Capitolo 29
Mi avevano abbandonato tutti... ero rimasto solo.
In basso vedevo i miei figli e le mie figlie, le mie divinità, che si affannavano per raggiungermi.
Tornai alla mia forma originale e mi stupii nello scoprire che la mia aura era dorata ed era fortissima. Sorrisi e mi preparai allo scontro.
Non sarebbe stato facile ma ne sarei uscito indenne e sarei tornato da Dunkelheit. Lei mi avrebbe aspettato, ne ero certo. Avevo sentito il suo cuore battere e avevo avvertito in lei una sorta di apertura nei miei confronti e ora avevo una speranza.
Anche tenerla tra le braccia per pochi minuti mi aveva rincuorato.
Ora dovevo solo pensare a lei per non perdere il controllo. Non potevo lasciare che la mia aura rossa riprendesse il sopravvento.
Atterrai tra centinaia di divinità e mi alzai, sicuro e deciso, vidi subito qualcuno indietreggiare.
- Bene signori. Vedo che in mia assenza vi siete ben organizzati- esordii, - Potrei avere l'onore di parlare con colui che ha organizzato questa bella festa di bentornato? - chiesi ironico ma sinceramente curioso.
Tra la folla si fece avanti colui di cui non avrei mai sospettato nulla. Davanti a me si presentò Atmek, imponente e armato fino ai denti, ricoperto della sua armatura violacea e nera, terribile e severo, privo di quello sguardo imbarazzato, umile e servizievole che aveva sempre avuto mentre mi esponeva i suoi piani di battaglia. Ora sì, sembrava davvero un Dio della guerra, era davvero un guerriero spaventoso.
Di fianco a lui, fedele e silenzioso c'era Darjetso. La Morte accompagnava la Guerra come una compagna, inseparabili e complementari almeno per certi versi.
Le due divinità maggiori mi osservarono minacciose.
- Dio degli Dei... o forse non dovremmo più chiamarvi così? - disse Atmek con tono di scherno.
- Chiamatemi come volete- dissi, - Ora però spiegatemi cosa intendete fare, quale brillante piano avete elaborato per distruggermi?- aggiunsi sistemandomi comodo su un ceppo in mezzo al giardino.
Tutti mi fissavano. Alcuni con odio, altri ostentavano sicurezza, altri indifferenza. Notai solo poche paia di occhi che mi fissavano preoccupati, riconobbi Dalai, la serva a cui avevo affidato Dunkelheit, la mia vecchia serva, colei che di più simile ad una madre avevo avuto. Silenziosa, a testa bassa, se ne stava in un angolo.
Tornai a fissare Atmek e aspettai la sua risposta, come sempre, non aveva perso la cattiva abitudine di metterci troppo a rispondere.
Darjetso, da buon portavoce, si fece avanti al posto del Dio della guerra.
- Ci siamo stufati di essere maltrattati da te. Vogliamo la nostra autonomia, la nostra libertà- disse con un tono pacato, - E visto che siete curioso di sapere quale sarà la vostra sorte tra pochi minuti, bene, vi accontenterò- fece una pausa durante la quale mi balenarono nella mente tutta una serie di possibilità, - Vi annulleremo- decretò Atmek prima di Morte.
Sorpreso sorrisi a quei poveri illusi che credevano di avere abbastanza potere da poter annullare il loro stesso creatore.
- Va bene... - dissi pacatamente, - Quando cominciamo? - chiesi retorico e un ululato si levò dalla folla di Dei che si lanciò contro di me, tutta nello stesso momento.
Il mio corpo scattò in automatico, e guidato dall'istinto si mosse al ritmo degli attacchi, parando, schivando, assaltando, ferendo.
I loro colpi erano molto meno forti dei miei, ma erano molti, ben assestati e arrivavano da ogni direzione.
All'inizio mi divertii un sacco ma poi cominciai a essere stanco, non ero, già in partenza, al pieno delle forze, e inoltre, avevo anche la fatica del viaggio.
Poco alla volta cominciai ad indietreggiare, più di una volta rischiai di essere colpito. Dovevo trovare un modo per reagire, ma l'aura d'oro da sola, con il suo potere benefico, in realtà, non poteva fare molto.
Mi feci strada ( o mi spinsero), fino a Palazzo, il buio nei cortili era assoluto, nemmeno la notte mi aiutava, né la luna.
Combattere mi venne sempre più difficile e, Darjetso e Atmek soprattutto, mi incalzavano con forza. Sapevo cosa avevano in mente di fare: volevano spingermi nella vasca al centro della sala chiusa, la stanza che non era mai stata aperta da quando, all'inizio dei tempi, l'avevo sigillata. Non avevo idea di come avessero fatto a capire dove fosse, il Lago dell'universo, l'Ombelico del Mondo, il punto più protetto in assoluto, e il più fragile. Volevano spingermi là, e far finire tutto, dove tutto avevo fatto iniziare.
Sarebbe stato difficile per me oppormi, quasi impossibile, ma, una volta là, avrei avuto un'ultima, pericolosissima possibilità, e avrei dovuto sfruttarla.
Pensai a Dunkelheit, sospesa in aria, lontana, ma al sicuro e sorrisi, riprendendo a combattere con più vigore e forza di prima.
Intorno a me Dei e Dee si affannavano per colpirmi ma solo qualcuno riuscì a graffiarmi.
Lentamente attraversammo tutte le sale, devastando quella che era stata la mia casa, fino a raggiungere l'ala riservata alle mie stanze.
Cominciavo a essere davvero provato dalla fatica del combattimento e non mi opposi quando mi spinsero contro la porta sigillata nella mia camera.
Chiusi gli occhi inspirando a fondo il suo profumo familiare, cercai la concentrazione e cercai di incanalare tutto il potere che mi rimaneva negli occhi.
Atmek si avvicinò a me, lo sentii, - Mio Signore... È giunta la vostra ora. Non c'è più spazio ormai per voi in questo mondo- disse al mio orecchio. Sorrisi e avvertii gli sguardi di tutte le divinità che mi fissavano. Mancavano Dalai e pochi altri, Dunkelheit era al sicuro, potevo agire senza aver paura di ferirla, il mio potere era al massimo.
Ora o mai più.
Nello stesso istante in cui Atmek spalancò la porta che era sigillata, spalancai gli occhi.
Vidi la mia luce rossa accecare le mie divinità, che cercavano inutilmente di proteggersi, sorrisi sebbene fossi addolorato per ciò che stavo facendo.
La luce aumentò fino a prendere il totale sopravvento su tutto, fino a rendere indistinguibili le forme. Avevo appena invertito il processo di annullamento, avrei riassorbito in me ogni mia emanazione lì radunata, di conseguenza, ne avrei cancellato la maggior parte.
Il primo ad essere colpito fu Atmek che, con uno sguardo stupito, si guardò scomparire velocemente, e dopo di lui vennero tutti gli altri.
Sentii la mia forza allo stesso tempo scemare e crescere. L'annullamento delle divinità era difficile ma portava un aumento di energia, la stessa energia che aveva animato il Dio o la Dea nei secoli.
Chiusi gli occhi.
Tutto si spense, tutto era silenzio. Dentro di me ancora infuriava la battaglia, ero a pezzi, letteralmente. Rimasi immobile, aspettando che le parti di me che avevo riassorbito si placassero.
Dopo un tempo indefinito mi raddrizzai e mi guardai intorno.
Il palazzo era stato raso al suolo, la cupola di energia che avevo sprigionato aveva lasciato zona bruciata per un buon miglio. Guardai verso il cielo, dove avevo lasciato Dunkelheit, e il mio cuore si bloccò.
La mia regina era sparita.
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