Capitolo 6
Dunkelheit era seduta a gambe incrociate sul davanzale della grande finestra della sala del trono. In braccio aveva una lucida e lunga spada che puliva con estrema perizia.
Era sola. Aveva fatto uscire tutte le dame, tutti i consiglieri, tutte le guardie. Era completamente sola. Era così che le piaceva. Nel silenzio della sua reggia riusciva ad elaborare le migliori strategie.
Aveva deciso che avrebbe concluso quella guerra. Finalmente dopo secoli, lei, la regina degli uomini, avrebbe messo fine a quell'oppressione e a quelle tragedie. Avrebbe vendicato la sua terra, la sua gente e la sua famiglia.
Il re, suo padre, era stato ucciso venti anni prima, quando lei era appena nata; dopo era stato ucciso suo fratello; poi era stato il turno di sua madre, pochi anni prima. Appena diciottenne, Dunkelheit era stata incoronata lo stesso giorno dei funerali.
Scosse la testa scacciando quei tristi pensieri che servivano solo a farla infuriare e a distrarla. Decise di concentrarsi nel trovare un modo per abbattere il crudele Dio degli Dei. Quell'essere era la causa delle sofferenze della sua gente, aveva portato il caos ovunque, ma come tutte le cose doveva avere una debolezza.
L'aveva visto da lontano in battaglia e per pura fortuna era sopravvissuta all'incontro. Quel Dio crudele aveva infatti assunto la forma simile alla loro e si era confuso tra i suoi soldati. L'aveva visto fare strage di uomini, l'aveva visto uccidere centinaia di soldati in un solo colpo, aveva sentito la disperazione assalirla e il senso di impotenza l'aveva quasi indotta ad arrendersi. Poi però, l'orgoglio, la vendetta e la responsabilità che aveva come regina le avevano imposto di risollevare la testa e riprendere in mano le armi. Anche se era sola, con un esercito grande ma disorganizzato.
Che potere avevano gli uomini contro gli Dei, contro l'Esercito Celeste? Che cosa avrebbe potuto fare lei per salvare la sua gente e per sconfiggere il Dio degli Dei?
Era solo una donna. Eppure era anche una regina. Aveva un solo piano, ma era inutilizzabile. Le mancava un aiuto: aveva bisogno di un appoggio divino e aveva dedicato i suoi anni di regno alla loro Madre Terra. Lei e il suo popolo avevano pregato la loro divinità e avevano chiesto che li aiutasse.
Non avevano ricevuto nessuna risposta.
Tutti gli uomini erano spaventati e tristi e Dunkelheit sentiva sulle spalle la responsabilità di farli rinascere. Aveva giurato sulla tomba dei suoi genitori che ci sarebbe riuscita.
Rinfoderò la spada con un movimento fluido e si alzò stirandosi la schiena e le gambe. Decise che sarebbe andata al tempio, dovevforse avrebbe ricevuto un consiglio. Sperava sempre che arrivasse qualche visione, qualche aiuto.
Uscì dal salone e si diresse, attraverso corridoi secondari, verso le stalle.
Nelle scuderie sellò il suo destriero e si rilassò per un po' circondata dall'odore di fieno e di animale, balzò in sella e spinse il cavallo a passo tranquillo attraverso il grande parco e verso il cancello principale.
La città cresceva poco lontano dalla reggia che era situata in una zona più riparata e montuosa. Si trovava nel tratto di pianura compreso tra le montagne e il mare e sorgeva come una macchia candida.
Il tempio si trovava a metà strada.
Appena fuori dalle mura di casa la regina spronò la sua cavalcatura e raggiunse al galoppo il grande edificio bianco e oro che era il tempio della Madre Terra. Smontò e dopo qualche istante passato ad osservare l'ingresso luminoso e varcò la soglia, addentrandosi in un ambiente più ombroso.
L'odore di incenso le invase le narici e la penombra rese i suoi occhi, abituati alla luce del sole, ciechi. Si fermò finché non fu di nuovo in grado di vedere. Lo spazio illuminato dai bracieri e dalla luce proveniente dall'ingresso era molto grande, era pieno di piccole offerte, povere e semplici, lasciate dalla gente comune. La volontà del suo popolo era chiara e quel grido di richiesta di pace le fece stringere il cuore.
Si inginocchiò e chinò il capo cominciando a pregare. Sentì le ombre delle sacerdotesse svolgere le loro mansioni intorno a lei poi si isolò completamente e nessun suono superò più la sua barriera.
Voleva con tutta se stessa che la Madre le parlasse, si manifestasse in qualche modo, le dicesse che almeno lei era dalla loro parte.
D'un tratto l'odore di incenso aumentò di intensità, lo sentì annebbiarle i sensi, lo sentì darle alla testa, cercò di alzarsi ma perse i sensi.
L'ultima cosa che sentì fu l'impatto della sua testa contro il pavimento.
Riaprì gli occhi in un ambiente dalle sfumature latiginose, le sembrava di stare in una bolla. Si rese conto di non essere cosciente ma di essere in un luogo frutto della sua mente. Seppe anche che ciò che stava accadendo era ciò che aveva atteso per molto tempo. Si inchinò senza paura e una voce dolce e avvolgente scaturì dal nulla ordinandole di alzarsi.
Lei eseguì e ciò che vide di fronte a sé fu la sagoma indistinta e antropomorfa della dea. La Terra le stava tendendo una mano e dove doveva essere il volto era visibile l'ombra di un sorriso. Dunkelheit non ebbe il coraggio di pronunciare nulla, per paura che l'incanto di quella visione potesse spezzarsi.
- Vieni, figlia mia...- disse la Terra e la ragazza obbedì, non più padrona delle sue azioni, completamente affidata alla sua divinità.
La regina degli uomini sfiorò la mano della dea con timore e la Madre la accolse.
-Vieni con me, voglio mostrarti una cosa... Voglio che tu sappia che non sei sola-.
Dunkelheit annuì e la seguì fiduciosa. Infransero la superficie della bolla e le immagini vorticarono per qualche istante, fermandosi poi sull'immagine del Monte Sacro. La dea era sparita ma la regina continuava ad avvertire la sua presenza.
- Figlia mia...- disse infatti la sua voce, - Su questo Monte abita la Dea dei Venti. Lei come me si addolora per le sorti del tuo popolo. Siamo stanche della violenza e della presunzione del nostro Signore. Non voglio che il mio mantello si sporchi ancora del vostro sangue, del sangue dei miei figli- disse la Terra e Dunkelheit si sentì attraversata da un moto di sollievo, felice nel scoprire che effettivamente alcune divinità erano davvero dalla sua parte, che non l'avevano abbandonata. Emozionata e commossa si inchinò nuovamente nel sogno. Sentiva che la visione stava per finire.
- Grazie Grande Madre- sussurrò e la dea si congedò poco dopo averle suggerito una strategia per attaccare il Dio degli Dei.
La regina degli uomini si risvegliò nel suo letto circondata da servi preoccupati. Si alzò in fretta e furia gridando ordini.
- Sto bene! Non preoccupatevi per me. La madre mi ha parlato. Vinceremo la guerra! Radunate l'esercito e portatemi l'armatura- disse fiondandosi verso la sala del trono, l'ala Sud, i giardini, il cimitero. Si accorse di aver corso solamente quando si fermò, con il fiatone, all'ingresso del santuario della sua famiglia. Si ricompose e con passo solenne si avvicinò alle tombe dei suoi genitori. Lì, davanti a loro, sfilò la spada dal fodero e si tagliò i capelli. Le lunghe ciocche nere caddero a terra in una muta promessa di penitenza e vendetta.
Sarebbe scesa in battaglia e avrebbe ucciso il Dio degli Dei. Era nata per quello. Quella era la sua missione.
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