Il mio mondo
Al
Come ogni mattina quel sabato andai a trovare Wendy. Come ogni mattina mi misi a fissarla mentre riposava, e come ogni mattina aspettai che si svegliasse. Le altre mattine però non si svegliava, rimaneva sdraiata inerme dentro quel lettino d'ospedale.
Mi metteva tristezza fissarla. Era triste pensare che i suoi occhi brillanti color nocciola non mi avrebbero più fissato finché non si sarebbe svegliata, era triste pensare che non ricevevo un suo bacio da tre giorni.
Perché un ragazzo può essere forte, e tanto, di forza fisica. Ma dentro, anche se non lo dà a vedere, è fragile. E come è successo a me non lo dimenticherò.
Quel sabato ero lì, seduto sulla poltroncina, a fissarla mentre dormiva, come un angioletto.
Poi si mosse leggermente. Mi drizzai subito a guardarla più attentamente. Piano aprì un occhio e poi l'altro, lo sguardo di Wendy ora mi fissava bisognoso di un abbraccio o un bacio.
Mi avvicinai lentamente.
-Come ti senti?
-Potrei stare meglio, ma almeno sono sveglia no? Verrò dimessa domani mattina Al!
-Wendy è fantastico.
Ci guardammo intensamente. Sembrava che ognuno avesse bisogno. Mi avvicinai di più fino ad abbracciarla. Nello stesso momento in cui avevo sentito il suo profumo era come tornare a respirare dopo giorni di apnea, riemergere dall'acqua e dire "Che bello che è ora il mondo".
E lo seppi mentre l'abbraccio continuava, lei era il mio mondo.
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