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Capitolo 19

Dunkelheit si alzò di scatto non appena sentì la porta aprirsi. Il Dio degli Dei se ne era appena andato e non poteva certo essere lui ma la tensione che aveva accumulato era così forte che l'aveva fatta scattare.
L'uomo dai capelli rossi l'aveva lasciata allo stesso tempo più sicura di sé e ancora più confusa.
La guancia là dove l'aveva sfiorata era ancora calda e il cuore le batteva ancora fortissimo.
La domanda che il Dio le aveva posto era un quesito difficile, trovare una risposta, se era difficile per l'essere più potente dell'universo, per lei sarebbe stato impossibile.
Fissò con ansia l'ingresso della camera e tirò un gran sospirò di sollievo quando vide entrare Dalai.
Aveva davvero temuto che potesse essere il Signore degli Dei oppure Darjetso.
Non aveva voglia di avere altri contatti divini per quella giornata.
La serva la raggiunse e sorridendo si occupò di lei con gentilezza. La accompagnò in bagno, la lavò, le pettinò i corti capelli e la vestì con un grande ed elegante abito scarlatto.
La Regina si stupì di quella novità, fino a quel momento aveva indossato solo semplici vestiti senza decori e dai colori tristi, quell'abito era una novità.
- Dalai... Come mai devo indossare questo? - chiese quindi alla giovane.
Questa sorrise e le disse che era stata una volontà di Darjetso perchè quella sera l'avrebbe convocata per cena.
Dunkelheit stupita da quella richiesta non fece altre domande, le avrebbe fatte al diretto interessato anche perché non le sarebbe servito a niente opporsi.
Lasciò che Dalai finisse godendosi quei momenti di tranquillità.
Quando la serva la lasciò di nuovo sola il torrente di pensieri che era stato arginato ritornò più potente di prima.
Ciò che di più la preoccupava erano le intenzioni del Dio della Morte con cui avrebbe dovuto intrattenere un discorso di lì a poco. Avrebbe dovuto prepararsi, essere pronta, doveva prendere una decisione precisa e questa dipendeva da ciò che provava nei confronti del Dio degli Dei. Era contro di lui o a favore? Di nuovo la domanda che lui stesso le aveva posto tornava a tormentarle la mente.
Che cosa avrebbe dovuto fare?
Lei era solo una donna.
Ma di nuovo si ricordò di essere anche una regina, la regina degli uomini.
Avrebbe dovuto agire per il bene del suo popolo e tralasciare i dubbi del suo cuore e tutto sarebbe stato più facile così.
Il suo popolo voleva la pace e lei gliel'aveva promessa; la sua famiglia voleva vendetta e lei gliel'avrebbe data.
Avrebbe accettato il patto di Darjetso, avrebbe sconfitto il Dio degli Dei con il suo aiuto e poi se ne sarebbe tornata a casa.
Aveva preso una decisione e ne fu soddisfatta.

L'ora della cena giunse in fretta. Per la prima volta da quando era stata catturata, Dunkelheit camminó liberamente per il Palazzo ed ebbe la possibilità di ammirarlo nel dettaglio.
Era in stile orientale, ricordava i palazzi terreni del sud del suo regno, era ricco di colori e tende leggere, tappeti e tavolini decorati; tutti i pavimenti erano mosaicati e le pareti erano dipinte di ocra gialla e rossa e davano un'aria accogliente al luogo che era immenso e spesso vuoto. A ogni angolo però, c'erano vasi di piante tropicali, grandi e piccole e alcune di esse si arrampicavano sulle pareti fino al soffitto. Ogni tanto i corridoi si aprivano in stanze circolari che avevano al centro piscine, piene di piante fiorite e pesci colorati, che rinfrescavano l'ambiente. L'effetto luminoso era reso intenso e particolare grazie alla luce che pioveva dalla cupola di vetro colorato soprastante. Inoltre, spesso nelle pareti dei corridoi si aprivano grandi porte di mogano oppure finestre ad arcate, senza vetri, che lasciavano entrare aria calda dall'esterno.
Era un palazzo magnifico che aveva il potere di ammaliare chiunque, anche chi magari già lo conosceva e la ragazza lo percorse tutto con la bocca spalancata per la meraviglia.
Raggiunse la sala dei banchetti qualche minuto in anticipo in modo da aver la possibilità di studiare un po' il luogo della cena.
Il salone era enorme e il tavolo lunghissimo; come tutti gli altri ambienti del Palazzo anche quella sala aveva grandi finestre, il soffitto di vetro e piante un po' ovunque. La novità era la presenza di fontane lungo tutte le pareti.
Era davvero una sala magnifica.

- Buonasera Vostra Altezza. Spero che l'ambiente vi sia gradito e che non vi faccia sentire a disagio- disse Morte comparendole di fianco.
La regina non si scompose ma chinò il capo in segno di saluto.
Il vecchio Dio era vestito in modo sobrio ma elegante ed era circondato da un'aura di freddo fascino.
- Vi prego di seguirmi. La cena sarà servita a momenti, accomodiamoci- aggiunse facendo un ampio gesto con il braccio indicando poi il capo del tavolo apparecchiato.
Dunkelheit non esitò a seguirlo e accettò senza lamentarsi che il Dio le accostasse la sedia come un vero gentiluomo.
Quando anche lui si fu seduto, la ragazza si dispose all'ascolto.
Era molto curiosa di sapere quale fosse il motivo di quell'invito.
- Vi starete chiedendo perché io vi abbia convocata qui, e la risposta è molto semplice: siete riuscita ad allontanare dal Palazzo il nostro Signore e quindi ci avete dato una grande occasione per spodestarlo. Abbiamo deciso di agire ora, senza indugiare oltre. Questa cena è per ringraziarvi e per definire per un ultima volta i termini della pace tra Dei e uomini...- spiegò il Dio della Morte - Inoltre, volevo riproporvi la mia offerta. Siete certa di non volervi unire a me e governare sull'universo? Vi farei diventare una Dea, potrei donarvi l'immortalità- disse il Dio con un sorriso.
Dunkelheit composta e a testa alta fissò negli occhi la Morte.
Risoluta nella sua decisione rifiutò cortesemente l'offerta.
- Non vorrei, Signore dei Morti, arrecarvi offesa declinando la vostra generosa proposta. Il mio unico desiderio è tornare a casa, dal mio popolo, e vivere in pace- disse con voce sicura.
In quel momento due camerieri li raggiunsero con la prima portata e per un po' non parlarono troppo occupati con la deliziosa pietanza.
Ad un tratto però la ragazza sentì il forte desiderio di conoscere il modo in cui avrebbero sconfitto il Signore dell'Universo.
- Dio della Morte, se posso... Come avete intenzione di sconfiggere il Dio degli Dei? - chiese studiando con attenzione la reazione della divinità.
Il Dio le sorrise, si pulì la bocca con il tovagliolo e si appoggiò allo schienale della sua sedia.
- Anche a questa domanda posso concedervi una facile risposta. Vedete... tutte noi divinità siamo semplicemente delle emanazioni del Dio degli Dei. Siamo tutti parte di lui, ma lui ha deciso di separarci e di darci un'identità. Ogni volta che creava un nuovo Dio, lui perdeva potere. Ora gran parte della sua essenza è divisa in noi, la guerra l'ha stancato ulteriormente, tu l'hai distrutto... noi siamo pronti a ribellarci, siamo un numero sufficientemente grande da essere in grado di assorbire il nostro Signore...e mentre sarà lontano avremo tempo di organizzarci. Quando tornerà lo affronteremo- spiegò.
La regina degli uomini annuì. Era tutto abbastanza chiaro. Era felice che il suo popolo fosse stato tenuto fuori dall'azione. Se tutto fosse andato secondo i piani il Dio degli Dei sarebbe caduto.
Tuttavia, non poteva evitare di sentire in lei, crescere un'ombra di senso di colpa.

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