Capitolo 30
Diana
Se mi avessero detto tempo fa che sarebbe finita in questo modo: non ci avrei creduto. Non sono passate nemmeno poche ore, ma la mia confessione, il suo bacio, ed il nostro volerci provare: fanno ancora accelerare i battiti del mio cuore.
Mi alzo di buon umore, come mai prima d'ora. Hurley e Shawn potrebbero anche infastidirmi come al solito, ma non reagirei affatto, anzi scoppierei a ridere con loro. Se questa è la strada per la felicità, ho intenzione di percorrerla tutta e di rimanerci per il resto della vita.
Ho lasciato che le paure che avevo scomparissero, perché lui fa sul serio. E l'ho capito quando mi ha difesa con tutto se stesso: sembrava così disperato al solo pensiero di perdermi.
Scendo le scale velocemente, e non faccio nemmeno caso di aver indossato un jeans, invece che la solita gonna bianca. Esclamo un forte "buongiorno" e poi, prima di accomodarmi, prendo un bel vassoio con croissant e cappuccino. I ragazzi non sono ancora scesi, e stranamente, sono anche in anticipo.
La sala si riempie man mano, finché non lo vedo arrivare da lontano: la divisa gli dona particolarmente. Non ci avevo mai fatto caso dato che, ero troppo presa a litigarci. Si avvicina al tavolo, sedendosi al mio fianco.
'Buongiorno ragazzina' saluta Caleb, scostando una ciocca dal mio viso facendo poi, un occhiolino. Arrossisco per il gesto dolce che ha appena fatto davanti a tutti gli altri, che tanto per la cronaca, ci osservano straniti.
'Ciao anche a te, testa pelata' lo prendo in giro ridendo, per nascondere il forte imbarazzo. Mi tira scherzosamente un buffetto sulla testa, e senza dire altro, inizia a mangiare la sua abbondate colazione.
'E comunque, preferisco la gonna lunga. Questo jeans ti mette troppo in mostra il culo' parla a bassa voce per non farsi sentire da quel branco d'impiccioni, che mai come questa mattina, stanno degustando in completo silenzio.
'Vorrà dire che adesso ho più motivi per indossarli. Mi piace vederti arrabbiato, te l'ho mai detto?' Mi avvicino soffiandogli sul viso. Questa è solo la prima delle tante provocazioni che gli farò.
'Tuo rischio e pericolo. Potresti incontrare dei maniaci, che senza il tuo consenso, potrebbero toccarti il culo' spiega mettendomi in guardia, sfiorando il tessuto dei jeans con le dita.
'Oh, per maniaci intendi un certo Stonewall? Perché sai, credo non mi dispiaccia che sia lui a farlo' ammicco spudoratamente. La sorta di sfida che abbiamo cominciato, intriga sempre di più entrambi.
'Bene' si alza, poi sparecchia ed esce ad allenarsi per la semifinale del torneo. Sto per fare la stessa cosa, quando colto da un'improvviso scatto: torna indietro baciandomi a stampo sulle labbra.
'Sta sera ci vediamo alle otto, vestiti comoda' da le spalle a noi ragazze, e poi corre verso l'uscita.
'Non credo di aver visto bene...' sento Camelia alle spalle, che usa un tono abbastanza sconvolto.
'Fratello, mi devi dieci euro!' Urla il rosa verso l'albino, facendosi sentire anche da me. Non reagisco, poi, me la pagheranno.
Quei due, avevano scommesso su di noi.
È arrivata la sera, e sto aspettando con impazienza che venga a bussare. Ho seguito il suo consiglio indossando qualcosa di sportivo, soprattutto le scarpe da ginnastica, semmai, dovessimo camminare.
Ho il sangue che pompa troppo velocemente nelle vene: non sono mai stata così ansiosa in tutta la mia vita.
Sento una sorta di colpi leggeri dall'altra parte, così mi affretto ad aprire.
Me lo ritrovo davanti in tutto il suo splendore: tira il mio braccio e dopo avermi baciata sulla guancia, chiude senza chiedere, la porta della stanza.
'Certo Caleb, fai con comodo' mi punto sui piedi facendogli notare che nella fretta, non ho preso nemmeno una felpa per coprirmi nel caso il vento di mare, si alzasse.
'Ti presto la mia, non c'è bisogno di mettere il broncio e fulminarmi con questi occhi da cerbiatta che hai' annuisco senza contraddirlo, e nel completo silenzio, percorriamo le strade dell'isola. Senza rendercene conto, camminiamo così tanto da ritrovarci al mare, un luogo dove con quest'ultimo, ho condiviso uno dei miei più grandi segreti.
'Diana, non ti ho mai chiesto una cosa...' l'atmosfera si fa improvvisamente più seria del previsto. E forse, ho capito cosa vuole chiedermi perché prima o poi, lo fanno tutti.
'Ti ricordi quando su questa spiaggia mi raccontasti di tua sorella?' Domanda quasi timoroso di una mia possibile reazione negativa.
Lo guardo negli occhi azzurri, annuisco e dopo avergli preso la mano dico: 'vuoi chiedermi come vero?' Chiedo, anche se so già la risposta.
'Sempre se te la senti' ribatte stringendo più forte le dita che stanno iniziando a tremare.
'Quando ero più piccola, mi definivano una teppista. In realtà lo ero, facevo tutto ciò che potevo per avere l'attenzione dei miei genitori. Loro sono sempre stati molto ricchi, e sia io, che mia sorella, venivamo lasciate in casa con la babysitter. Poi però, sono entrata a far parte di un giro: più precisamente, facevo la groupie del mio ragazzo. Un giorno Eliza, mi seguì. Provai ad impedirle di partecipare, ma non ci fu modo di fermala. Era più piccola di me, e si trovava già legata di spalle ad un motociclista, che nemmeno conosceva. Quella gara fu una tragedia, c'era del grasso a terra. In poche parole, fu sabotata. In molti scivolarono, ma la sorte peggiore, toccò alla mia amata sorellina. Ti lascio immaginare cosa successe... poco dopo, arrivò la polizia, i ragazzi furono arrestati; mentre noi ragazze, fummo messe agli arresti domiciliari per sei mesi. Per Eli, non ci fu niente da fare: era morta sul colpo. Tutto questo, è sempre e solo stata colpa mia' spiego tutto d'un fiato e questa, è in assoluto la prima volta che ne parlo con qualcuno che non sia della mia famiglia.
'Non sentirti in colpa, hai comunque cercato di fermarla. E poi, non sei stata di certo tu a sabotare la gara' sorrido sincera. Nessun mi dispiace, nessuna pietà, solo un braccio su cui poggiarmi.
'So che non c'entra, ma il tuo ragazzo?' Alza un sopracciglio, curioso di conoscere anche quella storia.
'Ci ho chiuso, non volevo niente più avere a che fare con quell'essere' faccio una strana espressione di disgusto al solo pensiero di ricordarlo.
'Me lo aspettavo. Comunque, ora sicuramente mi sono chiare tante cose sul tuo conto. E visto che ti sei fidata, ti racconterò anche la mia...' parla appoggiandosi alla staccionata che delinea la strada.
Il vento inizia ad alzarsi come avevo previsto, e prima che possa parlare, mi poggia la sua felpa sulle spalle, alzando anche il cappuccio per non permettermi di guardare.
'Ti devo subito fermare. In realtà so già tutto, anzi sappiamo' sussurro imbarazzata abbassandolo di nuovo. Alle mie parole, si stacca di scatto strabuzzando gli occhi.
Scoppio a ridere per l'espressione del suo viso, e decido di spiegargli prima che possa arrabbiarsi.
'Hillman... ci ha raccontato la tua storia durante la finale del girone di qualificazione' sbuffa scendendo sulla spiaggia per andare a stendersi, nascondendo il rossore sulle guance.
Lo osservo intenerita, tuttavia, mi avvicino lo stesso salendogli sopra. Allungo il braccio, girandolo verso di me, e poggio le labbra sulla sua fronte.
'Stai bene?' Dico mentre gli scosto il ciuffo castano dal viso, ed intorno a noi, si sente solo il rumore delle onde che si infrangono sulla riva.
'Quel vecchio da strapazzo non sa farsi gli affari suoi! Quindi tu e deduco Jude con Mark, conoscete già la verità sul mio passato!' Esclama due frasi una dopo l'altra, mentre cerco invano di calmarlo. Stanca delle sue lamentele e dei movimenti bruschi, blocco i suoi polsi a terra, salendo definitivamente a cavalcioni sul suo bacino.
'Se non ti stai fermo e zitto, giuro che non rispondo di me. Sai essere insopportabile quando vuoi!' Ringhio sul suo viso, percependo quasi subito, la reazione del mio bassoventre.
'Sta zitta, è anche per questo che ti piaccio' strizza bruscamente le mani sul mio sedere, muovendo il mio corpo in avanti, facendomi eccitare ancora di più.
'Non mi sembra di aver mai detto il contrario' mi abbasso baciandogli il collo. Parto da sotto l'orecchio, arrivando alle clavicole, e proprio quest'ultima zona, si rivela essere il suo punto debole. Comincio a muovere i fianchi, strusciando la mia intimità con la sua. Il suo respiro si fa più pesante del previsto, e le sue mani vagano per ogni parte del corpo: tra i seni, la pancia e l'interno coscia. Sento il cavallo della sua tuta farsi sempre più stretto.
Mi stringe forte al suo petto, prima di lasciarsi andare completamente ad un orgasmo: probabilmente il primo, almeno senza spogliarsi.
'Tu sei...' mi guarda pensante, intento a cercare un aggettivo che possa andare bene.
'Mia' e non c'è cosa più bella, del non essere scontati. Mi spinge indietro, e in un attimo la situazione si inverte: ruba un'altra volta le mie labbra, percependo in questo tutti i sentimenti sinceri che prova, ed allo stesso modo, sente i miei.
'Non potevi darmi risposta più chiara' scuoto la testa per il ghigno che sta facendo, consapevole del potere che esercita sul mio cuore.
'Oh, ma se proprio vuoi giocare: posso dire lo stesso di te' mi mordo il labbro inferiore, e poi sussurro la parola "mio" nel suo orecchio.
'Perché avevi qualche dubbio su questo?' Mi bacia al centro del collo, ed io, sotto questo cielo stellato, posso finalmente ammettere a me stessa che mi sono totalmente innamorata di Caleb Stonewall.
Spazio Autrice
Mi scuso per l'immenso ritardo, ma ho avuto dei problemi in famiglia, e di scrivere, non avevo molta voglia. Inoltre, questo capitolo non mi piace affatto: avrei voluto riscriverlo, ma ho pensato che volevate leggerlo subito.
Mi scuso anche per gli errori, appena posso, li correggo tutti.
Ci avviciniamo alla fine di questo avvincente racconto, e posso dire con orgoglio, che mancano esattamente due capitoli e l'epilogo. Vi ringrazio infinitamente del supporto che mi state dando da un anno a questa parte. Cresciamo sempre di più di giorno in giorno, e non vedo l'ora di pubblicare anche l'altra mia nuova storia su Victor.
Vi voglio bene, S.
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro