Capitolo 2
L'universo era piegato dalla mia guerra. Fiamme si alzavano verso il cielo insieme al fumo, alle grida e al sangue che scorreva a fiumi tingendo le stelle di rosso. La gioia selvaggia con cui sterminavo intere popolazioni non sembrava volersi placare, sapevo che non sarrebbe successo fino al momento in cui non avrei sterminato tutti i miei nemici.
Mi aspettavo un attacco dal popolo degli uomini e non vedevo l'ora che agissero.
Avevo scelto bene, si erano rivelati ottimi guerrieri e quella guerra mi stava divertendo un mondo.
Sentivo che quel giorno avrebbe segnato una svolta, sarebbe avvenuto qualcosa che avrebbe cambiato le sorti della battaglia. La Regina degli Uomini aveva in mente qualcosa di speciale per me e non vedevo l'ora di sapere cosa avesse architettato.
Non avevo mai avuto occasioni per incontrarla. Ma tra gli uomini la sua fama era grande, tutti invocavano il suo nome quando erano in punto di morte, tutti combattevano per lei.
Ero curioso di incontrarla, combattere con lei ed infine ucciderla.
Mentre mi preparavo per una nuova giornata di battaglie, pensavo a come quel popolo avrebbe reagito alla caduta della loro sovrana. Già pregustavo tutto il dolore che avrei causato.
Finii di allacciarmi i bracciali di bronzo e, afferrata la mia spada, mi diressi deciso verso l'ingresso dell'universo.
Passando di fianco agli specchi disseminati per tutto il palazzo osservavo la mia fiera figura attraversare in un lampo la superficie fredda. Ero un bagliore rosso sangue: i miei capelli, le stoffe di cui ero vestito, le mie armi, la mia aura lasciavano dietro di loro una scia vermiglia.
Ero orgoglioso di me.
D'un tratto vidi Morte farsi avanti da uno degli angoli bui in cui era solito nascondersi. Aveva il volto rugoso e severo ingessato in una maschera di impassibilità, indecifrabile anche per me.
Gli feci veloce il segno di parlare poichè avevo fretta di raggiungere il campo di battaglia.
- Mio Signore e Padrone, il Dio Atmek, il generale, mi ha chiesto di avvisarvi che gli umani hanno lanciato una prima offensiva. Il generale vi aspetta nella sala delle assemblee nel caso abbiate necessità di parlargli...- disse il vecchio in tono solenne.
Sorrisi spontaneamente a quella notizia. La Regina aveva più fretta del previsto. Seppi che l'avrei incontrata a breve e non riuscii a trattenere un brivido di eccitazione. Non degnai il dio Darjetso di un'altra occhiata e mi allontanai a grandi passi verso il luogo da dove avrei potuto osservare tutto l'universo,per spiare le mosse dei nemici: la Torre Nord. Una volta giunto in cima salutai il guardiano e mi avvicinai alla terrazza. Fuori, sulla terrazza della torre, mi godetti il Vento sulla pelle e osservai il Creato.
Mi stupii poiché il paesaggio devastato era stato pulito dal sangue e dai cadaveri. All'orizzonte, nessun umano, morto o vivo, era visibile.
Mi insospettii subito e cercai meglio. La mia vista, anche se non era più assoluta, era comunque mille volte più affilata di quella di un rapace, e lo stesso non rriusciva scorgere nemmeno l'ombra di un essere vivente.
Dove erano andati a nascondersi quei vigliacchi umani?
Non persi altro tempo e ritornai nel Palazzo, dove avrei esatto spiegazioni dal generale. Che razza si offensiva era un campo vuoto con nessun soldato contro cui combattere?
Atmek era seduto sul suo seggio, vestito di abiti guerreschi, con gli occhi persi tra le pieghe di un enorme carta universale. Al mio ingresso sobbalzò.
-Generale.-
Dissi senza annunciarmi e il dio della guerra si mise sull'attenti.
- Che cosa diavolo significa? Dov'è la mia battaglia?- gli chiesi irritato.
Il Dio sollevò un attimo lo sguardo per poi subito inginocchiarsi ai miei piedi. Ma prima che le sue ginocchia potessero toccare terra, lo tirai su di forza.
- Niente cerimonie. Piuttosto, spiegami che sta succedendo.- dissi perentorio. Atmek sembrava imbarazzato, il suo sguardo fisso sul pavimento, nervoso.
- Mio Signore, perdonate se vi ho fatto chiamare senza preavviso. Sono caduto in fallo poiché ho sentito in lontananza lo squillare di corni da battaglia. Sono certo di averli sentiti. Però nessuno è poi comparso all'orizzonte... Anche le sentinelle non hanno trovato nulla nella piana. Sembra tutto deserto...- disse il dio della guerra cercando di spiegarsi. Ci riuscì in modo patetico, tanto che fui quasi tentato di annullarlo.
Ero furioso. Ogni sua parola aveva scavato in me una solida convinzione: gli umani si stavano prendendo gioco di me; la loro Regina, si stava prendendo gioco di me.
Decisi in quel momento che loro non fossero venuti da me, sarei andato io da loro e avrei fatto loro vedere cosa vuol dire aver contro un dio onnipotente e arrabbiato.
Con un brusco gesto richiamai uno dei i muti servitori del Palazzo e impartii pochi ordini. Mandai la creatura ad avvisare il consiglio che il giorno stesso tutto l'Esercito Celeste sarebbe sceso sulla terra degli uomini per spargere dolore, morte e distruzione. Dopodiché mi allontanai a grandi passi dalle ale più frequentate del Palazzo meditando su una strategia di attacco. Non era da me, per quanto arrabbiato fossi, fare le cose in modo avventato.
Quella notte, studiai una strategia perfetta. E il giorno successivo, non era ancora giunto il pomeriggio quando il mio esercito fu pronto a partire.
Dalla terrazza osservavo la Potenza delle mie forze aggregarsi in un unico corpo imbattibile e sorridevo meditando i modi terribili con cui avrei ucciso la donna che guidava il popolo mio nemico.
Non pensavo a cosa avrei fatto dopo esserci riuscito. Sapevo solo di aver una sete di violenza incontenibile.
- Miei dei! - gridai ad un tratto, con la voce amplificata, attirando l'attenzione di tutti e facendo calare un silenzio di tomba.
- Oggi gli umani hanno osato prendersi gioco di me. Oggi sarà il giorno in cui estirperò la loro razza, in cui eliminerò la traccia della loro esistenza nella storia dell'universo. Oggi finirò questa guerra con il vostro aiuto. Berremo insieme il sangue delle nostre vittime e ci nutriremo delle sofferenze dei moribondi. Oggi sarà l'ultimo giorno di un'era. Oggi i cieli si tingeranno di rosso. Domani sorgerà l'Alba su un nuovo universo!-.
Un boato si levò dalle mie schiere ed io, soddisfatto, osservai il mio operato. - Ora andate! Attaccheremo la Terra degli uomini prima che giunga Notte a coprirci con il suo velo!- esclamai, spiccando in volo e dirigendomi verso i confini estremi dell'Esistente, là dove la terra nemica aspettava di essere innaffiata del sangue della sua gente.
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