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Capitolo 27

Dunkelheit mi guardò con uno sguardo spaventato e così indifeso che mi fece tenerezza. L'avevo colta nel suo momento di fragilità, nel momento in cui tutte le sue difese erano abbassate.
L'avevo seguita nel giardino, quando ero arrivato nel pomeriggio, ero subito andato da lei, a cercarla. Ero sicuro che si fosse diretta in giardino, non ero nemmeno passato da Palazzo. L'avevo trovata addormentata, vicino al laghetto del gazebo, nell'angolo di giardino più intimo e riparato. Proprio nell'angolo di giardino che avevo fatto per me, ai tempi d'oro, che non avevo mai usato perché avevo iniziato la guerra.
Ero rimasto a guardarla riposare per tutto il tempo. L'avevo contemplata, innocente e indifesa, rilassata e baciata dal sole.
E l'avevo trovata bella, più bella di qualunque altra creatura, più attraente di Arsiel, che era comunque una bellissima Dea.
L'avevo vista svegliarsi, l'avevo vista vestirsi e l'avevo desiderata, per qualche assurda ragione il mio viaggio mi aveva fatto capire che ciò che mi legava a lei, ciò che mi aveva fatto cambiare per lei, era un sentimento fortissimo, che mai avrei pensato di poter provare.
L'avevo capito, l'avevo ammesso a me stesso, e ora che la vedevo davanti a me, ragazza, spaventata, giovane donna, regina, non potevo fare a meno di sentire in me quel sentimento crescere.
Il mio dolore al pensiero di ciò che avevo fatto a lei e al suo popolo però era altrettanto forte e mentre la osservavo indietreggiare su quel piccolo ponte, capii che lei non avrebbe mai potuto essere mia, che mai mi avrebbe accettato, e mi addolorava molto anche questo, ma non potevo biasimarla.
- Sono io - dissi, e di fronte a lei assunsi le mie sembianze consuete, quelle di giovane uomo dai capelli rossi. Le sorrisi e vidi la sorpresa e lo stupore irradiarsi sul suo volto.
- Vedo che in mia assenza ti hanno trattata bene, se ti fanno anche uscire in giardino- constatai cercando di alleggerire l'atmosfera. Effettivamente ero rimasto sinceramente sorpreso nel trovarla fuori ma poi avevo pensato che non sarebbe stato nulla di male e ci ero passato sopra.
La regina degli uomini si raddrizzò e si ricompose, riacquistò il suo solito contegno e mi divertì il suo atteggiamento così distaccato. Ma di nuovo, lei non poteva sapere ciò che era avvenuto in me in quelle settimane che ero stato lontano.
- Mi hanno trattato molto bene sì- disse e la sua voce limpida e decisa mi fece venire i brividi, quanto mi era mancato il suo spirito ribelle.
- Avete pensato alla risposta? - chiesi curioso ma cogliendola in contro piede.
- Si... Ci ho pensato, a lungo... - disse con minor sicurezza la ragazza, - Ma non sono certa della risposta. Voi? Avete la risposta? - chiese timorosa.
Io annuii lentamente.
- Mi illuminerete? - chiese dubitando di me, ma io la sorpresi di nuovo acconsentendo, - Solo se siete sicura di volermi ascoltare- dissi.
Il sole era quasi tramontato alle spalle di Dunkelheit e un lieve vento portava la sabbia del deserto nel giardino scompigliandoci i capelli.
- Vorrei conoscere la risposta, vi ascolterò, ma qui. Non torniamo a Palazzo... - disse con un tono quasi supplicante che mi sorprese.
Non mi scomposi troppo e scrollai le spalle.
- Molto bene allora... vi racconterò del mio viaggio e di ciò che ho capito. Ascolterete fino in fondo, e non vi permetterò di giudicarmi se non alla fine-
Chiarii subito. Dunkelheit acconsentì senza protestare ma notai divertito che già in quel momento si stava trattenendo dal dire qualcosa.
- Che ne direste se camminassimo un po' - dissi. La mia proposta trovò subito il favore della ragazza che si allontanò dal ponte. Subito la seguii e l'affiancai, studiai con la coda dell'occhio il suo portamento fiero, i suoi occhi sfuggenti.
- Dunque... comincerò dal raccontare ciò che ho visto. Vi dirò di ciò che ho provato e di ciò che provo. Vi accorgerete che colui che ora avete di fronte non è lo stesso Dio che vi ha maltrattato e imprigionato... o meglio, è lo stesso Dio, ma cambiato, in meglio, grazie a voi- spiegai tentando di introdurre nel modo più leggero possibile un discorso che sarebbe stato lungo e complicato da spiegare, e da accettare.
Dunkelheit mi guardò attenta, con i suoi occhi profondi e indagatori.
- Raccontami ciò che hai visto, Dio degli Dei - disse seria, ma incoraggiandomi ad iniziare il mio lungo discorso.

Parlai fino a quando ad illuminare il giardino non rimasero che le fiaccole, sparse qua e là, lungo i sentieri che si addentravano tra le aiuole.
La regina degli uomini non mi interruppe nemmeno una volta e ascoltò con attenzione ogni mia parola, facendo, a seconda dell'episodio narrato, facce sorprese, disgustate, ammirate, indispettite.
Quando parlai di Rubrick, il mio cuore si accese del caldo affetto che mi era rimasto per quel ragazzo.
Le raccontai degli uomini, del modo in cui avevo capito di aver sbagliato in tutti quegli anni, del modo in cui intendevo rimediare.
Finii con il racconto del mio ritorno e poi aspettai una sua risposta, un suo commento.
Dunkelheit si girò verso di me e si fermò, la luce calda delle torce le faceva risaltare il nero dei capelli e il vestito scuro, e le piccole fiamme lanciavano ombre sul suo viso che era reso più spigoloso di quando era illuminato dalla luce del giorno.
Attesi in silenzio che parlasse.
- Dio degli Dei... Io... devo ammettere di essere molto colpita da ciò che avete vissuto e da ciò che avete capito. Il vostro viaggio nella mia patria è il motivo per cui ora siete tornato migliore, a vostro parere; io vi credo- disse lasciando il mio cuore notevolmente alleggerito, ma non aveva ancora finito.
- Mi avete portato notizie della mia terra che mi rattristano, ma sono felice di scoprire che il mio popolo è ancora tanto forte quanto lo era quando sono partita- aggiunse e poi mi fissò intensamente, - Eppure, mi manca la risposta alla vostra domanda - disse con un lieve sorriso malizioso.
- Perché, secondo voi, io ho avuto questa influenza su di voi? E perché viceversa? Avete la risposta a questa domanda?- mi chiese incalzante fissandomi dal basso, a pochi centimetri da me.
Sentii il suo profumo, che si era mischiato a quello speziato della mia stanza; era un profumo forte e inebriante, ebbe il potere di farmi pronunciare ciò che non avevo avuto il coraggio di dire.
- Dunkelheit...- pronunciai il suo nome con riverenza, quasi fosse sacro; il suo suono era perfetto.
- Dunkelheit, io ho imparato a conoscere la tua razza, ho conosciuto i suoi valori, i suoi difetti e le sue virtù, nella loro grande varietà. Ho capito che per voi umani molte cose sono importanti. Vi lasciate guidare da diversi istinti verso diversi obbiettivi, ma alla fine ciò che prevale è sempre il sentimento. Le emozioni e le sensazioni sono ciò su cui fondate la vostra identità, la vostra forza. Noi Dei, io stesso, non abbiamo questa capacità. Ci basiamo sulla nostra forza, sul nostro potere. In questo tempo ho imparato a riconoscere i miei sentimenti, ho capito la loro importanza, e ho riconosciuto il sentimento che mi lega a te... - dissi con infinita serietà legando il mio sguardo sl suo. Lei mi guardava stupita e confusa, ma non quanto mi fosdi aspettato. Aveva creduto a tutto ció che le avevo detto, ci aveva riflettuto e aveva messo tutti i pezzi del puzzle al loro posto, ko vedevo nei suoi occhi.
Sollevai lentamente una mano e le sfiorai la guancia; lei non si mosse di un millimetro così presi coraggio e continuai.
- Tu sei stata la prima che ho cercato non appena sono tornato, saresti la prima persona da cui andrei sempre, se mi fosse possibile. Se solo mi fosse possibile, se avessi la possibilità di stare con te sempre, sarei felice, anche se non avessi i miei poteri, se fossi l'ultimo degli Dei. Mi sei mancata mentre ero in viaggio, ho pensato a te ogni giorno... Io ho capito cosa provo per te e perché tu mi hai cosi tanto cambiato, ho finalmente dato una definizione a tutto quello che sento, e so che tu... che voi, regina degli uomini, non potrete mai ricambiarmi. Ciò che vi ho fatto non potrà mai essere cambiato, ma voglio fare per voi qualcosa che in parte rimedi ai miei errori passati...- dissi con un lieve sorriso malinconico.
Dunkelheit stava trattenendo il respiro, aveva la sua bocca meravigliosa socchiusa per la stupita e non riuscii a resistere.
La avvolsi in un abbraccio e la baciai, quasi con violenza, e lei, probabilmente per la sorpresa non reagì.
In quei pochi istanti, la strinsi a me quasi con disperazione, giocai con i suoi capelli che al tatto erano più morbidi della seta e accarezzai la sua vita stretta, cercando di registrare tutte le meravigliose sensazioni che il contatto con lei mi procurava.
La lasciai andare quasi subito in realtà, sebbene quell'abbraccio mi fosse sembrato eterno.
Lei era rossa in volto, mi guardava con sguardo accusatorio e sconvolto, un po' mi sentii in colpa.
- Voi...Mi...Mi... Mi avete baciata! - esclamò abbassando lo sguardo piena di vergogna, - Era questo che pensavate di fare per rimediare ai vostri errori? - esclamò poi con rabbia, - Violare i miei spazi? Confondere i miei sentimenti?- disse fulminandomi con lo sguardo.
- No- dissi bloccandola, - Io vi amo. In modo folle e diverso da qualunque altro, so di non avere speranze ma prima... prima di liberarvi... - dissi deglutendo a fatica, - Prima di liberarvi volevo un'ultima volta approfittare della mia autorità su di voi... egoisticamente, vilmente e da codardo- dissi con la voce spezzata dall'emozione.
Dunkelheit mi guardò con i suoi occhi saggi, e ancora una volta capì, sebbene fosse evidente che era combattuta.
Si raddrizzò, alzò gli occhi e li incatenò ai miei. Il suo sguardo era triste.
- Dovete fuggire... - sussurrò.
Io la guardai senza capire, - Dovete andarvene, vi hanno tradito... - disse.
Un urlò mi assordò, squarciando il silenzio della notte.
- Dei e Dee! Attaccate! -.

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