capitolo 3
"Aury, ei!" mi metto a sedere con un po' di fatica e vedo Luca che entra in camera e chiude la porta.
"Non vorrai restare tutto il pomeriggio da sola"
"A dir la verità neanche un po'. Odio la solitudine"
"Allora eccomi, pronto al tuo servizio" si avvicina al letto e poi si alza dalla sedia a rotelle per sedersi di fianco a me.
"Come ti senti?" chiede con voce dolce.
"Non lo so..."
"Ti fa male?" faccio di no con la testa e lui annuisce, poi mi stendo e anche lui lo fa.
"Perché?" chiede.
"Cosa?"
"Perché una persona come te deve trovarsi in questo posto?"
"In che senso come me?"
"Non lo dai a vedere, ma cavolo, sei fragile. Come un fiore, uno di quelli belli che però appassiscono facilmente"
"Io non sono fragile..."
"Vedi, cerchi di non farlo vedere"
Sto zitta e mi giro di schiena.
Sono debole, lo so benissimo. Da quando sono qui mi sento un'altra persona. Mi sento diversa da tutti, diversa da quelli fuori dall'ospedale.
Mi mancano i miei amici, mi manca la mia migliore amica su cui potevo contare sempre quando avevo un problema. Mi manca anche Pietro, cavolo se mi manca. Quel ragazzo mi faceva vivere con un solo sorriso, lo amo e chissà quando lo rivedrò.
Ad un tratto un braccio mi cinge un fianco e mi interrompe dai miei pensieri.
"Con me puoi essere te stessa" sussurra Luca.
Mi giro verso di lui, riesco a sentire il suo respiro sul mio viso, e sicuramente lui sente il mio.
"Questa sono io. Odio la solitudine ma mi piace nascondere me stessa, farmi vedere dagli altri in un altro modo"
"Perché?"
"Cerco di farmi vedere come la gente vuole che sia"
"E come dovresti essere?"
"Forte"
"Io preferisco le persone deboli, come me"
"Tu non sei debole"
"Si, lo sono" mi stringe più a se.
"Ho pianto tante volte, e tante ancora piangerò, la vita non è rosa e fiori come nei libri. La vita va combattuta a testa alta"
"Hai ragione" chiudo gli occhi per il sonno, sono stanca e ho voglio di dormire.
"Dormi" dice e mi bacia sulla guancia.
Sento un leggero calore che mi risale per tutto il corpo e poi mi addormento fra le sue braccia calde e anche un po' muscolose.
"Luca, quante volte ti ho detto che non devi stare nelle altre camere? Per lo più in quelle femminili?" lo rimprovera la dottoressa Angela.
L'ha beccato proprio mentre eravamo nel letto ed io mi ero appena svegliata, così lui per darmi, come lo dice lui, "un buon risveglio" mi ha dato un bacio sulla fronte.
"Uffa, non si può neanche fare un po' di compagnia ad un'amica" dice e scende dal letto sbuffando. Si siede sulla sedia a rotelle e aspetta una risposta dalla dottoressa.
"Non mi interessa se vuoi farle compagnia, le sai bene le regole"
"Si, le so, ora che devo fare? Chiudermi in camera e mettermi in un angolino?"
"Smettila di mancarmi di rispetto! E si, vai in camera"
"Si okay, ci vediamo dopo Aury" dice e si sposta verso la porta, "no, non vi rivedrete" dice la dottoressa e lo spienge fuori dalla camera uscendo anche lei.
Che ragazzo cocciuto, ma nonostante tutto la sua cocciutaggine lo tende altamente attraente.
*Pov Luca*
Quando cazzo può essere noiosa quella dottoressa? E non mangiare troppo, non correre con la sedia a rotelle, non girare in mutande per l'ospedale, non andare in camera delle ragazze. Ma non lo so io, non si può neanche fare un po' di compagnia a qualcuno che quella ti scanna. Le iene sono meno sclerotiche, ma davvero.
"Luca, adesso noi due parliamo" dice e si chiude la porta di camera mia alle spalle dopo aver controllato che Carlo non sia in camera.
"Un'altra ramanzina?" chiedo scocciato.
"Sono seria, mi ascolteresti per cinque minuti?"
"E va bene"
"Allora Luca, lo so che è difficile stare qua dentro per un anno e mezzo, e capisco che ogni tanto vuoi svagare perché ti stai annoiando, però ora esageri. Non puoi fare quello che vuoi, e principalmente non puoi andare nelle camera delle ragazze, lo sai che è severamente vietato"
"Ma secondo lei io mi metto a scopare per la mia prima volta qua dentro? Ma per favore!"
"Luca che modi sono di parlare! E poi chi ti capisce, quella ragazza è abbastanza carina e potresti fare cose senza pensarci due volte"
"Non penso, le ho già detto che la mia prima volta sará fuori di qui"
"Lo spero anche io, perché oltre al fatto che non ti vuole sentire e vedere nessuno, non è un bel posto per farlo. So che è deprimente, però tu sei qui per guarire, e ti manca poco, quindi impegnati su cose più serie, non sulle ragazze"
"Le ragazze non sono serie? Ho sedici anni e una ragazza carina in ospedale non capita spesso. Almeno mi faccia fare amicizia"
"Ho capito, sei un caso perso" dice e si gira verso la porta e la apre.
"Dottoressa" dico prima che possa uscire e lei si gira, "non pensi che io non voglia uscire di qui, è la cosa a cui penso giorno e notte, la mia vita non è qui dentro ma là fuori. Una ragazza mi ha lasciato per via del mio problema del cazzo e ci sto ancora male. Devo uscire di qui per farle capire che io posso farcela e che lei ci ha rimesso lasciandomi, perché anche io ho un briciolo di dignità"
"Luca, tu sei forte e ce la farai, io lo so. Ne hai di palle che non si capisce, e so perfettamente che tu uscirai da qui a testa alta e farai capire a quella ragazza che è stata una deficiente a lasciarti. Tu sei di più di un semplice ragazzo, non tutti riescono a vivere in un posto così, tu ce la stai facendo nonostante sia passato un anno. Tu sei forte, e tutti nell'odpedale lo sanno" dice e poi esce.
Ma da quando la dottoressa mi capisce così tanto? Era sempre seria, scorbutica e noiosa, oggi invece... Non so, è sembrata una persona diversa dalle altre, non come tutti i dottori qua dentro.
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