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Capitolo 12

NEVERLAND      |      Harry's POV

                Driiiiiiiiiiiiiiiiiiiin!
Il fracasso incessante della sveglia mi fa sobbalzare. È ora di alzarsi.

Mi sfrego gli occhi con le mani e sbadiglio rumorosamente.

Non ho chiuso occhio ieri notte, ho un sonno tremendo.

Faccio velocemente la doccia nella speranza di non addormentarmi da un momento all'altro e torno in camera.

Mi infilo una maglietta rossa e saltello per la stanza per infilarmi gli skinny jeans. Cavolo se sono skinny!

Afferro la cartella al volo e mi precipito giù per le scale facendo saltare in aria Gemma che stava comodamente ripassando chimica buttata sul pavimento.

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"STYLES!!!"

Mi sveglio di soprassalto.
Oh no! È successo di nuovo...
Sento le risate incessanti e le prese in giro dei miei compagni di classe togliermi ogni briciolo di dignità.

"È la quarta volta che ti sorprendo a dormire ed è l'ultima volta che ci passo sopra! Alla prossima ti sospendo."

Miss. Smith mi fissa negli occhi con rabbia e riesco a notare un senso di superiorità sua nei miei confronti.

Abbasso lo sguardo cercando di non piangere e la maestra si allontana con un'espressione amara.

L'aria si sta facendo pesante, ho tante paia di occhi puntati addosso e ognuno mormora scherzando come non mai.

Vorrei sparire.

Per mia fortuna, la campanella che annuncia la fine delle lezioni comincia a suonare e posso finalmente tornare a casa.

I miei compagni sono andati via tutti, io ho perso un po' di tempo per sistemarmi i libri nello zaino.

Mi metto la cartella sulle spalle e mi avvio fuori dalla classe, ma una mano mi stringe il braccio impedendomi di procedere.

Ho i brividi.

Mi giro lentamente.

"Hey moccioso!" sorride mostrando l'apparecchio ai denti.

"Ciao Frenk..." sussurro come fosse un soffio.

"Dammi tutti i tuoi soldi" ordina corrucciando il suo faccione e scuotendomi violentemente.

Una lacrima mi riga la guancia destra.

Apro con le mani tremanti lo zaino.

"Sbrigati o ti picchio."

Esco subito il portafoglio che mi ha regalato la mamma qualche anno fa ed estraggo le banconote che stanno dentro.

Mi strappa dalle mani l'oggetto e con un altro dei suoi terrificanti sorrisi esclama: "Questo lo prendo io!"

Lo inflila in una tasca dei suoi pantaloni trasandati e dopo avermi dato un pugno allo stomaco va via.

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"Tutto bene a scuola?" chiede papà non appena mi vede entrare in casa.

"Benissimo" rispondo con un sorriso.
"Adesso vado a fare i compiti!" annuncio correndo in camera.

Chiudo la porta ed appoggio le spalle a muro scendendo lentamente fino a toccare terra.

Mi copro il viso con le mani e scoppio in un pianto disperato.

Sto fremendo in un modo esagerato.

Un brivido mi percorre il corpo.

Mi distendo sul pavimento gelido come la mia anima.

Sto morendo dentro.

Mi alzo lentamente e mi guardo allo specchio: ho gli occhi arrossati, lucidi, stanchi, le labbra rosse e screpolate, i capelli scombinati, il viso pallido.

Mi sento vuoto.

Sono anni che vengo bullizzato così, giorno per giorno, da persone che ritengo amici.

Nessuno si è mai accorto di niente.

Nessuno.

Neanche chi diceva di volermi bene.

Neanche Louis.

Ammiro il mio riflesso.

Ma io sono forte.

Ho resistito fino ad oggi e continuerò a resistere.

Mi asciugo le lacrime e sorrido.

Un sorriso di chi vuole avere il mondo in mano anche mentre gli crolla addosso.

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