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28. Ricerche


Ariana si svegliò alle sei del mattino, il giorno seguente. La luce dell'alba filtrava dalle finestre chiuse, illuminando il liscio pavimento di piastrelle bianche della stanza. Il respiro lento e regolare di Hermione e Argo era l'unica cosa che si riusciva a udire nel silenzio della camera.

Sì alzò senza un rumore, come aveva imparato a fare, e si vestì velocemente, indossando la sua vecchia e logora tenuta da equitazione. Infilò gli stivali di cuoio nero e scese nelle scuderie, percorrendo come un fantasma i corridoi della Reggia, un tempo il suo regno. Ricordava quando lei e Antonio facevano a gara per prendere il cavallo migliore della scuola: naturalmente vinceva chi arrivava per primo.

Brezza del Mattino, lo stallone grigio che lei amava tanto, scalpitava nel suo box. Scosse la testa quando la ragazza si avvicinò con la mano alzata per accarezzarlo.

- Ti ricordi ancora di me? – sussurrò.

Il cavallo nitrì, ma si lasciò accarezzare. Ariana aprì il box, e udì un fruscio alle sue spalle.

- Sella? -

Sì voltò, per vedere Gabriele con la sella in mano e l'espressione noncurante di chi non trovava strana la situazione. Le porse i finimenti con un sorriso, facendo uscire lo stallone dal box.

- Cosa fai qui a ques'ora? – domandò Ariana, infilando il morso in bocca a Brezza del Mattino.

- Sapevo che saresti venuta – rispose Gabriele, - Non ho dimenticato le tue abitudini, per quanto troppo mattiniere –

La vide in difficoltà nell'allacciare la sella, e le diede una mano anche se sapeva che lei amava fare le cose da sola.

- Non era necessario – disse Ariana, controllando che tutto fosse pronto per la sua cavalcata.

- Le cose non devono essere fatte solo quando sono necessarie – ribattè Gabriele, - Vanno fatte anche per piacere

Ariana lo guardò un attimo in faccia, senza capire bene perché le avesse risposto in quel modo. Non doveva essere cambiato solo fuori, durante quei due anni.

Con un'occhiata perplessa, Ariana montò a cavallo e con un certo fastidio si accorse che Gabriele aveva cercato di darle una mano. Lei aveva fatto però così in fretta che non era riuscito nemmeno a sfiorarla.

Afferrò saldamente le redini e disse: - Ricordi veramente tutte le mie abitudini? – chiese, seria.

- Una per una – rispose Gabriele, gli occhi azzurri che scintillavano.

E senza una parola, Ariana spronò Brezza del Mattino al galoppo, diretta al portone della Reggia. Lei cavalcava sempre da sola, soprattutto se voleva pensare. Gabriele doveva ricordarlo.

Faceva freddo, ma Ariana non lo sentiva. Galoppava veloce, il viso frustato dal vento del mattino e i capelli che le svolazzavano alle spalle. Percorse un sentiero nascosto tra gli alberi, appena accennato sul terreno, diretta ad un punto preciso del parco.

Brezza del Mattino correva, gli zoccoli che toccavano ritmicamente il terreno asciutto e gelido, riportandole alla mente tutti i ricordi di quell'anno passato all'Accademia Aurelius: le lezioni, le assenze per recarsi da Silente, le feste, la sensazione di essere riuscita a trovare un minimo equilibrio, di aver trovatofinalmente degli amici.

Il cavallo si fermò sull'argine di un fiume impetuoso e dalle acque limpide. Il cielo azzurro chiaro del mattino si rifletteva nel torrente come in un vivace specchio vivente. Regnava il silenzio più assoluto, rotto solo dallo scrosciare dell'acqua.

Ariana smontò da Brezza del Mattino, e lasciò il cavallo a brucare l'erba che continuava a resistere stoicamente all'inverno. Percorse a piccoli passi il terreno pietroso, e si sedette sull'argine. Abbassò lo sguardo sul suo riflesso, e sorrise.

Eccola lì, la vera Ariana. Non era ancora scomparsa, nonostante facesse di tutto per rendersi invisibile. I capelli castani le ricadevano morbidi sulle spalle, gli occhi verdi guizzavano di qua e di la per osservare tutto ciò che si trovava intorno. Le guancie erano diventare rosse, sferzate dal vento gelido di gennaio, esattamente come quando arrossiva.

Ariana rimase lì, a fissare il proprio riflesso cercando di capire cosa volesse il suo cuore pieno di cicatrici, ma ancora abbastanza forte per battere insistentemente nel suo petto. Ripassò nella sua mente tutte le situazioni in cui si era trovata con Draco, dal bacio nella Stanza delle Necessità a quel pomeriggio passato davanti al camino della Sala Comune di Grifondoro, cercando di interpretare le sensazioni che aveva avuto. Non riusciva a catalogarle, a dare un nome a quelle strane emozioni per metà conosciute e per metà mai provate.

Sbuffò, gettando un sasso che si infranse sulla superficie dell'acqua, lasciando dietro di sé solo perfetti cerchi concentrici. Aveva paura di non saperpercepire l'amore: come poteva un essere figlio del male provare amore? Poteva sperare di essere diversa da suo padre?

Quante volte si era posta quelle domande? Tante volte, e non era mai riuscita a trovare una risposta. Poteva trovarla ora? No, non ancora.

Si alzò di scatto, spazzolandosi via dai pantaloni la polvere. Con un agile balzo, saltò in groppa a Brezza del Mattino, e lo spronò a un galoppo sfrenato. La sua era una corsa senza meta per sfogare la frustrazione di non essere in grado di capire cosa provava, di sentirsi inferiore a tutti gli altri. Corse, saltando fossi e attraversando prati deserti; corse, per lasciarsi dietro la sensazione di confusione che regnava nel suo cuore; corse, sperando di raggiungere la speranza che continuava a inseguire da quando aveva saputo chi era suo padre.

Si fermò solo quando sentì di essersi sfogata abbastanza. Voltò il cavallo e tornò alla scuola, più lentamente ma a passo sempre sostenuto. Non sapeva quanto era stata fuori, ma quando arrivò alla scuderia Gabriele era ancora lì, ad accudire i suoi amati cavalli.

Smontò non appena ebbe attraversato il portone, e scorse dalla finestra del salottino che era stato riservato loro un viso noto, affilato e dagli occhi d'argento.

Alzò la testa, e un sorriso le si disegnò sul viso arrossato dal vento alla vista di Draco, la persona che era riuscita a mandarla in confusione. Lo salutò con la mano, e lui ricambiò osservandola consegnare lo stallone grigio a Gabriele e correre di nuovo su, alla sua stanza.

Varcò la porta del salotto ancora con il sorriso sulle labbra, colta da una strana sensazione. Voleva vederlo, per la prima volta desiderava essergli un pochino vicina.

- Buongiorno – disse, trovandolo seduto sul divano di pelle, i piedi appoggiati sul tavolino.

- Buongiorno – rispose Draco, e Ariana sentì una vaga punta di freddezza nella sua voce. Il sorriso le morì sulle labbra, e si ritrovò a guardarlo senza capire, ancora più confusa.

Si sedette di fronte a lui, aspettando che parlasse.

- Dov'eri andata? – domandò il biondo, con voce distaccata ma senza tracce di minaccia.

- Sono uscita a cavallo, da sola – rispose Ariana, intimidita dalla sua improvvisa freddezza.

Draco fece una smorfia. – Da sola? Sicura? –

- Sì – Ariana studiò l'espressione del ragazzo, poi capì. – Si tratta di Gabriele? – chiese con una punta di divertimento.

- Dimmelo tu – ribattè Draco.

- Non sarai per caso geloso? – domandò Ariana, con il sorriso che tornava.

- Certo –

La ragazza rivolse uno sguardo verso la finestra. – E per quale motivo saresti geloso? –

- Hai visto come ti guarda? – Draco aveva incrociato le braccia, fissandola negli occhi, serio.

- Veramente no –

Draco sembrò trattenersi dal lanciare un'imprecazione. – D'accordo, ci credo. D'altronde sei fatta così... - disse, alzandosi e andando alla finestra.

- Ci tieni così tanto a me? – soffiò, stupita.

Draco sorrise, questa volta senza traccia di distacco nei suoi occhi color tempesta. – Sì – fu la sua sola risposta.

Ariana sorrise, lusingata per la dimostrazione di affetto che il Serpeverde le aveva appena fatto. – Gabriele non è abbastanza cattivo, per me – scherzò, - Mipiaciono i ragazzi un po'... Serpi

E scappò diretta a colazione, sapendo di aver appena detto una grande verità.




- Bene, iniziamo da qui – disse Ariana, le mani sui fianchi, guardando l'alto scaffale pieno di libri fino al soffitto – Cercate qualunque cosa riguardi una certa Chimera e profezie ad essa collegate. Tra due ore facciamo il punto della situazione -

Hermione e Harry prelevarono una decina di tomi rilegati in pelle, e si scelsero un tavolino fino ad una finestra. Draco e Ron avrebbero dovuto cercare insieme, ma sembravano intenzionati a operare una ricerca in solitaria. Ariana si occupava di uno dei settori di libri scritti in italiano, visto che era l'unica a saperlo parlare decentemente.

Notò un libro in alto, dalla copertina blu notte. Era in alto per lei, ma poteva sempre usare la bacchetta...

- Draco? Mi prenderesti quello, per favore? – domandò.

Il biondo alzò lo sguardo dal suo tavolo e seguì il suo dito. Si avvicinò e afferrò il libro senza neanche doversi alzare sulla punta dei piedi. Ariana si sentì percorsa da uno strano brivido mentre il Serpeverde la sfiorava appena appena, per poi consegnarle il grosso tomo.

- Grazie -

Draco sembrò tentato di dire qualcosa, ma tacque e le rivolse un sorriso prima di tornare al suo tavolo. Ariana notò che Hermione rideva sotto i baffi, ma distolse subito lo sguardo.

Sul finire della mattina, Ariana aveva sfogliato tutti i libri della sezione italiana senza trovare nulla di interessante. Non c'era nulla che parlasse di una Chimera, e di quello che poteva essere. Poco prima di pranzo lei, Draco, Hermione, Harry e Ron si riunirono ad uno dei tavoli per fare il punto della situazione.

- Niente – disse Hermione, - Al momento l'unica Chimera che sono riuscita a trovare è quella presente nei bestiari magici, ma non credo proprio che Tu-Sai-Chi voglia una chimera vera... Insomma, a che gli serve? -

- Chimera può anche essere solo un nome fittizio – disse Draco, - Potrebbe indicare anche qualcos'altro... Normalmente, per chimera si intende un essere formato da più parti, l'unione di cose che in natura sono separate... -

Ariana guardò Draco con gli occhi spalancati. Le parole che aveva appena pronunciato confermavano il suo sospetto: lei era la figlia del male supremo alla ricerca della sua parte buona... Non c'era nome più appropriato per una come lei.

Abbassò la testa, arrivando finalmente alla conclusione che la Chimera era lei. Doveva dire tutto agli altri?

Non poteva. Se gli avesse detto che la Chimera era lei, avrebbe dovuto spiegare chi fosse... E farlo non era una buona idea. Gettò un'occhiata a Harry, che sfogliava svogliatamente un libro rilegato in pelle azzurra. Se avesse saputo chi era veramente, avrebbe cercato di allontanarla... E lei non poteva permettere che accadesse.

- Va bene così – disse infine, - Lasciamo perdere la Chimera... Cerchiamo qualcosa su una possibile profezia riguardo a essa. Ci sarà qualcosa, spero... Andiamo a pranzo. Ci penseremo dopo -

Scesi alla sala al pian terreno, incontrarono Gabriele, Antonio, Claudia e Marta, che mangiavano insieme ad un piccolo tavolo. Si unirono a loro, ma Ariana parlò poco. Ogni tanto Gabriele le gettava un'occhiata penetrante, come a dire che aveva capito che era preoccupata.

Draco non reagì molto bene alla cosa. Mangiò con aria assassina le sue lasagne al ragù e poi fissò Gabriele con occhi di ghiaccio. Ariana era troppo presa da se stessa per essere divertita dal suo atteggiamento.

Terminato il pranzo, tornarono tutti in biblioteca. Ariana si diede subito da fare accatastando libri su libri, sfogliando pagine e pagine fino a che gli occhi non le bruciarono. Chiusa nel solito silenzio che usava come barriera quando era preoccupata, cercò disperatamente qualcosa che le rivelasse che lei non era la Chimera. Ma non lo trovò.

Non le rimaneva altro se non cercare nel reparto dedicato ai miti e alle leggende. Forse poteva sperare di trovare qualcosa.

Sola, scese al piano inferiore della Biblioteca, che aveva le finestre che davano sul cortile. Con passo sicuro si diresse agli scaffali lungo la parete nord, e guardò la montagna di libri che aveva davanti. Ci avrebbe messo giorni a sfogliarli tutti, ma era l'unica idea che aveva in testa, al momento.

Mezz'ora dopo sedeva assorta davanti a un tomo di duemila pagine, che parlava di mitologia antica. Sentì dei passi e alzò lo sguardo, per vedere Gabriele che si avvicinava con passo sicuro.

- Ciao – la salutò.

- Ciao – disse Ariana, guardandolo mentre si sedeva davanti a lei.

Il ragazzo buttò l'occhio sul libro che aveva sottomano. – Cosa stai cercando? – domandò.

- Informazioni – rispose Ariana, secca.

- Posso darti una mano? – chiese Gabriele.

- Dovresti già conoscere la mia risposta – disse Ariana, con un sopracciglio alzato. Sapevano tutti che quando cercava, bisognava lasciarla in pace.

Gabriele fece una smorfia. – Quanto rimarrai? – domandò.

- Altri quattro giorni – rispose Ariana, mantenendo una certa freddezza: c'era qualcosa di strano in lui, - Perché me lo chiedi? -

- Perché non voglio perderti di vista – ribatté Gabriele, trafiggendola con i suoi occhi azzurri, - Non ti sei fatta sentire per due anni... -

- Mi conosci. Quando sparisco, sparisco veramente – disse Ariana, - Non potevo mantenere contatti con nessuno... -

- Sparirai di nuovo? – chiese Gabriele.

- Come sempre – rispose Ariana, con un vago sorriso sulle labbra. Era un gesto inconscio, perché aveva capito che il vecchio amico aveva qualcosa di strano.

- Non voglio che tu te ne vada – disse all'improvviso Gabriele. La guardava negli occhi, e sembrava estremamente serio. – Non ora che sei tornata –

Ariana rimase spiazzata. Da quando Gabriele si era attaccato così tanto a lei? Lo scrutò in viso per un momento, senza capire.

- Credi che possa rimanere qui per il resto dei miei giorni, mentre la fuori combattono Voldemort? – disse dura, - Pensi che io sia in grado di rimanere qui e gettare alle ortiche anni di lavoro? -

Il ragazzo abbassò il capo e lo scosse. – Stavi bene con noi... - mormorò, - E io stavo bene con te. Voglio venire con te –

- Perché? – domandò Ariana, la voce una stilettata di ghiaccio puro.

Gabriele la guardò negli occhi. – Ti amo – disse.

Ariana rimase immobile, un sorriso comprensivo che le si disegnava sul viso. Non era imbarazzata, solo sorpresa. Era stato per due anni ad attenderla, sperando di riverderla e confessarle i suoi sentimenti? Per lei era assurdo, e capiva che l'amico al momento non le sembrava molto in sé.

- Da quanto tempo pensi di essere innamorato di me? – domandò, appoggiando la schiena sulla sedia.

- Non lo so... - rispose Gabriele, senza smettere di guardarla.

- E hai aspettato due anni? Se non fossi mai tornata, saresti rimasto per tutta la vita a coltivare il tuo amore per una persona che stava a chilometri di distanza, e che magari non stava pensando nemmeno a te? E' una cosa stupida. Hai preso un abbaglio, Gabriele –

Erano parole dure, ma sapeva che sbattere in faccia la cruda verità all'amico era l'unico modo per fargli capire di essersi sbagliato. Non aveva mai manifestato nulla per lei, quando avevano frequentato il quinto anno insieme. All'improvviso dichiarava di amarla?

Il ragazzo abbassò lo sguardo, come faceva sempre quando si sentiva in imbarazzo. Lei attese che trovasse le parole da dire.

- Quando te ne sei andata, ho capito – disse Gabriele, - Sono stato male. Mi mancavi -

- Anche voi mi mancavate – disse Ariana, un po' più dolcemente, - E' nemmeno per me è stato bello andarmene. Ma il mondo va avanti, e noi non possiamo fermarci a crogiolarci nel nostro dolore. Siamo sempre stati amici, non cambiamo le cose –

Gabriele rimase in silenzio, e Ariana notò che aveva una vena che pulsava sul collo. Significava che si stava arrabbiando. Faceva sempre così, quando gliveniva negato qualcosa. Era una brutta abitudine, ma lei aveva imparato a gestirlo.

Si alzò, in attesa che lui dicesse qualcosa. La biblioteca continuava a rimanere deserta, e lei raggiunse uno scaffale per riporre il libro sulla mitologia antica.

- Il biondino? – disse all'improvviso Gabriele.

Ariana sorrise mentre si alzava in punta di piedi per prendere un tomo foderato di pelle nera. – Si chiama Draco – disse, - E cosa centri lui, non deve interessarti –

Sentì che si stava alzando. Passeggiava avanti e indietro come un toro nervoso, guardando a terra. – Ti ha baciata? – domandò.

- Ripeto: non deve interessarti -

- Lui non ti merita... - borbottò Gabriele, - E' uno stupido Purosangue figlio di un Mangiamorte. Ti sta usando... -

Ariana si voltò, sentento la rabbia montare dentro di sé. Lo guardò furiosa, gli occhi che mandavano lampi. – Non permetterti di insultarlo – sibilò, - Non voglio più sentirti parlare in questo modo, chiaro? Non lo conosci, non sai chi è –

Gabriele fece una smorfia di disgusto. – Già... Si vede lontano un miglio che vuole solo portarti a letto... E quando ti lascerà, correrai da me piangendo –

Ariana non lo riconosceva più. Non si era mai comportato in quel modo. Lo guardò negli occhi, e notò che aveva lo sguardo di un folle. Non aveva paura di lui, sapeva come prenderlo. Era solo molto dispiaciuta.

- Non sai quello che stai dicendo – disse, cercando di calmarlo, - Stai tranquillo. Sono abbastanza grande per capire quello che devo fare... Non ha senso che tu... -

- Credevo di significare qualcosa per te – disse Gabriele, e sembrava fuori di sé in quel momento, - Ti ho aspettato per due anni... Tu devi provare qualcosa per me... -

Con due rapidi passi si avvicinò, e l'afferrò per le spalle. La guardò negli occhi, che scattavano dalle due iridi verdi alla sua bocca. Ariana rimase ferma, il battito del cuore regolare, senza alcun timore. Non le avrebbe fatto del male, e anche se avesse tentato sapeva cosa fare.

- Toglimi le mani di dosso – disse, la voce ferma ma non troppo aggressiva.

Il ragazzo la guardò senza rispondere.

- Gabriele, sai che sono perfettamente in grado di farti del male – continuò Ariana, - E non voglio farlo. Lasciami -

Il ragazzo per un momento sembrò cedere, ma non le tolse le mani dalle spalle. – Ti ho aspettato – sussurrò, - Mi aspettavo qualcosa da te... -

Ariana sentì qualcosa muoversi per le scale. Con la coda dell'occhio vide un'ombra muoversi, poi più niente.

- Gabriele – disse, - Lasciami. Ora. Non te lo chiederò una terza volta -

E poi lo vide. Draco scese a grandi balzi la rampa di scale, gli occhi di ghiaccio e la bacchetta in mano. Si mosse così in fretta che lei non si rese nemmeno bene conto di quello che fece. Afferrò Gabriele per il collo della maglia, costringendolo a lasciarla andare, e lo spinse contro il muro, senza dire nemmeno una parola.

- Draco, no! – gridò Ariana, cercando di evitare che il biondo saltasse addosso a Gabriele. – No! Lascialo! –

Si mise tra i due ragazzi, perché Gabriele aveva reagito e sembrava avere intenzione di contrattaccare. Mise le mani sul petto di Draco, cercando si spingerlo via ma senza riuscirci.

- Fermi! – gridò, mentre il Serpeverde fulminava con lo sguardo l'altro.

- Mettile di nuovo le mani addosso e ti ammazzo – sibilò, mettendo paura persino ad Ariana.

- Vaffanculo, biondo – ribatté Gabriele, alzando un pugno.

Draco rinfoderò la bacchetta per risolvere tutto con i vecchi metodi, ma Ariana lo tenne stretto per le spalle, cercando di non farlo avanzare.

- Draco, per favore, fermati! – soffiò.

Il ragazzo avrebbe potuto benissimo scostarla senza sforzo, ma si fermò. Abbassò lo sguardo su di lei, gli occhi d'argento illuminati da una luce assassina.

- Ho la situazione sotto controllo – disse Ariana, mentre riusciva a fargli fare un passo indietro, - Lascia stare. Non mi succederà niente -

- Ariana... - disse Draco, gettando un'occhiata omicida a Gabriele, - Se solo ti tocca di nuovo, gli spezzo le mani –

La ragazza avvertì una strana sensazione: non aveva bisogno di aiuto in quella situazione, ma l'intervento di Draco la fece sentire per la prima volta protetta. Gli sorrise incoraggiante, togliendo le mani dalle sue spalle e poggiandone una delicatamente sul suo petto. Aveva il cuore che batteva forte.

Si voltò verso Gabriele, rivolgendogli un'occhiata comprensiva. La vena sul suo collo pulsava ben visibile sotto la pelle. La guardò come se lo avesse appena tradito.

- Sgualdrina – le sputò in faccia, poi uscì sbattendosi la porta alle spalle con violenza.

Ariana sospirò, guardando la porta con espressione persa. Sentì il tocco di Draco sul braccio, e si riscosse.

- Stai bene? – domandò.

Lei si voltò verso di lui, triste. – Sì, io sto bene – disse, avvicinandosi al tavolo dov'era seduta prima.

- Cos'è successo? – chiese Draco, seguendola fino alla sedia.

- Non lo so... - rispose Ariana, sentendosi stranamente sconfitta, - Non capisco. Deve essergli successo qualcosa, in questi anni. Non era così prima... Non ha mai avuto una reazione del genere –

Si alzò, controllando che la bacchetta fosse in un punto ben accessibile, poi guardò Draco. – Grazie – mormorò con un sorriso, - Non ne avevo bisogno, ma il tuo aiuto mi ha fatto piacere... Molto più piacere di quanto tu puoi immaginare –

Il biondo alzò la mano e le accarezzò il mento, sorridendo a sua volta. – Nessuno può sfiorarti senza passarla liscia – sussurrò.

Ariana voleva baciarlo, ma era troppo sconvolta dal fatto appena accaduto. Abbassò lo sguardo, poi disse: - Devo parlare con Antonio. Vado a cercarlo. Ti prego, lasciami andare da sola –

Fece un cenno verso la sua bacchetta, poi con agile saltello raggiunse la porta e uscì. Ci impiegò solo cinque minuti per raggiungere l'altra parte della Reggia, dove si trovavano le camere degli studenti.

Bussò ad una porta che conosceva bene, e Antonio venne ad aprirle. La lasciò entrare nella sua camera, che condivideva con altri tre ragazzi, e la ascoltò mentre raccontava dello strano comportamento di Gabriele.

- Cosa gli è successo? – domandò alla fine, preoccupata.

Antonio si portò le mani alla testa, e si sedette stancamente sul suo letto. – Da quando te ne sei andata non è più lo stesso – disse, - Non credevamo potesse avere una reazione del genere. Quando abbiamo saputo che non saresti tornata, non ha avuto alcuna reazione. Dopo una settimana, però, si è chiuso in camera e non è voluto più uscire. Ci abbiamo messo giorni a convincerlo. Poi ha iniziato a dire che ti voleva di nuovo qui, che non ti aveva detto una cosa.

- Ci siamo preoccupati. Ha iniziato a farsi strane idee. Diceva che sapeva che quando saresti tornata, saresti corsa da lui... Credeva che anche tu lo amassi. Non sappiamo cosa gli sia preso... -

- Ma non è possibile... - disse Ariana, - Non può essere successo perché me ne sono andata. Insomma, eravamo amici, ma in fondo ci conoscevamo solo da un anno... –

Antonio la guardò, triste. – Eravamo quasi riusciti a fargli dimenticare di te... - mormorò, - Ma tu sei capitata qui proprio adesso che stava migliorando. E' stato troppo per lui, soprattutto perché non eri sola

Ariana sospirò. – Mi dispiace – disse, - Mi dispiace tanto. Non avrei mai creduto che potesse accadergli qualcosa di così brutto... E' impazzito? –

- Forse – rispose il ragazzo, - Non ha mai avuto una reazione così violenta, anche se è sempre stato uno a cui il sangue andava subito in fiamme. Prima te ne andrai di qui, meglio è per lui -

- Cosa devo fare? – chiese Ariana, sperando di rendere la situazione un po' meno penosa.

- Evitalo. Ci andrò a parlare io – disse Antonio, - Spero di riuscire a farlo ragionare... E tu non stargli troppo vicina –

Mezz'ora dopo, Ariana camminava lenta diretta alla biblioteca, la sguardo assorto. Lo aveva già detto una volta: "L'unica cosa che non mi mancano sono il coraggio e la sfiga". Mai frase era stata più appropriata. Oltre ad avere un'innumerevole serie di problemi spinosi e pressanti, adesso aveva anche un amico uscito mezzo pazzo per la sua assenza. Davvero, qualcosa nella sua vita si decideva ad andare per il verso giusto?

Varcò la porta della biblioteca a testa bassa, sensa accorgersi che Draco, Hermione, Harry e Ron erano riuniti tutti davanti ad un tavolo, con un grosso libro al centro.

- Ariana... – disse qualcuno.

Lei alzò lo sguardo, con una vena di tristezza che traspariva dalle iridi verdi.

- Forse abbiamo trovato qualcosa – disse Hermione, piano.

Ariana si riscosse e raggiunse il tavolo. Afferrò il libro e si mise a leggere.

Quando il tempo dell'Oscuro Signore sarà nuovamente giunto,

il Potere Dimenticato verrà risvegliato e riportato alla luce.

Nella notte in cui il destino della Fenice sarà tracciato,

Egli designerà il suo eguale.

Il giorno in cui il Drago sceglierà la sua strada,

Egli ritroverà la sua parte mancante.

E quando la Chimera incontrerà la luce,

Egli piegherà le Tenebre al suo volere.

Tre saranno coloro che si opporrano all'Oscuro Signore:

il Drago, primo principe della stirpe a compiere il tradimento;

la Chimera, nata dalle Tenebre e cresciuta nella Luce, pronta a sconfiggere il buio con la sua furia;

e la Fenice, scelta tra eguali, che ucciderà l'Oscuro Signore forte del potere a lui negato.

Ariana alzò la testa del libro. I quattro la guardavano apparentemente senza cogliere il significato delle parole che aveva appena letto. Lei aveva capito, finalmente. Aveva trovato la risposta.

- Questi... Questi siamo noi – disse soltanto.

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