ho scelto io i vestiti e mi piacciono, ma forse il problema é vederli su di me. Indosso un pantaloncino a vita alta nero, una canotta bianca all'interno che dietro ha degli strappi per tutta la schiena con le maniche ampie che mostrano i lati del reggiseno, delle calze a rete e degli anfibi neri ai piedi. I capelli biondi e ricci cascano sulle mie spalle e continuo a percorrere con lo sguardo la mia figura. La tenda del mio camerino si apre di scatto ed entra Georgia, che si sofferma a guardarmi.

"Cristo, se sei bella" afferma, mordendosi l'interno della guancia ed io mi sento quasi in imbarazzo sotto il suo sguardo.

È incredibile pensare che la cotta che avevo per lei non sia mai scemata, che continui sempre a provare una certa eccitazione quando il suo sguardo si sofferma su di me.

"Allora, ti piace?"

"A me tanto, fin troppo. A te? Ti senti te stessa?"

Torno con lo sguardo sulla mia figura, vedendo come allo specchio adesso ci sia anche l'immagine di Georgia riflessa. Ho sempre pensato che saremmo state bene insieme, che in qualche modo ci siamo sempre completate e vederci vicine adesso, mi fa solo aumentare la validità di quel pensiero. Non voglio fare niente per nessuno, solo per me stessa ed io così, alla fine, mi piaccio.

"Sì" annuisce, facendomi voltare gentilmente verso di lei. Vorrei posare le mie labbra sulle sue, assaporare il nostro contatto e sentire i nostri corpi premuti tra di loro. Non so cosa stiamo aspettando a realizzare questo mio pensiero, ma decido di attendere.

Usciamo fuori dal camerino ed io vado a pagare, andando poi via e tornando alla macchina di Georgia.

"Guarda cos'ho preso prima di arrivare in macchina" la mora mi porge un sacchetto con un sorriso stampato in volto e lo apro. Credo che i miei occhi si siano illuminati di felicità a vedere la quantità di caramelle gommose che mangiavamo insieme quando eravamo piccole.

"Ti ricordi ancora quali sono le mie preferite" le faccio un grosso sorriso, prendendo poi un coccodrillino e mangiandolo. "Dio, é da tanto che non li mangio" sospiro felice, mentre Georgia svolta a destra con la macchina, dirette chissà dove.

"Non voglio nemmeno chiederti come mai non le mangi più" dice, lanciando una veloce occhiata, prendendone una dal sacchetto. Ce ne sono così tante che la busta quasi pesa su una mano, ma so che, entro questa sera, saranno finite.

"Allora, dove mi porti?" domando curiosa, vedendola accennare un sorriso.

"Non te lo dico, saprai solo che usciremo da questa città" mi sento elettrizzata a passare un'intera giornata con lei, a poterle parlare liberamente, senza la paura che qualcuno ci veda.

Il tempo in macchina lo passiamo ridendo e cantando le canzoni che trasmettono alla radio o che sono sul suo CD. In questo momento di ilarità, penso che non mi sono mai sentita così contenta, che questa felicità mi aveva abbandonata anni fa, quando mi sono allontanata da lei. Sicuramente l'errore più grande della mia vita.

È passata un'ora e mezza da quando siamo andate via da Tucson e il cartello di un'altra città, mi fa capire che siamo arrivate. All'inizio non ricordo dove ho già sentito il nome del paese in cui siamo, poi mi viene in mente un momento della nostra infanzia.

"Non dirmi che stiamo andando al lago dove ci portavano i tuoi genitori ogni anno" Georgia non smentisce, anzi annuisce ed io sorrido, ricordando come passavamo tutta la giornata a schizzarci e a rincorrerci. "Sarà strano tornarci ora che siamo più grandi"

Il lago é proprio dopo il cartello che dà il benvenuto nella città, ma lei continua a guidare, affermando che prima dobbiamo prendere da mangiare. Infatti, si ferma al primo McDonald's che trova, scendendo e portando me a fare la stessa cosa. Quante volte ho mangiato segretamente con lei i panini di questo posto.

Non ci sono molte persone, proprio perché é mezzogiorno ed é presto, infatti prendiamo subito i nostri sacchetti con dentro bombe di calorie che mia madre sbiancherebbe solo a guardarle. È fissata con la mia linea, perché da piccola vide che stavo mettendo un po' di peso. Non ho mai capito quali problemi la affliggessero e non ho mai osato andarle contro, perché é come mettersi contro Satana, anche se é una fedele cristiana praticante che va ogni domenica a messa e prega ogni sera. Costringe anche me ad andarci, ovviamente, non sia mai che non lo faccia, sarebbe una specie di disonore per la famiglia perfetta che lei vuole mostrare al mondo.

Georgia guida velocemente fuori la città, luogo in cui si trova il lago, svoltando poi a destra e percorrendo una strada circondata da erba alta. Una volta arrivate, parcheggia ed apre la sua portiera, cosa che faccio anch'io. Apre il cofano, prendendo una grossa tovaglia ed una coperta.

"Avevi già previsto tutto?" domando scherzando, vedendo come lei alza gli occhi al cielo e sorride.

"A dir la verità no, sono ancora piuttosto sorpresa. Sono fin troppo abituata a fare queste pazzie con Medea e gli altri, che ormai ho anche dei cambi di vestiti in macchina perché, credimi, a volte se ne escono con idee strambe"

Stende a terra la coperta, proprio difronte al lago ed io poso i nostri sacchetti. Il mio stomaco brontola, non tanto per la fame in generale, quanto per la voglia di tornare a mangiare uno di questi deliziosi panini. Infatti, non appena ne mordo uno, credo di poter sentire le mie papille gustative gioire e non c'é sensazione migliore.

"Dio, li amo. Da quanto tempo" Georgia ride, sicuramente per la mia espressione di pura estasi, addentando un altro pezzo del suo. Ingoio il mio boccone, parlando di nuovo. "Mi piace il tuo gruppo"

"Credevo ci odiassi" ammette, guardandomi negli occhi. Non capisco come riescano ad essere così magnetici e belli, passerei veramente tutto il mio tempo ad osservarli.

"Non vi ho mai odiati. Soprattutto non te" rimane in silenzio alle mie parole, masticando lentamente. Ingoia il suo boccone, guardando verso il lago.

"Allora perché ti sei allontanata?" chiede piano ed io vorrei evitare la domanda, cambiare argomento, ma oggi voglio essere libera e non avere paura.

"Nel momento in cui c'é stato quel bacio prima che ricominciasse la scuola, ho sentito delle emozioni così diverse da quelle che si dovevano provare per un'amica, che ho avuto paura. Se anche potevo accettare di avere una cotta per te, temevo per la nostra amicizia e non volevo starci male per un tuo probabile rifiuto. Aggiungici, soprattutto, la famiglia che mi ritrovo, ho deciso di allontanarmi spontaneamente e, quando tu hai fatto coming out, avevo pure pensato di riavvicinarmi a te per provarci, ma la tua confessione era giunta alle orecchie di mia madre che mi aveva proibito di vederti e, non so nemmeno come, mi sono ritrovata amica di Jane e lei ne era entusiasta di questa cosa. Non ho mai smesso di guardarti da lontano"

Non parla, finisce il suo panino e si pulisce le mani. Io faccio la stessa cosa, guardandola di sottecchi, non sapendo quale potrebbe essere la sua reazione.

Penserà che sono una codarda, che scappo dalle situazioni troppo grandi ed ha ragione a crederlo. Non so oppormi alla mia famiglia, costringo lei a nasconderci per stare insieme, vivo la mia vita in modo passivo, non ho nemmeno un'amicizia vera, nonostante comunque voglia bene a Jane, ma lei mi odierebbe se mi conoscesse veramente.

"Hai diciotto anni ormai, puoi decidere della tua vita come meglio credi" esordisce, fissando i suoi occhi nei miei. Il mio respiro quasi si blocca ad ascoltare la sua voce e a guardarla, sentendomi bloccata. "Un giorno dovrai uscire allo scoperto e ci sarò io pronta ad accoglierti a casa mia fino a quando non andremo al college"

Il mio cuore accelera i suoi battiti, sentendo le sue parole. Prende una patatina fritta, mordendola e sembra che non si sia resa conto dell'effetto che mi ha fatto la sua risposta e di quello che mi fa sempre.

Sorrido, non rispondendo, pensando per un secondo ad una probabile vita insieme. Io e lei.

HOLAAA

Finalmente torno ad aggiornare questa storia, che sta giungendo al termine. Mi sono resa conto che, come avevo previsto, finirà tra cinque capitoli + l'epilogo. In seguito, pubblicherò la seconda storia della serie "No" che riguarderà due personaggi diversi, ovvio.

Altra cosa che ho capito che non so descrivere è l'abbigliamento. Mi ritiro.

Evelyn si  sta aprendo sempre di più con Georgia, ma cosa succederà? Il loro tempo insieme non è ancora finito, nel prossimo continuerà la giornata.

Alla prossima,
Kisses

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro