Chapter 30: Leaving
"Luke! Mettimi giù, sono pesante!".
"Oh, ma smettila. E benvenuta, piccola pesca".
Sorrido, stringendo maggiormente le braccia attorno al collo di Luke mentre varca la soglia del piccolo appartamento, piccolo ma con l'inconfondibile odore di casa Hemmings.
"E poi, lo sposo porta la sposa in braccio nella loro nuova casa, no?" Continua, guardandomi solo per vedermi alzare gli occhi al cielo, sorridendo subito dopo.
"Corri troppo, Dongiovanni da strapazzo" ribatto, e con un saltello sono a terra, i piedi sul marmo freddo e le scarpe in mano.
Luke chiude la porta d'ingresso, ed in un secondo è il silenzio a circondarci, la mia borsa abbandonata in un angolo e i miei piedi nudi, come quelli di una bambina.
E Luke davanti a me, che mi guarda in attesa, aspettando che sia io a fare la prima mossa.
Mi avvicino piano, un passo dopo l'altro, e nonostante il buio riesco a vederlo.
Rigido, come sempre nei miei paraggi, eppure rilassato.
La barba di tre giorni bionda che mi punge le dita, gli occhi che scintillano, a metà tra la furbizia e la maliziosità.
E infine, un sorriso di sfida che accolgo, strappandolo via a baci e morsi, veloci come noi, impaziente, passionale, sfrontato e senza paura.
Noi che ci fingiamo impavidi per nascondere la paura.
Paura che ci sorveglia da vicino anche adesso, abbracciati, la mia testa sulla sua spalla, i suoi capelli umidi tra le mie dita, mentre i miei scendono lungo la sua schiena, rimbalzando leggeri al nostro ritmo, seguendo i nostri baci.
"Peach".
Le uniche volte che usa il mio nome è quando è stanco, stremato, e allora ragiona con il cuore, senza usare i vari nomignoli mentre le mie unghie gli solcano la pelle, delicate e letali, segno non violaceo del mio passaggio, mentre i suoi segni, sbocciati come fiori di ciliegio sulla mia pelle, viola, rossi, rosa, rimangono lungo il mio collo, le mie clavicole, la mia pancia, le mie cosce.
E la paura è lí, silenziosa e quasi riverente, a guardarci mentre ci abbracciamo pigramente, le nostre mani intrecciate, le fronti sudate e le sue labbra che lasciano baci e baci sulla mia fronte quasi a rassicurarmi.
Ma la paura vince sempre.
La signora non perde mai.
Sorrido leggermente, stringendomi al petto di Luke tra le lenzuola, sentendo il freddo della notte creare brividi lungo la mia pelle, quando le parole lasciano le mie labbra senza che io riesca a trattenerle.
E quelle parole potrebbero essere la mia rovina.
"Ti amo".
Gli occhi di Luke sono immediatamente su di me, mi scrutano, mi osservano alla ricerca della menzogna, della titubanza, ma non c'è nulla di tutto questo.
Perchè so che non potrò mai amare i difetti di qualcuno come amo i suoi.
E questo è l'amore.
"Ti amo anche io, pesca".
Anche se sono a malapena un sussurro che un alito di venti potrebbe far confondere con l'aria, sento quelle parole, le parole magiche, le parole che mi fanno tirare un sospiro di sollievo.
Ma le favole non fanno parte della realtà, e nella realtà il principe azzurro scappa a gambe levate dall'amore e la principessa rimane sola, risvegliandosi da sola in un letto sconosciuto.
Un letto che profuma d'amore e paura.
E la paura non perde mai.
La signora vince sempre.
E ha vinto il cuore di Luke anche questa volta.
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