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Capitolo 24

Dunkelheit era chiusa nella stanza del Signore degli Dei da più di una settimana. Non perché fosse costretta, Darjetso le aveva fatto ben chiaro che sotto il suo dominio sarebbe sempre stata la benvenuta, come ospite. Stava chiusa in camera di sua spontanea volontà.
Aveva bisogno di pensare, come spesso accadeva negli ultimi tempi,  e aveva bisogno di stare alla larga da qualunque entità divina, perché ne aveva avuto già a sufficienza.
In più, doveva trovare una risposta alla domanda del Dio degli Dei, anche se sarebbe stato inutile perché sarebbe stato annullato, voleva trovarla ad ogni costo, per motivazioni personali. Non si sarebbe arresa.
Si chiese che cosa stesse facendo in quel momento il Signore dell'Universo e si chiese dove fosse, quali mondi lontani stesse visitando. Si chiese quando sarebbe tornato.
A Palazzo, già da tre giorni, tutti erano pronti per la ribellione, a tutti era stato assegnato il proprio posto e il proprio ruolo. Darjetso e il Dio della Guerra avevano organizzato tutto nei minimi dettagli e lei se n'era tenuta fuori il più possibile. Il suo dovere l'aveva già inconsapevolmente fatto.
Ora non vedeva l'ora di tornare a casa.

La sua unica compagnia in quei giorni era stata la serva Dalai.
Passava con lei gran parte del tempo dedicandosi al suo corpo, che doveva ancora riprendersi bene dal periodo di prigionia.
Passava dal bagno, alla toilette, alla cabina armadio, al terrazzo.
Più volte, essendo libera studiò la stanza esplorandola e analizzandola da cima a fondo.
Aveva aperto tutti i cassetti, tutte le ante e tutte le porte, tranne una.
C'era sempre la stessa porta che era rimasta sempre chiusa da quando era lì; il Signore degli Dei non ci era mai entrato, non in sua presenza.
Ogni tanto si alzava e andava alla maniglia di quella porta, la fissava, provava a girarla, non ci riusciva.
Ogni volta tornava a sedersi sul letto abbattuta e frustrata.
Non sapeva cosa fare.
Si stava annoiando.

Si sdraiò sul letto del Signore degli Dei e sorrise immaginandosi le possibili scenate che avrebbe potuto fare se l'avesse vista così. Era bello poter stare sola, lì tra le cose del Dio. Si sentiva potente, per certi versi aveva un privilegio che solo pochissimo avevano potuto permettersi.
Tuffò il volto nelle lenzuola colorate e insipirò a fondo l'odore speziato ed esotico che le impregnava.
Era lo stesso odore del Dio degli Dei, era forte e avvolgente, la rassicurava e rilassava.
Rimase sul letto per una buona parte della mattinata, poi Dalai la raggiunse e si dedicò a lei.
Scambiarono poche parole, Dunkelheit chiese della situazione a palazzo e le risposte della serva furono brevi e spezzate, era evidente che fosse spaventata.
- Tu cosa pensi del Dio degli Dei? - le chiese ad un tratto mentre la stava aiutando a infilarsi un lungo abito semplice e blu cobalto.
Dalai abbassò lo sguardo e non parlò, sembrava restia, forse perchè temeva una punizione nel caso avesse dato la risposta sbagliata.
Dunkelheit sorrise comprensiva cercando di incoraggiarla - Non temere, tutti ormai hanno ammesso di odiare il vostro Padrone, non ti puniranno per la tua opinione...- disse sicura.
Dalai continuò a sfuggire il suo sguardo.
- Non credo... - cominciò poi insicura, - Non credo di potermi esprimere- disse. La Regina degli uomini la guardò, - Te lo do io il permesso, ho bisogno di sapere che cosa pensi del tuo Signore, sei l'unica di cui io mi fidi qui dentro... ti prego - disse quasi implorandola.
Dalai si prese il suo tempo. Finì di vestirla e poi le si posizionò di fronte. - Io credo, Vostra Maestà, che il Padrone sia buono- disse brevemente spiazzandola completamente.
La serva di fronte all'umana non si scomposte ma anzi, continuò.
- Vedete, io ho molti più anni di quelli che dimostro... in effetti sono forse una delle più antiche emanazioni coscienti che Egli ha creato. Ho potuto vedere con i miei occhi l'epoca d'oro, e poi... il suo declino. Vi posso assicurare, Vostra Maestà, che non a torto voi pensate al Signore dell'Universo come il male in persona, ma dovete tener presente che lui lo è, come è pure il bene. Voi umani siete stati creati ciechi a questo aspetto del Padrone e lui stesso ha negato a se stesso la consapevolezza della sua seconda aura. L'ha nascosta, ha tentato di spegnerla, ci è quasi riuscito...- si interruppe un attimo sorpresa lei stessa per quel fiume di parole, ma poi riprese, - ci è quasi riuscito... Ma siete arrivata voi- disse.
Dunkelheit guardava la serva con la bocca spalancata. Il suo animo era turbato e confuso, che cosa le stava dicendo? Perché Dalai, l'unica di cui si fidasse, si stava schierando dalla parte di colui che aveva distrutto e ucciso, e che si era macchiato di crimini orribili? Perché? Le rendeva tutto più complicato, più difficile da capire.
Dalai interruppe di nuovo il corso dei suoi pensieri, - Vostra Maestà, io credo che il vostro arrivo qui non sia stato casuale, e  neppure l'ossessione che il Padrone aveva per voi, l'odio che provava nei vostri confronti.
Voi, entrambi, non vi siete resi conto dell'effetto che vi siete fatti a vicenda. Voi forse non ve ne siete ancora accorta e potrete essere sorda alle mie parole... sento che il destino vi ha unito in qualche modo, per qualche ragione. Qualcosa che è addirittura al di sopra del Dio degli Dei ha agito per portarvi uno di fronte all'altra. Credo che annullare il nostro Signore sia sbagliato. Io credo che il buono che ho conosciuto nel Padrone si stia lentamente risvegliando grazie a voi, potrebbe essere l'Alba di un nuovo periodo di splendore... solo se voi impedirete che Egli venga annullato- terminò Dalai, con un'espressione severa in volto. Dunkelheit aveva mal di testa, non era certa di aver afferrato l'intero significato delle parole della serva ma ne aveva colto la seria verità.
Era vero, anche lei ci aveva già pensato, per quello era stata restia ad accettare l'offerta di Darjetso. Il Dio degli Dei era cattivo, aveva fatto cose terribili. Era anche buono, aveva avuto modo di capirlo, osservandolo, anche sotto il controllo dell'aura rossa, l'aura d'oro aveva sempre un po' di potere. I piccoli gesti che lui aveva fatto per lei erano stati significativi, ma non abbastanza.
Il suo rancore era probabilmente troppo radicato e profondo, ma forse un po' si era attenuato, forse era solo il suo senso del dovere che le imponeva, come regina, di agire in quel determinato modo.
Avrebbe voluto che le cose fossero state più semplici.
Forse Dalai aveva ragione, forse il Dio degli Dei stava davvero tornando quello di un tempo, quello buono.
Forse non sarebbe stato necessario annullarlo, non per lei.
- Dalai... Che cosa posso fare? - chiese passandosi una mano tra i corti capelli neri.
La serva era tornata quella silenziosa di sempre, stava per andarsene ma poi si fermò per rispondere, - Vostra Maestà... seguite il vostro cuore-.
Dunkelheit si lasciò cadere sul letto sospirando, - Questo non mi è d'aiuto- sbuffò, e rimase sola nel silenzio della stanza.

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